venerdì 5 settembre 2014

Recensione: Mani calde di Giovanna Zucca ( Ediz. Fazi, 2011)

..le mie letture procedono a rilento, come le recensioni. Questo breve romanzo, però, merita due parole, prima che mi scappi il filo!
Davide ha nove anni e non ne vuole sapere di andare a comprare le cose per la scuola, la mamma insiste e quel banale tragitto tra l'abitazione e il negozio si rivelerà fatale. In coma, nel sonno in cui è costretto, Davide sente e "vede" le persone distraendosi con le storie degli altri: storie di ospedale, di chiacchiere in corsia, di infermiere e lotte fra medici, come quel "dottore antipatico" che tenterà l'impossibile per salvarlo. Un legame speciale fatto di empatia e sensazioni destinate a durare si formerà fra il medico e il ragazzino: eppure il primo è un uomo schivo, scorbutico, bravissimo nel proprio lavoro ma incapace di gestire ogni genere di rapporti umani; l'altro è pieno di vita ma immobile su un letto. Una storia semplice, dall'emozionante lieto fine, è al centro di questo
romanzo a più voci che dà spazio ai sentimenti e ai tanti diversi personaggi che si ritroveranno uniti di fronte alla sofferenza. Il dramma dei pazienti e del loro amore per la vita in un libro forte, tenero, poetico.

Premetto che questo genere di libri di solito non mi attira; per lavoro e per fatalità, di ospedali, incidenti e malattie ne vedo e respiro a sufficienza nella quotidianità e non sento il bisogno di una dose extra. E poi, lo ammetto, essendo "addetta ai lavori", trovo molti romanzi del genere decisamente poco realistici (non sono riuscita ad amare "Colpa delle stelle", non odiatemi, ma la rappresentazione che ne esce della malattia l'ho trovata così poco vera, che proprio non sono entrata nel mood).
Ecco, la prima cosa che mi ha colpito di questo breve romanzo d'esordio di Giovanna Zucca (di professione strumentista in sala operatoria, ma anche scrittrice laureata in filosofia), è proprio la capacità di raccontare con semplicità ed estremo realismo la routine, tutta particolare, di un reparto altrettanto particolare, quello della terapia intensiva. 
Il piccolo protagonista, Davide, irrompe in questa routine una notte, in coma, dopo un incidente stradale e "Mani calde" è il racconto corale dei giorni bui che precedono il suo risveglio.
Davide "dorme", ma percepisce tutto quello che succede attorno a lui, il suo racconto non è angosciante, perchè Davide non ha paura, studia il mondo e le persone che ruotano attorno al suo letto, che lo cambiano, lavano, accudiscono e ne percepisce gli umori; trae conforto dal tocco di mani calde, come quelle di alcuni infermieri/e, del tecnico di radiologia Pino, tifoso della Roma e gran chiacchierone e soprattutto del primario di Neurochirurgia, chirurgo geniale ma uomo scostante ed incapace di rapporti umani, tanto da guadagnarsi l'appellativo di "cafone".
"Cafone" e "moccioso" entrano in sintonia, da subito, legandosi in un rapporto tutto speciale, fatto di parole silenziose e mani che si stringono durante le lunghe notti in rianimazione. Davide si aggrappa al chirurgo talentuoso e scorbutico per uscire dal tunnel nero del coma, il chirurgo cafone si aggrappa al bimbo, in cui rivede se stesso fanciullo e ne trae la forza per cambiare rotta alla propria vita. Nella routine, spesso stritolante, di chi lavora in ospedale, ci sono pazienti che ti guardano dentro e ti cambiano. Non li scegli, non li cerchi...ti capitano semplicemente.
Mani calde racconta in modo semplice e limpido uno di questi incontri fortunati.
Il romanzo è fluido, veloce, si legge con piacere. 
Cosa non mi è piaciuto: certi personaggi sono piuttosto prevedibili e retorici. Il primario è un po' troppo Dottor House ed il suo cambiamento un po' troppo repentino; imperdonabile, a mio parere, quella "striscia di polvere bianca" sniffata in ospedale, al Professore concediamo la cafoneria, le prostitute, gli atteggiamenti scostanti...la pista no! Anche la figura della Passeggiatrice d'alto bordo, extracomunitaria e filosofa, mi ha fatto sorridere, con il suo raccontare i grandi temi della vita in italiano sgrammaticato (probabilmente i punti più deboli della narrazione sono proprio i capitoli dedicati a lei ).
Nel complesso un romanzo che ti lascia qualcosa dentro!

 e mezzo