venerdì 30 gennaio 2015

La mia settimana librosa 2. # 2

Settimana tranquilla qui in "Libreria", non ho molte novità, a parte qualche nuova entrata.
Prima di parlare di libri...vi lascio due foto del reportage India (per chi non avesse letto lo scorso post, le foto sono frutto di un lungo viaggio che mio fratello e sua moglie stanno compiendo nel sud dell'India).
Lo dicono tutti, lo so: il sorriso e lo sguardo dei bambini indiani è speciale. Un conto è vederlo nei documentari, altro è sapere che qualcuno a te vicino è fisicamente lì! (cliccate per ingrandire).

                                                     Photos by Adamo & Dunya

Ed ora, libri!
Ho finito di leggere Una levatrice a New York di Kate Manning, trovate qui la recensione. Sto leggendo Nella mente dell'ipnotista di Lars Kepler e per ora mi sta piacendo un sacco. Joona Linna (l'Ispettore protagonista dei romanzi) ci trascina nei soliti rocamboleschi, incredibili e sanguinosi inseguimenti. Un po' pulp, un po' trash..ma ha sempre un suo perchè!
New entry in libreria: Giovanna Mozzillo, gentilissima autrice napoletana, mi ha inviato una copia del suo romanzo La signorina e l'amore; pubblicato nel 2001 e finalista al premio Morante, il libro è oggi ripubblicato in edizione digitale (Edizioni Goware). Ho letto la trama e sbirciato la bibliografia (corposa) di questa scrittrice che non conoscevo, ne sono rimasta favorevolmente impressionata! 

Un romanzo bello da leggere e difficile da dimenticare. È la storia di un amore contrastato e struggente nella Napoli del fascismo e della guerra. Protagonisti ne sono Rosella, dolce e fragilissima, che tuttavia nella fedeltà alle ragioni del cuore trova il coraggio di sfidare i codici di comportamento imperanti, e Leonardo, conteso tra il desiderio di pace e tenerezza e le ambizioni professionali e mondane. Intorno, una schiera di personaggi non convenzionali, e il vivace ritratto di una borghesia arroccata nei propri privilegi e di un popolo identico solo a se stesso nella sua calda spontaneità. Sullo sfondo, il mitico incanto della città ancora intatta e, infine, il trauma della quotidianità sconvolta dal conflitto. In conclusione, un’intensa riflessione sull’amore e sulla morte, ma anche l’avvincente rievocazione di un passato prossimo forse troppo velocemente rimosso e accantonato.

La seconda new entry rientra invece nel mio momento hippy-fricchettone- anni 70! dopo aver letto Quando tutto era possibile di Meg Wolitzer (qui) e L'amica geniale della Ferrante (qui), mi ritrovo irresistibilmente attratta da romanzi che raccontano quegli anni caldi, rivoluzionari e di grande cambiamento. Questo libro ,incontrato per caso, mi ha attirato come una sirena: Lauren Groff, Arcadia (Ediz. Codice, 2014).
ArcadiaAmerica, Stato di New York, fine anni sessanta. Un gruppo di giovani decide di fondare una comune basata sull'amicizia, la condivisione, l'amore e l'indipendenza dal denaro. La chiameranno Arcadia. Ed è qui che nasce Briciola, il primo dei molti figli che andranno a popolare un mondo bucolico e ricco solo di ideali, ben presto corrotti dalle difficoltà della convivenza. La fine della comune costringerà Briciola e il suo grande amore Helle, nati e cresciuti in un mondo popolato da sognatori, a misurarsi con il mondo reale, quello della New York degli anni ottanta.



E voi? in che fase siete? cosa leggete di bello?
Baci xxx

mercoledì 28 gennaio 2015

Recensione: Una levatrice a New York di Kate Manning (Ediz. Beat, 2014).


Una levatrice a New York è un romanzo parzialmente e liberamente ispirato alla vita, alquanto avventurosa, di Ann Trow Lohman, conosciuta anche come Madame Restell, levatrice e "medico delle donne" per quasi quarant'anni nella New York dell'800.

