domenica 27 settembre 2015

Recensione: I due Hotel Francfort di David Leavitt (Ediz. Mondadori, 2015).


Oggi vi parlo dell'ultimo romanzo di David Leavitt, I due Hotel Francfort, un libro che mi incuriosiva molto. 
Appena ho visto la copertina, in libreria, è stato amore a prima vista: due uomini e una donna che guardano il mare all'orizzonte, lei ha una valigia in mano, un vestito semplice, sembra volersi allontanare, voler mettere distanza. Semplice e di atmosfera hopperiana, la cover è azzeccatissima e molto evocativa. Aggiungiamo una trama intrigante e la voglia di conoscere uno scrittore, David Leavitt appunto, che è considerato uno dei grandi della sua generazione, quella dei 50-60enni (in buona compagnia di personaggi del calibro di Jonathan Franzen e Elizabeth Strout). 
Ringrazio quindi Anna Da Re di Mondadori per avermi dato la possibilità di leggere questo romanzo che ho trovato davvero particolare.

Julia e Pete Winters sono americani molto per bene e a Parigi hanno cercato una fuga dalla loro ordinaria vita matrimoniale, Edward e Iris Freleng sono eleganti, ricchi con noncuranza, due bohémien che hanno girato la costa francese sperando fino all'ultimo di non doverla lasciare. Invece il giugno del 1940 li sorprende tutti e quattro bloccati nell'atmosfera precaria, al tempo stesso seducente e trasandata, del neutrale porto di Lisbona. Dai confini di molte nazioni ormai risuonano i colpi di mortaio, ma loro aspettano senza troppa ansia l'arrivo della nave SS Manhattan che li porterà in salvo a New York, non del tutto convinti di voler rimpatriare. Si conoscono al Café Suiça ed è subito evidente una tensione tra loro: entrambe le coppie nascondono un segreto che senza essere esibito le lega insieme fin dal primo istante, entrambe le coppie sono tormentate dalle convenzioni sociali e sessuali dell'epoca. Come l'Europa fatica a tenere in vita gli ultimi equilibri e affonda inesorabilmente nella guerra, così anche la stabilità dei Winters e dei Freleng comincia a cedere...
Leavitt in questo romanzo racconta una storia nella Storia; le vicende che legano Julia, Pete, Iris e Edward, sono infatti inscindibilmente legate a un momento storico e a una situazione del tutto particolare: siamo nel giugno del 1940, l'invasione tedesca è alle porte, in Europa inizia un vero e proprio esodo verso il Portogallo e il porto neutrale di Lisbona. Si tratta di cittadini inglesi e americani in attesa di essere rimpatriati, come le nostre due coppie, ma anche di francesi e tedeschi, spesso di origine ebraica, alla disperata ricerca di un passaggio verso la libertà. I profughi che ci descrive l'autore sono perlopiù benestanti: donne che indossano tutti i gioielli che sono riuscite a salvare nella fuga, uomini disposti a vendere le proprie costose auto per un visto che permetta loro di abbandonare il continente.
Gli orrori della guerra sono appena dietro l'angolo, ma la paura ancora non ha assunto una forma precisa, e l'atmosfera a Lisbona in quei giorni è come sospesa: i tavolini dei bar sono gremiti, le camere degli alberghi esaurite, le case di vacanza occupate da migranti facoltosi. Ci sono feste, brindisi, musica, in una città in cui un'apparente normalità si mescola a sospetti e paure, una finta allegria esorcizza il terrore e dove nulla è come sembra.
Lisbona, con le sue strade strette, gli ascensori panoramici, il porto, le spiagge è il set dove si incontrano i quattro protagonisti: Pete, voce narrante, l'uomo ordinario, che apparentemente passa la sua vita a proteggere e compiacere la moglie Julia, fragile e capricciosa, Edward, il brillante scrittore, così a suo agio in ogni situazione e così prestante e Iris, sua moglie, volitiva e misteriosa.
Due coppie che si incontrano per caso in un caffè, un legame che si instaura fin troppo in fretta, mentre i dubbi e i segreti si moltiplicano, pagina dopo pagina. Si sono davvero incontrati casualmente? sono spie? c'è un secondo fine in questa strana amicizia che si consuma in un'atmosfera rarefatta, un limbo dove tutto e il contrario di tutto paiono possibili?
Capitolo dopo capitolo Leavitt racconta una storia di tradimenti, segreti e frustrazioni, dove nulla è come sembra e dove il giudizio sui protagonisti cambia di rivelazione in rivelazione. 
In fondo il titolo dice già molto: I due Hotel Francfort, dove alloggiano le due coppie, sono due alberghi di Lisbona che hanno casualmente lo stesso nome Hotel Francfort e Francfort Hotel), con tutti gli equivoci che questo può comportar: un emblema della doppiezza e ambiguità che pervade la trama.
I due Hotel Francfort è un romanzo particolare, ne ho amato l'ambientazione, i continui colpi di scena e l'eleganza della prosa di Leavitt mi ha decisamente conquistata. Per contro, ho fatto fatica a immedesimarmi nei personaggi, a partecipare emotivamente alle loro vicende, forse proprio per il clima di surreale sospensione dalla realtà. Il legame che si instaura immediatamente tra Pete e Ed mi è parso, ad esempio, piuttosto forzato (chi conosce l'autore ed i suoi precedenti romanzi capirà subito di che tipo di legame si tratta). Ma in fondo la loro è una "piccola" storia, destinata ad essere travolta dalla Storia, quella con la s maiuscola.
Un romanzo raffinato e intrigante.

