venerdì 29 maggio 2015

Segnalazione in anteprima: Il nuovo romanzo di Sophie Kinsella!

Buongiorno cari Lettori, oggi vi lascio questa segnalazione in anteprima, si tratta di Dov'è finita Audrey, nuovo romanzo di Sophie Kinsella, in uscita il 9 giugno (giorno del mio compleanno!) per Mondadori.
Non sono una grande fan della Kinsella, ma questo libro mi incuriosisce, perchè l'autrice di cimenta in qualcosa di nuovo per lei: un romanzo young adult che tratta temi molto attuali. Ma ve lo faccio raccontare direttamente da lei!
Dov'è finita Audrey, dal 9 giugno in libreria!



giovedì 28 maggio 2015

Recensione: santa degli impossibili di daria Bignardi (Ediz. Mondadori, 2015).


Non mi stancherò mai di ripeterlo, Daria Bignardi ha uno stile, letterariamente parlando, che mi coinvolge e mi stupisce. Forse è perchè guardandola in televisione dà l'impressione di essere controllata e distaccata, a me mette anche un po' in soggezione, con quelle frecciatine che colpiscono ed affondano "silenziosamente". Nei libri, no, è tutta un'altra cosa. C'è calore nella sua scrittura, c'è empatia nei confronti dei personaggi, c'è una fiera dignità, specie quando racconta il dolore.

E' quello che ho trovato anche in Santa degli impossibili, che è un romanzo molto breve, poche pagine, una lettura di due ore al massimo. 
Santa degli impossibili è la storia di Mila, raccontata dalla stessa protagonista, dal marito Paolo e dalla figlia adolescente Maddi; ma è Mila il cuore della narrazione. Mila, una bambina amata e felice.
"Se hai visto la luce anche una sola volta te la ricordi per sempre. Io l'ho vista lungo la strada che portava dalla nostra piccola città al paese dove sono nati i miei". 
Mila, che ama la campagna e le sue radici e che, alle soglie dell'adolescenza, vede davanti a sé un futuro pieno e radioso. 
"Le cose sono andate in un altro modo. Sono venuta a vivere in una grande città, ho sposato un uomo che ha la capacità di ferirmi, ho smesso di pregare; ma non ho dimenticato la luce".
Ecco l'essenza del racconto: un'esistenza come tante altre, il trasferimento a Milano, la solitudine, l'incontro con Paolo, un rapporto che probabilmente non è mai stato un grande amore, ma un'ancora di salvezza, tre figli, Maddi e due scatenati gemelli, un lavoro part time, la delusione della mancata realizzazione personale. 
Nella quotidianità dell'essere madre e moglie, nel tentativo di esaudire le aspettative di tutti, Mila perde la sua luce e a nulla valgono gli impegni di volontariato e l'amore per Maddi e i gemelli; Mila si sente in prigione e alle soglie dei 40 anni il buio prende il sopravvento.
E' in questo buio che incontra, fugacemente, Annamaria, insegnante laica, che le fa intravedere una piccola, nuova, luce: è la figura di Santa Rita, la santa degli impossibili, una delle pochissime sante della cristianità ad essersi sposata, aveva anche due figli gemelli, prima di prendere i voti. Santa Rita, che a Mila ricorda l'infanzia e il coraggio e la passione che rendono ogni donna invincibile e ogni ostacolo superabile.
Il finale ti coglie di sorpresa, luminoso, aperto, pieno di aspettative, come il bacio appassionato di due adolescenti, quelli che Mila osserva incamminandosi verso il futuro.
Mi piacerebbe chiedere a Daria Bignardi come immagina, lei, il futuro di Mila. Un nuovo lavoro? Un progetto di volontariato? E Paolo? riuscirà a farle capire che, in fondo, le vuole bene, anche se non lo sa dimostrare, anche se la trova "strana", complicata, misteriosa? E volersi bene, basterà a ritrovare la felicità o Mila ha bisogno di amore totalizzante, di passione? 
Si, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa l'autrice, ma probabilmente lei mi guarderebbe un po' così e mi risponderebbe che ci sono mille modi di interpretare la luce di Mila, a ciascuno il suo. Poche parole, niente fronzoli. E io mi sentirei in soggezione per la banalità della domanda.
 
In conclusione, malgrado la brevità, malgrado alcuni personaggi siano solo abbozzati  e alcune situazioni rimangano sospese, tanto da lasciarmi a tratti una sensazione di "incompiuto", ho trovato questo romanzo poetico e vero nella sua struggente malinconia. La storia di una donna complessa e inquieta in cui molte potranno rispecchiarsi e ritrovarsi.


mercoledì 27 maggio 2015

La mia settimana librosa 2. #14.

