lunedì 26 maggio 2014

La mia settimana librosa # 10

Buongiorno lettori! per qualche giorno il blog è stato irraggiungibile (almeno per chi naviga con google chrome) a causa di una emoticon che avevo caricato in un post e che proveniva da un "sito pericoloso". Ho risolto il problema, non si corre alcun rischio "virale"!
Torniamo ai nostri affari librosi. 
Letture di questo periodo.....

Ho appena finito di leggere Maledetta Primavera di Paolo Cammilli. Un libro che mi ha colpita in senso positivo: originale, discutibile, ironico, cattivo, un po' storia d'amore, un po' thriller; questo romanzo si presta a molte discussioni e riflessioni. A presto la mia recensione.


Sto leggendo Vita dopo vita di Kate Atkinson, romanzo osannato dalla critica e vincitore di parecchi premi; sono solo all'inizio, non mi pronuncio! vi lascio la trama.

In una gelida notte di febbraio del 1910, a Londra nasce una bambina. Il cordone ombelicale è stretto intorno al suo collo, e nessuno riesce a salvarla. In una gelida notte di febbraio del 1910, a Londra nasce una bambina. Il cordone ombelicale è stretto intorno al suo collo, ma il medico di famiglia, giunto proprio all'ultimo istante, lo taglia e permette alla piccola di respirare. Inizia così la vita straordinaria di Ursula Todd, una vita che, nel corso degli anni, verrà spezzata più e più volte, mentre l'umanità si avvia inesorabilmente verso la tragedia della guerra. Vita dopo vita, Ursula troverà la forza di cambiare il proprio destino, quello delle persone che incrocerà e quello del mondo intero?

Cosa leggerò dopo? queste le new entry in biblioteca, forse sceglierò uno di questi (tanto lo dico sempre...e poi, al momento di decidere, cambio idea!).
Un aereo senza di lei di Michel Bussi.
Francia, 1980. In una notte di dicembre, appena prima di Natale, un aereo diretto a Parigi da Istanbul si schianta contro il Mont Terrible, nel Giura. Fra i rottami viene ritrovata una bambina di tre mesi, sbalzata fuori al momento della collisione. È l'unica sopravvissuta, ma a bordo le neonate erano due: si tratta di Lyse-Rose o di Emilie? Due famiglie - una ricca e potente di industriali, l'altra povera e sfortunata di ristoratori ambulanti - si fanno a pezzi per anni perché venga riconosciuta loro la paternità di quella che viene soprannominata dalla stampa francese la "Libellula", in un'epoca in cui il test del DNA non esiste ancora. La prima sentenza dà sorprendentemente ragione ai più poveri, ma i ricchi non si danno per vinti e assoldano un eccentrico investigatore che per diciotto anni cerca la verità. E quando finalmente la trova, la consegna in segreto nelle mani della ragazza ormai maggiorenne. Subito dopo, viene ritrovato cadavere nel suo studio. E lei scompare. Dai quartieri parigini a Dieppe, da Marne-la-Vallée al Giura, il lettore viene trascinato in una corsa affannosa e ricca di continui colpi di scena, fino all'incredibile finale. Quanto peso ha il destino in questa vicenda? Oppure qualcuno, fin dall'inizio, manovra tutti i protagonisti di questo dramma? "Un aereo senza di lei" è un thriller la cui trama è basata sulle false apparenze e sulla manipolazione del lettore, che fino alla fine si interroga sulla vera identità della neonata.

Ogni giorno di David Levithan.

