venerdì 28 febbraio 2014

Delusioni libresche

Oggi mi sono svegliata col piede sinistro, sarà che è un periodo non proprio allegro a casa, sarà che il tempo non aiuta...avrei bisogno di leggere qualcosa di coinvolgente, ho voglia di un bel libro, con protagonisti che mi conquistino e conquistino soprattutto il mio neurone superstite (così magari il suddetto riposa un po' e prende fiato).
Sarà che quando sono nervosa divento irritabile e schizzinosa (più del solito, intendo), ma negli ultimi giorni la ricerca di una lettura di mio gradimento è stata ardua e ricca di delusioni. Non mi piace mollare un libro prima della fine, eppure ultimamente mi è successo...e pure spesso. Mea culpa, o meglio, colpa del neurone!
Ecco un piccolo catalogo di libri "delusione", che rimarranno impilati da qualche parte in attesa di una seconda chance.

☆☆ Il gioco di Ripper, Isabel Allende.
Really?? che delusione! mi è sempre piaciuta l'Allende, il suo stile magico, i suoi personaggi femminili così forti e ben delineati; è vero, negli ultimi anni qualche romanzo mi ha annoiato, ma questo? come si cataloga? ho letto che l'autrice con questo libro si è cimentata con il genere giallo-thriller: sinceramente io ho trovato personaggi caricaturali, inverosimili (a volti imbarazzanti) ed una storia senza mordente. Forse il bello arriva "dopo", ma davvero non sono riuscita a superare pagina 200. 

☆☆ Cinquanta sfumature di grigio, E.L. James.
Lo so, è un best seller, lo so..non aumenterà la mia popolarità dire che non sono riuscita a finirlo, ma questo lunghissimo romanzo erotico (erotico?) io l'ho trovato davvero di una noia mortale. I due personaggi sono piuttosto inverosimili (lui dominatore bellissimo, ricchissimo, intelligentissimo, tutto "issimo", lei fanciulla di una purezza ed ingenuità mai viste) ed i dialoghi sono spesso imbarazzanti ed infantili, alla seicentesima volta che lei ripete "quanto è bello (soggetto lui, Mr Gray)" e lui le dice "quanto mi piaci", alla ventesima frustata sul sedere...ho desistito. Davvero così tante donne si sono immedesimate in Anastasia Steele?

☆☆ Cose che nessuno sa, Alessandro D'Avenia.
Premetto che non ho letto Bianca come il latte, rossa come il sangue, il romanzo più famoso di questo autore. Cose che nessuno sa parte bene, l'adolescenza della protagonista Margherita è descritta con tenerezza e partecipazione, un inno a quell'età della vita che è facile e gentile solo nei ricordi degli adulti. Poi il libro si perde, in personaggi scontati, in giri di parola irritanti, in una valanga di metafore che interrompono in maniera irritante la narrazione. Non proprio una delusione, ma una promessa non mantenuta.

☆☆ L'allieva, Alessia Gazzola.
Da innamorata del genere "camice bianco" (libri, televisione...per deformazione "professionale" le corsie ospedaliere-anche quelle lugubri dell'anatomia patologia-e gli intrighi lavorativi ed amorosi che vi nascono, sono un genere che mi piace) ho voluto provare questa "risposta italiana" a Key Scarpetta, Katy Reichs e compagnia.
Lo stile dell'autrice è frizzante, d'accordo, ma i personaggi hanno spessore zero, la protagonista, specializzanda in medicina legale, all'inizio pare una simpatica pasticciona, poi diventa irritante, la trama è esile, in bilico costante tra romanzo poliziesco e rosa, e pur capendo che di fiction si tratta, le descrizioni scientifiche (anche le più banali) sono davvero imbarazzanti. 
Ok, in questo caso ammetto di essere stata piuttosto acida.

voi avete letto questi libri? vi sono piaciuti? avete opinioni da scambiare? avete un bel libro da consigliarmi per questi giorni difficili?


martedì 25 febbraio 2014

Recensione: "Rosso Istanbul" di Ferzan Ozpetek (ediz. Mondadori, le strade blu, 2013)


Quando è uscito questo romanzo, descritto come un inno dell'autore alla sua città natale ed alla sua famiglia, specialmente alla figura di sua madre, mi sono detta che c'erano tutti gli ingredienti per una lettura di mio gusto; mi piace Ozpetek regista (Le fate ignoranti, Bagno turco, Caos calmo), ho amato alcuni suoi film (non tutti), e mi attraggono i libri un po' autobiografici, sulle origini, sulla famiglia, sul fascino del passato. Diciamo che io nel sentimental-malinconico ci sguazzo!
Rosso Istanbul, da questo punto di vista, è stata una parziale delusione.