Genere: l'ultimo ballo prima della guerra.
Pagine:247.
Voto: 





giovedì 24 settembre 2015

Recensione: Ashford Park di Lauren Willig (Ediz. Fabbri, 2013).

Qualche post fa vi avevo parlato di due romanzi di Katherine Webb (qui), e li avevo paragonati ai libri di alcune autrici che amo molto, Kate Morton in testa. Ecco, Ashford Park di Lauren Willing viene etichettato in rete come appartenente al genere "Morton"; non lasciatevi ingannare, purtroppo questo romanzo non ha quel "qualcosa" in più, si lascia leggere, ma nella parte centrale è noioso, ci sono i classici due piani temporali, ma il racconto e i personaggi del presente mancano di mordente e sono piuttosto stereotipati; decisamente migliore la parte ambientata agli inizi del Novecento in Inghilterra e successivamente in Kenya.
Inghilterra, inizi del Novecento. Le torri di Ashford Park dominano il paesaggio per miglia e miglia. In quella dimora immersa nella campagna inglese, dove la nonna Addie è cresciuta dopo aver perso i genitori, si nasconde il segreto delle radici di Clemmie, giovane avvocato newyorkese. Per diventare socio dello studio legale in cui lavora ha dovuto rinunciare a tutto il resto. L'unica consolazione rimane l'anziana nonna Addie, la sua confidente, la sua sola certezza. Almeno fino a quando, da brandelli di conversazione, inizia a sospettare che il passato dell'adorata nonna nasconda uno scandalo inconfessabile. Attorno a Clemmie, determinata a ricostruire le proprie origini, rivive il mondo ormai scomparso di Ashford Park: la timidezza di Addie, ragazzina impacciata dai boccoli castani, così sbagliati in mezzo alle chiome bionde di una famiglia che non è la sua; il debutto di Bea, la bellissima, sofisticata e capricciosa cugina, e il suo primo, infelice matrimonio; l'amore per lo stesso uomo, che piomba come un tornado a sconvolgere il loro legame e trascinerà i loro destini nei circoli della dissoluta Londra postbellica, fino alle piantagioni di caffè di Mombasa, dove un'orribile tragedia le attende, nel caldo soffocante della notte africana. Una saga familiare che esplora la rivalità tra due donne forti e indipendenti e le terribili scelte richieste dall'amore.

Le vicende di Eddie e Bea, cugine quasi sorelle, la vita nella cupa Ashford Park e la rivalità che piano piano si insinua nel loro rapporto, fino a sfociare nel finale a sorpresa, sono piacevoli da leggere, ma la trama non lascia intendere quanta parte del romanzo sia incentrata sulla nipote di Eddie, Clemmie, avvocatessa newyorkese, un personaggio che mi ha lasciata piuttosto indifferente. A zonzo per le strade della Grande Mela e di Londra, alla scoperta di un passato famigliare che le è completamente oscuro (e del quale non le è evidentemente importato nulla fino ai 30 anni, visto che non ha idea neanche di dove sia nata la nonna), ma anche (e soprattutto) di un fidanzato che la sopporti, Clemmie manca purtroppo dello spessore necessario a rendere interessante la parte del romanzo a lei dedicata.
Un libro che si lascia leggere, ma di cui si può fare a meno. 