Da quando è nato, A si risveglia ogni giorno in un corpo diverso. Per ventiquattr'ore abita il corpo di un suo coetaneo, che poi è costretto ad abbandonare quando il giorno finisce. Affezionarsi alle esistenze che sfiora è un lusso che non può permettersi, influenzarle un peccato di cui non vuole macchiarsi. Quando però conosce Rhiannon, chiudere gli occhi e riprendere il cammino da nomade è impossibile: per la prima volta innamorato, A cerca di stabilire un contatto, di spiegare la sua maledizione, fino a convincere Rhiannon che è tutto vero, che quello che ogni giorno si presenta da lei è la stessa persona, anche se in un corpo diverso. Rhiannon s'innamora a sua volta dell'anima di A, ma dimenticare il suo involucro è difficile, e pian piano la relazione con i mille volti di A si fa più delicata di un vetro sottile. Nel disperato tentativo di non perderla, A tradisce le sue regole, inizia a lasciare nelle esistenze quotidiane tracce e strascichi del suo passaggio, e qualcuno se ne accorge...

Voi avete letto questi libri? che ne pensate? che cosa leggete? commentate! il blog ha un sacco di visite, ma i commenti ed i lettori fissi sono sempre pochi (ma buoni!).
un bacio. 

domenica 18 maggio 2014

Recensione: Nel nome del male di James Oswald (Ed. Giunti, 2014)

Nel nome del male, il primo romanzo giallo di James Oswald, è stato un grande successo in Gran Bretagna; all'inizio l'autore, uno sconosciuto scrittore ed allevatore di pecore scozzese, lo ha auto pubblicato su amazon, ottenendo così tanti download che le case editrici, in seguito, si sono litigate il libro. Così nasce l'ennesimo caso editoriale ed arriva in Italia il primo capitolo della saga dell'Ispettore McLean (in lingua originale sono stati pubblicati già tre romanzi).

Io l'ho letto in questi giorni e non mi ha convinta, ho fatto proprio fatica a seguirlo fino alla fine.

Trama: Nei sotterranei di un'antica dimora nel cuore di Edimburgo viene rinvenuto il cadavere di una ragazza, rimasto nascosto per sessant'anni all'interno di una cripta. Incaricato delle indagini, l'ispettore McLean, spirito libero e cocciuto, non può immaginare la scena che si troverà di fronte: un corpo straziato in un contesto che ha tutta l'aria di un cerimoniale. Per gli alti vertici della polizia questo cold case non è certo una priorità, ma McLean è ossessionato dal macabro rituale con cui è stata seviziata la vittima e non riesce proprio a girare al largo. Intanto Edimburgo è sconvolta dal brutale assassinio di un vecchio banchiere, seguito da una catena di altri omicidi di uomini in vista: tutti ricchi e potenti. Tutti sventrati con lo stesso rito cruento. Possibile che si tratti solo di coincidenze? Qual è il filo rosso che lega gli omicidi tra loro? E quale mente perversa può congegnare un simile orrore?