Trama: tutto comincia una sera, quando un regista turco che vive a Roma decide di prendere un aereo per Istanbul, dov'è nato e cresciuto. L'improvviso ritorno a casa accende a uno a uno i ricordi: della madre, donna bellissima e malinconica; del padre, misteriosamente scomparso e altrettanto misteriosamente ricomparso dieci anni dopo; della nonna, raffinata "principessa ottomana"; delle "zie", amiche della madre, assetate di vita e di passioni; della fedele domestica Diamante. Del primo aquilone, del primo film, dei primi baci rubati. Del profumo di tigli e delle estati languide, che non finiscono mai, sul Mar di Marmara. E, ovviamente, del primo amore, proibito, struggente e perduto. Ma Istanbul sa cogliere ancora una volta il protagonista di sorpresa. E lo trattiene, anche se lui vorrebbe ripartire. Perché se il passato, talvolta, ritorna, il presente ha spesso il dono di afferrarci: basta un incontro, una telefonata, un graffito su un muro. I passi del regista si incrociano con quelli di una donna. Sono partiti insieme da Roma, sullo stesso aereo, seduti vicini. Non si conoscono. Non ancora. Lei è in viaggio di lavoro e di piacere, in compagnia del marito e di una coppia di giovani colleghi. Ma a Istanbul accadrà qualcosa che cambierà per sempre la sua vita. Tra caffè e hamam, amori irrisolti e tradimenti svelati, nostalgia e voluttà, i destini del regista e della donna inesorabilmente si sfiorano e, alla fine, convergono. Questo libro è una dichiarazione d'amore a una città, Istanbul.

Come racconta la trama la storia è duplice, c'è quella del regista che ritorna ad Istanbul a visitare la madre anziana in occasione della demolizione della casa d'infanzia e quella di Anna, quarantenne in viaggio con il marito ed una coppia di colleghi per motivi di lavoro e piacere. Le vicende dei due protagonisti si svolgono su binari paralleli, destinati ad incontrarsi solo nel finale.
La narrazione è a capitoli alternati, "lui" e "lei", ed il romanzo risulta fluido ma in qualche modo "sbilanciato" e poco omogeneo. I capitoli che descrivono la storia di "lui", autobiografica, sono intimi, sommessi, raccontano una città in bilico tra passato e presente, tra tradizione e cambiamento. La narrazione avviene attraverso brevissimi flash, un ricordo, un profumo, un personaggio, un istante di vita: la madre, le zie, il primo amore, il padre assente, la scoperta dell'omosessualità. Un affresco fatto da tanti tasselli microscopici che forse potevano trovare maggiore spazio e spessore. 
I capitoli che riguardano la storia di Anna, invece, risultano, all'opposto, troppo "gridati" e poco credibili, diciamo una soap opera neanche tanto originale. Amore, tradimento, dramma, cambiamento, tutto condensato nello spazio di un respiro. Anna parte donna in carriera, sposata e di successo, un tipo da tailleur Chanel, per dire, e si ritrova, nell'arco di una notte, a dividere casa e letto, con qualche incursione in un bagno turco, con un gruppo di giovani alternativi e rivoluzionari. Via il tailleur.. Anna si fionda tra le lenzuola di un attraente ragazzo, che la porterà con sé nel cuore della rivolta di Gezi park e le farà capire il significato di amore e libertà. 
Nell'ultimo capitolo, la donna in carriera, trasformata in cenerentola-cameriera, incontra il regista durante una festa..ne nascono considerazioni un po' (molto) scontate sui grandi temi della vita.
Poteva essere un bel romanzo sulla magia di una città incantata, se solo Ozpetek avesse resistito al richiamo televisivo-cinematografico, se non avesse mescolato la tenerezza del suo vissuto personale con una sceneggiatura da fiction poco originale.
Pensando ad un breve romanzo, parzialmente autobiografico, che ha una città come protagonista e che mi è piaciuto tanto, mi viene subito in mente Né qui né altrove. Una notte a Bari di Gianrico Carofiglio. Simile il genere, diverso il risultato.


 e mezzo

domenica 23 febbraio 2014

Recensione: Trilogia dell'isola di Lewis di Peter May (ediz. Einaudi 2012-2013)

Ci sono romanzi che ti portano lontano, ti avvolgono e ti accompagnano in un viaggio alla scoperta di luoghi, tradizioni, emozioni nuove: questo è quello che ho provato leggendo i primi due capitoli della Trilogia dell'isola di Lewis (L'isola dei cacciatori d'uccelli e L'uomo di Lewis) dell'autore scozzese Peter May (il terzo capitolo non è ancora stato pubblicato).


