venerdì 21 novembre 2014

Recensione: La vita non è grave di Baptiste Beaulieu (Ediz. Rizzoli, 2014).

La vita non è graveEcco la breve recensione di un romanzo che mi è stato caldamente consigliato e del quale avevo letto meraviglie...sono sempre una voce fuori dal coro?? vediamo.
La vita non è grave (avventure tragicomiche di un giovane medico innamorato di quello che fa) racconta una settimana lavorativa (e non solo) di un giovane specializzando in medicina interna in un grosso ospedale francese. 
Fra notti al Pronto Soccorso e giornate in corsia, turni massacranti e serate ad alto tasso alcolico nel convitto universitario, Baptiste Beaulieu, giovane scrittore esordiente e medico specializzando, racconta, essendone testimone diretto, le storie ordinarie e straordinarie dei suoi pazienti e dei colleghi di lavoro.
Colleziona racconti, il protagonista, racconti che offre ad una paziente speciale, la signora della stanza numero 7, malata terminale; racconti che parlano di vita per allontanare la morte.
L'idea è buona, non originalissima, ma comunque accattivante, anche perchè lo stile dell'autore è "fulminante", la tristezza non prende mai (almeno apparentemente) il sopravvento, gli aneddoti sono curiosi, descritti con ironia e si susseguono velocissimi, lasciando veramente poco tempo o spazio alla tristezza ed alla tragedia, che rimangono comunque appena dietro alla porta.
Eppure...qualcosa in questo breve romanzo non mi ha convinta. Forse la narrazione così veloce da risultare quasi superficiale, gli incontri, i personaggi, le storie sono appena accennate, non fai in tempo ad entrare nel mood..che già vieni catapultato in un'altra vicenda umana. Anche i protagonisti vengono tratteggiati appena, non hanno nome, ma solo soprannomi e ti rimane una gran voglia di saperne qualcosa di più.
Beaulieu è quello che a casa mia viene chiamato un gigione (in senso non dispregiativo, per carità), un furbacchione, insomma, che sonda i risvolti tragici della malattia con un ottimismo a volte un po' facile e venato da un pizzico di buonismo. 
         "in tutti i nostri studi non c'è niente di più bello che svuotare il colon 
                         di una vecchia di una vecchia di 92 anni". 
                                (mi permetto di dissentire, nota di Tessa)

L'autore strizza l'occhio alle filosofie orientali, si affida a riferimenti mitologici, a citazioni musicali, ad una valanga di buoni sentimenti ed è così politicamente corretto da concedersi in senso biblico alle donne della sua vita..solo i giorni dispari, dedicando i giorni pari ad incontri omosessuali.

"non ne posso più del dolore altrui. Voglio robusto godimento e sana sensualità… La vita dovrebbe essere un enorme parco dei divertimenti tantrico…".

Un romanzo scorrevole, molto accattivante, pervaso, malgrado il brio e l'ironia, da una certa malinconia.
Consigliato a chi ha amato il serial "scrubs"!





giovedì 13 novembre 2014

Nano recensioni: Robert Galbraith (aka J.K. Rowling) e Camilla Lackberg.

Oggi sono casalinga disperata, tra una quiche ed una crostata vi dispenso due nano recensioni di romanzi thriller, così mi sveglio un po'!

Il baco da seta di Robert Galbraith (Ediz. Salani, 2014). Secondo romanzo con protagonista l'investigatore Cormoran Strike (e la sua mitica assistente Robin), creato dalla penna di J. K. Rowling, mamma del maghetto più famoso del mondo, qui celata dietro lo pseudonimo di Robert Galbraith.
Avevo amato il primo capitolo di questa serie, Il richiamo del cuculo (qui la recensione) e quindi, lo ammetto, mi aspettavo molto da questo romanzo; forse anche per questo..Il baco da seta mi ha un po' deluso.
L'autrice scrive bene, questo è fuori di dubbio, i due protagonisti, Cormoran e Robin ed il loro rapporto, lavorativo-ma-anche-un-po'-di-più, funzionano alla grande. La parte bella del romanzo è proprio questa: l'evoluzione delle storie umane e personali dei protagonisti. L'intreccio narrativo, invece, non l'ho trovato all'altezza. Complicato, contorto, caratterizzato da personaggi a mio parere davvero poco verosimili, il giallo ruota intorno alla scomparsa di uno scrittore di scarsa fama e del suo ultimo manoscritto (Bombyx mori, il baco da seta in latino, appunto). Bombyx Mori risulta essere un'opera sgradevole e surreale, dove stupri, necrofilia, personaggi onirici di incerta sessualità ed altre amenità, risultano metafore del mondo editoriale e dei suoi esponenti, amici/nemici dello scrittore scomparso ed artefici, almeno in apparenza, dei suoi insuccessi e della sua misteriosa fine.
Mentre Il Richiamo del cuculo mi aveva incantata con una descrizione accurata, umana ed acuta del patinato mondo della moda londinese, Il baco da seta non è riuscito a coinvolgermi del tutto; ho fatto fatica a memorizzare i vari personaggi ed il loro "corrispettivo" metaforico, ho trovato impossibile affezionarmi o immedesimarmi in loro, troppo meschini, troppo viziosi, troppo antipatici.
Continuo però ad amare molto Cormoran e Robin, umani e ben descritti, faccio il tifo per loro! 