Settimana in libreria, vediamo a che punto sono!
Ho letto L'Amante di Calcutta di Sujata Massey, sono in ritardissimo con la recensione che arriverà presto, prometto. Mi è piaciuto molto, ve ne parlerò.
Ho finito anche Dimmi che credi al destino di Luca Bianchini, qui la mia opinione.
Ieri notte ho divorato Santa degli impossibili di Daria Bignardi (grazie Mondadori, grazie Anna per l'opportunità che mi avete dato di leggerlo); è un racconto che, come sempre mi capita con questa autrice, mi ha colpito e fatto pensare, pur nella sua brevità. Breve ed intenso, come una carezza.
"Ho sempre pensato che a Milano sto bene, che è un posto da combattenti, da apolidi, una legione straniera. Che non saprei dove altro vivere. Ho fatto tutto qui: università, figli, matrimonio, lavoro. Milano mi somiglia. Parla poco, non ha tempo, sembra che non si affezioni a nessuno, ma non è così. Milano è come me, va di fretta e cerca di fare tutto meglio che può, nonostante se stessa." Mila è stata una bambina amata e luminosa, una ragazza solitaria: oggi è la moglie di Paolo e la madre di Maddi e dei gemelli, una donna che ha perso il filo del suo destino. Un giorno cede a un impulso segreto, e si ritrova in ospedale. Qui incontra Annamaria, un'insegnante laica che, come le suore, ha fatto voto di povertà, castità e obbedienza. Tramite lei Mila torna in contatto con una figura straordinaria della sua infanzia, santa Rita, la santa degli impossibili, che ha attraversato i secoli con la forza della sua testimonianza: quella di una donna che - a nome di tutte le donne - riuscì a volare oltre ogni ostacolo grazie alla potenza magica di una passione inestinguibile. Attraverso un racconto asciutto e raccolto, Daria Bignardi dà vita a un personaggio inquieto, pieno di contraddizioni, segnato da un bisogno di trascendenza inespresso eppure capace di cogliere l'amore del mondo che silenziosamente ci può salvare.
Sto leggendo Il segreto degli angeli di Camilla Lackberg, mi sta piacendo, la formula è la solita, i protagonisti anche, una garanzia.
Decisa a cominciare una nuova vita, Ebba fa ritorno a Valö, la splendida isola della sua infanzia affacciata sulle casette bianche e le rocce scoscese di Fjällbacka, nell'idillio dell'arcipelago svedese. Vuole rimettere a posto la colonia che le appartiene e che non ha più rivisto dal giorno in cui, una vigilia di Pasqua di molti anni prima, la sua famiglia scomparve nel nulla, lasciando dietro di sé solo una tavola apparecchiata a festa e una bambina di un anno che vagava smarrita. Nessuno li rivide più; nessuno fu mai in grado di stabilire cosa fosse realmente accaduto. Un mistero che da sempre stuzzica la curiosità di Erica Falck, ora entusiasta all'idea di poter riprendere in mano la sua personale indagine su quell'oscura storia. Ma sembra che per Ebba non ci sia pace. Qualcuno vuole allontanarla, disposto a tutto per proteggere il segreto dell'isola. Dopo un incendio scoppiato nella notte, le minacce si fanno sempre più incalzanti: Ebba ha già perso tutto, eppure c'è ancora qualcuno che desidera la sua morte. A Erica e Patrik non resta che unire le forze per trovare le ragioni di un rancore che gli anni non hanno placato, cominciando da un debole indizio: vecchie tracce di sangue che i lavori di restauro hanno portato alla luce nella colonia di Valö. Una sorta di filo rosso che si snoda a ritroso, conducendo a un passato lontano quando, all'inizio del secolo scorso, Fjällbacka conobbe una misteriosa "fabbricante di angeli".
Per quanto riguarda le entrate di questo periodo vi segnalo questi romanzi:
Il miniaturista di Jessie Burton, gradito regalo di un'amica!
In un giorno d'autunno del 1686, la diciottenne Petronella Oortman Nella-fra-le-nuvole è il soprannome datole da sua mamma - bussa alla porta di una casa nel quartiere più benestante di Amsterdam. È arrivata dalla campagna con il suo pappagallo Peebo, per iniziare una nuova vita come moglie dell'illustre mercante Johannes Brandt. Ma l'accoglienza è tutt'altra da quella che Nella si attendeva: invece del consorte trova la sua indisponente sorella, Marin Brandt; nella camera di Marin, Nella scopre appassionati messaggi nascosti tra le pagine di libri esotici; e anche quando Johannes torna da uno dei suoi viaggi, evita accuratamente di dormire con Nella, e anche solo di sfiorarla. Anzi, quando Nella gli si avvicina, seduttiva, memore dell'insegnamento della mamma ("Il tuo corpo è la chiave, tesoro mio"), lui la respinge. L'unica attenzione che Johannes riserva a Nella è uno strano dono, la miniatura della loro casa e l'invito ad arredarla. Sembra una beffa. Eppure Nella, che si sente ospite in casa propria, non si perde d'animo e si rivolge all'unico miniaturista che trova ad Amsterdam. Nella rimane affascinata da questa enigmatica figura che sembra sfuggirle continuamente, anche se tra loro si mantiene un dialogo sempre più fitto, senza parole, ma attraverso piccoli, straordinari manufatti che raccontano i misteri di casa Brandt. Amore e tradimento, rancori e ossessioni, sesso e sete di ricchezza s'incontrano tra i canali di Amsterdam...
Tutto ciò che resta di T.R. Richmond, un romanzo giallo che promette bene e che io e mia cugina non potevamo perdere (le critiche sono molto positive!).
Alice Salmon è piena di passione e di vita. Ha un lavoro che la appassiona, una città come Londra ai suoi piedi, molti interessi e molti amici. E Alice, come ognuno di noi, ha un segreto. Solo che non può più tenerlo per sé. O forse non vuole, anche se rivelarlo sarebbe pericoloso. Un giorno Alice fa ritorno alla cittadina in cui è cresciuta e dove ha studiato, e la mattina dopo il suo corpo viene riportato a galla dalle acque del fiume. Appare presto chiaro che la sua morte non è stata un incidente. Ma davvero il suo segreto è morto con lei? Davvero la sua storia finisce quando finisce la sua vita? Forse le storie non muoiono mai se c'è qualcuno che le racconta. A ricostruire minuziosamente la vita di Alice, nella speranza di chiarire le circostanze della sua morte, è un suo ex professore, l'anziano scrittore Jeremy Cooke. Cooke si dedica anima e corpo al progetto e raccoglie documenti, lettere, diari, testimonianze di amici e parenti, e perfino frammenti tratti dai social media, dai blog, dai siti internet su cui Alice scriveva. Tutte le tracce fisiche e soprattutto virtuali che Alice, come ormai tutti noi, ha lasciato. Tutto ciò che componeva l'universo di una vita apparentemente quieta e normale. Perché la verità è nascosta non in ciò che è scomparso, ma in tutto ciò che resta. Ma qual è il vero motivo per cui Cooke si dedica con tanta tenacia a questo progetto, anche contro la volontà dei famigliari di Alice? E se anche lui avesse qualcosa di oscuro e terribile da nascondere?
Su consiglio di Chicca del blog Librintavola ho recuperato anche La vita quando era nostra di Marian Izaquirre.
Madrid, anni Cinquanta. "Mi manca la vita quando era nostra...". Lola lo ripete spesso al marito Matías, ripensando ai giorni pieni di libri, progetti e idee, prima che la guerra civile cambiasse la faccia e le strade della città, e distruggesse in un colpo solo le loro vite, la loro casa editrice, e i loro sogni. Ora Lola e Matías hanno una piccola libreria, incastonata in un vicolo seminascosto della città. Una libreria di libri già letti: libri usati, passati di mano in mano e di vita in vita, che Matías raccoglie e rivende andando in giro per le case madrilene. Ed è proprio mentre, carico di una pila di volumi, si inerpica come ogni giorno su per il vicoletto, che una donna lo vede. Si chiede chi sia quest'uomo che gira la città con le braccia piene di libri, e comincia a seguirlo. Da quel giorno la vita di Alice, inglese arrivata a Madrid prima della guerra, cambia per sempre. Grazie alla piccola libreria di Matías, e grazie a un libro: quello sistemato su un leggio in vetrina, che Lola e Alice leggeranno insieme, pagina dopo pagina. Piano piano, un'amicizia eccezionale, intensa e tessuta capitolo dopo capitolo, prende forma. Un'amicizia tra due donne che portano entrambe il peso del passato, due segreti e due amori nascosti nelle pieghe degli anni di guerra, e che entrambe troveranno, infine, il coraggio di rivelare. Solo così la vita com'era prima, prima della guerra, prima della dittatura, forse potrà tornare.