Kate Manning utilizza come espediente narrativo il ritrovamento casuale e la pubblicazione dei diari di "Madame" da parte di una trisnipote. Si tratta quindi di un racconto in prima persona, dove Ann rimane costantemente la vera ed unica protagonista: tutto è vissuto attraverso i suoi occhi.
La storia inizia nel 1960, quando Ann Muldoon, detta Axie, ha 12 anni e vaga assieme ai fratellini più piccoli, Dutch e Joe, per le strade di una New York sporca e povera. I tre sono orfani di padre e vivono, assieme alla mamma, di espedienti; cenciosi ed affamati come tanti altri bambini, figli di immigrati, che nella grande città hanno trovato solo miseria. 
Sulla loro strada incontrano il solerte Reverendo Brace dell'Associazione per l'Assistenza all'Infanzia (personaggio realmente esistito), la cui crociata consiste nel salvare i bambini dalla strada, strappandoli peraltro al proprio nucleo famigliare, spedendoli nelle grandi pianure dell'Ovest, dove i miserabili troveranno famiglie di coloni pronte ad accoglierli (ed utilizzarli magari come braccianti nei campi). 
Axie ci racconta un lungo viaggio attraverso l'America e l'infinita tristezza di vedersi portare via i fratellini, mentre lei, ribelle ed indomabile, non trova nessuno disposto ad adottarla e finisce per ritornare sola a New York. Qui prende servizio presso la casa di Mrs Evans, dove inizia un lungo apprendistato come levatrice (e non solo). A casa degli Evans si compie il destino di "Madame": Ann avrà infatti la possibilità di studiare di nascosto testi di medicina, conoscere i segreti più intimi delle donne ed imparare che
“... l’anima di una levatrice è vasta e gentile, e dispensa la benedizione più grande che il Signore conceda a noi povere creature. Tuttavia una levatrice deve anche sapere accettare la complessità, saper scegliere quello che io chiamo il male minore”.
L'ultima parte del romanzo racconta l'ascesa al successo ed agli onori delle cronache di Anne- Axie, ormai nota come Madame; arricchitasi con la vendita di pillole e dispositivi contraccettivi, famosa in tutte le classi sociali per la sua discrezione nell'aiutare le donne al momento del parto, ma anche nel porre fine a gravidanze per vari motivi indesiderate, la protagonista dovrà scontrarsi contro il perbenismo dell'epoca e giochi di potere a volte più grandi di lei.
Ho apprezzato molto le prime due parti del romanzo, quella dell'infanzia e della gioventù della protagonista, dalla vita di strada, al viaggio all'Ovest, fino all'apprendistato come levatrice. 
Le ho trovate ben scritte, ben ricostruite, storicamente interessanti  e pervase da un sapore dickensiano. 
Personalmente ho trovato più noiosa la terza parte, fin troppo accentrata sul personaggio di Madame (a volte così egocentrica da risultare antipatica), sulle sue ostentate ricchezze, sulle sue conoscenze altolocate e colte (un'altra descrizione di tendaggi, broccati, gioielli scintillanti...ed avrei mollato il libro!). 
La narrazione sotto forma di diario in parte "corretto" dal marito di Anne, con cancellature e censure, laddove la morale dell'epoca le imponeva (parolacce, descrizioni del sesso femminile o riferimenti alla pratica dell'aborto), pur funzionale a rendere il personaggio "reale" e ruspante malgrado i successi e l'ascesa nella scala sociale, a lungo andare risulta, a mio parere, un po' artificiosa.
Nel complesso il romanzo è interessante e piacevole, con qualche riserva!