Il guardiano del faro di Camilla Lackberg (Ediz. Marsilio, 2014). Siamo arrivati al settimo capitolo di questa serie che ha come protagonisti l'ispettore Patrick Hedstrom e sua moglie Erika Falck. 
La Lackberg non si smentisce e ci regala un altro bel thriller ambientato nel pittoresco paese di Fjallbacka in Svezia, borgo sul mare con 10 abitanti ed una media di 2 omicidi al mese!
Ironia a parte, Il guardiano del faro, uscito in Italia pochi mesi dopo La Sirena (sesto capitolo della serie), ci catapulta nuovamente in casa Falck-Hedstrom, risolvendo nelle prime pagine i dubbi aperti dal finale mozzafiato del capitolo precedente.
I gialli di Camilla Lackberg sono ben scritti, hanno trame sempre ben congegnate e personaggi umani e credibili. In questo romanzo si parla di temi attuali e scottanti quali la violenza sulle donne, la droga, l'infanzia negata, senza scadere mai nel "troppo" (troppo violento, troppo sgradevole, troppo cupo ecc). Non ci sono momenti davvero indimenticabili, ma nemmeno cadute di stile; forse il rapporto tra l'ispettore e la sua bella e curiosa moglie comincia ad essere un po' ripetitivo, negli anni ha perso di smalto, ma il thriller è buono e riserva anche qualche sorpresa nel finale!

 e mezzo!




Esce fumo dal forno! scappo...
fatemi sapere cosa ne pensate! Li avete letti? li leggerete? vi lasciano indifferenti?

sabato 8 novembre 2014

Nano recensioni: Meg Wolitzer & Daria Bignardi

Ecco due romanzi che ho letto nell'ultimo mese e che mi hanno colpito.
Quando tutto era possibile di Meg Wolitzer (ed. Garzanti, 2014). 
Riuscire a condensare in una nano recensione questo romanzone di formazione considerato dal New York Times "uno dei migliori libri dell'anno", è un'impresa. Mi è rimasto nel cuore questo racconto generazionale che inizia negli anni 70, in un campo estivo del Massachussets, dove 5 ragazzi talentuosi e pieni di entusiasmo si conoscono e stringono un'amicizia destinata, in qualche modo, a durare fino ai nostri giorni. Dall'età dorata in cui "tutto era possibile" e le canzoni di Bob Dylan facevano da colonna sonora ai primi amori, agli ideali giovanili, all'entusiasmo di una generazione che stava cambiando le regole, fino all'inesorabile scontro con la realtà della vita adulta, con il suo carico di scelte, spesso dolorose, fallimenti, compromessi.
"Quando succede qualcosa in questo libro?!" mi ha chiesto un'amica alla quale avevo caldamente consigliato il romanzo. La risposta è..mai. Non c'è nulla di sorprendente o eccezionale nella trama, è un grande affresco, sofisticato, acuto, pungente, che racconta 30 anni di storia americana, sondando sentimenti peraltro universali. Un romanzo che non piacerà a tutti, ma che per me vale 5 stelle!


L'amore che ti meriti di Daria Bignardi (ed. Mondadori, 2014).
Un po' thriller, un po' romanzo famigliare e psicologico, questo libro della Bignardi (il quarto) scorre veloce e gradevole. 
Antonia, la protagonista, prima di dare alla luce il suo primo figlio, decide di compiere un viaggio della memoria per indagare sul misterioso passato di sua mamma Alma e di suo zio Maio, scomparso quando era solo una ragazzo. Ambientato in una Ferrara magica e dal sapore antico, il romanzo oscilla tra presente e passato, raccontando un rapporto, quello tra madre e figlia, cresciuto all'ombra di troppi segreti.
La Bignardi, che in televisione appare sempre controllata e freddina (diciamolo, non è un mostro di simpatia), crea con la penna personaggi autentici, passionali e ricchi di umanità.
Un romanzo con una bella atmosfera, capace di raccontare in modo tenero e indulgente il passato ed il presente dei suoi protagonisti.






La copertina del libro della Bignardi non mi fa impazzire, mentre quella della Wolitzer mi ha attirata subito, l'acqua, il pontile, i ragazzi che si prendono per mano tuffandosi....perfetta per questo romanzo!
E voi..che ne pensate? li avete letti? li leggerete?

A presto!

venerdì 7 novembre 2014

Ritorno nel mondo virtuale!

Cari lettori, eccomi di ritorno.
Sono stata assente un bel po', vorrei poter dire per impegni mondani (tipo, vediamo, il matrimonio di George Clooney? i festeggiamenti durano da circa due mesi! fossi stata invitata..sai che fatica! tramortita tra gondole, brindisi, prove d'abiti, champagne come se piovesse, jet lag ecc. ecc.), invece trattasi solo di un po' di banale vita di tutti i giorni. Lavoro, famiglia, appartamenti da sistemare, acciacchi vari, amico peloso indisposto.
Non mi dilungo, sono tornata, magari un po' affannata, ma ci sono.
In questi mesi ho letto molto, alcuni romanzi mi sono piaciuti tanto, ve ne parlerò. Intanto, per smaltire gli arretrati, comincerò a postare alcune nano-recensioni dei libri che più mi hanno colpito (nel bene e nel male).
Vi abbraccio tutti virtualmente, in modo particolare le ragazze di Scribacchiando in Soffitta che si sono chieste dove fossi finita!

                                                           Non ero con loro 

Ero in compagnia migliore!