venerdì 29 aprile 2016

Recensione: La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone (Ediz. Longanesi, 2016).

Buongiorno Lettori, oggi sono qui per parlarvi dell'ultimo romanzo di Lorenzo Marone, La tristezza ha il sonno leggero
Appena seduta davanti al pc mi sono resa conto che il compito non è facilissimo, si tratta infatti di un libro accolto favorevolmente da pubblico e critica e recensito in modo accurato e spesso entusiastico da molti colleghi blogger. Ho quasi l'impressione che tutto sia stato già detto e che davvero poco si possa aggiungere; io provo comunque a raccontarvelo, questo romanzo, vediamo se riesco a non annoiarvi.

Erri Gargiulo, il nostro protagonista, è un quarantenne che farebbe la gioia di qualsiasi psicanalista freudiano. A partire dal nome di battesimo, concepito dall'incontro tra una bizzarra idea del padre e un funzionario dell'anagrafe non proprio sveglissimo, tutta la vita di Erri pare, in qualche modo, procedere in balia degli umori dei suoi genitori e della strampalata famiglia allargata che questi si sono creati nel corso degli anni.
A 5 anni Erri si trova, al termine dell'ennesima lite fra i genitori, a dover "scegliere": voltare le spalle a mamma o a papà? Perché in fondo è questo che un bimbo così piccolo sente di essere chiamato a fare, di fronte al divorzio dei genitori: una scelta; impossibile, ingiusta, ma in qualche modo necessaria.
Occhi chiusi, spalle al muro, il piccolo Erri decide per l'immobilità, sarà mamma a scegliere per lui, prendendolo per mano. E da quel momento la vita di Erri sarà sempre così: una serie di non decisioni, una costante attesa di qualcuno che prenda in mano le situazioni e risolva i dubbi, scegliendo per lui la strada da percorrere; un'esistenza in difesa, silenziosa, piena di mal di stomaco da somatizzazione, ma avida di emozioni.
È così che Erri diventa l'uomo che impariamo a conoscere tra le pagine del romanzo. Un uomo mite, indeciso, incapace di dire no, un uomo ferito, tradito dalla moglie e licenziato dal suocero, suo datore di lavoro ( cornuto e mazziato, è proprio il caso di dirlo).
Ma di certo la vita di Erri non è vuota come si potrebbe pensare, attorno a lui si affolla infatti una caotica e complicata famiglia allargata. Mamma e papà si sono presto risposati, hanno messo al mondo altri figli con i nuovi compagni, compagni che magari avevano figli da un precedente matrimonio. 
Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza, tre "mezzi" fratelli tra loro assai diversi, con i quali condivide parte dei geni, e una sorella acquisita che non ha in comune con lui nemmeno una goccia di sangue, ma con la quale ha un legame fortissimo. 
E fratelli e fratellastri, a loro volta, hanno compagni, mogli, fidanzate e fidanzati, figli già nati o nel pancione; e poi ci sono i parenti acquisiti e parecchia confusione. E no, non è la famiglia Bradford, né quella del mulino bianco, ma una famiglia italiana come tante. 
La forza del romanzo e la capacità dell'autore sta proprio in questo, secondo me: nella capacità di raccontare la quotidianità, la normalità di situazioni, magari nel romanzo portate all'esasperazione, ma nelle quali ciascuno di noi può riconoscere una parte di sé.

Nel tempo di una affollata cena di famiglia, Erri ci racconta, in un continuo e veloce alternarsi tra passato e presente, l'origine delle proprie insicurezze e di quella paralizzante sensazione di essere amato solo a "metà", da una madre iper controllata e "fallica" (così la definisce il suo terapista) e da un padre apparentemente indifferente; ma al contempo ci intenerisce, parlandoci di un patrigno che ha riempito la sua vita di affetto vero e incondizionato e di una matrigna, una giovane spagnola, che intelligentemente non ha mai tentato di sostituirsi alla madre, ma è riuscita a sostenerlo con garbo, col sorriso e in punta di piedi.
Qui mi fermo, perché i personaggi che si affollano attorno alla tavola sono davvero tanti e tutti da scoprire. E alla fine, quando li avrete conosciuti tutti nei loro vizi e virtù e dopo aver capito quanto affidamento fanno tutti sul nostro Erri, vi sarà più facile comprendere questo uomo dal cuore grande, che ancora oggi, spalle al muro, chiude gli occhi e aspetta un segno.
Un romanzo ironico, tenero, molto scorrevole, che consiglio un po' a tutti. A tratti, specie nella parte centrale, ci scappa qualche frase filosofica ad effetto e un po' piaciona di troppo, cosa che, come sapete, non amo particolarmente, ma che ho facilmente perdonato, in quanto decisamente bilanciata da un'intelligente ironia e da una buona scrittura. 
Non vi resta che scoprire quando e come Erri aprirà gli occhi e raddrizzerà le spalle! 
"Alla fine ho capito che non è vero che la speranza non si tramuta mai in realtà. È una questione di numeri: più desideri hai, maggiore è la possibilità di fare centro".