Genere: mai fidarsi della cugina bella!
Pagine:494.
Voto: 
          e mezzo

sabato 19 settembre 2015

Recensione: Vangelo d'inverno di Brendan Kiely (Ediz. Mondadori, 2015).

Vi lascio una breve recensione di questo romanzo, letto il mese scorso, che non mi ha convinta del tutto.
Il tema è forte: si parla di abusi su minori da parte di uomini di chiesa, un reato odioso che l'autore riesce a trattare con la necessaria cautela, ci sono parti crude, sicuramente, ma non si scade mai grossolano o fastidioso.
"Per raccontarvi cos'è successo veramente, quello che non sapete, quello che i giornalisti non hanno riferito, devo partire dalla festa annuale organizzata da mia madre per la vigilia di Natale..." È Aidan Donovan a raccontare questa storia. Aidan ha sedici anni e una famiglia che sta andando in pezzi. Aidan è quanto mai confuso e cerca rifugio, forse pure un ingannevole conforto, nelle attenzioni di padre Greg, il prete della chiesa del suo quartiere, il solo adulto che si dimostra interessato a lui, disponibile ad ascoltarlo e a prendere sul serio le sue inquietudini. Di colpo però l'amicizia con padre Greg scivola in un precipizio terribile. Aidan sente chiudersi su di sé anche quello che sembrava essere rimasto l'unico porto sicuro. Sconvolto, tormentato da un pericoloso senso di vergogna e di colpa, cerca scampo dalla sua vita in un nuovo gruppo di amici, capaci di fargli dimenticare lo sfacelo del suo mondo: Josie, la prima fidanzata, Sophie, una ragazza strana e inafferrabile, e Mark, il capitano carismatico della squadra di nuoto. Ma anche Mark nasconde un segreto, fatalmente vicino a quello di Aidan e allo stesso modo drammaticamente inconfessabile. "Vangelo d'inverno" è una mappa coraggiosa sulle strade che l'amore può prendere trasformandosi in un'arma pericolosa contro un innocente, ma anche sulla forza della verità e dell'amore.


La storia di Aidan, il giovane protagonista, è ambientata nell'inverno tra il 2001 e il 2002, il periodo del grande scandalo mediatico sulla pedofilia nella chiesa cattolica americana. L'atmosfera di omertà, vergogna e minacce che serpeggia nella ricca, distratta borghesia del Connecticut, tutta feste, mondanità e college prestigiosi, è descritta in modo credibile; è il trionfo dell'apparenza, dove le famiglie, come quella di Aidan, vanno a pezzi, ma con un sorriso di circostanza stampato in volto e dove i ragazzi, spesso messi alle strette dalle aspettative dei genitori, cercano sollievo facendo uso di qualsiasi sostanza psicotropa capiti loro in mano. Anche il legame fiducia che, in questo clima, il protagonista (e non solo lui) instaura con padre Greg, destinato a trasformarsi da salvatore in carnefice, è tratteggiata in modo realistico. Mi ha lasciata perplessa invece la dinamica che lega il protagonista ad un gruppo di coetanei, Josie, Sophie e Mark, con i quali Aidan condivide i giorni dello scandalo e i segreti più inconfessabili. Il loro rapporto, su cui è basata la parte più corposa del romanzo, non è riuscito a trasmettermi nessun senso di calore e coraggio; non sono entrata in sintonia con i personaggi, che ho percepito come figure impalpabili e piuttosto evanescenti. La loro amicizia? un lungo delirio alcolico e impasticcato, una grande, enorme confusione di identità e ruoli. Forse era l'intento dell'autore, quello di trasmettere un senso di estraneità e caos, ma personalmente non mi ha lasciato molto.

Un romanzo incentrato su un tema importante e attuale, che non è riuscito a conquistarmi. Peccato.


mercoledì 2 settembre 2015

Recensioni: Katherine Webb, Una canzone quasi dimenticata & L'eredità segreta.