Genere: storico, avventuroso, con rudimenti di ostetricia (un po' Dickens versione americana, un po' dottoressa Giò).
Pagine: 456

Voto                            e mezzo!
                                   

venerdì 23 gennaio 2015

Settimana Librosa 2. # 1

Vediamo se quest'anno riesco ad essere un po' più regolare con la rubrica della settimana in libreria (forse potrei direttamente trasformarla in Mese in libreria, dati gli arretrati!).
Intanto condivido con voi una foto che mi è piaciuta tanto! Mio fratello e sua moglie, che sono giornalisti, sono attualmente in India: zaini in spalla, stanno facendo un lungo viaggio nel sud del paese. Invidio il loro spirito di adattamento e la voglia di avventura (io..che sono pigra e viaggio solo con un buon libro in mano). Tra i tanti scatti che mi hanno spedito, questa settimana scelgo questo! Mucche sacre sulla spiaggia.
Torniamo ai libri!

Dopo Jojo Moyes ed il suo ultimo romanzo (recensione) , ho appena finito di leggere Una levatrice a New York di Kate Manning.

Una levatrice a New York - Kate ManningRomanzone liberamente (molto liberamente) tratto da una storia vera, racconta la vita di una donna irlandese nella New York dell'800: dall'infanzia poverissima, alla triste condizione di orfana separata dai fratellini, all'apprendistato come levatrice e quindi alla "fama" come donna che aiuta le donne, di ogni classe sociale, a partorire  e non solo (il controllo delle nascite e l'aborto, all'epoca chiaramente clandestino, sono argomenti centrali nella narrazione). Il libro mi è piaciuto..a metà! Presto la recensione.
Cosa leggerò? ci sono due titoli freschi freschi in ballo, uno è appena sfornato davvero, si tratta del romanzo di esordio di Valeria Ancione, La dittatura dell'inverno, appena pubblicato da Mondadori, una storia che mi incuriosisce anche per l'argomento trattato.

"Tu sei fatta per correre e ogni tanto fermarti a prendere fiato" dice a Nina suo marito Michele, che la conosce bene, la ama e con lei ha avuto cinque bellissimi figli e aperto una piccola catena di librerie. Nina è così, una donna che corre, come e più di tutte, tra la famiglia multicolore cui ha dato vita e la famiglia allargata dei clienti, che nella Tana di Michele, la libreria più speciale, possono anche gustare le sue crostate squisite e il suo tè profumato. Ma Nina ha freddo, perché è sopraggiunto l'inverno, con gli abiti pesanti, gli impegni a ogni ora, la negazione della luce, che induce al nascondimento, al proibito... L'inverno è una dittatura che la attanaglia, le accende il desiderio del sole sulla pelle, di una libertà dai molti ruoli che tutti si aspettano che lei interpreti senza sbavature. È così che Nina va in piscina a nuotare, solo l'acqua intorno come in uno scampolo d'estate. E lì conosce Eva: nemmeno trent'anni, un corpo vibrante, occhi affamati di felicità. Eva è coraggiosa e originale, è dolce e capisce tutto al volo. È una donna, non c'è nulla di male a diventarne amica, a vedersi nei ritagli di tempo... Fino a che un sentimento immenso, imprevisto e imprevedibile, sorge tra loro con la forza di un'onda che non si può arginare. E mentre l'inverno porta con sé molti altri turbamenti, tanti incontri che la fanno sentire viva e insieme mettono in discussione ogni equilibrio, Nina cerca di guardarsi dentro, di capire che cosa vuole davvero...

L'altro è pure recente, mi è stato regalato ed è l'ultimo romanzo di Lars Kepler, dal titolo Nella mente dell'ipnotista, edito da Longanesi e sequel del famoso romanzo capostipite della serie con l'ispettore Joona Linna.

