mercoledì 29 aprile 2015

I Libri del cuore: 84, Charing Cross Road di Helene Hanff.


Oggi vi racconto di questo romanzo breve che trovo davvero un piccolo gioiello! non è un libro recente, ma è facilmente reperibile, ne sono uscite varie edizioni, l'ultima, del 2003 (Editore Archinto, Le Vele), è disponibile anche nei principali store on line. Non si contano le edizioni inglesi, acquistabili a prezzi stracciati (il libro è breve, la lettura è agevole anche in lingua originale).
Sto parlando di 84, Charing Cross Road di Helene Hanff, romanzo epistolare pubblicato per la prima volta nel 1970, che mi sento di consigliarvi caldamente.
Perchè oggi vi propongo questo libricino? perchè qualche giorno fa Monica del blog Books Land, in occasione di un giveway,  ha chiesto ai lettori di raccontare la più bella storia d'amore mai letta, ed io, che sono abbastanza allergica ai romanzoni d'amore, specie a quelli ricoperti di melassa, ho subito pensato a questo breve testo, elegante, delicato, ricco di sentimento.
84, Charing Cross Road racconta la corrispondenza di Helene, scrittrice americana, con Frank Doel, direttore di una libreria antiquaria a Londra, in Charing Cross Road, appunto.
E' un romanzo di grande tenerezza, che descrive un sentimento di amicizia nato dal comune amore per i libri, amore in grado di unire le persone che lo condividono in un legame capace di superare i confini dello spazio e del tempo. Helene e Frank, così diversi, lui ordinato, moderato, tipicamente inglese, lei newyorkese esuberante, espansiva, arguta, si scrivono per anni, scambiano opinioni sui libri, sulle proprie famiglie, sulla vita in generale. 

Frank spedisce a Helene i libri antichi introvabili a New York, Helene ricambia con lettere piene della sua inesauribile verve e con pacchi di viveri per gli “amici inglesi” che vivono il razionamento del dopoguerra. Lontani, ma vicini, alimentano un rapportano di stima, solidarietà, lealtà, condivisione; il loro carteggio, che dura 20 anni, assume i contorni di una strana, delicata, impossibile storia d'amore. Non riusciranno ad incontrarsi, ma le loro pagine sono davvero un inno all'amore: per i libri, per la vita..e non solo.


“...(il libro) continua ad aprirsi nei punti più deliziosi, il fantasma del precedente proprietario mi fa notare cose che non avevo mai letto prima…. conserverò il mio fino al giorno della mia morte e morirò felice per la consapevolezza che lo starò lasciando a qualcuno che potrà amarlo. Lo riempirò tutto di leggeri segni a matita per indicare i passaggi migliori a qualche amatore di libri non ancora nato.”

Dal libro è stato tratto lo splendido, omonimo film, con Anthony Hopkins e Anne Bancroft (1987). 
Non ho trovato il trailer italiano, ma vi lascio un breve video in inglese, non è necessario comprendere le singole parole per farsi un'idea della mostruosa bravura dei due attori protagonisti!



Segnalazioni: Seb Kirby.

Buongiorno! questa settimana ho un'unica segnalazione da proporvi. Si tratta di un romanzo già molto noto nei paesi anglosassoni.

Dall'autore internazionale di Best Sellers, Seb Kirby, LA VERITÀ CELATA è una
storia affascinante di crimine, corruzione e complotti. È un libro imperdibile per tutti i fans di Dan Brown, Harlan Coben, Daniel Silva e per tutti coloro che amano i thriller stimolanti ed emozionanti.
"Un viaggio artistico nel crimine - emozionante e originale"

Julia Blake è una restauratrice che si occupa di arte classica. La sua specialità è quella di indagare sotto la superficie dei dipinti per scoprire cosa nascondono. Lei è sicura che un buon numero di preziosi dipinti mancanti, ritenuti 'perduti o distrutti', siano in realtà stati sovradipinti con un altro lavoro, come metodo per nasconderli. A tale proposito, Julia ha rintracciato a Firenze una collezione di dipinti che sembra molto interessante ed è andata in questa città per cercare di scoprire un capolavoro nascosto e affermarsi nel mondo dell'arte.
La verità celata inizia quando James Blake, il marito di Julia, rientra nella loro casa a Londra e scopre che lei è stata uccisa. Che cosa l'aveva riportata a Londra senza preavviso? Perché qualcuno ha commesso questo sconvolgente crimine? Blake è deciso a trovare i suoi assassini ma ha poco a cui aggrapparsi. Solo l'ultimo messaggio che Julia gli ha inviato dal suo telefono cellulare, 'Aiutami', con un allegato che mostra il dipinto di Michelangelo 'Leda e il cigno'.
Come primo sospettato del delitto, James fugge dall'Inghilterra e si trova a percorrere una strada lastricata di inganni e pericoli attraverso i paesaggi mozzafiato di Venezia e Firenze in un mondo sommerso fatto di crimine, cospirazione e corruzione. Un percorso che lo porterà a scoprire l'assassino e la shockante verità celata dietro il mistero.

In qualità di docente presso l'Università di Liverpool, Seb Kirby è stato una figura di spicco nel campo della ricerca, con l’utilizzo innovativo del laser nel restauro dei dipinti e delle opere d'arte. Questo lo ha condotto in Italia e ha ispirato l'amore per il nostro paese e per il suo patrimonio artistico.
Nel 2012, ha lasciato l'insegnamento e la ricerca per perseguire la sua ambizione di tutta la vita: diventare un autore di romanzi thriller. Tramite self publishing, in poco tempo la sua Serie thriller di James Blake è diventata un bestseller internazionale. Il primo libro della serie, Take No More, ha venduto oltre 100.000 copie ed è apparso regolarmente nella classifica Top 100 di Amazon Kindle.

Il romanzo, tradotto da Monica R. Pelà, è acquistabile in versione cartacea e digitale su amazon online.

sabato 25 aprile 2015

Recensione: Il regno degli amici di Raul Montanari (Ediz.Einaudi, 2015).

Il Regno degli amici raccoglie nella sua trama tutti gli elementi del romanzo di formazione: un gruppo eterogeneo di adolescenti, un'estate a Milano, in periferia, negli anni '80, una casa abbandonata sui navigli, l'amicizia, la violenza, il coraggio e la paura, le prime pulsioni sessuali e una ragazzina, stramba ma incantevole, che cambierà, involontariamente, la vita dei protagonisti.