Oggi vi lascio il mio pensiero sui romanzi di Katherine Webb, gli unici due tradotti in italiano, che ho letto nel mese di agosto, in preda a visioni mistiche dovute al caldo tropicale. In effetti in quel periodo non ero propriamente in me, le recensioni potrebbero essere quindi più farlocche del solito.
Partiamo dal romanzo pubblicato più recentemente, Una canzone quasi dimenticata (Mondadori, 2014), che è anche quello che mi è piaciuto di più. Si tratta di una classica storia Cornovaglia/Dorset, scogliere, cottage spazzati dal vento, amore, tradimenti e colpa. Un po' Rosamunde Pilcher, un po' Kate Morton, un pizzico di Charlotte Link e di Rachel Hore ( tutte autrici che amo), Una canzone quasi dimenticata,  si svolge sui classici due piani temporali: nel presente Zach Gilchrist, gallerista e artista in crisi, rincorre notizie sulla travagliata vita personale di Charles Aubrey, pittore del Novecento, per scriverne una biografia; nel passato Mitzy, ragazzina selvatica e cresciuta senza guida né affetti veri, fa amicizia con le figlie di Aubrey, sue vicine di casa durante l'estate e diviene musa di Charles e frequentatrice abituale della sua famiglia. Mitzy, che non ha mai conosciuto l'agio materiale, e nemmeno la tenerezza, scambia l'interesse di Aubrey (che come uomo non è uno stinco di santo) per amore, e ne diviene ossessionata. Dall'ossessione al dramma il passo è breve; il romanzo, equilibrato e ben scritto nella prima parte, prende una piega vagamente noir- telenovela proseguendo nella lettura. L'autrice aggiunge molta carne al fuoco, dal viaggio esotico, a un amore travagliato nel presente, forse ci sono pure dei contrabbandieri. Diciamo che un po' meno...sarebbe stato più sobrio. 
Il libro rimane peraltro godibile, perfetto per una lettura non troppo impegnata, ma ricca di emozioni. Purtroppo la trama ufficiale racconta ben più del dovuto, non leggetela se non volete perdervi i colpi di scena della seconda parte.

L' eredità segreta (Mondadori, 2011) è un romanzo che ha avuto un buon successo ed è il più conosciuto dell'autrice. 
L'ambientazione rimane un classico: un'antica villa della nobiltà inglese, ma non aspettatevi balli e belletti, a Storton Manor, nel Wiltshire, ci sono solo stanze vuote e gelide e un giardino che ha un gran bisogno di manutenzione. Le sorelle Erica e Beth Calcott  hanno ricevuto in eredità la casa, ormai disabitata, con tutti i suoi segreti. Storton Manor è il luogo dell'infanzia, delle lunghe estati con i nonni, dei primi amori, ma è anche il posto in cui, molti anni prima, è scomparso il cugino Harry, inghiottito dal giardino e mai più ritrovato. E non è finita qui; la dimora racchiude segreti ancora più antichi, una vecchia foto, raffigurante una donna con un bimbo in braccio, accende infatti la curiosità di Erica e porta il lettore lontano, agli inizi del Novecento, quando una ricca ragazza di New York intraprende, per amore, un viaggio verso le sconfinate praterie dell'Ovest.
L'eredità segreta è un libro che racconta quattro generazioni di donne, le cui storie finiscono per intrecciarsi e legarsi in una serie di segreti inconfessabili.
L'utilizzo di vari protagonisti e di più piani temporali movimenta un romanzo corposo (circa 400 pagine) che propone un intreccio narrativo non sempre verosimile, specialmente nelle parti ambientate nel presente e nell'infanzia  di Beth e Erika; anche qui, come in Una canzone quasi dimenticata, c'è qualche scivolone stile telenovela, ma lo stile scorrevole e un discreto ritmo, aiutati dalla curiosità che l'autrice riesce creare attorno alla storia, accompagnano agilmente fino all'ultima pagina. Stranamente ho trovato la parte ambientata nel Wild West più coinvolgente (di solito sono un'amante delle atmosfere inglesi): angosciante e cupa, rende bene il senso di estraneità della giovane protagonista.

In conclusione si tratta di due romanzi che sento di consigliare agli amanti del genere: non troverete la ricerca psicologica raffinata di Kate Morton o di Charlotte Link, o le indimenticabili descrizioni di Rosamunde Pilcher, ma sicuramente queste storie vi intratterranno..anche in condizioni climatiche estreme!