Inizia a Glasgow il nostro viaggio con l'Ispettore Fin McLeod, protagonista di questi romanzi gialli, ma le atmosfere metropolitane sono solo il punto di partenza, perchè la vera meta è l'isola di Lewis, fazzoletto di terra nell'arcipelago delle Ebridi Esterne, al largo della costa Occidentale della Scozia. 
Fin McLeod si lascia alle spalle un lutto straziante e una situazione sentimentale complicata ed approda a Lewis, sua isola natale, il luogo che ha abbandonato da ragazzo, in cerca di fortuna sulla terraferma; il suo è un viaggio di lavoro, deve infatti indagare sulle analogie tra un caso di omicidio avvenuto a Glasgow e uno appena avvenuto sull'isola di Lewis.
Nulla di così originale nella trama viene da dire...niente di più sbagliato! Perchè dal momento in cui l'Ispettore mette piede sull'isoletta, il romanzo diventa un potente affresco sulla natura e sulle tradizioni di un microcosmo, quello delle isole scozzesi, tutto da scoprire. 
Tra paesaggi mozzafiato e personaggi burberi ed orgogliosi, selvaggi quanto la natura che li sovrasta, il viaggio di lavoro dell'Ispettore McLeod si trasforma in un viaggio a ritroso nel tempo, un viaggio di "ritorno a casa". 
I piani temporali si alternano tra il presente ed un passato mai dimenticato ed è attraverso gli occhi di Fin bambino, e poi ragazzino, che scopriamo l'isola, sferzata da un vento costante, lambita da un oceano impetuoso, dove nuvole, pioggia e squarci di sole si rincorrono su brughiere e spiagge selvagge. Attraverso i ricordi di Fin conosciamo gli abitanti di Lewis, prima fra tutti Marsaili, la bambina che gli ha rubato il cuore sui banchi di scuola, la ragazza che ha amato, la donna che non vede da anni; Marsaili e la sua famiglia, che tanta importanza hanno nello sviluppo della trama, sia di questo romanzo che del successivo.
Lewis è l'isola dei cacciatori di uccelli perchè ogni anno, su uno scoglio inospitale in mezzo all'oceano, viene consumato un rito antico e brutale: la mattanza delle sule; una specie di rito di iniziazione per gli uomini dell'isola, un retaggio di un passato lontano ma ancora vivo. E' proprio sullo scoglio della mattanza, in un finale mozzafiato, che si chiude il primo capitolo della trilogia di Peter May.
Nel romanzo successivo, L'uomo di Lewis, ritroviamo Finn McLeod a Lewis per motivi personali, ma il ritrovamento di un cadavere in una torbiera dell'isola mette il protagonista in una posizione difficile, il cadavere risulta infatti avere un DNA simile a quello del padre di Marsaili, Tormod MacDonald.
E così, mentre Fin e Marsaili indagano sull'identità del cadavere sconosciuto, Tormod, anziano ed affetto da demenza, diventa voce narrante delle memorie del passato, il suo passato segreto, fatto di orfanotrofi, bambini maltrattati e "venduti".  
Peter May è un autore poco conosciuto in Italia, ma per me è stato una vera rivelazione; nell'infinito panorama del giallo "nordico", May ha saputo creare un personaggio credibile ed intrigante, sufficientemente tormentato, ma non dedito alla sbronza molesta, alla rissa ed alla ribellione a tutti i costi (Fin McLeod è un gran figo, a dirla tutta!); se si aggiunge una scrittura molto fluida, ed un'ambientazione mozzafiato..il risultato è notevole. 
La natura descritta dall'autore è così viva, palpitante e reale, che una volta girata l'ultima pagina dei romanzi, viene la voglia di visitare davvero l'arcipelago delle Ebridi, di sentire il vento che viene dall'oceano sferzarti la faccia e godere di panorami incontaminati come questo!



giovedì 20 febbraio 2014

La mia settimana librosa #3





Veramente un periodo caotico da queste parti! faccio perfino fatica a ricordare i libri che ho appena finito di leggere! (d'accordo, l'età gioca la sua parte!). Portate pazienza, ecco le letture librose di questo periodo:

Ho finito di leggere L'uomo di Lewis di Peter May, che ho più volte citato qui nel blog, mi è piaciuto molto, un bel giallo (finalmente! ultimamente non ne avevo azzeccato uno di questo genere, una delusione costante), presto la recensione.