Il romanzo è ambientato in una Edimburgo estiva e afosa, lontanissima da quella piovosa e fredda descritta da altri giallisti "storici", cito Ian Rankin su tutti. E' qui che conosciamo l'Ispettore Tony McLean, giovane, acuto, testardo, e sufficientemente tormentato (alcuni aspetti della sua vita privata ci vengono raccontati, altri solo accennati tra le righe). Tony McLean, che è anche piacente, tenebroso e spesso un po' alticcio, non si discosta molto da altre decine di protagonisti che la narrativa gialla, specie anglosassone, ci ha offerto in questi anni (mi vengono in mente il Tom Thorne di Mark Billingham o il Logan McRae di Stuart McBride). Indipendentemente dal giudizio su questo libro in particolare, a volte mi piacerebbe anche stupirmi e trovare un protagonista un po' diverso dal solito stereotipo; l'unico che è riuscito nell'intento, ultimamente, è stato Peter May con il suo Finn Macleod.
Il personaggio è comunque gradevole, abbastanza ben caratterizzato e lo stesso vale per i colleghi/amici che ruotano attorno all'indagine, il medico legale, il detective novellino, il vecchio sergente saggio ecc. ecc.
La trama e lo svolgimento invece non li ho trovate all'altezza. Troppo complicata la prima, troppo arzigogolato e surreale il secondo, troppo frettoloso e stiracchiato il finale.
Abbiamo un omicidio rituale, che risale ad almeno 60 anni fa, ma negli stessi giorni del ritrovamento di questo corpo, assistiamo ad una serie di efferati omicidi di personaggi piuttosto in vista in città ed ancora all'inspiegabile suicidio di persone comuni. 
I morti sono così tanti che ad un certo punto ho iniziato a fare confusione con i nomi (potrebbe essere effetto dell'età, ammetto) e con le modalità della morte. Quando, verso la fine, esce il personaggio chiave, quello che è un po' il denominatore comune di tutti questi fatti di sangue, la sottoscritta era già persa da tempo nei meandri della trama, e quando questo personaggio tira in ballo, seppur in maniera molto soft, l'oscuro mondo del sovrannaturale...ecco, lì ho avuto voglia di mollare (ma mancavano solo 20 pagine alla fine).
Altra cosa che non ho particolarmente amato del libro, ammetto che è una cosa del tutto personale, è la volontà dell'autore di stupire con descrizioni truculente ed un po' trash delle vittime. Un tempo certe violenze non mi davano fastidio, adesso, ahimè, sevizie, sbudellamenti, organi sbranati, tagliuzzati e riposti in orifizi più o meno nominabili, mi danno vagamente fastidio. 
Avessi letto subito i ringraziamenti..avrei scoperto che James Oswald riconosce nello scrittore Stuart McBride il proprio maestro, ed in effetti la somiglianza di stile, genere ed atmosfera è notevole (McBride è l'autore de Il collezionista di occhi, Il cacciatore di ossa, il collezionista di bambini; gialli molto cupi e violenti, come si evince dai titoli).
In conclusione, se amate McBride e cercate un thriller nero che più nero non si può, con un tocco di paranormale ed un buon ritmo, leggetelo, non ne rimarrete delusi; se, come me, amate l'introspezione psicologica dei personaggi e qualcosa di più classico, potete anche evitarlo. Astenersi stomaci deboli.
Alla prossima!

domenica 11 maggio 2014

La mia settimana librosa # 9



Eccoci all'appuntamento random con le mie letture!
Ho appena finito di leggere due romanzi molto diversi tra di loro, che ho recensito nei giorni scorsi: Just one evil act di Elizabeth George (qui la recensione) e Cronache di piccoli miracoli di Darcie Chan (qui la recensione). 
Sto leggendo un giallo ambientato in Scozia, un romanzo cupo che più cupo non si può, si intitola Nel nome del male di James Oswald, pubblicato da Giunti dopo l'enorme successo inglese dell'autopubblicazione su amazon.
"Il primo imperdibile episodio di una serie che ha terrorizzato i lettori britannici, un thriller che sconfina in un horror spietato e imprevedibile".
Ne ho letto troppo poco per dare un giudizio, diciamo che è sicuramente ben scritto ed ha un buon ritmo; storia e personaggi non mi paiono originalissimi, ma davvero è troppo presto per un giudizio definitivo.
Cosa leggerò dopo questo giallo? immagino qualcosa di meno cupo, vediamo le new entry in libreria, probabilmente sceglierò tra questi romanzi.