Si chiama Erik Maria Bark ed è l'ipnotista più famoso di Svezia. È a lui che si rivolge la polizia quando un testimone è sotto shock e non parla. Adesso c'è un paziente che ha bisogno di lui: Björn è l'unico a sapere cos'è successo veramente in casa sua, cosa è accaduto a sua moglie, Susanna, e quali siano le tracce che lui stesso ha inavvertitamente cancellato. Sa tutto, ma non riesce a ricordare. E Björn deve ricordare, in fretta. Perché Susanna è solo l'ultima vittima di un killer che sta terrorizzando Stoccolma e che presto colpirà di nuovo. Il killer osserva, assedia. Filma tutto e invia il video alla polizia, come per sfidare le forze dell'ordine. Poi entra in casa, insegue le vittime stanza dopo stanza, e uccide. Perché è la morte in persona, e ha la certezza di essere inafferrabile. Erik Maria Bark è l'unica persona in grado di scovare, nella mente di Björn, degli indizi che permettano di fermare la strage. Quello che Erik non sa è che durante l'ipnosi emergeranno dei dettagli che lo riguardano. Dettagli del suo passato. Dettagli incriminanti. Quello che Erik non sa è che l'unica persona che si fidava di lui, l'unico poliziotto capace di raccogliere la sfida del killer, non può più aiutarlo. Il poliziotto si chiama Joona Linna ed è scomparso nel nulla da un anno. È stato dichiarato morto dalle autorità. E l'ipnotista deve affrontare da solo l'orrore che si annida nella sua stessa mente.

E voi? cosa leggete? conoscete questi libri? li leggerete?

domenica 18 gennaio 2015

Recensione: Una più uno di Jojo Moyes (Ediz. Mondadori, 2015).


Dopo essermi immersa nella vita "nuda e cruda" della saga di Elena Ferrante (qui), bella come poche, ma sicuramente da "digerire" e da lasciar decantare per un po', avevo bisogno di una lettura più leggera e rilassante, ringrazio dunque la casa editrice Mondadori per avermi dato la possibilità di passare qualche ora in compagnia dell'ultimo romanzo di Jojo Moyes, Una più uno.
La Moyes fa parte di quelle autrici che hanno il potere di rendere godibili anche trame apparentemente piuttosto scontate o argomenti non propriamente nelle mie corde (come dimenticare le lacrime che ho versato su Io prima di te, il suo romanzo più famoso, romanzo che mi ero ripromessa di NON leggere, visto che mal sopporto le storie d'amore e malattia).
In questo nuovo romanzo, dalla cover davvero deliziosa, si parla di famiglie, famiglie non convenzionali ed incasinate e naturalmente si parla d'amore.
Incontriamo Jess, Tanzie, Nicky e Norman; Jess, madre single parecchio sfigata (e decisamente sciroccata), è un'inguaribile ottimista, ma è anche molto testarda ed un tantino permalosa; lavora come una pazza per riuscire a mantenere i due figli, ma spesso si sente inadeguata, ha un ex marito depresso e lazzarone (pure parecchio stronzo, se permettete il francesismo).
Tanzie e Nicky sono i suoi figli, Nicky in realtà è figlio di primo letto dell' ex marito, ragazzini adorabili ma un po' strambi: Tanzie è una bambina geniale che preferisce l'algebra alle barbie, Nicky è un adolescente introverso e dark che indossa pantaloni troppo stretti e si trucca il viso. La loro diversità li rende oggetto di quotidiana derisione e di bullismo da parte dei coetanei (zoticoni). Norman, è il loro cane, enorme, fedele...e non propriamente profumato.
E poi c'è Ed che è belloccio, ricco sfondato ed inizialmente non proprio simpatico (ma tutto da scoprire). 
Questi i presupposti del romanzo che, ad essere sinceri, non mi avevano esattamente fatto gridare al miracolo: diciamolo, non pareva esattamente una storia originale e temevo tonnellate di zucchero.
Mi sono ricreduta in fretta: dopo un inizio in sordina, il romanzo trova infatti il modo di incollarti alle pagine, trasformandosi in un diario di viaggio piacevole, ben scritto, a tratti esilarante.
Jess, Tanzie, Nicky, Ed e Norman, quattro individui così diversi e complicati più un quattro zampe flatulente, per una serie di circostanze che non vi racconterò (leggete il libro!), si trovano a viaggiare insieme per giorni, dalla costa meridionale inglese fino alla Scozia. Costretti e stretti in macchina affronteranno piccole e grandi crisi (intossicazioni alimentari, incidenti, risse, olimpiadi di matematica, occhiali rotti, lacrime colorate di mascara e molto altro), si innamoreranno, litigheranno ed impareranno a fare pace ed a condividere gioie e dolori. 
Questa è la storia del viaggio che li unirà e li trasformerà in una famiglia, buffa, anomala, forse mal assortita, ma pur sempre famiglia. Perché l'amore ci rende forti e la somma di una più uno, come dice la quarta di copertina, fa "più di due". 
Un romanzo leggero ma non banale, una coccola in una giornata di pioggia, una storia che trova per strada (in senso letterale!) una sua originalità.