E' l'agosto del 1982, l'Italia ha appena vinto i mondiali di calcio, Milano è deserta, afosa, grigia. Nicodemo, Demo, voce narrante, è rimasto in città a studiare per gli esami di riparazione, trascorre le sue giornate tra studio (poco) e scorribande con gli amici di sempre: Fabiano il bello, che già lavora come meccanico ed è lo "scafato" del gruppo, Elia detto il Profeta, ragazzone stralunato e sulle nuvole e Ric Velardi, un tipo intelligente e maturo, da poco unito al gruppetto.

I personaggi sono ben descritti e la prima parte del romanzo è interamente dedicata a loro, al loro cameratismo tutto maschile, alla scoperta e successiva "occupazione" di una vecchia casa diroccata sui navigli, che diventerà il Regno degli amici: qualche candela (rubata in chiesa), bibite, giornaletti porno, un po' di fumo e tanta musica anni '80 ascoltata su un radioregistratore Aiwa nuovo di zecca (il radioregistratore! io me lo portavo in auto, il mio, e ci ascoltavo Vasco Rossi andando in università. Altri tempi, ok, sto divagando). 
Il Regno è simbolo delle amicizie dell'adolescenza, totali, appassionate, incondizionate come quell'età fuggevole in cui tutto sembra possibile e immortale.
E poi? e poi arriva Valli, esile, grandi occhi verdi da cerbiatta, Valli pesca nel fiume e dorme su un albero; involontariamente ed ingenuamente irresistibile, la ragazzina rompe gli equilibri del gruppo, mentre l'amicizia scricchiola davanti al sentimento improvviso e destabilizzante del primo amore.
Ma Valli non è l'unica a varcare il confine del Regno, presto arrivano anche la violenza e la cattiveria e il romanzo si tinge di noir, la trama subisce una brusca accelerazione, in un rincorrersi drammatico di avvenimenti, tanto che non si può fare a meno di finire d'un fiato questo racconto che cattura davvero l'attenzione. 
Il destino si compie, l'età dell'innocenza è perduta per sempre; rimane un sapore dolce amaro e la sensazione di aver aperto, per un attimo, il cassetto della memoria e averne tirato fuori un ricordo di quella stagione inquieta e irripetibile che è stata la nostra adolescenza.
Un romanzo scorrevole, un racconto a tinte forti che non ha l'ambizione di approfondire i tanti temi scottanti che tocca, ma che intrattiene ed è adatto a tutti.
"Non ho mai smesso di pensare a lui, in questi anni in cui ho cercato inutilmente un amico. Forse uno dovrebbe rassegnarsi al fatto che la stagione dell’amicizia finisce nell’adolescenza. E questo mito che ti rimane appiccicato addosso, che sia possibile affrontare il mondo insieme e volersi bene e proteggersi e non tradirsi mai, e scoprire sul cammino tortuoso della vita le cose belle e quelle spaventose sapendo che l’altro è lí, che c’è sempre, che tu per lui arrivi prima di chiunque, perfino prima della sua ragazza – questo sogno invecchiato svanisce proprio quando ti accorgi che la donna è piú importante".

Genere: Stand by me sui navigli.
Pagine: 314.
Voto:
  

mercoledì 22 aprile 2015

La mia settimana librosa 2.# 11.

Ciao Lettori! come state? io sono di corsa, è una settimana impegnativa, speriamo di uscirne...con tutti i neuroni al loro posto!
Vediamo cosa succede in Libreria.
Ho letto La donna dal taccuino rosso di Antoine Laurain, molto carino, lo consiglio: una lettura piacevole, trovate la recensione qui.
Ho finito anche Il grande Gorsky di Vesna Glodsworthy, un rivisitazione intelligente del Grande Gatsby, la mia recensione qui.
Sto leggendo, con grande gioia e aspettativa, il terzo ed ultimo romanzo della trilogia di Lewis di Peter May, L'uomo degli scacchi (Einaudi, 2015). Attendevo Fin McLeod e le sue Ebridi da tempo, ne ho letto pochissimo e ancora non so dirvi se è all'altezza dei precedenti (consigliatissimi), di cui vi avevo parlato in questo post.
Dopo aver abbandonato la polizia e aver deciso di stabilirsi definitivamente sulla più settentrionale delle isole Ebridi, Fin Macleod tiene lontano i cacciatori di frodo dalle terre di un facoltoso locale. Ed è proprio nel corso di un giro di ricognizione in quegli aspri territori che, in compagnia dell'amico Whistler, si imbatte nella più incredibile delle visioni. Un piccolo velivolo, all'apparenza intatto, col rosso e il bianco della fusoliera ancora ben visibili, è apparso su un cumulo di sassi, nell'alveo di un lago che si è appena ritirato. A bordo, il corpo di Roddy Mackenzie, una vecchia conoscenza di Fin e Whistler. E ben presto Fin si rende conto che della vicenda Whistler sa molto più di quanto non voglia ammettere.

Per quello che riguarda le entrate della settimana, prossime letture, vi segnalo Una casa di acqua e cenere di Kalyan Ray (Ediz. Nord, 2015), consigliato da mia cugina.


Questo romanzo inizia con un delitto compiuto oggi, negli Stati Uniti. Crudele e misterioso come tutti i delitti. Anzi forse ancora di più. Chi poteva desiderare la morte dei Mitra, anziani e pacifici coniugi di origine indiana? E come mai l'assassino ha deciso di pugnalarli nel sonno, mentre dormivano abbracciati? A questo punto, ci aspetteremmo di leggere d'indagini, di prove, d'indiziati. Invece no. Voltando pagina, ci ritroviamo catapultati indietro nel tempo, nel 1843, e lontano, in Irlanda. Perché la morte dei coniugi Mitra ha le sue origini lì, in quel Paese devastato dalla carestia, da cui fuggono due amici: il primo, Pàdraig, per uno scherzo del destino si ritrova su una nave diretta in India. L'altro, Brendan, s'imbarca verso l'America, convinto che il sogno di una vita migliore possa diventare realtà. La storia di entrambi - e quella dei loro figli, e poi dei loro nipoti... - sarà ricca di tutte le sfumature dell'avventura umana: incontri, passioni, tragedie, avventure, amori e tradimenti tracceranno un arabesco colorato e imprevedibile, che si dipanerà lungo il filo della Storia e del mondo intero. Ma sarà soltanto ai nostri giorni che i due fili si salderanno in un nodo di sangue... Perché noi tutti siamo come case, piene di ricordi e di emozioni. Perché noi tutti siamo come case d'acqua, in perenne movimento, talvolta limpide, talvolta oscure. 