Visto che ero in tema mi sono anche letta Il suicidio dei buoni di Antonio Hill, giallista spagnolo poco conosciuto qui in Italia. Il suo romanzo precedente, L'estate dei giochi spezzati, primo capitolo della serie dell'Ispettore Salgado, mi era piaciuto parecchio, bella l'ambientazione a Barcellona, niente male il protagonista; devo dire che questo secondo capitolo mi ha lasciata vagamente perplessa, godibile sì, ma non all'altezza del primo romanzo. Tanti personaggi, trama complicata..forse ero io di cattivo umore e poco propositiva (a volte mi succede di leggere "male" un libro, magari perchè ho tanti pensieri per la testa, mi dimentico certi passaggi, devo continuare a rileggere e tornare indietro per recuperare il filo, a voi non succede mai?).



Sto leggendo Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek, sono solo a pagina 20...quindi ancora non posso esprimermi, mi pare carino, vi saprò dire!

cosa leggerò?? francamente ancora non lo so! questa volta non faccio pronostici, tanto cambio sempre idea in corsa...voi cosa mi consigliate?
Buonanotte a tutti 
xxx

venerdì 14 febbraio 2014

Il libro dell'umore


Il libro dell'umore è un'idea molto carina di Muriomu del blog Café Littéraire (qui), consiste nel condividere le emozioni provate nel leggere un determinato libro; si parte dalle letture degli ultimi mesi e si citano quelle che hanno suscitato emozioni forti (positive o negative). Semplice e molto originale!
Proviamo:

☆☆ Divertimento: Le domande di Brian di David Nicholls

Storia di Brian, nerd al primo anno di college nell'Inghilterra degli anni '80. Un romanzo acuto e davvero divertente (mi son trovata a ridere da sola, come una cretina..e raramente mi succede!), uno spaccato della vita, delle abitudini e della musica degli anni della mia adolescenza. Da non perdere, anche se siete più giovani ;)!

☆☆ Noia: Philomena di Martin Sixsmith

Pesantissimo. Ne è stato tratto l'omonimo film attualmente nelle sale cinematografiche. Romanzo senza mordente, impersonale, malgrado il delicato tema trattato (ragazze madri ed i loro figli perduti nella cattolicissima Irlanda degli anni '50). Centinaia di pagine sulle inclinazioni sessuali del protagonista...da evitare.

☆☆ Ansia: La terapia di Sebastian Fitzek

Thriller psicologico veramente ansiogeno. Dall'ambientazione ai personaggi tutto favorisce e trasmette un senso opprimente di angoscia, ambiguità ed aspettativa. Da non leggere nei periodi di stress!

☆☆ Fascino: L'uomo di Lewis di Peter May

Giallo classico ambientato in un'isola delle Ebridi, vento, scogliere, brughiere e torba: il fascino di un paese magico ed incontaminato raccontato con stile molto evocativo. Per sognare e pianificare il prossimo viaggio!

☆☆ Amore: Il rumore dei tuoi passi di Valentina D'Urbano

Amore nonostante tutto: il degrado, la violenza, la droga, la mancanza di un futuro. Un romanzo crudo e straziante, un amore "malato", ma sicuramente con la A maiuscola. Da...non leggere il giorno di San Valentino!

..ecco, a proposito...Buon San Valentino!

Baci!



domenica 9 febbraio 2014

I miei preferiti

Complice l'ennesima domenica di brutto tempo, eccomi a ca..eggiare un pò, una delle mie attività preferite quando ho un pc davanti!
Ecco una lista delle cose che preferisco, libri, film, tv series, il mio best of! 