Genere: sentimentale on the road
Pagine: 366
Voto 



giovedì 15 gennaio 2015

Le cover dell'anno.

Scegliete mai un libro attirati dalla copertina? a me succede, meno che in passato (dopo un sacco di cantonate ho imparato) ma ancora mi lascio attirare da certi colori o da una certa grafica.
Ecco alcune delle cover che più ho amato nel 2014 (non necessariamente si tratta di libri usciti l'anno scorso!).

Al primo posto i ragazzi sul pontile davanti al lago di Quando tutto era possibile di Meg Wolitzer (Garzanti, 2014). Rende perfettamente l'idea di libertà, gioventù ed amicizia di cui parla il romanzo che è anche il mio preferito dell'anno. Insomma la Wolitzer si aggiudica tutto!

Al secondo posto La fortuna dei Wise di Stuart Nadler (Bollati Boringhieri, 2014). Casa bianca di legno, stile New England, già mi immagino dune, mare, salsedine, gabbiani; il romanzo purtroppo non mi è piaciuto, troppo lento e con personaggi che non mi hanno preso per niente (salsedine, mare, gabbiani e compagnia bella non sono bastati).

Terzo Posto per L'atelier dei miracoli di Valerie Tong Cuong (Salani, 2014). C'è qualcosa di rilassante e delicato nella semplicità di questa copertina. Anche il romanzo mi è piaciuto.

Quarto posto Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio (Rizzoli, 2013). Si commenta da solo, ho una fissa per i ragazzi che si tuffano! 

Quinto posto per il Rifugio dei cuori solitari di Lucy Dillon (Garzanti, 2011). Gli animali mi piacciono tutti ma questo cane è di una simpatia unica, copertina azzeccatissima per un romanzo leggero leggero (ma godibile). 
Chiudo, per oggi, con 6.41 di Jean Philippe Blondel (Einaudi, 2014). Elegante, come il romanzo!

E voi? scegliete mai i libri dalla copertina? queste vi piacciono? fatemi sapere!









sabato 10 gennaio 2015

Recensione: Quadrilogia de L'amica geniale di Elena Ferrante (Ediz. e/o 2011-2014).