Il mio ultimo acquisto al mercatino dell'usato è Wild di Cheryl Strayed (Piemme 2012, ma ne è appena uscita una seconda edizione), dal quale è tratto l'omonimo film con Reese Whiterspoon.

Dopo la morte prematura della madre, il traumatico naufragio del suo matrimonio, una giovinezza disordinata e difficile, Cheryl a soli ventisei anni si ritrova con la vita sconvolta. Alla ricerca di sé oltre che di un senso, decide di attraversare a piedi l'America selvaggia per oltre quattromila chilometri, tra montagne, foreste, animali, rocce impervie, torrenti impetuosi, caldo torrido e freddo estremo. Una scrittura intensa come la vicenda che racconta, da cui emergono con forza tutto il fascino degli spazi incontaminati e la fragilità della condizione umana di fronte a una natura grandiosa e potente. Una storia di avventura e formazione, di paura e coraggio, di fuga e rinascita.  


Per oggi è tutto! voi cosa leggete? 

martedì 21 aprile 2015

Recensione: Il grande Gorsky di Vesna Goldsworthy (Ediz. Mondadori, 2015).


Se avete in programma di leggere questo romanzo di Vesna Goldsworthy, autrice serba naturalizzata inglese, vi consiglio di dare un'occhiata alle note finali, fatelo prima di immergervi nel libro, perché in quelle poche pagine c'è il cuore del romanzo. 
La Goldsworthy racconta quanto sia debitrice a F. Scott Fitzgerald e al suo Grande Gatsby, in effetti al lettore appare chiaro, fin dai primi capitoli, che ad accomunare i due romanzi non è solo l'assonanza del titolo: Il grande Grosky è, di fatto, un rifacimento del classico della letteratura americana, rivisto in chiave modena e con grande attenzione alla cultura russa ed est europea in generale. Sono infatti molti e disseminati lungo tutto il racconto, a volte nemmeno così riconoscibili, i riferimenti a scrittori e poeti russi, le cui opere sono state per l'autrice "una casa lontano da casa". C'è una citazione di Checov verso la fine del romanzo, che personalmente non avevo riconosciuto, e che ho compreso solo leggendo le note finali. 
Questo dimostra non solo la mia ignoranza in fatto di letteratura russa, ma fa anche riflettere sul tipo di opera che stiamo per leggere: Il grande Grosky è un romanzo colto, intelligente, non tanto per la trama in sé (forse fin troppo simile all'originale) ma per il modo in cui una storia americana, un classico dei classici, è stata rivista e rielaborata attraverso il filtro di una cultura completamente diversa da quella stelle e strisce.
Nichols Kimovic (Nick), profugo serbo amante della buona lettura, vive da anni a Londra e lavora in una vecchia libreria nel centro della città; la sua vita è dimessa, è un uomo colto, ma lo si può definire un solitario, uno straniero che fatica a mettere nuove radici. Roman Gorsky è un oligarca russo, figlio del comunismo sovietico ormai finito, ha accumulato miliardi con traffici illeciti e anche lui è fondamentalmente senza radici, con la differenza che la sua immensa ricchezza lo rende invidiato, temuto, venerato. 
Gorsky chiede a Nick di aiutarlo a costruire la più grande libreria mai vista in Europa, in quella che sarà la sua nuova, incredibile, proprietà nel cuore del quartiere di Chelsea. Una libreria speciale, con particolare attenzione all'arte russa, perché il vero fine di questo folle progetto è riconquistare l'amore di Natalia, la bellissima donna russa che ama da sempre, ma che gli ha peferito un uomo inglese, Tom Sommerscale, con il quale vive, assieme alla figlioletta Daisy, in una splendida dimora...proprio dirimpetto alla proprietà dove sorgerà la reggia di Gorsky.
Il parallelismo tra questi personaggi e quelli creati dalla penna di Fitzgerald è piuttosto lampante per chi ha letto Il grande Gatsby (o ha visto una delle sue trasposizioni cinematografiche): Nick Kimovic, l'osservatore esterno, è l'equivalente di Nick Carraway, Gorsky è un Gatsby moderno, Tom e Natalia Sommerscale sono Tom e Daisy Buchanan (il nome Daisy ricorre peraltro anche qui, essendo Daisy la figlia di Natalia). Leggendo tra le righe si potranno riconoscere anche altri personaggi.
Quello che rende Il grande Gorsky un romanzo godibile indipendentemente dal predecessore è lo spaccato che offre sulla "nuova ricchezza" in europa: è la super ricchezza sfacciata che proviene da paesi storicamente poveri fino a qualche decennio fa, come la Russia. I russi sono i nuovi ricchi che dettano le mode, che piacciono ai tabloid di gossip, che comprano intere squadre di calcio e ville da sogno. Non hanno bisogno di camuffarsi, di cercare l'accettazione del resto della società, la loro è una ricchezza esibita, pacchiana, sprecona; attira i comuni mortali, come Nick, con aerei personali, isole private, feste da mille e una notte, ma non è supportata, nella maggior parte dei casi, da una base culturale, da ideali, da limiti o regole morali.
Il grande Grosky parla di denaro, ma racconta soprattutto la solitudine dei suoi protagonisti. A parte Nick e la piccola Daisy, salvata dall'ingenuità della giovane età, i personaggi sono lontani, evanescenti, tristemente in balia del proprio passato, del dio denaro, dei tradimenti.
Neppure Gorsky, che accumula soldi e fortuna con l'unico scopo di riconquistare Natalia, come un perfetto eroe romantico, è immune all'isolamento e all'infelicità: " troppo intelligente per essere così ricco, e troppo ricco per essere felice", come ben lo descrive lo Nick. Le sue origini ebraiche e la potenza del suo impero sono solo una gabbia dorata: Roman Gorsky, costretto a circondarsi da guardie del corpo, è, alla resa dei conti, un uomo solo che ha perso la sua libertà.
E poi c'è Londra "rifugio degli espatriati del mondo", la vecchia Chelsea, inglese fino al midollo, riservata e dignitosa, contrapposta a quella "nuova" in costante espansione.