Per oggi è tutto, a presto con le recensioni arretrate!

martedì 26 maggio 2015

Segnalazione: Un libro tutto al femminile!

Ciao Lettori! oggi vi segnalo, con colpevole ritardo rispetto alla presentazione in anteprima, avvenuta il 17 maggio scorso a Monza, un libro davvero speciale: 13 Donne a Tavola, racconti e ricette al femminile (Fefè Editore, collana ologrammi poetici). 
Si tratta di un libro scritto da donne per le donne, parte del ricavato delle vendite sarà infatti devoluto all'associazione Cadom (Centro aiuto donne maltrattate) di Monza.

"Scrittura e cibo: un ammaliante, gustoso, magico binomio: il gioco sta nel mescolare i due tipi di pietanze, quella edibile e quella letteraria"

Dal 2005 Loredana Limone, autrice della fortunata serie di romanzi ambientati a Borgo Propizio, conduce a Monza un laboratorio di scrittura creativa legato al cibo, forse unico in Italia: "Sapori Letterari". I racconti contenuti in questo libro, con le ricette che li accompagnano, sono la selezione di sei tra quelli di migliore qualità letteraria (e gastronomica). Sono accompagnati da altrettanti racconti di autrici già note che, nella veste di "madrine", fanno coppia con ciascuna delle meno note. Il tredicesimo racconto, che non poteva mancare per stuzzicare l'appetito letterario, è della stessa Loredana Limone.
Le "madrine", giornaliste e food lover, sono Erica Bauermeister, Laura Bonalumi, Loredana Limone, Valeria Palumbo, Laura Rangoni, Cristina Rava e Roberta Schira, le "esordienti" sono Elena Chigiotti, Cecilia Fraccon, Elisabetta Magni, Paola Monguzzi, Annarita Sabbatini e Francesca Viganò.
La raccolta di racconti nasce in occasione dell'Expo di Milano "Nutrire la Terra, Energia per il Pianeta", dalla collaborazione tra l'associazione culturale 'Lettori Golosi' di Monza, Fefè Editore e la libreria Hemingway & Co.

Mi sembra un bel progetto, a sostegno di una causa importante e molto attuale!


lunedì 25 maggio 2015

Recensione: Dimmi che credi al destino di Luca Bianchini (Ediz. Mondadori, 2015).


Piccola premessa: ho amato molto Io che amo solo te e il suo seguito, La cena di Natale, li ho trovati irresistibili, ma di Luca Bianchini non ho letto molto altro, ho provato un romanzo di qualche anno fa, non mi è piaciuto particolarmente, mi sono dunque avvicinata a Dimmi che credi al destino con aspettativa, sì, ma non eccessiva. Sapevo che sarebbe stato difficile per l'autore "scrollarsi" di dosso Ninella e la sua grande, calorosa famiglia, perché quando crei personaggi così riusciti, mostrando uno humor graffiante e intelligente, fare il bis non è facile. E di Ninella ce n'è una sola.

Tutto questo sproloquio per dirvi che Dimmi che credi al destino, nuovo romanzo di Luca Bianchini, uscito da poco in libreria ed accolto da recensioni tiepide (e deluse), almeno on line, non mi ha fatto impazzire, ma non mi è sembrato neanche così brutto.
Siamo a Londra, l'Italian Bookshop è una libreria italiana (ancora librerie! vedi qui ) che non naviga in buone acque, economicamente parlando, ma è il piccolo mondo dei protagonisti di questo romanzo. Qui incontriamo Clara, vedova pessimista e molto sola, Diego, scappato a Londra per scordare l' uomo che in Italia gli ha fatto male al cuore, e soprattutto Ornella, che, con l'amica Patti, rappresenta un po' il cuore di questo romanzo.
Ornella e Patti hanno superato i 50, hanno un passato difficile alle spalle (quanto difficile lo si scoprirà in corso di lettura) e sono amiche per la pelle. Thelma e Louise nostrane e parecchio sfigate, sono donne di mezz'età, senza figli, con vite sentimentali non appaganti e, come tante, fanno quotidianamente i conti con gli anni che passano, le rughe, le delusioni della vita.
La Patti (alla milanese, con l'articolo davanti) è una "cougar", una cacciatrice, come la definirebbero i giornali di gossip e la tv: unghie laccate, capello aerodinamico e tacco d'ordinanza, la Patti punta a piacere e stupire, e non usa certo l'arma del bon ton e dell'eleganza, è esagerata, spesso fuori luogo, ma in fondo ha un gran cuore. Mentre leggevo la sua descrizione pensavo a Eva Grimaldi in Pechino Express, truccata anche sull'Himalaya! Ornella è, al contrario, una donna insicura, silenziosa, che cambia spesso idea e umore, che nasconde, non bene, le ferite di un unico amore giovanile, tanto egoista da averle rovinato l'esistenza intera. 
Questa coppia di amiche, un po' sfatte e stropicciate, mi ha fatto sorridere, specie all'inizio: un po' macchiette, un po' surreali, non hanno la verve di altri personaggi dell'autore, ma funzionano. Decisamente meno azzeccati Diego, il napoletano gay (un concentrato di luoghi comuni e personaggi già letti) e Clara e il suo gatto immaginario.
Verso la metà del libro la storia abbandona l'atmosfera leggera e rarefatta di Londra, del Bookshop e dei vari personaggi, protagonisti e comprimari, che vi ruotano attorno, per trasformarsi nel viaggio di Ornella, accompagnata dall'inseparabile amica, nel suo tormentato passato. 
Il passato è Verona, è la famiglia d'origine da troppi anni trascurata, gli amici di giovinezza e sopratutto è Axel, l'uomo che le ha rovinato la vita. 
Chiudere col passato significa per Ornella, ma anche per Bianchini, affrontare e cimentarsi con temi davvero importanti, la morte, la dipendenza, la vergogna e il perdono, tanto per citarne alcuni. Tanto, forse troppo tutto insieme, e malgrado l'autore cerchi di bilanciare dramma e ironia, senza che l'uno prenda il sopravvento sull'altro, l'impressione che ho avuto è quella di una certa frettolosità: sono argomenti così delicati che ci vorrebbe più spazio e respiro per non cadere in una narrazione superficiale. Una storia potenzialmente forte, che si meriterebbe un intero romanzo, ma che non trova, in questo contesto, la giusta tensione narrativa. 
Il finale ci riporta a Londra, città dei "profughi d'amore", dove i nostri personaggi si ritroveranno, pronti ad abbracciare un nuovo destino.
In conclusione, Dimmi che credi al destino è un romanzo piuttosto scorrevole e leggero, non ha l'ironia e il ritmo del suo predecessore, ma offre qualche sorriso e sicuramente qualche ora di svago.
Come racconta l'autore nei ringraziamenti, i protagonisti del libro sono persone vere, la cui storia è stata, chiaramente, romanzata; esiste davvero un Italian Bookshop che rischia la chiusura a Londra, così come esistono un' Ornella ed una Patti. Spero nessuno me ne voglia.. se io continuo ad immaginarle così!