Tu, io e tutto il tempo del mondo di Taylor Jenkins Reid. Ho letto la recensione di Lucrezia del blog il libro che pulsa e mi sono "buttata". Tra le altre cose la copertina è davvero deliziosa (lo so, mai giudicare il libro dalla copertina!).
Elsie è giovane, bella, vivace, e di mestiere fa la bibliotecaria. Ben è un ragazzo simpatico, arruffato, inconsapevolmente affascinante, fissato con i libri e con l'astronomia. A Capodanno, in una giornata insolitamente grigia per la luminosa Los Angeles, Elsie e Ben si incontrano per caso, parlano, ridono, si conoscono... e s'innamorano. Abbagliati dalla felicità di questo amore, fiduciosi e impazienti come solo a vent'anni si può essere - quando hai davanti a te tutto il tempo del mondo - decidono di sposarsi. All'improvviso, dopo soli sei mesi. Elsie adora quel ragazzo così vitale e innamorato di lei il tipo che ti porta in macchina sulla statale per ore solo per farti sentire il profumo dell'oceano, o corrompe la commessa della gelateria in chiusura per un ultimo cono con panna. Quando è con lui Elsie è finalmente se stessa, e si sente migliore. Vuole davvero passare il resto della sua vita insieme a Ben, per fare con lui tutto, tutti i giorni: l'amore, la spesa, i bambini, il caffè. Elsie non può certo immaginare che il loro matrimonio durerà soltanto nove giorni, e che un incidente crudele e impensabile li strapperà l'uno all'altra. Né può immaginare, ora, che un giorno ritroverà la forza di credere in qualcosa, anche se Ben non c'è più. "Tu, io e tutto il tempo del mondo" è la storia di due ragazzi, di un matrimonio durato nove giorni, e di un amore che durerà per sempre.
Un albero cresce a Brooklyn di Betty Smith. Un classico che non ho mai letto, devo assolutamente rimediare!
È l'estate del 1912 a Brooklyn. I raggi obliqui del sole illuminano il cortile della casa dove abita Francie Nolan, riscaldano la vecchia palizzata consunta e le chiome dell'albero che, come grandi ombrelli verdi, riparano la dimora dei Nolan. Alcuni a Brooklyn lo chiamano l'Albero del Paradiso perché è l'unica pianta che germogli sul cemento e cresca rigoglioso nei quartieri popolari. Insieme a suo fratello Neeley, Francie raccoglie pezzi di stagnola che si trovano nei pacchetti di sigarette e nelle gomme da masticare, stracci, carta, pezzi di metallo e li vende in cambio di qualche cent. Francie se ne va a zonzo per Brooklyn. Lungo il tragitto forse qualcuno le ricorderà che è un peccato che una donna così graziosa come sua madre, ventinove anni, capelli neri e occhi scuri, debba lavare i pavimenti per mantenere tutta la famiglia. Qualcun altro magari le parlerà di Johnny, suo padre, il ragazzo più bello e più attaccato alla bottiglia del vicinato, qualcuno infine le sussurrerà mezze parole sull'allegro comportamento di sua zia Sissy con gli uomini. Francie ascolterà e ogni parola sarà per lei una pugnalata al cuore, ma troverà, come sempre, la forza per reagire, poiché lei è una bambina destinata a diventare una donna sensibile e vera, forte come l'albero che, stretto fra il cemento di Brooklyn, alza rami sempre più alti al cielo.
Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro. Distopico da non perdere, anche in questo caso devo rimediare, non l'ho letto; ho il film nel pc da mesi...ma prima voglio leggere il libro!
Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un'autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall'intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole "donatore" e "assistente"? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d'amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un'utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.

Buona lettura...e buona festa della mamma, a tutte le mamme lettrici (e non ) e future mamme !!
Tessa

giovedì 8 maggio 2014

Recensione: Cronache di piccoli miracoli, di Darcie Chan (ediz. Nord 2013)