"il luogo ideale per chi aveva i miliardi e per chi non aveva niente. La gente come Gorsky l'ha resa temporaneamente una grande città russa, una seconda San Pietroburgo, una nuova Mosca. I suoi figli, che vengono educati in costose scuole private britanniche, non conosceranno mai questo stesso impulso. Con il tempo anche loro diventeranno come gli inglesi. I nuovi conquistatori verranno dall'India e dalla Cina, spinti dal bisogno di spendere ed acquistare, esattamente come hanno fatto i russi, per un po' la città si concederà loro come un'amante, poi si butterà sull'ondata successiva".
Nella storia del libraio Nick Kimovic e del giorno in cui incontrò Roman Grosky troverete un racconto di amore, ricchezza e tradimenti, ma soprattutto un impietoso specchio dei tempi.


Ringrazio la Casa Editrice Mondadori che mi ha dato l'opportunità di leggere questo romanzo e vi segnalo che oggi è il twitter day dedicato a Gorsky, potete commentare o dire la vostra sul libro usando questo ashtag: #unamoredilibreria.


sabato 18 aprile 2015

Segnalazione/Anteprima: Sono io Taylor Jordan! di Tania Paxia + quattro chiacchiere con l'autrice!

Tania Paxia è una giovane autrice ed è l'amministratrice del blog Nicholas ed Evelyn e il Diamante guardiano; al suo attivo conta già alcuni romanzi, con predilezione per il genere fantasy. La sua nuova "creatura", in uscita il 5 maggio prossimo, si intitola Sono io Taylor Jordan! ed è una "commedia rosa". 
Prima di presentarvela vi lascio una breve intervista in cui Tania ci racconta di questo suo esordio nel mondo della narrativa rosa.

D. Il tuo nuovo romanzo è una commedia romantica, come è nata l'idea di questo libro?
R. L'idea è nata da una chiacchierata tra amiche. Stavamo parlando dei romanzi rosa in generale e mi sono sentita domandare "Perché non ne scrivi uno anche tu? Potrebbe venire fuori qualcosa di carino!" Non ci ho riflettuto molto, perché la storia ce l'avevo già in mente, ma senza la parte romantica. Così l'ho aggiunta e, devo dire che mi sono anche divertita tanto a scriverla!
D. Come è stato cimentarsi con un genere nuovo, uscendo dal terreno "fantasy" che fino ad ora ti ha contraddistinto come autrice?
R.  All'inizio mi sono trovata un po' in difficoltà, perché se prima ero abituata a descrivere ambienti stellari, infernali e magici, con questo libro mi sono trovata alle prese con la realtà, seppur inventata. Ho cercato di rendere tutto il più realistico possibile.
D. Tre aggettivi per descrivere questo nuovo romanzo.
R.  Il romanzo in tre aggettivi? Spero di essere riuscita a scrivere qualcosa di  "Divertente", "Ironico" e "Curioso". 
D. C'è qualcosa (o più di qualcosa) di te nei personaggi di Sono io Taylor Jordan?
R. Senza dubbio la protagonista. E' una cover designer e a me piace molto disegnare le cover dei libri! Poi ci accomuna anche la passione per la scrittura e qualcosa che non posso rivelare per evitare di fare spoilers! E' una sorpresa (spero gradita)!
D. Come mai hai deciso di ambientarlo...a New york?
R. Perché una delle Case Editrici che preferisco ha sede a New York (Manhattan). Non avrà molto senso, detto così, me ne rendo conto, ma chiunque leggerà il libro, capirà il motivo! 
D. Su cosa stai lavorando ora?
R. In questo momento sto ultimando gli ultimi dettagli del secondo libro della serie "Nicholas ed Evelyn" e sto scrivendo alcuni appunti per il continuo di "Evanescent The Rescuer of Souls".

Ringrazio tanto Tania per essersi prestata al mio terzo grado! Ecco la presentazione del libro.

Tania Paxia, Sono io Taylor Jordan! le fantastiche disavventure di Meggie Clarke. (selfpublishing, 2015. Disponibile su Amazon dal 5 maggio link).

C'era una volta...
Una ragazza piena di paure, che viveva a New York.
Tranquilli, non è un libro fantasy! Questa è la mia storia: mi chiamo Meggie Clarke e sono una cover designer con la passione per la scrittura. Vivo in un appartamento condiviso, insieme a due coinquilini, la Bestia e la Bella.
Ray Parker, invece, è il mio Capo, o il Principe, come lo chiamiamo in ufficio. E poi c'è...Taylor Jordan.
Ma chi è Taylor Jordan?
1° indizio: Barnes&Noble, Unione Square. Sezione fantasy.
2° indizio: Taylor potrebbe essere una ragazza!
Per gli altri indizi, dovrete aspettare di leggere il libro!
Perché, magari, sono io Taylor Jordan...oppure no.


In bocca al lupo Tania!


venerdì 17 aprile 2015

Recensione: La donna dal taccuino rosso di Antoine Laurain (Ediz. Einaudi, 2015).


La ricevuta di una tintoria, "una molletta per capelli, una boccetta di profumo Habanita, qualche vecchia fotografia, una bottiglia di Evian da mezzo litro, un fermaglio con un fiore di stoffa azzurro, una penna a sfera Montblanc nera, un paio di dadi rossi, tre sassolini sicuramente raccolti in luoghi significativi, un romanzo di Patrick Modiano con dedica, un portachiavi dorato con incisi alcuni geroglifici, un accendino, una ricetta delle animelle di vitello strappata da una rivista femminile, un burrocacao, una bustina di Efferalgan, un taccuino rosso con annotata una lunga lista di "Ho paura..." e una di "Mi piace..." 