Genere: Cinquantenni sull'orlo di una crisi di nervi.
Pagine: 264
Voto 
                                                                
                                                                      

giovedì 21 maggio 2015

Chiacchiere librose: Romanzi ambientati in librerie, librai, libraie & aspiranti tali.

Buongiorno Lettori! oggi ho un po' di tempo da dedicare al blog, ma non ho pronta nessuna recensione, ho appena finito L'amante di Calcutta un romanzone che mi ha tenuta occupata ben dieci giorni (il libro non c'entra, sono io che ho un periodo molto incasinato) e sto per iniziare Dimmi che credi al destino di Luca Bianchini, romanzo ambientato in una piccola libreria a Londra, che per ora non ha trovato molti consensi in rete.
Secondo me è la "maledizione dell'ambientazione in libreria", una sindrome che colpisce molti autori recentemente, perchè, diciamolo, la libreria va di moda, fa tendenza e con lei tutto quello che riguarda libri, librai, libraie ed aspiranti tali. Negli ultimi anni ne siamo stati sommersi, e si sa, il troppo stroppia, così le storie di libri e biblioteche, che qualche anno fa hanno attirato tanto il pubblico e decretato alcuni veri e propri casi letterari, ora sono un filone usato e abusato; certo, una bella cover con tanti libri fa sempre chic, attira, ma se poi il lettore non trova nella storia un po' di ossigeno e originalità..parte la maledizione della libreria e la delusione è quasi assicurata.
Ho pensato, per ingannare questo giorno di pioggia, di guardare con voi un po' di titoli, vicini e lontani, famosi e non, che riguardano il tema "libreria, libro, libraio". La lista sarebbe quasi infinita, ma noi facciamo un riassunto. Venite con me!
All'inizio fu Il nome della rosa di Eco, era il 1980: manoscritti, pagine avvelenate e monasteri medievali decretarono l'enorme successo di questo romanzo pieno d'atmosfera, ne verrà tratto anche un celebre film. Splendido. 
E' di Carlos Ruiz Zafon uno dei più famosi thriller che parlano di libri, L'ombra del vento, del 2006, in una Barcellona dall'atmosfera gotica, il Cimitero dei libri dimenticati nasconde un labirinto di intrighi, amori ed eventi misteriosi. Un romanzo che ho amato tantissimo.
Geraldine Brooks, nel romanzo storico I custodi del libro, del 2008, racconta la vera storia della Haggadah di Sarajevo attraverso gli occhi di una giovane restauratrice, convince pubblico e critica.
Un' abbazia e una biblioteca con volumi particolari, ancora libri e avventura, sacro e profano, predestinazione e storia del mondo, per il grande successo di Glenn Cooper, La Biblioteca dei morti e Il libro delle anime, suo seguito, rispettivamente 2009 e 2010.
Alla luce di questi titoli (che sono solo alcuni del genere) mi sono resa conto che il binomio avventura/thriller e biblioteca/libro funziona alla grande o almeno ha funzionato per questi autori.
 


Se si accantona l'ingrediente avventura e ci si addentra nel tema libri e sentimenti, i risultati sono altalenanti.
Diane Setterfield con la sua Tredicesima storia (2013) mette d'accordo critica e pubblico, creando un romanzo che dosa bene tanti ingredienti e che diventa un caso editoriale. La storia della giovane libraia antiquaria, incaricata di scrivere la biografia di una famosa scrittrice, ci porta nella campagna inglese e racconta l'amicizia di due donne di generazioni diverse. Un libro da non perdere.
Punta su tenerezza e semplicità La libreria degli amori inattesi, del 2013, di Lucy Dillon: libri, amore e pelosi quattro zampe, l'autrice gioca tutte le carte per attirare la simpatia del lettore; scorrevole, ma non certo indimenticabile.
Grande successo nel 2014 per La misura della felicità di Gabrielle Zevin, storia di un libraio vedovo e infelice e della bambina che gli cambierà la vita; personalmente ho trovato la storia carina, ma molto esile (qui la recensione).
Pollice (il mio) verso per Lo strano caso dell'apprendista libraia (2014), di Deborah Meyler, che di bello ha solo la copertina, non bastano infatti una libreria e la suggestiva città di New York per rendere leggibile questo romanzo d'amore che ha personaggi al limite del surreale (nanorecensione).
Tutta colpa di un libro di Shelley King (2015) e Una piccola libreria a Parigi di Nina George (2014) hanno belle cover e discrete recensioni, non li ho letti, quindi non posso giudicarli. Le trame mi sembrano peraltro, sotto sotto, piuttosto simili.
Il grande Gorsky di Vesna Goldsworthy, uscito da poco per Mondadori, promette, nella sinossi, "una biblioteca in grado di incantare", in realtà nel romanzo, che è molto particolare, la biblioteca fa solo da sfondo, ma tant'è...citarla in quarta di copertina attira! (recensione)

Mi fermo qui, mi pare sufficiente per farsi un'idea di quanto l'ambientazione tra scaffali di libri sia inflazionata eppure ancora "cavalcata" da molti autori e case editrici. Lo spettro è quello della noia, della ripetitività, del già sentito. La maledizione incombe!
Inizio Bianchini, mi piacerà??








sabato 16 maggio 2015

La mia settimana librosa 2. #13.