Buona Lettura!

Genere: La famiglia (quella di Scola) in chiave moderna.
pagine:384.
Voto: 

martedì 26 aprile 2016

La mia settimana librosa 3. #7.

Buongiorno Lettori, è tempo di Settimana Librosa (quasi Mese libroso, ormai, dati i miei ritardi nel postare la rubrica). Riassunto delle mie letture di ieri, oggi e domani.
Rispetto allo scorso episodio ho:
- Recensito Ricordami così di Bret A. Johnston, un romanzo molto particolare, splendidamente ambientato (recensione qui ).
- Letto e recensito Il tempo dell'attesa di Elizabeth Jane Howard, secondo capitolo della saga dei Cazalet. Ormai lo sapete tutti, adoro questa saga, adoro la scrittrice, adoro i Cazalet (recensione qui ).
- Letto e recensito Percoco di Marcello Introna, una sorta di "docufiction" del primo omicidio famigliare nell'Italia del dopoguerra. Molto interessante (recensione qui ).
- Letto La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone, un libro di cui avevo sentito tanto parlare e che presto recensirò!
Sto leggendo L'amore è una cosa meravigliosa di Han Suyin nella nuova edizione Sonzogno, lo leggo in anteprima grazie alla CE che mi ha inviato una copia omaggio. Per me è un'avventura nuova, perchè ho visto il celebre film che ne è stato tratto da ragazzina, ma il romanzo, un classico, non l'ho mai letto. Le storie d'amore non sono il mio forte...ma a naso qui mi pare ci sia molto di più. Vedremo!