Quando Laurent, libraio parigino, trova una borsa da donna color malva abbandonata su un bidone dell'immondizia ha solo questi oggetti, labili indizi, per rintracciare la padrona della tracolla, evidentemente vittima di uno scippo.
Inizia da questa borsa e dagli oggetti comuni in essa contenuti, il viaggio di Laurent nella vita, a suo modo straordinaria, di Laure, la donna dal taccuino rosso. 
La ricerca, ambientata nelle strade di una Parigi romantica e senza tempo, tra richiami letterari, vestiti, gatti e "agguati" al parco al premio Nobel Patrick Modiano, porta il libraio, novello investigatore, a ricomporre l'immagine di una donna, Laure appunto, che lo intriga con il suo gusto semplice e classico, come il profumo Habanita che indossa, e con il passato, silenzioso e vagamente malinconico, raccontato dalle foto e dai pensieri che custodisce in borsa.
Laurent si insinua timidamente nella vita di un'ignara Laure e poi, insicuro e discreto, fa un passo indietro; a quel punto sarà lei, Laure, con l'aiuto di un "cupido" particolare, a cercare il libraio e....
Leggetelo, questo breve racconto, e scoprite, capitolo dopo capitolo, oggetto dopo oggetto, le vite dei due protagonisti. Sarà una bella scoperta, che vi metterà di buon umore, perché questo romanzo (che io, leggendo la trama, avevo sottovalutato) è veramente accattivante e molto elegante: poche pagine, non una parola di troppo per un sentimento raccontato sottovoce, con una delicatezza tutta francese.

Genere: cosa dicono di noi gli oggetti che portiamo in borsa? favola romantica.
Pagine: 164.
Voto: 
                                         
                                                       
                                                       

ps) dopo aver letto il libro..andrete a controllare il contenuto delle vostre borse! (il risultato della ricerca potrebbe essere imbarazzante, come nel mio caso) e noterete che la donna in copertina indossa un vestito "sbagliato". Leggere per credere!



mercoledì 15 aprile 2015

Segnalazioni: Giada Bafanelli, Giuseppe Cozzo, Gabriele Dolzadelli.


Buongiorno Lettori! oggi vi lascio tre segnalazioni di giovani autori, come scoprirete i generi sono vari, ce n'è per ogni gusto!


Giada Bafanelli, La figlia della vendetta ( selfpublishing, 2015; disponibile su Amazon, Kobobooks, iBooks e google Play).
Una profezia di morte scuote Asgard dopo secoli di pace: qualcuno tradirà gli dei e scorrerà il sangue di molti innocenti. Mentre Loki viene additato come traditore e Idun si trova invischiata negli intrighi di una corte di cui non le importa nulla, le valchirie, guidate dalla coraggiosa Brunilde, escogitano in segreto un piano per fuggire dalla città degli dei. E Sif, divisa tra l’amore nei confronti di chi l’ha salvata e il desiderio di vendetta, rischierà di cambiare per sempre il destino degli Æsir.
Giada Bafanelli ha 26 anni e adora inventare e scrivere storie, perdersi tra le pagine dei libri e comporre melodie medievaleggianti.
“La figlia della vendetta” è il suo romanzo d’esordio.
Gestisce il blog letterario Pagine Magiche http://paginemagiche.blogspot.it/

Giuseppe Cozzo, Chelsea & James (CreateSpace Indipendent Publishing Platform, 2015).
"Negli occhi di Chelsea vedo qualcosa che mi spinge ad andare avanti. Non solo. Qualcosa che mi guida, che mi conduce lungo la strada da seguire, e non si limita ad indicarmela. È una strada che potrei non essere in grado di percorrere. Non so se sia in difetto di coraggio o capacità, ma sento che dovrei provarci ugualmente. A qualunque costo." Nel tentativo di perseguire il proprio personale senso di giustizia, due ragazzi cercano di fuggire da un ingombrante passato, che li condiziona fortemente. La moralità, immancabilmente relativa, viene messa in discussione, mentre un viaggio li porterà via dalla zona in cui hanno imparato a soffrire. Scopriranno che allontanarsi da un luogo è possibile, ma prendere le distanze dalle proprie vite è un obiettivo che può essere raggiunto solo conoscendo sacrifici forse insopportabili.
Giuseppe Cozzo è nato nel 1992. “Chelsea & James” è la sua opera d’esordio. Gestisce un blog personale ed è attivo su Twitter (@GiuseppeCozzo92) e Facebook. Sta lavorando al prossimo romanzo, che verrà pubblicato entro il 2015. Ulteriori informazioni le potete trovare alla pagina amazon   relativa al romanzo. 

Gabriele Dolzadelli La terra di Nessuno, primo volume della saga Jolly Roger (Selfpublished, 2015. edizione cartacea e/o digitale, disponibili nelle maggiori librerie online).
1670. In un clima di scontri per la colonizzazione del Nuovo Mondo e per la supremazia commerciale, un giovane irlandese di nome Sidvester O'Neill parte per il Mar dei Caraibi con destinazione l'isola di Puerto Dorado. Lo scopo è quello di ritrovare il fratello Alexander, partito anni prima, per riportarlo a casa. Ma il viaggio avrà risvolti inaspettati. Nelle oscurità della giungla della piccola isola vi è nascosto un segreto a cui le principali potenze europee (Francia, Inghilterra ed Olanda) ambiscono. Intrighi, inganni e complotti farciscono le giornate di Puerto Dorado, in una lotta al potere fra i più astuti capitani presenti sull'isola. IL tutto sotto l'occhio vigile di una nave pirata ancorata all'orizzonte, di fronte a quella piccola terra di tutti e di nessuno.
Gabriele Dolzadelli, 26 anni, vive a Chiavenna (SO) con la moglie. E' da sempre un appassionato lettore di romanzi; trovate molte informazioni sulla saga Jolly Roger e sul suo autore nel blog personale di Gabriele qui.

Autori davvero giovanissimi! in bocca al lupo a tutti e tre!

sabato 11 aprile 2015

La mia settimana librosa 2. #10.


Eccoci arrivati all'appuntamento settimanale (dai, quest'anno sono quasi riuscita a postare regolarmente, miracolo!) con le mie letture.