Settimana stanca e fiacca in Libreria, una serie di impegni famigliari e una mamma in ortopedia (adesso ha due femori nuovi di zecca, in titanio, in pratica è una donna bionica!) non mi hanno permesso di leggere in modo regolare. In generale non sono una che riesce a leggere in qualsiasi condizione, tipo in posta, ferma al semaforo, camminando (!!). Io no. Non sono multitasking, sono più donna bradipo, devo avere i miei tempi e la mia tranquillità: altrimenti leggo, ma non godo!
Torniamo a bomba.

Ho letto L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd, bello, trovate la recensione qui e Sei la mia vita di Ozpetek, ultima fatica del regista turco. Mi è piaciuto? qui il mio commento.

Sto leggendo L'amante di Calcutta di Sujata Massey, un romanzone ambientato in India che mi sta prendendo. Sono a metà, presto per un giudizio definitivo, ma è avventuroso e di puro svago, quel che ci vuole in un periodo come questo!
La giovane protagonista di questo romanzo ha più di un nome. All'età di sette anni, prima che un monsone devastasse il Bengala meridionale separandola dalla sua famiglia, la madre e le gemelline la chiamavano Didi, ma per tutti, al villaggio, era soltanto Pom, "un colpo su un tamburo, la pioggia che batte su un tetto di lamiera". Compiuti i dieci, dopo essere stata raccolta malconcia dal ciglio di una strada e rimessa in sesto dal dottor Andrews per entrare a servizio nella scuola inglese di Miss Jamison, Pom è costretta a cambiare il suo nome in uno "da donna", "uno tratto dal libro sacro dei cristiani", e diviene Sarah: la piccola orfana che serve il bed tea alle insegnanti ancora assonnate, passa lo straccio nella sala da pranzo, manovra i ventilatori nelle aule per tenere fresche le allieve. Nell'istante, tuttavia, in cui sente leggere L'isola del tesoro, Il libro della giungla, e ancora Virginia Woolf e Steinbeck, Sarah scopre che cosa vuole fare da grande: lavorare con i libri. E, magari, diventare una brava insegnante. Spinta da una forza di volontà fuori dal comune, ogni notte, dopo il lavoro, studia l'Oxford English Dictionary cercando di apprendere il più possibile. Quando, però, sembra aver fatto passi da gigante, nella scuola scoppia uno scandalo e la ragazza è costretta a fuggire a Kharagpur, una città insidiosa, violenta, in cui alle donne sole è permesso lavorare soltanto nei postriboli. Dopo nuove fughe il caso la conduce a Calcutta dove incontra un affascinante funzionario del governo...
Tra le nuove entrate in Libreria segnalo invece due romanzi che aspettavo da tempo.
Il segreto degli angeli di Camilla Lackberg, per me una garanzia in ambito giallo-thriller.
Decisa a cominciare una nuova vita, Ebba fa ritorno a Valö, la splendida isola della sua infanzia affacciata sulle casette bianche e le rocce scoscese di Fjällbacka, nell'idillio dell'arcipelago svedese. Vuole rimettere a posto la colonia che le appartiene e che non ha più rivisto dal giorno in cui, una vigilia di Pasqua di molti anni prima, la sua famiglia scomparve nel nulla, lasciando dietro di sé solo una tavola apparecchiata a festa e una bambina di un anno che vagava smarrita. Nessuno li rivide più; nessuno fu mai in grado di stabilire cosa fosse realmente accaduto. Un mistero che da sempre stuzzica la curiosità di Erica Falck, ora entusiasta all'idea di poter riprendere in mano la sua personale indagine su quell'oscura storia. Ma sembra che per Ebba non ci sia pace. Qualcuno vuole allontanarla, disposto a tutto per proteggere il segreto dell'isola. Dopo un incendio scoppiato nella notte, le minacce si fanno sempre più incalzanti: Ebba ha già perso tutto, eppure c'è ancora qualcuno che desidera la sua morte. A Erica e Patrik non resta che unire le forze per trovare le ragioni di un rancore che gli anni non hanno placato, cominciando da un debole indizio: vecchie tracce di sangue che i lavori di restauro hanno portato alla luce nella colonia di Valö. Una sorta di filo rosso che si snoda a ritroso, conducendo a un passato lontano quando, all'inizio del secolo scorso, Fjällbacka conobbe una misteriosa "fabbricante di angeli".
Dimmi che credi al destino di Luca Bianchini, autore che ho amato tanto in Io che amo solo te e ne La cena di Natale. Ho letto recensioni non certo entusiastiche su questo nuovo romanzo; sono curiosa di leggerlo e ringrazio Mondadori per la copia omaggio.
Ornella ama i cieli di Londra, il caffè con la moka e la panchina di un parco meraviglioso dove ogni giorno incontra Mr George, un anziano signore che ascolta le sue disavventure, legate soprattutto a un uomo che lei non vede da troppo tempo, e che non riesce a dimenticare. A cinquantacinque anni, Ornella si considera una campionessa mondiale di cadute, anche se si è sempre saputa rialzare da sola. Per fortuna può contare su Bernard, il suo vicino di casa, che la osserva da lontano e la conosce meglio di quanto lei conosca se stessa. L'ultima batosta, però, è difficile da accettare. La piccola libreria italiana che dirige nel cuore di Hampstead - dove le vere star sono due pesci rossi di nome Russell & Crowe - rischia di chiudere: il proprietario si è preso due mesi per decidere. Lei, che sa lottare, ha imparato anche a lasciarsi aiutare, e così chiama in soccorso la Patti, la sua storica amica milanese inimitabile compagna di scorribande - che arriva in città con poche idee e tante scarpe, ma sufficiente entusiasmo per trovare qualche soluzione utile a salvare l'Italian Bookshop. La prima è quella di assumere Diego, un ragioniere napoletano bello e simpatico, che fa il barbiere part-time, ha il cuore infranto e le chiama guagliuncelle. Ma proprio quando la libreria ha più bisogno di lei, il destino riporterà Ornella in Italia, a bordo di una Seicento malconcia guidata in modo improbabile dalla Patti.

Eccoci arrivati alla fine, è tutto! voi cosa leggete? vi ispirano questi romanzi?
A presto (se sopravvivo!).

giovedì 14 maggio 2015

Recensione: Sei la mia vita di Ferzan Ozpetek (Ediz. Mondadori, 2015)


"Un'auto lascia Roma di primo mattino. Alla guida, c'è un affermato regista. Sul sedile accanto, l'uomo che da molti anni ama di un amore sconfinato. Dove stanno andando? Mentre la città si allontana e la strada comincia a inerpicarsi dentro e fuori dai boschi, il regista decide di narrare al compagno silenzioso il suo mondo "prima di lui": "La mia vita è la tua e ora te la racconterò, perché domani sarà solo nostra".