Questo romanzo è stato definito un caso editoriale, uno dei 5 bestseller da "leggere assolutamente" secondo l'Huffington post, milioni di copie vendute, inizialmente grazie al passaparola.
Di solito diffido dei libri presentati così, di solito se ne fa una grande pubblicità, un gran polverone..e poi la lettura lascia delusi (forse per le troppe aspettative).
Trama:L'istante più bello della sua vita. Cosi Mary McAllister ricorda la prima volta in cui ha varcato la soglia della grande casa di marmo in cima alla collina di Mill River. Era il giorno del suo matrimonio e, tra le braccia di Patrick, il giovane più ricco e affascinante della città, Mary si era sentita al sicuro, protetta. Ancora non sapeva che l'animo di Patrick era nero come la notte e che quella casa sarebbe diventata la sua prigione... Sono passati sessant'anni dalla morte del marito, eppure Mary non riesce a dimenticarlo e ha ancora paura di lui, del suo carattere violento, dei suoi eccessi. In realtà, Mary ha paura di tutto e di tutti e vive come una reclusa, oggetto di chiacchiere e di congetture da parte degli abitanti di Mill River. L'unico suo contatto con l'esterno è padre Michael O'Brien, arrivato in quella tranquilla cittadina poco prima del matrimonio di Mary e vincolato a lei da una singolare promessa. Col tempo, padre O'Brien è diventato gli occhi e le orecchie di Mary; è l'unico a conoscere la vera storia della donna e, soprattutto, i numerosi segreti che la legano a ciascun abitante di Mill River. Segreti che adesso stanno per essere rivelati...
Cronache di piccoli miracoli è una favola. Niente di più, niente di meno. Se non amate lo zucchero, la glassa, i canditi, non fa per voi; idem se cercate un romanzo con tanta azione.
Se invece vi piacciono le fiabe, un po' naive magari, ma scritte bene, allora troverete in questo romanzo, non una lettura "imperdibile", ma un libro piacevole, scorrevole e piuttosto originale.
Mill River è un paesino del Vermount, un posto tranquillo, dove tutti conoscono tutti, dove tante brave persone vivono le proprie esistenze semplici ed operose. C'è Ruth, che gestisce la panetteria-pasticceria, c'è suo marito, che dirige la piccola centrale di polizia, c'è Kyle il poliziotto, che si è trasferito dalla grande città per crescere la figlioletta in un ambiente più sano e Claudia, che fa la maestra e vuole dimenticare il passato. E' una piccola folla di gente buona (con qualche rara eccezione) quella che abita Mill River oggi, gente che non si pone troppe domande e non si guarda troppo intorno.
Poi c'è la grande casa di marmo sulla collina, il fulcro del racconto, il teatro dell'azione (insomma, il castello delle favole, luogo dove si consumano grandi drammi ed altrettante redenzioni); in quella casa splendida nel suo isolamento, vive da quasi 60 anni Mary, la protagonista. 
Mary, ragazza ingenua, timidissima, amante dei cavalli e della vita semplice, negli anni '40 (la narrazione è su due piani temporali) sposa Patrick, un giovane ricco, bello e tremendamente...crudele. E così la nostra favola trova la sua principessa ed il suo "cattivo". Adesso ci manca solo il principe, che in Cronache di piccoli miracoli non veste di azzurro, ma porta la tonaca e risponde al nome di Padre Michael.
No, non è Uccelli di Rovo, ma il racconto dell'amicizia di una vita, una vita, quella di Mary e Michael, un po' speciale.
Mary McAllister ha conosciuto fin da giovane il lato oscuro dell'umanità e la violenza, soffre di una male moderno (ma che esiste da sempre), un male che la costringe alla solitudine e che ha un nome pauroso: "fobia sociale", attacchi di panico così violenti ed invalidanti da costringerla al completo isolamento. Dalla sua casa sulla collina Mary osserva la vita di Mill River e partecipa silenziosamente, da lontano, agli affanni quotidiani dei suoi abitanti. 
Il suo unico contatto con il mondo reale e con quella comunità che rappresenta un po' la sua "famiglia" è, da quasi 60 anni, Padre Michael O'Brien, quel prete che tanti anni prima, giovanotto, ha celebrato le sue (sciagurate) nozze e che ora è un uomo anziano, non esente da qualche vizio, ma tenacemente legato a lei.
Mary è una donna ricca, generosa ed a suo modo incredibilmente forte; una donna che non si arrende all'isolamento ed al dolore, ma è curiosa ed affamata di "vita". La vita degli altri, la vita del paese, quella che Mary può cambiare, con l'aiuto di Michael, grazie ai piccoli, grandi, miracoli, che danno il titolo al romanzo.
Darcie Chan ci racconta una storia leggera, non priva peraltro di ombre molto moderne (il disturbo mentale, la violenza sulle donne), lo fa con tocco delicato e con una prosa semplice. Ne risulta un libro gradevole che ha una grande pecca: i buoni sono troppo buoni, i cattivi troppo perfidi, proprio come nelle favole che ci raccontavano quando eravamo bambini.