Dunque, dove eravamo rimasti?
Ho finito (si fa per dire) Il settimo bambino di Erik Valeur, purtroppo è stato una delusione, qui trovate la recensione. 
Dopo un romanzo così "impegnativo" avevo voglia di leggerezza, ho letto Il regno degli amici, di Raul Montanari, un romanzo di formazione non particolarmente impegnativo. Mi è piaciuto, le ultime 100 pagine le ho divorate ieri notte (morale: oggi ho delle occhiaie da panda!). A presto la recensione, la presentazione la trovate qui.
Ho iniziato a leggere La donna dal taccuino rosso di Antoine Laurain, un romanzo breve che mi è capitato tra le mani per caso. La trama non è proprio originalissima, vedremo!
Una molletta per capelli, una boccetta di profumo Habanita, qualche vecchia fotografia, una bottiglia di Evian da mezzo litro, un fermaglio con un fiore di stoffa azzurro, una penna a sfera Montblanc nera, un paio di dadi rossi, tre sassolini sicuramente raccolti in luoghi significativi, un romanzo di Patrick Modiano con dedica, un portachiavi dorato con incisi alcuni geroglifici, un accendino, una ricetta delle animelle di vitello strappata da una rivista femminile, un burrocacao, una bustina di Efferalgan, un taccuino rosso con annotata una lunga lista di "Ho paura..." e una di "Mi piace..." Ecco cosa può esserci nella borsa di una donna, ed ecco cosa c'è in quella color malva che, un mattino, il libraio Laurent trova abbandonata su un marciapiede nelle strade di Parigi. La proprietaria, aggredita e rapinata da un ladro la notte precedente, si è rifugiata in un albergo poco distante. Prende una camera e si addormenta, convinta di non aver bisogno di cure. Il giorno successivo, però, il concierge la trova in coma e chiama subito i soccorsi. Contemporaneamente, Laurent comincia a sfogliare il taccuino della donna misteriosa. Rimane affascinato dai suoi pensieri, si perde fra annotazioni, sogni e ricordi. Gli sembra una pazzia, ma decide di cercarla. Da dove cominciare, però? L'unico indizio a sua disposizione è la dedica di Modiano, un vago "A Laure, in ricordo del nostro incontro sotto la pioggia" scarabocchiato sul frontespizio.

Veniamo alle entrate. 
La prossima settimana uscirà per Mondadori Il Grande Gorsky, primo romanzo dell'autrice serba (naturalizzata inglese) Vesna Godsworthy. Ne riceverò una copia (grazie a Anna da Re di Mondadori!) e sarà una delle mie prossime letture! Ecco la trama.

"Era uno di quegli affari che capitano una volta nella vita, se si è fortunati." Per Nicholas, giovane libraio di Chelsea, l'affare si chiama Roman Gorsky: il miliardario russo più ricco e sfuggente di tutta Londra. Gorsky è speciale, i suoi modi sono eleganti con noncuranza, ha fascino, i suoi soldi non gridano, sussurrano, la voce è gentile e non ha bisogno di sfoggiare i simboli del potere. Cosa ci fa Roman Gorsky sulla soglia di una piccola libreria indipendente? Ha una richiesta, uno specialissimo desiderio per cui è pronto a pagare qualsiasi fortuna. Sta ristrutturando una nuova casa (un palazzo che faccia impallidire Buckingham Palace) e vuole che sia dotata della migliore biblioteca privata della città, anzi d'Europa. Non una biblioteca qualsiasi, ma quella di un lettore appassionato, piena di vecchi tascabili e edizioni rare, libri ereditati e novità ancora da leggere. Una biblioteca in grado di incantare… Chi? Natalia Summerscale. Incredibilmente bella e incredibilmente inavvicinabile. Lei e Gorsky si sono conosciuti nella Stalingrado della loro infanzia, poi si sono perduti. È per lei che Gorsky ha costruito tutta la sua fortuna, per lei da decenni costruisce un piano di conquista con la precisione di un generale dell'Armata Rossa. Per lei assolda il giovane Nicholas, Cupido complice e ingenuo del più assoluto degli amori. E Nicholas, scappato dalla guerra in Iugoslavia con in tasca un dottorato in Letteratura e pochi soldi d'eredità, viene di colpo catapultato nel mondo spudoratamente ricco, glam e luccicante della pericolosa oligarchia russa a Londra. Si innamorerà in modo sbagliato, avrà relazioni sensuali e fuori dalle regole, sarà deluso e capirà molte cose. Ma soprattutto dovrà realizzare la più audace delle fantasie: far innamorare di Gorsky una donna, solo per essersi aggirata nella sua biblioteca…

Buon sabato lettori! per oggi è tutto.

venerdì 10 aprile 2015

Recensione & Delusione libresca # 4: Il settimo bambino di Erik Valeur (Ediz. Neri pozza, 2015).


«Raramente capita di leggere un romanzo che metta insieme in maniera così perfetta un mosaico di storie».

Nordjyske Stiftstidende

«Divertente e appassionante. Ben scritto e con un linguaggio originale
che si sposa alla perfezione con l’atmosfera noir della storia».
Information


"Vincitore del premio Glass Key per il miglior giallo scandinavo".

Il settimo bambino, romanzo di Erik Valeur ambientato in un brefotrofio danese, acclamato dalla critica, come potete leggere dai commenti che ho trascritto, mi ha attirato fin da subito; la bella cover che trasmette un'atmosfera fredda e inquietante, la trama coinvolgente che si snoda su più piani temporali, un mistero che lega bambini abbandonati subito dopo la nascita, accolti in orfanotrofio e poi adottati da famiglie diverse: il "pacchetto" era davvero accattivante. Ero sicura mi sarebbe piaciuto, gli ingredienti c'erano tutti e non mi spaventava certo la mole, quasi 800 pagine, i libri corposi, se ben scritti, non sono mai stati un problema per me.
Posso dire, in tutta onestà, che Il settimo bambino, pur non essendo scritto male, è il romanzo più noioso che abbia affrontato negli ultimi anni. L'ho letto in versione digitale ed è stato un parto (podalico), le pagine parevano aumentare misteriosamente ora dopo ora, allontanandomi da un traguardo finale che diventava sempre più un miraggio.
Eppure una storia da raccontare questo romanzo ce l'ha, nascosta da qualche parte, tra una quantità imbarazzante di parole, frasi, descrizioni, capitoli di troppo. Ed io volevo che questa storia funzionasse, tanto che sono andata avanti a testa bassa, in attesa che il libro decollasse, cercando di non perdere il filo delle tante vicende che si incrociano nel corso della narrazione, dei tanti personaggi, una miriade, dai nomi impronunciabili, spesso piuttosto simili (tanto per aumentare il caos), dai soprannomi e dalle cariche sociali e politiche a volte incomprensibili (c'è un fantomatico Ministero della Nazione che mi ha fatto penare non poco).
Ho incolpato il mio neurone stordito per la confusione che ogni sera mi costringeva a riprendere qualche brano già letto per venire a capo di chi fosse tizio, cosa facesse, di chi fosse amico, di chi fosse figlio adottivo o naturale.
Alla fine ho concluso che il neurone era colpevole solo in parte. Il romanzo è prolisso, confusionario, spesso ripetitivo, i continui salti di piano temporale diventano, a lungo andare, un handicap più che un utile espediente narrativo; il libro decolla verso pagina 400, troppo tardi, perché a quel punto ero disinnamorata (e incavolata) e di questo settimo bambino misterioso poco mi importava (avendo ancora problemi a ricostruire le vite dei sei compagni di stanza di orfanotrofio). Ammetto di aver finito il romanzo tagliando e saltando le parti che mi parevano poco interessanti. Non si fa, lo so, ma lascio la lettura completa a lettori più pazienti.
In conclusione un romanzo che mette tanta carne al fuoco: denuncia politica, sociale, malattia fisica e mentale, abusi, soprusi, omicidi e tanto altro, non riuscendo, paradossalmente, a mantenere vivo l'interesse del lettore. Una delusione.