L’amore è una cosa meravigliosa (1952) fu un successo mondiale, con moltissime edizioni internazionali, quattro solo in Italia, dove vinse il Premio Bancarella nel 1956. Sonzogno lo ripubblica in una nuova traduzione, arricchito da una postfazione di Renata Pisu.
Vennero versati fiumi di lacrime, nel 1955, quando uscì nelle sale L’amore è una cosa meravigliosa, con Jennifer Jones e William Holden. E tutti di nuovo piangevano quando dai jukebox risuonava la canzone composta per il film, Love Is a Many-Splendored Thing, interpretata da Andy Williams. Quasi tutti, però, ignoravano che dietro questa commovente vicenda sentimentale c’era una storia vera, raccontata nell’omonimo romanzo di Han Suyin, dottoressa metà cinese e metà europea, donna molto bella, più volte maritata, ma lacerata tra Oriente e Occidente nella sua scomoda identità di “mezzo sangue”. Il romanzo, fortemente autobiografico, si svolge a Hong Kong alla fi ne degli anni Quaranta. Racconta la storia d’amore tra una donna cinese di buona famiglia, che ha studiato medicina nelle scuole inglesi, e un giornalista britannico residente in Asia, sposato con fi gli. È una relazione molto travagliata, circondata com’è dall’ostilità e dai pregiudizi della famiglia di lei e della società circostante. Sullo sfondo si agitano le passioni politiche del dopoguerra, l’epopea della guerra civile e la vittoriosa Lunga Marcia dei comunisti di Mao Zedong.
Passiamo alle entrate libresche di questo periodo!
- Essere vivi di Cristina Comencini. Autrice della quale ho letto qualcosa in passato, non i romanzi più recenti; questo suo ultimo libro è un regalo molto gradito!
Essere vivi davvero, è un’arte che s’impara col tempo. Servono anni e distacchi, intuizioni e delusioni, per capire che non si può creare senza distruggere, e che la felicità senza il suo opposto è una bugia. Un romanzo palpitante, dalla forza irresistibile.
«Quest’uomo è come me, penso, ci siamo conquistati tutto».
La vita di Caterina è scandita in due tempi, ben separati tra loro. Nel primo c’è una bambina che insegue una fila di formiche. Un cane che guaisce oltre la porta, i rami di un melo, sei anni d’infanzia muta cancellati dal fuoco. Nel secondo ci sono un lavoro, un marito, due figli. C’è la donna che Caterina è diventata, dopo aver imparato faticosamente i passi e le parole. Tutto ciò che sta in mezzo è merito di una straordinaria madre adottiva, la donna vitale e insaziabile il cui corpo giace oggi in una stanza d’albergo, accanto a quello del suo uomo. Ed è proprio qui che Caterina si ritrova insieme a Daniele, il figlio di lui, per cercare di ricostruire il corso degli eventi. È in questo pugno di giorni che la sua vita per la prima volta le si rivela intera. Daniele ha un’allegria forsennata, un’energia che rompe il guscio delle cose, e Caterina una capacità strana, la facoltà visionaria d’indovinare gli sconosciuti. La morte dei loro genitori è l’unica cosa che hanno in comune, ma la libertà disperata di quei pochi giorni insieme insegnerà a entrambi un modo nuovo di stare al mondo. «Tutto è iniziato in quella vacanza, quando io ho scelto di abitare il tuo mondo e tu di lasciarlo. Non importa se ci sono voluti anni, era già tutto lí. Avremmo dovuto buttare giú il muro che ci divideva solo apparentemente, come ora, in questa stanza, perché in realtà avevamo la stessa morte nel cuore».
-Un vicino di casa quasi perfetto di A.J. Banner. Un giallo comprato in ebook a un prezzo piccolo piccolo. sarà l'ennesima scopiazzatura de L'amore bugiardo? vedremo!
Shadow Cove, nello stato di Washington, è il tipo di città che tutti sognano: strade pittoresche, foreste lussureggianti, e piacevoli vicini di casa. Questo è ciò che Sarah pensa appena traslocato, insieme al suo nuovo marito, il dottor Johnny McDonald. Ma troppo presto scopre che sotto l'apparente tranquillità quella cittadina da sogno non è così ordinata e quieta, e i suoi abitanti sembrano avere qualcosa da nascondere... Una sera di ottobre, mentre il marito è lontano per lavoro, una tragedia improvvisa manda in frantumi il suo mondo. Distrutta dal dolore, mentre è intenta a rimettersi in piedi, Sarah scopre un segreto scioccante che la costringe a dubitare di tutti coloro che le stanno accanto, i suoi concittadini come i suoi amici, e persino qualcuno di ancora più vicino...

In ultimo, le entrate più preziose: i regali di Lea del blog Due lettrici quasi perfette, che ho incontrato di persona, qui nella mia città, qualche giorno fa!
Un romanzo di Anne Tyler, autrice che ho scoperto da poco e che mi affascina tanto e Il libro di tutte le cose di Guus Kujier, un piccolo libro dalla trama davvero speciale.
Thomas ha un padre severo e violento, che crede in un Dio altrettanto rigido. Thomas ha un segreto: vede cose che nessun altro vede. Thomas ha un sogno: 'diventare felice'. E come gli dice una vicina di casa un po' strega, un buon inizio è smettere di avere paura.

Per oggi è tutto! 
E voi? cosa leggete?

domenica 24 aprile 2016

Lo Sbarazzo dello Sbarazzo!

Buona domenica Lettori!
Oggi ho deciso di farvi (e farmi) un regalino. Vi ricordate lo Sbarazzo di qualche tempo fa (eccolo qui)? Bene, non tutte le copie da sbarazzare sono state assegnate. Avevo deciso per due vincitori, uno scelto da me e uno estratto a sorte: Lea si è portata a casa Il Camaleonte di Peter Robinson, Pasquy ha chiesto un libro a sorpresa (e per lei ho scelto L'isola dei due mondi di Geraldine Brooks, romanzo che personalmente ho amato molto, di un'autrice che adoro). Dunque rimanevano alcuni titoli ancora da piazzare. 
Uno di questi, piuttosto richiesto in corso di sbarazzo, è l'ultimo romanzo di Tracy Chevalier, I frutti del vento.