L'amore e la memoria sono i due temi portanti di questo secondo romanzo di Ferzan Ozpetek, regista che ho apprezzato in molti film degli ultimi due decenni.
Già dalle prime righe della sinossi appare chiaro lo spunto autobiografico che caratterizza tutto il libro, dove i ricordi del regista, giunto a Roma negli anni '70 dalla Turchia, si mescolano al dialogo, spesso fatto solo di sguardi e silenzi assordanti, che il protagonista tiene con l'amatissimo compagno di vita. I due sono in viaggio, la meta non è chiara, regna un'atmosfera strana, cupa, forse, dopotutto, non sarà una gita di piacere. Gli amici e gli eventi di una vita si rincorrono veloci, capitolo dopo capitolo. 
Ferzan Ozpetek ha raccontato più volte come le persone che lo circondano e i piccoli grandi fatti della quotidianità, siano, da sempre, spunto per le sue sceneggiature; i personaggi che animano le pagine di questo romanzo sono mutuati proprio dai suoi film di successo, da Le fate ignoranti, a Il bagno turco, a Mine vaganti.
Se avete visto questi film non farete fatica a ritrovare in Sei la mia vita la stessa atmosfera particolare: pranzi domenicali con enormi tavolate sul terrazzo di un palazzo romano, dove una moltitudine di personaggi bizzarri, a volte sopra le righe, incrociano le proprie complesse esistenze. 
C'è la trans egocentrica e linguacciuta,  tutta piume e ciglia finte, c'è Rossella, che cerca un figlio ma non vuole un compagno e che sceglierà un lungo e doloroso percorso per poter coronare il suo sogno, c'è la coppia, non certo convenzionale, in cui la moglie chiede un partner omosessuale per il marito: lei ha avuto una relazione saffica e vuole che il compagno possa sperimentare una trasgressione simile, ed ancora, registi e attori famosi, un principe cleptomane, un centralinista amante della recitazione.
E' un'umanità raccontata con l'affetto dei ricordi di gioventù, ma che personalmente non ha risvegliato in me completa empatia: i personaggi di Ozpetek, sempre in bilico tra dramma e ironia, realtà e fiction, funzionano bene sul grande schermo, ma rendono meno sulla carta stampata, dove perdono di brio e forse di originalità. 
C'è qualcosa di già "sentito" nelle righe di questa storia e c'è anche qualche luogo comune, mentre argomenti attuali e scottanti (le pari opportunità delle coppie gay, il matrimonio, la volontà di avere un figlio) sono trattati anche troppo frettolosamente. Il libro si legge con facilità, scorre, senza però lasciare quel qualcosa in più, almeno questa è la mia sensazione.
Struggente la parte che racconta del rapporto con il compagno, ma in questo periodo devo essere particolarmente acida, l'ho infatti trovata un po' ridondante e stucchevole. Questa, davvero, è solo una questione di gusto personale.
Rileggendo la mia recensione del precedente romanzo di Ozpetek, Rosso Istanbul (qui), ho ritrovato le stesse potenzialità e gli stessi dubbi sullo stile dell'autore.

Genere: Cinematografico.
Pagine: 228.
Voto:




sabato 9 maggio 2015

Recensione: L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd (Ediz. Mondadori, 2015).

Charleston, South Carolina, 1903, Sarah Grimké compie 11 anni e riceve in dono, infiocchettata come un bambola, una schiava della stessa età, Hetty, destinata a divenire la sua cameriera personale.

Parte da questo evento, realmente accaduto, il bel romanzo di Sue M. Kidd, L'invenzione della ali, un racconto parzialmente tratto dalla storia vera di Sarah Grimké, una donna proveniente da una facoltosa famiglia di giuristi e proprietari terrieri, che si fece paladina del movimento abolizionista e lottò tutta la vita per il diritto alla libertà e per la parità dei sessi.
L'invenzione delle ali fa proprio della libertà il suo tema centrale: Sarah anela alla libertà di pensiero, alla possibilità di emanciparsi dalla società da cui proviene, che limita le sue ambizioni, in quanto donna, alla spasmodica ricerca di un buon marito. Intelligente e avida lettrice, attaccatissima al fratello maggiore e al padre, Sarah ragazzina sogna un futuro da giurista; è solo quando riceve Hetty in dono, simbolo del suo essere divenuta una "piccola donna", pronta per il debutto in società, che il peso del maschilismo e bigottismo imperante la travolge come un'ondata. Rifiutando Hetty, Sarah mette in moto una serie di eventi destinati ad allontanarla sempre più dalla propria famiglia e credo religioso. Un percorso doloroso che la porterà, lontano da casa, ad abbracciare il quaccherismo e le sue aperture anti schiaviste, ad affermarsi come donna pensante e per questo spesso profondamente sola. Al suo fianco, nell'età adulta, combatterà la sorella minore Nina, cresciuta all'ombra degli ideali della zia, che considera una madre e una guida.
La sinossi del romanzo insiste sul legame stretto tra Sarah e la schiava Hetty, sul loro rapporto difficile ma speciale e lungo una vita: è vero che Hetty è protagonista tanto quanto Sarah, sono entrambe voci narranti, ma le loro storie, da un certo punto in poi, scorrono parallele ma lontane, meno legate di quanto mi sarei aspettata.
E se la storia di Sarah trova il suo punto di forza proprio nell'essere una storia romanzata, ma basata su un personaggio realmente esistito e unico, il racconto, seppur commovente, di Hetty, detta Monella, della sua fiera e indomabile mamma Charlotte e della loro lunghissima e tragica ricerca della libertà fisica, risulta forse meno originale e potente. Come ci racconta l'autrice il personaggio di Hetty adulta è totalmente frutto della sua fantasia e risulta, in certi punti, meno credibile e più stereotipato. Bello, invece, il rapporto delle protagoniste bambine.
In conclusione un romanzo davvero ben scritto, scorrevole, storicamente interessante e adatto proprio a tutti.
Se vi interessa sapere di più sulla storia vera di Sarah e Nina Grimké, potete leggere questo bel post di Daniela del blog Un libro per amico (qui).

Genere: cattiveria umana in tutte le sue declinazioni.
Pagine:393
Voto: 


mercoledì 6 maggio 2015

Recensione: L'uomo degli scacchi (Trilogia dell'Isola di Lewis) di Peter May (Ediz. Einaudi, 2015).