All'alba dell'11 settembre 2001, in una spiaggia a nord di Copenaghen, viene rinvenuto il cadavere di una sconosciuta. Poche ore dopo, mentre il mondo osserva attonito il crollo delle Torri Gemelle di New York, la polizia danese chiude il caso come "morte accidentale". Eppure, sul luogo del ritrovamento vengono raccolti quattro oggetti che rimandano palesemente a un macabro rituale: un libricino di fantascienza, un ramo di tiglio, un piccolo cappio e un raro canarino con il collo spezzato. A poche centinaia di metri dalla spiaggia si erge, inoltre, il celebre brefotrofio di Kongslund diretto da Martha Ladegaard, cui nessuno ha pensato di rivolgere la benché minima domanda. Queste e altre considerazioni si affollano nella testa di Knud Tasing, giornalista screditato da uno scandalo e sull'orlo del licenziamento, allorché, sette anni dopo, apre la lettera anonima che gli è stata recapitata e ne esamina il contenuto: un articolo del 1961 che parla del brefotrofio e una foto che ritrae sette bambini. Alcuni di loro sono volti noti della società: un astronomo, un noto presentatore televisivo, un avvocato e persino l'assistente di un ministro. Uno solo, invece, tale John Bjergstrand, non compare da nessuna parte. Come se non fosse mai esistito. Chi è quel bambino? E perché qualcuno sta cercando di attirare l'attenzione su di lui dopo così tanto tempo?


mercoledì 8 aprile 2015

Recensione: Borgo Propizio & E le stelle non stanno a guardare di Loredana Limone (Ediz. Guanda 2012, Salani 2014).


Durante le feste pasquali sono andata a Borgo Propizio ed è stato un viaggio molto divertente. 

Borgo Propizio è un borgo collinare nato dalla penna e dalla fantasia dell'autrice Loredana Limone, che ha raccontato vizi e virtù dei suoi abitanti in due romanzi: Borgo Propizio e E le stelle non stanno a guardare, ai quali presto si aggiungerà un nuovo capitolo.
Al di là della trama, molto semplice, i due romanzi colpiscono proprio per l'ambientazione e per i personaggi: vivaci, buffi, a volte un po' sopra le righe, descritti con tanta affettuosa ironia. Borgo Propizio ti rapisce fin dalle prime pagine col suo sapore di cose antiche e buone, le sue viuzze ed i suoi abitanti diventano subito famigliari, perché, in fondo, abbiamo tutti un nostro Borgo Propizio, un posto conosciuto, amato, da cui, in certi momenti della vita, abbiamo voluto scappare per poi ritornare. 
Il mio Borgo Propizio è un paese sulle colline pavesi dove ho trascorso tante estati della mia vita, dove c'era la casa dei nonni, dove affondavano le mie radici. 
Nei litigi, esilaranti, tra Mariolina e Marietta, sorelle brontolone che più diverse l'una dall'altra non si può immaginare, ho sentito l'eco dei battibecchi tra mia nonna e sua sorella, rimasta "signorina" e in perenne attesa del grande amore, nella latteria di Belinda e zia Letizia, ex negozio del ciabattino, triste e sfitto, luogo centrale della narrazione e motore della rinascita del borgo, ho ritrovato l'atmosfera delle botteghe di una volta, dove potevi comprare le cose più disparate, pagando magari a fine mese e "portando" a casa i pettegolezzi freschi di giornata. 

Tutti i "propiziesi" si lasciano conoscere e amare facilmente: ho già citato Marietta, Mariolina, Letizia e Belinda, ma c'è anche Ruggero, costruttore ruspante che "potrebbe costruire grattacieli se glieli commissionassero (o fare il poeta se sapesse coniugare i verbi)", Ornella, alla ricerca del proprio posto nel mondo, Claudia e Cesare, la pettegola Dora (perché la giornalaia pettegola non può mancare) e altri personaggi, dai nomi a volte improbabili, che si aggiungono al "cast" originale nel secondo capitolo di questa piccola saga, il sindaco Rondinella, il maresciallo-scrittore Saltalamacchia, l'assessore alla cultura Tranquillo Confort, che è tranquillo solo di nome e la misteriosa Antonia.

Tutti insieme concorrono a regalarci l'affresco senza tempo di un paese che sta compiendo il miracolo della rinascita: da borgo fantasma a posto vivo e vivace, sede di un "grande evento" per l'inaugurazione della biblioteca civica, guidato da un sindaco illuminato, che costruisce nuove case con criterio, senza mostri di cemento a rovinare il paesaggio, senza mazzette e nepotismi.
Borgo Propizio cresce, di romanzo in romanzo, mantenendo la sua atmosfera da fiaba, con il suo profumo d'infanzia, il gusto dolce di un bicchiere di latte e vaniglia in latteria e la certezza che l'incanto, per una volta, non finirà. 
Non ritroverò il paese deturpato, la piazza deserta, i negozi chiusi, le colline irriconoscibili per le speculazioni edilizie, le mie radici sradicate: a Borgo Propizio vinceranno i "buoni", ed è una certezza che, di questi tempi, scalda il cuore.
Una lettura leggera, che regala un sorriso e una ventata di allegria.  


sabato 4 aprile 2015

La mia settimana librosa 2. # 9. Buona Pasqua!

Breve post per raccontarvi la settimana (poco concludente e nervosetta) in Libreria e farvi gli auguri di buona Pasqua! Siete pronti ad affogare nella cioccolata?!