Oggi lo rimetto in sbarazzo, si tratta della copia che ho letto per fare la mia recensione, ma che avevo acquistato proprio pensando allo Sbarazzo. Poverina, bisogna trovarle una libreria accogliente!

Se ancora vi interessa, le regole per partecipare sono semplici:
- diventare lettori fissi della Libreria (riquadro in alto a destra nella home page del blog).
- mettere un like sulla pagina FB della Libreria qui
- condividere l'evento sui social, se vi va.
- lasciare un commento a questo post con indicato un recapito mail.

Potete partecipare tutti, anche chi ha già preso parte allo Sbarazzo originale, naturalmente.
Lo Sbarazzo dello Sbarazzo terminerà il 2 maggio pv. 
Il vincitore verrà astratto a caso tramite random org. (Pulcione, il guardiano dell'estrazione, ha detto che per questa volta passa, si è stufato di fare la guardia al barattolo!).
Affrettatevi!
E state all'erta, non è finita qui! 
Baci 

sabato 23 aprile 2016

Chiacchiere librose: Un'ora con una Lettrice quasi perfetta!

Oggi sono qui per raccontarvi una mattinata davvero speciale: esattamente una settimana fa, qui, nella città di Giulietta e Romeo, ho incontrato Lea, una delle Due Lettrici quasi perfette (l'altra, Stefania, spero di poterla conoscere in futuro). 

Un rendez-vous davvero speciale. Per tanti motivi. 

Primo fra tutti: è la prima volta che il mio angolo virtuale incontra e si confronta con il mondo esterno; ed è pure la prima volta che la padrona del suddetto angolo virtuale ci mette la faccia e le sue molteplici paure nei confronti del mondo e decide di chiudere il pc e depositare il proprio lato B in macchina, per incontrare una “collega” blogger.

Così, armata di maglietta della salute di lana (ve lo avevo detto che sono freddolosa patologica?), di una borsa che avrebbe fatto impallidire Mary Poppins, contenente praticamente l'occorrente per un esodo di bibliche proporzioni, oltre a un paio di libri anni '70 da portare in dono e della solita Twingo azzurrina, sabato scorso Roby-Tessa è partita per incontrare Lea-Lettrice.
E prima ancora di raccontarvi cosa si prova nel conoscere una persona che condivide con te una grande passione, ma che fino a quel momento è un nome, una foto e una serie di emozioni (belle) accompagnate dal suono di una chat, prima di tutto, dicevo, sento di dover ringraziare Lea, a prescindere. 
Per l'entusiasmo e la sagacia dei suoi commenti in rete che me l'hanno fatta conoscere, per la sua voglia di fare e di buttarsi nelle cose che ha avuto la meglio sulla mia innata tendenza a defilarmi, per aver organizzato l'incontro, per aver preso, immagino, il treno a un'ora antelucana, solo per avere più tempo per stare con me. Grazie !
Detto questo, Lea è esattamente come l'avevo immaginata: è espansiva e diretta come i suoi fulminanti interventi in rete, ma anche riflessiva come le sue recensioni, e soprattutto, e questo l'ho scoperto parlandole, è una persona piena di curiosità nei confronti del mondo e della gente. Una persona capace di stupirsi e gioire delle piccole cose!
Abbiamo parlato di libri, ma anche di altro, ci siamo scambiate romanzi, e soprattutto, spero, emozioni, ci siamo guardate in faccia, per la prima volta e abbiamo dato dei lineamenti alle tante parole scritte scambiate. 
Lea mi ha portato due libri, uno importante per la sua storia personale di Lettrice e l'altro appositamente scelto tra quelli che volevo leggere. 

È stato così che la blogger puffo che ama le scarpe da ginnastica, che ha paura dei posti affollati e non sa cosa sia lo scrap, ha incontrato la Lettrice quasi perfetta dalle manine d'oro e dal sorriso contagioso che vivrebbe in anfibi. 
                                      (indovina chi è il puffo!)