L'uomo degli scacchi è il terzo e ultimo capitolo della trilogia dell'Isola di Lewis dell'autore Peter May. 
Chi segue il blog sa quanto io abbia amato i primi due romanzi di questa serie, originale nella sua ambientazione su un'isola delle Ebridi Esterne, particolare per la minuziosa e coinvolgente introspezione psicologica dei personaggi. Trovate tutto qui.
L'uomo degli scacchi non ha deluso le mie alte aspettative, pur non essendo il mio romanzo preferito della trilogia.

Totalmente ambientato sull'isola di Lewis, il libro racconta la nuova vita dell'ormai ex Ispettore McLeod, che, abbandonato il distintivo, vive stabilmente sull'isola. Il suo nuovo lavoro consiste nel dare la caccia ai cacciatori di frodo e proprio nel corso delle sue perlustrazione nelle terre incontaminate della sua infanzia, si troverà invischiato in un caso che coinvolge un gruppo di uomini (e una donna!) che sono stati i compagni della sua giovinezza.

Ritroviamo dunque due temi ricorrenti nei romanzi dell'autore: la natura, sempre più selvaggia, delle Ebridi, in questo capitolo quasi claustrofobica nella sua violenza, e il ritorno al passato, che May racconta sempre con mano delicata e commossa.
La prima parte del romanzo, introspettiva e articolata su più piani temporali, ha, a onor del vero, qualche rallentamento di troppo: i ricordi si affollano e non è sempre facile seguire il filo narrativo, problema del tutto superato nella seconda parte, decisamente più movimentata.
L'uomo degli scacchi, rispetto ai precedenti, è il romanzo meno autonomo della trilogia : vi sono spesso richiami a personaggi e storie introdotti nei capitoli precedenti.
Chi ha letto L'isola dei cacciatori di Uccelli e L'uomo di Lewis, troverà ne L'uomo degli scacchi la degna chiusura del cerchio, e un finale che lascia in realtà spazio a possibili future avventure con Fin McLeod protagonista (l'autore nega, ma la speranza è l'ultima a morire). Per chi ancora non ha letto niente della trilogia.. il romanzo è un buon motivo per recuperarla.
Per me una delle migliori serie in ambito giallo/thriller degli ultimi anni!


lunedì 4 maggio 2015

La mia settimana librosa #2. 12.

Ciao lettori! come state? le prossime saranno settimane impegnative per me, forse non potrò essere tanto presente sul blog...portate pazienza. Vi penserò.
Dunque, settimana librosa!
Ho letto L'uomo degli scacchi di Peter May, ultimo romanzo della Trilogia dell'Isola di Lewis: mi è piaciuto, l'autore si conferma uno dei miei preferiti nel genere giallo thriller.
Sto leggendo L'invenzione delle Ali di Sue Monk Kid, un romanzo tratto da una storia vera che mi sta conquistando.

Charleston, South Carolina, 1803. Quando per il suo undicesimo compleanno Sarah Grimké riceve in regalo dalla madre una schiava della sua stessa età di nome Hetty, cerca inutilmente di rifiutare quello che le regole vigenti impongono. Hetty anela alla libertà, soffoca tra le mura domestiche della ricca e privilegiata famiglia Grimké, vorrebbe fuggire lontano e Sarah promette di aiutarla. Come Hetty, anche lei è in qualche modo prigioniera di convenzioni e pregiudizi: in quanto donna non le viene permesso di realizzare il suo più grande desiderio, quello di diventare una giurista come il padre e i fratelli. Sarah sogna un mondo migliore, libero dalla schiavitù, che lei considera come un terribile abominio, e instaura con Hetty un rapporto speciale, insegnandole di nascosto a leggere e a scrivere nell'intento di aiutarla a emanciparsi. Seguiamo così il rapporto difficile ma speciale tra una ricca ragazza bianca e la sua schiava nera e le loro vicende umane nel corso di trentacinque anni, cui si aggiungono quelle della giovane sorella di Sarah, Nina, con la quale lei si batterà a favore dei diritti civili delle donne, dei più deboli e degli emarginati e contro la discriminazione razziale. In questo romanzo che celebra il potere dell'amicizia e della solidarietà al femminile, Sue Monk Kidd evoca il mondo di contrasti scioccanti del profondo Sud, ispirandosi alla storia vera di due pioniere del femminismo americano.

Martedi prossimo esce per Mondadori il secondo romanzo di Ferzan Ozpetek, Sei la mia vita. Ne riceverò una copia dalla CE e sono curiosa di leggerlo; Ozpetek è un regista che apprezzo molto, il suo romanzo precedente, Rosso Istambul (recensione), mi è piaciuto... a metà!
Un'auto lascia Roma di primo mattino. Alla guida, c'è un affermato regista. Sul sedile accanto, l'uomo che da molti anni ama di un amore sconfinato. Dove stanno andando? Mentre la città si allontana e la strada comincia a inerpicarsi dentro e fuori dai boschi, il regista decide di narrare al compagno silenzioso il suo mondo "prima di lui": "La mia vita è la tua e ora te la racconterò, perché domani sarà solo nostra". Inizia così un viaggio avanti e indietro nel tempo: i primi anni in Italia, dove era giunto dalla Turchia non ancora diciottenne con il sogno di studiare e fare cinema, le persone che hanno lasciato il segno, gli amici, gli amori, le speranze, le delusioni, i successi. Storie che conducono ad altre storie, popolate da figure indimenticabili e bizzarre: una trans egocentrica sul viale del tramonto, un principe cleptomane, un centralinista con il rimpianto della recitazione, una cassiera tradita dalle congiunzioni astrali, una bellissima ragazza dallo spirito inquieto. E poi, raffinati intellettuali, inguaribili romantiche, noti cinefili, amanti respinti e madri niente affatto banali. Sullo sfondo, il palazzo di via Ostiense dove tutto accade, crocevia di solitudini diverse, ma anche di intense amicizie e travolgenti passioni. Il palazzo che nel tempo si è trasformato, conservando però intatti i suoi più intimi segreti.
Volete saperne di più? trovate il prologo del romanzo qui sulla mia pagina FB e ancora più informazioni sul sito Mondadori
Altra new entry in Libreria è Le invasioni quotidiane di Mazarine Pingeot e ringrazio Baldini e Castoldi per la copia omaggio.
È una mattina come le altre per Joséphine, autrice di libri per bambini, finché non si rompe la lavastoviglie e tutto cambia, come se un piccolo inconveniente potesse davvero scatenare una valanga di eventi incontrollabili: un ex marito così invadente da insinuarle il dubbio che non voglia affatto separarsi; un nuovo editor di cui non sa nulla; un inquietante scoperto in banca. Nel frattempo, in balia di questa quotidianità che rischia di travolgerla, Kant – il pappagallo immaginario che, come il Grillo Parlante, la rimprovera quando dimentica la razionalità – le ricorda il suo ruolo di madre (ma come dimenticare i suoi due gioielli, Adrien e Gabriel?) e di professoressa universitaria (anche se questo, ogni tanto, preferirebbe dimenticarlo). 
Irrefrenabile, spontanea, insicura, in dodici giorni Joséphine affronterà un viaggio interiore che la porterà a scoprire dentro di sé una persona coraggiosa, disorganizzata ma determinata a vivere la sua vita: come madre, amante, scrittrice e insegnante. Insomma, donna.
I romanzi francesi mi attirano sempre!