                                                                



sabato 3 maggio 2014

TV series, SPOILER. Grey's Anatomy.

Questo post contiene spoiler per chi non sta guardando la serie Grey's Anatomy in contemporanea con gli Stati Uniti.
Giovedì scorso è andato in onda un episodio di Grey's Anatomy che segna un punto di svolta per questa serie; una serie che ho amato molto, almeno nelle sue prime stagioni, ma che, ammetto, continuo a seguire, malgrado gli evidenti scivoloni verso il dramma-trash (catastrofi naturali, sparatorie, incidenti con vari mezzi di locomozione, ormai la serie ci ha abituati a ridere per non piangere). Sono affezionata a quei 5 specializzandi- o meglio ai loro superstiti- che 10 anni fa hanno iniziato insieme il loro percorso di studi, e che mi hanno tenuto un sacco di compagnia (un rigurgito di gioventù per una ex ragazza come me).
Nel finale di questa decima stagione, la serie perderà la sua migliore attrice, una delle protagoniste più amate: la dottoressa Cristina Yang (Sandra Oh). nella puntata 10x21, che ho guardato ieri, Christina chiude il cerchio con il passato..e decide di cominciare una nuova vita, altrove. 
Spero che Sandra Oh possa dimostrare, in futuro, il suo straordinario talento su molti palcoscenici; il personaggio dell' ironica, acuta, pungente, egocentrica e leale dottoressa Yang, rimarrà comunque uno dei miei preferiti!
Se siete stati fans della serie, ma avete mollato il colpo per noia.. non perdete questi episodi conclusivi, ritroverete anche qualche personaggio del passato! se non avete mai visto Grey's Anatomy, provate le prime stagioni, difficile non rimanerne colpiti, anche se sono passati anni dalla prima messa in onda, se lo seguite come me..preparate i fazzoletti!
"So proud of the work we've done together@iamsandraoh we've laughed we cried we've kicked some serious acting ass together #SOGRATEFUL". Ellen

venerdì 2 maggio 2014

Recensione: Just one evil act di Elizabeth George (ediz. Hodder & Stoughton, 2013)/ Un piccolo gesto crudele (ediz. italiana Longanesi, 2014).

Faccio una breve premessa: mi piace tantissimo Elizabeth George, è una delle mie gialliste preferite; amo spassionatamente la coppia Thomas Lynley & Barbara Havers, nel corso degli anni mi sono affezionata a questi due personaggi ed ho sempre seguito con trepidazione le vicissitudini lavorative, ma soprattutto umane, di questa improbabile coppia di investigatori. Lui, Thomas Lynley, il conte blasonato, poliziotto per amore di giustizia, uomo solido e gentile (e pure bello, che non guasta), lei, Barbara Havers, sergente ribelle e scapestrato, una miscela esplosiva di rabbia, senso di inadeguatezza e grande cuore.
Adoro il loro rapporto, le loro schermaglie, le sfuriate e l'incrollabile lealtà che li lega l'uno all'altra.
La mia recensione è quindi un po' di parte. Sono fermamente convinta che chi vuole accostarsi per la prima volta alla serie dell'Ispettore Lynley (questo è ben il 18° capitolo), lo debba fare partendo dai primi gialli di questa nota "saga", che sono anche, detto fra noi, i migliori (E liberaci dal padre-La miglior vendetta-Scuola Omicidi...non c'è che l'imbarazzo della scelta).