Un'esperienza per me decisamente positiva, il tempo è volato e alla fine mi è rimasta l'impressione di avere ancora così tante cose da dire!
Alla prossima Lea, speriamo presto!
Roby

Ps) Mannaggia, in tutto questo mi sono dimenticata di farmi mostrare le terga di Lea, il tatuaggio con il link del mio blog l'avrà fatto??

E adesso...andate dalle Due lettrici quasi perfette a leggere il resoconto di Lea!










mercoledì 20 aprile 2016

Recensione: Percoco di Marcello Introna (Ediz. Mondadori, 2016).

Buongiorno Lettori, come state? Pronti per una nuova recensione? 
Oggi vi parlo di un romanzo che mi ha davvero colpita, si tratta di Percoco di Marcello Introna, nella nuova edizione Mondadori (il romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 2012 da un editore pugliese, con discreto successo locale); ringrazio di cuore la Casa Editrice per avermi dato la possibilità di avvicinarmi a un libro che altrimenti mi sarebbe sfuggito.
Basato su una storia vera, il romanzo ripercorre la tragica esistenza di Franco Percoco, protagonista della prima strage di famiglia dell'Italia del dopoguerra, accusato, processato e dichiarato colpevole di plurimi omicidi di efferata ferocia, compiuti in una notte di maggio del 1956 a Bari.
Cambia il mondo, cambia la morale comune, ma non cambia il lato oscuro della psiche umana, quello che rende alcune persone "mostri", capaci di mettere in atto gesti di violenza inaudita. Franco Percoco, un bel ragazzo moro, all'epoca ventiseienne, oggi sarebbe in televisione in prima serata almeno tre volte a settimana; criminologi, opinionisti, esperti del Ris, avvocati e chi più ne ha più ne metta, scandaglierebbero la famiglia Percoco e la mente dell'assassino alla ricerca di un come e di un perché, di un movente che renda il male più "comprensibile", ma che, nella maggior parte dei casi, è insondabile e del tutto irrazionale. Nel 1956 il giornale (La Gazzetta del Mezzogiorno) che pubblicò indiscrezioni sul caso uscite dall'aula del tribunale, vide ritirate dalle edicole, su scala nazionale, tutte le copie "incriminate" e fu accusato di oltraggio alla morale, mentre i giornalisti che si resero responsabili di tale oltraggio, vennero licenziati.
Cambiano i tempo, dicevo, ma le brutte storie di cronaca nera cambiano poco.
Marcello Introna, basandosi sugli atti del processo Percoco e con piglio giornalistico, privo di sbavature e totalmente esente da sentimentalismi, ci racconta una vicenda lontana nel tempo e forse dai più dimenticata. Lo fa da osservatore imparziale, astenendosi da giudizi morali, scrivendo una sorta romanzo documentario che, a mio avviso, funzionerebbe benissimo al cinema o sul piccolo schermo.
Ci fa entrare in via Celentano 12, un caseggiato borghese alla periferia di Bari, in un appartamento umile ma decoroso, dove i Percoco conducono un'esistenza fatta di lavoro, routine e pochissimo svago. Un padre mite e lavoratore, una madre esaurita e piuttosto assillante, tre figli: Vittorio in carcere per furti reiterati ed etichettato come cleptomane, Giulio "incarcerato" nel suo limbo di ragazzo affetto da sindrome di Down, e Franco, l'intelligente, il "normale", colui che nell'immaginazione della madre, riscatterà l'intera famiglia, farà carriera, si sposerà, le darà dei nipotini, vivendo quel sogno di normalità a lei precluso.
Sono le ambizioni e le pressioni famigliari che, a lungo andare, minano la mente di Franco? Franco, che potrebbe essere studente modello, ma che pur applicandosi, non riesce a rendere come dovrebbe, Franco che, sotto sotto, mostra un'indole da perdigiorno, che passa ore nei bordelli, che è un bugiardo patologico, attratto dal bello, dal costoso, dal ricco, ma molto meno dalla fatica e dalla perseveranza necessaria per ottenerli.
Franco, soggetto fin da giovane a lancinanti mal di testa, a instabilità emotive e spesso in cura per quello che un tempo veniva vagamente etichettato come "esaurimento nervoso". 
Franco il turco, il truce, l'esaurito: una vittima delle ambizioni altrui? Un carnefice senza attenuanti? Uno schizofrenico? O forse una miscela esplosiva di tutto ciò?
Fatto è che in quella notte del 1956, quando prende in mano un coltello e senza alcun rimorso apparente, compie l'indicibile, Franco Percoco è ancora, agli occhi del mondo, un bel ragazzo normale, non è uno studente brillante, ma è fidanzato con una brava ragazza e circondato da amici. 
E quel che accade dopo l'omicidio, getta una luce ancora più inquietante sul suo personaggio.
Io ve lo consiglio, questo romanzo a tratti davvero crudo, dall'atmosfera noir. Ricostruisce con intelligenza una pagina dimenticata di cronaca nera, che oggi risulta tristemente attuale.