Cosa ne pensate? e voi...cosa leggete?



venerdì 1 maggio 2015

Lo Sbarazzo della Libreria di Tessa # 2!

La Libreria di Tessa


L'avevo annunciato su FB, le temute pulizie di primavera sono in corso. Arrampicata su scaffalature e armadi ho sondato gli abissi del mio disordine e i risultati sono da pubblicazione scientifica.

Ho libri che non ricordavo di avere (sempre colpa del neurone affaticato), romanzi che hanno cambiato titolo a seconda delle edizioni e che possiedo dunque in duplice copia (questa abitudine di cambiare i titoli la trovo davvero truffaldina), romanzi che non hanno cambiato titolo..ma che ho doppi ugualmente.
Come lo scorso anno vi/mi faccio un piacere. Li sbarazzo. Li metto su una bancarella virtuale e ve li regalo. Sono usati, ma in buono stato. 
Vi interessano? basta essere/diventare follower del blog, lasciare un commento al post, condividere il banner (se vi va) e...avere pazienza! 
Avete tempo fino al primo giugno per iscrivervi a questo Sbarazzo # 2, vincerà, come lo scorso anno, il commento che mi è piaciuto di più, che mi ha stupito, fatto ridere, raccontato qualcosa! 

I romanzi che vi propongo sono questi:
Donna Tartt, Il cardellino. Questo romanzo è premio Pulitzer 2014, un libro "importante"; a me è stato regalato due volte (una copia a Natale, una a Pasqua, non sto scherzando); non ho ancora trovato l'ispirazione per leggerlo, quindi la copia è nuova.
Figlio di una madre devota e di un padre inaffidabile, Theo Decker sopravvive, appena tredicenne, all'attentato terroristico che in un istante manda in pezzi la sua vita. Solo a New-York, senza parenti né un posto dove stare, viene accolto dalla ricca famiglia di un suo compagno di scuola. A disagio nella sua nuova casa di Park Avenue, isolato dagli amici e tormentato dall'acuta nostalgia nei confronti della madre, Theo si aggrappa alla cosa che più di ogni altra ha il potere di fargliela sentire vicina: un piccolo quadro dal fascino singolare che, a distanza di anni, lo porterà ad addentrarsi negli ambienti pericolosi della criminalità internazionale. Nel frattempo, Theo cresce, diventa un uomo, si innamora e impara a scivolare con disinvoltura dai salotti più chic della città al polveroso labirinto del negozio di antichità in cui lavora. Finché, preda di una pulsione autodistruttiva impossibile da controllare, si troverà coinvolto in una rischiosa partita dove la posta in gioco è il suo talismano, il piccolo quadro raffigurante un cardellino che forse rappresenta l'innocenza perduta e la bellezza che, sola, può salvare il mondo.

Jojo Moyes, Foto di famiglia. Non lo avete mai sentito? è la vecchia edizione Sonzogno (2002) di un romanzo recentemente riedito da Mondadori con il titolo L'amore in un giorno di pioggia. E' il primo romanzo della Moyes, io l'ho letto anni fa...lo possiedo anche in ebook (perchè quando è uscito per Mondadori, ahimè, non l'ho riconosciuto!). Si tratta di una copia vintage, ma in buono stato.

Hong Kong, 1953. Joy, ventenne inglese ribelle, incontra un giovane ufficiale di marina e in ventiquattr'ore decide di sposarlo. Londra, 1980: a diciotto anni la figlia Kate scappa di casa con una bimba neonata che vuole crescere da sola. Irlanda, giorni nostri. Sabine, ragazza irrequieta, viene mandata in campagna dalla nonna Joy. Sarà la giovane, a partire da una vecchia foto di famiglia, a scoprire un segreto nel passato della famiglia, e a ricucire il legame tra le generazioni.

Joanne Harris, Le scarpe rosse. Seguito del celebre Chocolat. Edizioni Garzanti/elefanti bestseller del 2009. Un romanzo molto carino! 
Sono passati quattro anni da quando Vianne Rocher e la figlia Anouk hanno lasciato il paese di Lansquenet. Hanno peregrinato di villaggio in villaggio, senza mai trovare stabile dimora: lo scandalo e le chiacchiere le hanno seguite, perseguitate, minacciate pericolosamente, ancora di più da quando Vianne ha dato alla luce la piccola Rosette. Alla fine hanno trovato rifugio e anonimato a Montmartre a Parigi e qui si sono rifatte una vita, assumendo un'altra identità. Ma tutto è diverso da prima. Sono spariti i tarocchi, gli incantesimi, persino Pantoufle, il vecchio compagno di giochi di Anouk, non esiste più. Il vento ha smesso di soffiare, almeno per un po'. Ma poi nella loro vita compare Zozie de L'Alba, la donna con le scarpe rosse, e tutto cambia. Zozie è tutto quello che era una volta Vianne: bella, solare e misteriosa. Offertasi di aiutare Vianne in negozio, ben presto lo trasforma pezzo per pezzo, e conquista la fiducia di Anouk e Rosette. Spietata, ambigua e seducente, Zozie ha un piano: distruggere la vita di Vianne, portandole via quello che ha di più caro. E mentre tutto quello che ama è in pericolo, Vianne deve scegliere: fuggire, come ha fatto tante volte prima, oppure affrontare il nemico più pericoloso con le uniche armi a sua disposizione: il cioccolato e la magia. Il libro è il seguito del famoso "Chocolat".

Intanto vi propongo questi, che mi paiono appetibili!

Commentate, lasciate scritto quello che vi piacerebbe avere e un recapito mail. Dai, aiutatemi a fare ordine!
Buono sbarazzo!