Il mio romanzo giallo preferito: ardua scelta, perchè il genere è uno dei miei favoriti (anche se negli ultimi tempi ho notato un inquietante viraggio verso il genere "leggero-romantico"). Alla fine il vincitore della categoria è Liberaci dal padre di Elizabeth George, il primo romanzo della serie dell'ispettore Lynley; quello in cui Thomas Lynley e Barbara Havers si incontrano. Imperdibile! 




Il mio romanzo "rosa" preferito: senza dubbio Ritorno a casa di Rosamunde Pilcher, uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, non solo una struggente storia d'amore, ma molto di più, una saga famigliare, un'ambientazione fantastica, un racconto di guerra, di passioni..insomma un must!

                                                                   

Il mio romanzo classico del novecento preferito è I buddenbrook, il capovoloro di Thomas Mann; saga famigliare e racconto del declino di una famiglia borghese. Splendido ed ancora modernissimo!   
  

Passiamo a cinema e tv! 
Il mio film preferito: questa è difficile, sono stata una cinefila sfegatata fino a quando la vita "adulta" non mi allontanato, per motivi di tempo e pigrizia, dalle sale cinematografiche. Se penso comunque ad un film che ha cambiato il mio modo di vedere il cinema, non posso che citare Blade Runner di Ridley Scott (1982)(sì, son vecchia io!) con Harrison Ford a caccia di replicanti; un film visionario e struggente che ha aperto le porte alla modernità, dopo Blade Runner..niente è stato più come prima!   



                     


  Serie tv preferita: medical drama ed ancora medical drama! sono una patita del genere. In tv non mi son persa un dottore (meno il dottor House che non ho mai amato molto). Ho amato ER e devo confessare una passione sfegata per le prime stagioni di Grey's Anatomy, serie che continuo a seguire ogni settimana. Tifo Meredith & Derek, che sono (stati) la mia coppia televisiva da sogno!


Abbiamo quasi finito....Il mio posto preferito: in riva al mare della mia Liguria, non c'è storia!!

                                                    


il mio pomeriggio tipo?? davanti al camino (che non ho) a parlare con gli amici di libri e cinema bevendo un buon tè (sono la regina della pigrizia).

                                        

sabato 8 febbraio 2014

la mia settimana librosa # 2





Buona serata a tutti! eccomi all'appuntamento con le letture della settimana, sono un pò in ritardo, gli ultimi giorni sono stati caotici e non mi hanno lasciato molto tempo per i miei amati libri!


Dunque, ho finito di leggere "L''atelier dei miracoli" di Valerie Tong Cuong (recensione), molto carino!! ho letto anche, come consigliato da molti di voi, "La Terapia" di Sebastian Fitzek, thriller psicologico da cardiopalma, uno di quei libri con colpi di scena a raffica...che ti inchiodano alle pagine fino alla fine. Bello! due letture che mi ho veramente divorato.

Sto leggendo "L'uomo di Lewis", secondo capitolo della trilogia de "L'isola di Lewis", di Peter May. Si tratta di romanzi gialli con un'ambientazione molto bella ed originale (le isole Ebridi in Scozia) e trame avvincenti. Il primo capitolo, "L'isola dei cacciatori d' uccelli", mi era piaciuto molto e questo secondo romanzo mi sembra anche meglio! Un autore non molto noto in Italia, May, che sta diventando uno dei miei preferiti!



Per il "dopo" sono ancora indecisa! ho ancora in ballo Elizabeth George, mi attira anche "Colpa delle stelle" di John Green, e "Rosso Istanbul", prima prova letteraria del regista Ferzan Ozpetek, di cui ho apprezzato molti film. 



Come dire...non ho le idee chiarissime!
Alla prossima!



martedì 4 febbraio 2014

Recensione: "L'atelier dei miracoli" di Valérie Tong Cuong (ediz. Salani, 2014)