Genere: "mostri" si nasce o si diventa?
Pagine:246.
Voto: 

giovedì 14 aprile 2016

Recensione in anteprima: Il tempo dell'attesa di Elizabeth Jane Howard (Ediz. Fazi; 14 aprile 2016).

Lettori, sono veramente contenta di raccontarvi le mie impressioni su Il tempo dell'attesa, nuovo capitolo della Saga della famiglia Cazalet, creata dalla penna di Elizabeth Jane Howard e pubblicato proprio oggi dalla Casa Editrice Fazi.

De Gli anni della leggerezza, primo volume della saga, romanzo che mi ha entusiasmata, vi avevo parlato qui
Ritornare a Home Place, la casa dei campagna dei Cazalet nel Sussex, è stato un po' come tornare a casa. È passato un anno dall'ultima volta che ci sono stata, era il settembre del '38 e la famiglia, riunita, festeggiava il discorso di Chamberlain e l'accordo di Monaco; lo spettro della guerra in Europa pareva scongiurato, almeno per il momento. Un anno dopo Home Place si prepara a un conflitto mondiale ormai inevitabile. 
L'atmosfera è cambiata, non è più tempo di gite al mare, partite di tennis e feste, in casa fervono i preparativi, ma ci si prepara a tempi duri, si lavora per oscurare le finestre, per mettere insieme pranzo e cena con quello che il razionamento permette. La vecchia dimora, che a ben guardare comincia a mostrare i segni del tempo, si riempirà presto, fornendo protezione alle donne e ai bambini Cazalet: è una Home Place delle donne, quella che viviamo ne Il tempo dell'attesa, mentre i tre figli maschi del Generale: Edward, Hugh e Rupert, si dividono tra i doveri nei confronti della patria e la gestione della fabbrica di legnami di famiglia a Londra.
E così, vagando di stanza in stanza, ho rincontrato le "ragazze", le figlie più grandi dei fratelli Cazalet: Louise, ormai sedicenne, Polly e Clary, entrambe quattordicenni. Sono loro il cuore di questa storia, a loro, più di tutti, appartiene l'età dell'attesa: l'attesa di divenire adulte, di uscire dal limbo in cui si sentono costrette, troppo grandi per stare con i bimbi di casa, troppo piccole per ottenere l'attenzione degli grandi.
Mi hanno preso per mano, queste tre coraggiose ragazzine, e mi hanno mostrato il loro mondo, il loro delicato rapporto con i genitori e la loro guerra, vissuta lontano dal fronte .
Louise, testarda e determinata, ha deciso che da grande farà l'attrice di teatro, la vita borghese le va stretta; l'ho vista partire eccitata per una scuola di recitazione, incurante del freddo, del razionamento, dei bombardamenti sulle città. L'ho vista crescere, trasformarsi in una piccola donna, portare il suo primo paio di pantaloni (di nascosto dalla nonna!), l'ho sentita confidarsi con Stella, la sua nuova miglior amica e una sera, nella stanza del biliardo, appartarsi con un uomo più grande e decisamente infatuato di lei. Cosa provi Louise per questa persona onestamente non lo so. Amore? Voglia di libertà e di crescere in fretta? Certo lei, fra tutti, è quella che ha più motivi per allontanarsi da Home Place e da due genitori spesso fonte di rabbia e imbarazzo.
Polly e Clary invece condividono questi anni sospesi, dormono nella stessa camera e studiano a casa insieme, con la saggia e fidata istitutrice Mrs. Milliment (una figura davvero indimenticabile), cementano quotidianamente la loro amicizia, confidandosi le proprie pene e consolandosi vicendevolmente. 