Ho finito di leggere La città delle ribelli di Meg Wolitzer (qui la recensione) e sto finendo E le stelle non stanno a guardare di Loredana Limone, molto carino, un tuffo in un mondo che non c'è più! a presto la recensione.
Sto leggendo da giorni, con molta fatica, Il Settimo bambino di Erik Valeur (qui la presentazione). Sono nel momento di massima indecisione..lo mollo o continuo? il romanzo è francamente difficile da seguire: un filo narrativo che si frammenta in continuazione, divagazioni, continui salti temporali..eppure la storia ha sicuramente un suo perchè. Sono a poco meno di metà, ma la mole rimanente mi spaventa!

Sinceramente non so ancora cosa leggerò dopo, vorrei mettere le mani sull'ultimo romanzo della trilogia dell'Isola di Lewis (ve ne ho già parlato, sempre in questo post) e mi intriga anche questo romanzo, che mi ha prestato un'amica (menomale esistono gli scambi compulsivi fra amiche!!): Il regno degli amici di Raul Montanari.

È l'estate del 1982. L'Italia ha appena vinto i mondiali di Spagna e Milano è deserta. Demo, Elia e Fabiano trovano una casa abbandonata sul naviglio Martesana e decidono di farne il loro Regno. Un posto segreto dove è possibile fumare, ascoltare i Led Zeppelin, sfogliare i giornaletti porno, scoprire il confine sottile tra complicità e gelosia, tra emulazione e rivalità. Un posto, anche, dove accogliere i nuovi amici, come Ric. Poi incontrano Valli, ed è un'apparizione. Lei è selvatica, ha gli occhi verdi, i capelli lunghi, un corpo esile chiuso in una salopette; vive in un camper con la madre e ogni giorno pesca nel canale. Senza volerlo la ragazza rompe il goffo equilibrio maschile del Regno, insinuando nel gruppo quella tensione erotica che è per tutti la grande scoperta e il grande dolore dell'adolescenza. Ma che qui genera un danno capace, in una sola notte, di cambiare il destino dei protagonisti. Mentre la pioggia si porta via l'ultima estate della loro giovinezza.


Potevo perdermi un libro con dei ragazzi che si tuffano in copertina?? (chi mi conosce sa che ho una fissazione!!).
Auguri Lettori, passate giornate serene assieme alle persone che amate, magari con un buon libro in mano e un quadrupede peloso sul divano!

giovedì 2 aprile 2015

Recensione: La città delle ribelli di Meg Wolitzer (Ediz. Garzanti, 2012).

La città delle ribelli di Meg Wolitzer è un romanzo che mi ha convinto a metà. Ora vi racconto perché. 

Meg Wolitzer è un'autrice americana che ho conosciuto per caso pochi mesi fa grazie al romanzo Quando tutto era possibile (qui), storia di formazione che mi ha davvero entusiasmato (sappiate che in Italia è piaciuto solo a me, non mi prendo responsabilità!). La città delle ribelli  conferma, secondo me, la grande capacità della Wolitzer di raccontare con ironia e arguzia la vita della borghesia americana. 
A Stellar Plains, cittadina di provincia con le villette uguali e ordinate, i giardini ben curati e la scuola superiore che costituisce il centro di aggregazione sociale e culturale, la nuova insegnante di arte, una donna decisa e non convenzionale, decide di mettere in scena la Lisistrata. Cosa c'entra la commedia di Aristofane, in cui le donne ateniesi decidono di non concedersi più ai loro uomini, per fermare una guerra lunghissima e sanguinosa, con il liceo Eleanor Roosevelt ed i suoi insegnanti e allievi? C'entra, perché fin dalle prime prove del saggio teatrale, uno strano, improvviso incantesimo colpisce le donne di Stellar Plains, in particolare le docenti del liceo e le allieve. Inconsapevolmente e irrazionalmente queste donne smettono di essere attratte dai propri compagni, siano essi mariti, compagni occasionali, fidanzati o amanti. 
Questa specie di sortilegio creerà scompiglio nelle vite di  molte famiglie e sarà occasione per mettere in discussione rapporti vecchi e nuovi, coppie apparentemente perfette e relazioni più smaliziate.

Ho amato l'atmosfera molto americana che la Wolitzer descrive nella prima parte del libro e i personaggi, ben tratteggiati, ai quali mi sono subito affezionata. Dory e Robby, coppia di insegnanti dalla vita così normale e apparentemente felice, Willa, la loro figlia adolescente, Ruth, l'insegnante di ginnastica assediata dal marito e da una ciurma di figli, Leanne, bella ed intrigante, che della sua sessualità libera non fa certo mistero e Bev, che al contrario, ha perso la propria autostima e preso peso in eccesso. Mi è piaciuto entrare nelle loro case e vivere, attraverso di loro, il rapporto genitori-figli, insegnanti-alunni, che l'autrice tratta in modo intelligente e acuto, descrivendo un gap generazionale che esiste da sempre, ma che internet ha reso, per certi versi, ancora più profondo.
La seconda parte del romanzo, più incentrata sul sortilegio, sui suoi effetti e sul parallelismo tra Lisistrata e quello che succede alle donne di Stellar Plains, mi ha lasciata abbastanza indifferente. Forse perchè questa sorta di magia sembra colpire un po' alla cieca, finendo per congelare anche coppie che, a mio parere, non avevano alcun bisogno di questo vento gelido tra le lenzuola, forse perchè, al contrario delle ateniesi di Aristofane, le nostre protagoniste non hanno alcuna coscienza della piccola rivoluzione che sta avvenendo e non c'è quindi un percorso consapevole: fatto sta che questa parte del racconto, finale compreso, non mi ha entusiasmato.
Un libro che, in conclusione, si legge con piacere e che conferma le capacità narrative dell'autrice.
"Erano sfrecciati attraverso le esperienze del sesso, della nascita della loro figlia e della sua infanzia e ora erano diversi, non potevano tornare dov'erano prima. O forse potevano, ma non sarebbe stata la stessa cosa. Qualche volta lo avrebbero desiderato ancora, solo non così spesso. Ci sarebbero stati degli assestamenti, e loro si sarebbero adattati. Il sesso non era tutto, ma era qualcosa. Era qualcosa per loro".

Genere: Desperate Housewives (la serie tv) ambientato in un liceo.
Pagine: 246.


Voto 

 
                e mezzo.