Ciao a tutti! negli ultimi giorni ho avuto l'occasione di leggere questo romanzo, ne avevo sentito parlare molto bene, per questo quando mi è stato prestato l'ho iniziato subito e l'ho divorato praticamente in una notte!
Trama: Ci sono momenti, nella vita di una persona, in cui sembra che nulla vada come deve andare. Eppure anche in questi momenti rimane, sottile come un velo, un'insopprimibile voglia di felicità, la sensazione di avere comunque il diritto a una porzione di serenità, la speranza lieve ma tenace di trovare, là fuori, qualcuno che possa aiutarti. Così accade anche ai protagonisti di questo romanzo, due donne e un uomo sull'orlo di un baratro, ai quali un incontro fortuito sembra aprire uno squarcio nel buio... È vero, la salvezza può arrivare nelle maniere e dalle persone più impensate, e il confronto con i propri fantasmi e con lo spregiudicato Jean, che aiuta le persone uscite dalle crisi a reinserirsi nella società nel suo atelier dei miracoli, potrà aiutare Mariette, Millie e Mike a risollevarsi. Ma quanto si mescolano, nella vita reale, il Bene e il Male? Dov'è il confine? Chi non ha mai incontrato una persona che l'aiuta ma, al tempo stesso, lo manipola? Un romanzo sulla complessità dei rapporti umani, sull'altruismo disinteressato, ma anche su ciò che ciascuno di noi possiede, e che appare quando la vita prende una direzione inaspettata.



L'atelier dei miracoli è un romanzo molto originale, parla di rinascita, di incontri che cambiano la vita..e di bugie, bugie che sono un pò il trait d'union di tutti i personaggi che animano il libro. 

I primi capitoli ci presentano i protagonisti, voci narranti del romanzo, Millie, Mike e Mariette, tre personaggi che vivono, per motivi diversi e con modalità differenti, una vita dolorosa, solitaria ed ai margini della società. 

Millie è una ragazza in fuga dal proprio passato, una lavoratrice precaria senza futuro, ma soprattutto Millie è sola: senza famiglia, senza amici, senza amore. Mike è un senzatetto di mezza età, uno degli invisibili che vivono sui marciapiedi delle nostre città, ma non è una persona qualunque, è stato un marito, un soldato, un capo, fino a quando ha fatto una scelta che gli ha cambiato la vita. Mariette è una donna triste ed impaurita, ha un marito che vince l'oscar dell'antipatia, che non la ama ed anzi la umilia da una vita, due figli egoisti, fa l'insegnante e proprio a causa della sua indole mite e sottomessa, è vittima di un feroce bullismo da parte di alcuni studenti; la sua, rispetto a quella di Millie e di Mike, è una solitudine meno appariscente ma altrettanto dolorosa (sola in mezzo alle persone che dovrebbero amarti, una bella casa, un lavoro: non hai quasi il diritto di sentirti smarrita, depressa, di chiedere di più dall'esistenza!).
Quando l'esistenza dei tre personaggi raggiunge un punto di non ritorno, entra in scena Jean Hart, capo di un'associazione benefica il cui scopo è proprio quello di regalare una vita ed un nuovo inizio a persone allo sbando. 
Ecco l'atelier dei miracoli, dove Jean, come un sarto di alta moda, ricuce gli strappi di una vita e crea esistenze nuove di zecca, come fossero abiti da passerella.
Jean è un personaggio controverso ed in qualche modo equivoco, che l'autrice lascia avvolto in un'aura di mistero, motivatore e manipolatore insieme, è dolce e calmo ma può diventare irascibile e pungente, la sua compassione per il prossimo è grande, ma il primo motore di tale sentimento è nascosto nei segreti del suo passato.
Jean il sarto, Mike, Millie e Mariette i modelli; la domanda è: fino a che punto gli abiti che Jean confeziona si adattano ai modelli e quanto invece i modelli dovranno adattarsi all'abito?. Quali e quanti sono i compromessi che il sarto chiede per "una passerella perfetta"? quanto trucco, quanta dieta, quanti ritocchi si è disposti ad accettare per vestire le creazioni (su misura??) dell'atelier dei miracoli? 
Ed è esattamente a questo punto del romanzo, quando queste domande cominciano a prendere forma nella testa del lettore, che la narrazione diviene veloce, quasi sbrigativa, i nodi vengono repentinamente al pettine, le vite prendono strade nuove, i segreti svelati.
Un libro ben scritto, scorrevole, accattivate, che lascia però, a mio gusto, un senso di "incompiuto", come se l'autrice non volesse addentrarsi troppo nella trama e nelle problematiche che questa porta alla luce, come volesse farci dare un'occhiata dall'"alto" alla storia, lasciandoci la voglia di sapere di più.
Il libro si legge tutto di un fiato, le descrizioni dei personaggi sono accurate e creano un'aspettativa sullo svolgimento delle loro storie..che poi viene in parte delusa nella seconda parte del romanzo.
Il mio voto è di 3 stelle e mezzo (mezzo voto per la deliziosa copertina!!)

           e mezzo!