Polly, insicura e terrorizzata da quel che la guerra può sottrarle, vive nel costante incubo del domani, crede di non avere alcun talento speciale e si cruccia, non riuscendo a immaginare un futuro, al di là di quella casetta in campagna tutta sua e piena di animali, che pare il suo unico desiderio; Clary, che ha già affrontato in tenera età la perdita della mamma, sogna invece di diventare scrittrice e si esercita con lunghe missive che invia al padre al fronte e con un diario al quale confida ansie e paure.
Polly è generosa, mette sempre gli altri avanti a se stessa, tanto da tenersi dentro un grande dolore pur di non intristire Clary, che deve già essere forte per quel che rimane della sua famiglia: il problematico fratellino e la giovane matrigna. Clary è tenace, positiva e non perde mai la speranza, anche quando la vita sembra davvero remarle contro.
In un mondo borghese dove i sorrisi di circostanza nascondono lutti e dolori e dove i bambini sono tenuti all'oscuro, anche dell'evidenza, le due ragazzine cercano risposte, si interrogano sul futuro, sul comportamento degli adulti, sulla vita e sulla morte, senza mai smettere di proteggersi l'un l'altra.
"..È una specie di trappola. Uno non dice le cose alle persone a cui vuole bene. Invece io penso che più vuoi bene a qualcuno, più dovresti dirgli tutto, anche le cose brutte. Credo che dirsi le cose sia il più grande gesto d’amore". Mise il braccio intorno a Polly. "Non devi mai più portare da sola un peso simile. Pro-mettilo!".
"Va bene. Ma prometti anche tu", disse Polly.
"Lo prometto. Ogni omissione sarà un segno di non amore".
Ho lasciato Home Place alla vigilia dell'entrata in guerra degli Stati Uniti, il conflitto mondiale è ben lontano da una risoluzione, ma anche i conflitti, le bugie e i segreti dei Cazalet paiono essersi gonfiati negli ultimi mesi, c'è nell'aria un senso di sospensione, una quiete apparente venata di aspettativa e di un po' di paura: molti nodi stanno per venire al pettine.
Eppure, salutando questa grande e complicata famiglia, non posso fare a meno di pensare a quanto sia accogliente, a come ti faccia sentire a tuo agio, a quanti personaggi straordinari racchiuda. 
Ancora una volta la penna di Elizabeth Howard mi ha incantata: acuta, tagliente ma straordinariamente leggera nel raccontare anche ciò che leggero non è. Il romanzo non ha deluso le aspettative, forse, per mio gusto personale, ho preferito la coralità del primo volume, i molteplici punti di vista presentati, ma il focalizzarsi sulle ragazze non ha penalizzato la storia, anzi, ha creato un forte legame di empatia con questi tre personaggi raccontati a tutto tondo e ha snellito la narrazione. 
Non vedo l'ora di ritrovarle, Polly, Clary e Louise e di vedere cosa ha in serbo per loro il futuro; vorrei abbracciarle e dire loro che tutto andrà per il meglio, diventeranno grandi e troveranno la loro strada. Ma forse...sarebbe solo l'ennesima bugia o una mezza verità. E ogni omissione è un segno di non amore.
Da leggere assolutamente.

mercoledì 13 aprile 2016

Chiacchiere Librose: romanzi da leggere...con il fazzoletto a portata di mano!

Cari Lettori, oggi ho voglia di fare quattro chiacchiere con voi. Eccoci quindi pronti per un nuovo appuntamento con le Chiacchiere Librose, dedicato ai libri da leggere...tenendo a portata di mano una scatola di fazzolettini!