Trama:Quando il professor Azhar scopre che la figlia di nove anni è scomparsa dalla sua casa di Londra insieme a quasi tutte le sue cose, non può che bussare disperato alla porta accanto e chiedere aiuto alla vicina e amica, il sergente Barbara Havers. Presto si scopre che a portar via la bambina è stata la madre, trasferitasi in Italia, a Lucca, per seguire il suo nuovo amore. In bilico tra i sentimenti e la ragione, Barbara si impegna a indagare ufficiosamente sul caso, ritrovandosi presto nei guai con i superiori a causa delle ingiustificate assenze dal lavoro. Qualche mese dopo, però, la bambina sparisce davvero da un mercato della città, e sul caso si accendono i riflettori dei media. Viene chiamata in causa Scotland Yard, e a indagare sul probabile rapimento della piccola è Thomas Lynley, mentore e superiore di Barbara. La Havers, dal canto suo, in questa vicenda sta mettendo a rischio la propria carriera, e forse molto di più: che cosa nasconde Azhar dietro l'immagine del padre affranto? Insieme a un ostinato ispettore italiano, Lynley e la Havers devono affrontare una situazione delicatissima, in cui si mescolano questioni razziali, difficoltà linguistiche e pregiudizi culturali, che si complica ulteriormente quando al mistero sul rapimento si aggiunge quello di una misteriosa morte...

Just one evil act io l'ho letto in inglese, ma è appena uscita la versione italiana, con il titolo Un piccolo gesto crudele. Il romanzo è stato accolto dai fans inglesi in maniera tiepida, in molti hanno trovato le scelte stilistiche e narrative della George poco azzeccate ed altrettanti hanno notato una certa "esagerazione" nella caratterizzazione dei personaggi principali.
A me il giallo è piaciuto, malgrado le molte "ombre", ed ora vi racconto perchè.
Just one evil act è un romanzo Barbara Havers centrico, inizia infatti con il rapimento della piccola Hadiyyah, la bambina che Barbara considera quasi una figlioccia, figlia dell'uomo per cui prova un sentimento che va al di là della semplice amicizia. Sulle tracce di Hadiyyah la Havers rincorre i propri sentimenti più nascosti, sull'orlo costante di un precipizio emotivo, morale e lavorativo. Più "cane sciolto" del solito, ribelle a qualsiasi regola, spesso anche a quella del buonsenso, Barbara reitera, nel corso delle pagine (che non sono poche), una serie di comportamenti irrazionali ed autodistruttivi, che hanno fatto storcere il naso a molti lettori. 
Personalmente ho trovato le azioni del personaggio esagerate, sì, ma funzionali alla trama; vero protagonista del romanzo risulta, alla fine, il grande cuore di Barbara ed un sentimento materno e protettivo che poco ha a che vedere con la razionalità.
Se Barbara Havers è il centro dell'azione, ho comunque amato il ruolo attivo e partecipe di Thomas Lynley, personaggio che negli ultimi romanzi della serie è rimasto spesso in ombra, schiacciato dal peso dei propri dolori personali (chi segue la serie sa di cosa parlo, non mi dilungo per non spoilerare) e che sembra finalmente svegliarsi e riaprirsi a vita ed affetti ( non proprio gli affetti che i fans vorrebbero, ma è pur sempre qualcosa!).
Il romanzo ha una trama intricatissima e ricca di colpi di scena, caratteristica dello stile di Elizabeth George e come al solito lo studio psicologico dei personaggi è parte imprescindibile della narrazione.
L'ambientazione è invece una novità: l'Italia porta l'autrice in un mondo assai lontano da quello metropolitano londinese o della provincia inglese ai quali l'autrice ci ha abituato negli anni. E questo è un punto dolente.
Le descrizioni della città di Lucca e della campagna toscana, teatro dell'azione, sono fin troppo minuziose (per non dire altro) e l'idea di intercalare l'inglese con parole (a caso) o lunghe frasi in italiano è oggettivamente irritante (anche per me che l'italiano lo so!). Idea bocciata senza appello, inutile sfoggio linguistico che, oltre a interrompere il flusso narrativo, dimostra scarsa conoscenza della lingua italiana e sfiora spesso il ridicolo. Sono curiosa di vedere come i traduttori hanno gestito questa trovata infelice.
Anche la descrizione dei personaggi italiani presta il fianco ad alcune critiche: i cliché e le banalità si sprecano e la giustizia italiana viene strapazzata per bene (forse un richiamo alla vicenda dell'omicidio di Perugia ed alla carcerazione di Amanda Knox, cittadina americana).
Eppure, in mezzo a tanti luoghi comuni, esce la capacità dell'autrice di creare personaggi davvero indimenticabili, come Salvatore, il poliziotto italiano che segue le indagini, uomo generoso e fantasioso, non immune dai vizi italici, ma altrettanto pieno di virtù; Salvatore, in grado di vedere in Barbara Havers non solo la poliziotta rabbiosa e trascurata nell'aspetto e nei modi, ma anche la donna coraggiosa e piena di cuore.
Un rapporto, il loro, così bello e carico di emozioni e parole non dette, da farmi augurare di rivederli presto insieme (mi piace sognare, ammetto).
In conclusione un romanzo che coinvolge fino all'ultima pagina, che racconta il labile confine tra bene e male, giustizia ed ingiustizia, gesti crudeli fatti a fin di bene..che lastricano la strada verso l'inferno.