Ho scoperto Elena Ferrante poco più di un mese fa; tardi, decisamente tardi. Mea culpa. Il primo romanzo della quadrilogia, "L'amica geniale", che dà il nome a tutta la saga, se ne stava sul mio comodino da quasi un anno. Iniziato e lasciato più volte dopo poche pagine, troppo cupo, troppi personaggi; ogni volta promettevo a me stessa che ci avrei riprovato, che avrei trovato il momento giusto.
Ecco, lo scorso Dicembre il momento giusto è arrivato ed è stato amore, quasi incondizionato; un amore con tanto di dipendenza, in poco più di un mese ho divorato, senza soluzione di continuo, i quattro romanzi della saga, circa 1.500 pagine che raccontano la storia di Lila e Lenuccia (o Lenù), amiche nemiche, indissolubilmente legate dagli anni '50 fino ai giorni nostri.
Questi romanzi, opera di un'autrice, Elena Ferrante, sulla cui reale identità esistono solo congetture (è donna, è uomo, è un'autrice famosa e già nota, chi lo sa!), sono così densi di avvenimenti concatenati, così potenti nella loro capacità di risucchiare al lettore attenzione ed energia che è difficile recensirli senza rovinare il gusto di scoprirli piano piano, senza pregiudizi ed aspettative.
Proviamoci.
"L'amica geniale" (2011) racconta, attraverso i ricordi di Elena (Lenù), voce narrante dell'intera storia, l'infanzia di due bambine in un quartiere popolare di Napoli: Lila e Lenù sono compagne di scuola, sono amiche, ma sono anche in perenne competizione fra di loro. 
Tutto parte da qui, dal loro rapporto di bambine così diverse l'una dall'altra. Lila è prepotente, dominante, naturalmente affascinante, non è bella, ma è impossibile non notarla; la sua intelligenza è viva, libera, non addomesticabile, un dono di natura spesso al servizio di marachelle e misfatti. Lenù è docile, delicata, bella, la sua intelligenza si nutre di studio e necessita di regole, regole che infrange solo in poche occasioni per emulare l'amica.
Alleate ma rivali, le bimbe crescono all'interno degli stretti confini del rione, specchiandosi l'una nell'altra ed invidiandosi vicendevolmente: Lenù perdutamente attratta dalle doti naturali di Lila, Lila dalla capacità dell'amica di applicarsi nello studio ed ottenere grandi risultati. La tenacia e l'affidabilità di Lenù le consentono di continuare a studiare e di raggiungere traguardi inaspettati, lasciandosi alle spalle i confini del quartiere, mentre Lila, costretta a lasciare la scuola, si "lega" in modo sempre più saldo al rione divenendone una leader.
"Storia del nuovo cognome" (2012), il secondo capitolo, racconta l'adolescenza e la giovinezza delle due protagoniste, ci sono i primi amori, un matrimonio, un'estate indimenticabile al mare, mentre il divario tra la vita di Lina e quella di Lenù diventa sempre più grande ed il loro rapporto più complicato. Ecco come l'autrice descrive in poche, acute, parole l'essenza di questo rapporto:
«Diciamo così: i moltissimi fatti della vita di Lila e Elena mostreranno come l’una tragga forza dall’altra. Ma attenzione: non solo nel senso di aiutarsi, ma anche nel senso di saccheggiarsi, rubarsi sentimento e intelligenza, levarsi reciprocamente energia».
Questi primi due capitoli della quadrilogia sono davvero piccoli gioielli. C'è un continuo oscillare tra ordine e caos, tra luce ed ombra, che i due personaggi impersonano in maniera "palpabile"; la Ferrante (chiunque si nasconda dietro questo nome) non perde un colpo, narrativamente parlando ed al lettore rimane solo la voglia di sapere cosa succederà alle due ragazzine che si affacciano ormai al mondo adulto.
"Storia di chi fugge e di chi resta" (2013) e "Storia della bambina perduta" (2014), terzo e quarto capitolo della saga, segnano un cambio di ritmo e di tono. Nel racconto della maturità di Lila e Lenù irrompe la Storia (politica, sociale, intellettuale) dell'Italia degli anni '70 ed '80. Le due amiche si perdono apparentemente di vista, per incontrarsi nuovamente anni dopo, le vite plasmate dalla contestazione studentesca, dalle lotte in fabbrica, dagli scontri politici, dal movimento femminista; donne, compagne, madri, diverse eppure similmente imperfette e "perdute". 
Non entro nel dettaglio della trama, davvero intricata, di questi due ultimi romanzi, se non per dire che li ho trovati un po' meno scorrevoli ed arguti dei precedenti; sono libri pervasi da un'atmosfera buia, a volte soffocante, spesso dolente, che è peraltro del tutto funzionale alla storia narrata. 
La storia di un'amicizia speciale, coinvolgente e per molti versi anche malata che lascia ai lettori, alla fine, un grande vuoto ed alcune riflessioni: chi è davvero l'amica geniale? dov'è il confine tra genio e follia, tra amore ed odio, tra invidia e generosità? 
Leggete questa lunga storia, non ve ne pentirete: farete il tifo per i suoi tanti personaggi, vi arrabbierete, vi commuoverete....camminando al fianco di Lila e Lenù.