giovedì 1 maggio 2014

La mia settimana librosa # 8




Eccoci all'appuntamento, a cadenza ormai del tutto variabile, riguardante le mie letture.
Ho da poco finito di leggere due libri che mi sono piaciuti molto.
Uno è l'ultimo romanzo di Elizabeth George, 17° delle serie dell'Ispettore Lynley (mio amato!). Io l'ho letto in inglese, visto che l'avevo comprato un po' di mesi fa, il titolo originale è Just one evil act; il libro è appena uscito anche in Italia con il titolo  Un piccolo gesto crudele
Spero di avere presto il tempo per recensirlo, perchè è un romanzo particolare, la George, intendiamoci, è sempre la George, maestra del mystery, regina delle trame intricate, capace di sondare come nessun'altra i lati più cupi e spaventosi dell'animo umano, ma questo libro, ambientato in Italia, presta il fianco a molte critiche, per scelte stilistiche, narrative..e molto altro. A me è comunque piaciuto.
Ho da poco finito anche Il colpevole di Lisa Ballantyne, un romanzo un po' legal, un po' thriller psicologico, che a dispetto di alcuni difetti (trama non originalissima, ritmo piuttosto lento e senza colpi di scena), mi ha davvero colpito; non riuscivo a staccarmene. 
IngrahamAl momento sto leggendo Ingraham di Colin Andrews; ecco, questo è uno di quei romanzi che sulla carta non hanno nulla per attirarmi, è un giallo ambientato in una prestigiosa (quanto poco credibile) università di medicina americana, dove tutto pare meraviglioso ma dove si nascondono segreti terribili. Ingraham è un po' un fanta-medical-political thriller, tra corsie ospedaliere misteriose, multinazionali farmaceutiche spietate e loschissimi individui. Probabilmente in altri momenti, viste queste premesse, non sarei riuscita a leggerlo, ma evidentemente in questo periodo ho bisogno di pura distrazione, di pagine da leggere con un certo disincanto..già sapendo che non ti lasceranno molto.

Cosa leggerò dopo? mai come questa volta non ne ho idea!!! qualcosa di leggero, ma che lasci anche qualcosa? mi date un consiglio voi?