Voi piangete davanti alle pagine di un libro? Vi succede? O preferite il buio della sala cinematografica e un film commovente? Io non faccio grosse distinzioni, forse al cinema, per pudore, mi trattengo un pochino, ma quando attacca il magone, non c'è scampo!
Fin dalla più tenera età per me è stato chiaro che c'è un genere di libri e film che proprio non posso affrontare senza rischio di disidratazione: si tratta delle storie che parlano di animali e che, nella maggior parte dei casi, è scientificamente provato, non vanno a finire bene. E se a sei anni i miei genitori mi ha frettolosamente portata fuori dal cinema durante la proiezione di Bambi, a 40, leggendo Io & Marley (di John Grogan), singhiozzavo talmente tanto da provare una certa vergogna.
Diamo quindi per scontato che quadrupedi dagli occhi dolci e dal destino segnato nella mia libreria sono banditi.
Passiamo ad altri generi ed altri tipi di lacrime. 
Un giorno di David Nicholls. Di solito le storie d'amore travagliate non mi provocano esondazioni, ma il finale di questo romanzo, finale per me inaspettato, mi ha davvero messa ko. Una lacrima (più di una, dai), di tristezza, impotenza e incazzatura verso il destino crudele, è scappata.
Io prima di te di Jojo Moyes. Qui non ho scusanti, avevo ben intuito dove andava a parare la cosa, ero consapevole che l'autrice voleva scatenare un fiume di lacrime. Una buona ragione per non dargliela vinta. E invece no! Quell'irritante pizzicorino dietro la palpebra, e via, parte il piagnisteo, magone, frustrazione e pure un po' di nervoso: Jojo hai vinto, mannaggia a te!
Paula di Isabel Allende. Ecco, questo è uno dei romanzi più strazianti che ricordi. Storia autobiografica di una madre che inganna la morte raccontando aneddoti di famiglia, per poi cedere e consegnarle l'amatissima figlia, affetta da una rara malattia; insomma, vi siete fatti un'idea, è un libro di una tristezza infinita, ma anche di grande poesia. Necessita di scorta di fazzoletti formato famiglia.
Molto forte incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer. Il mondo dopo l'11 settembre. Un bambino che cerca i ricordi del padre, morto nel crollo delle Torri; storia di un viaggio nel dolore, nella conoscenza, nella pietà. Commuove, senza esagerare. Ed è un romanzo da leggere assolutamente.
Una stella tra i rami del melo di Annabel Pitcher. Il tema è simile a quello del libro precedente ma la storia si focalizza di più su complicati rapporti famigliari. Incredibilmente tenero e delicato, mi ha fatto sorridere, ma anche piangere, un mix di emozioni che vale la pena provare (lo trovate tra i miei libri del cuore).
Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini. Romanzo famosissimo dove convivono parti molto tragiche e momenti di grande delicatezza. Il finale, che apre il cuore alla speranza, è da lacrima, non è una lacrima triste, ma da immedesimazione e da calo della tensione. 
L'autunno dell'innocenza. Il corpo (meglio noto col nome del film che ne è stato tratto: Stand by me). Racconto contenuto nella raccolta Stagioni diverse di Stephen King. Il finale appanna l'occhio, è pura commozione e il film non è da meno. Da leggere. Stesso autore, romanzo un po' meno noto, che mi ha commosso, Cuori in Atlantide, non sono una fan sfegatata di King, ma la potenza narrativa dei suoi romanzi è innegabile.
Un albero cresce a Brooklyn di Betty Smith. Un classico americano, un grande romanzo, potente, commovente, basta leggere la trama (andate, cosa aspettate?) per intuire che il fazzoletto va tenuto a portata di mano. 

Mi fermo, consapevole di aver sicuramente dimenticato qualche romanzo che ha fatto piangere tutti, proprio tutti. 
Non è invece una distrazione l'aver tralasciato titoli come Colpa delle stelle  di Green (che mi ha irritato come pochi, altroché lacrime) e Non ti muovere della Mazzantini (che ho cordialmente odiato anni fa, occhi asciuttissimi).
Ma queste sono altre storie e altre chiacchiere!






giovedì 7 aprile 2016

Recensione: Ricordami così di Bret Anthony Johnston (Ediz. Einaudi, 2015).

Oggi vi parlo di un romanzo d'esordio che ha ricevuto molti consensi di pubblico e critica, si tratta di Ricordami così di Bret Anthony Johnston, da qualcuno etichettato come thriller, ma che di thriller ha molto poco.
Il libro, dalla trama piuttosto originale, trova i suoi punti di forza in una minuziosa indagine psicologica del vissuto dei protagonisti e in un'ambientazione particolare e ben descritta.
Costa sud del Texas, nell'immaginaria cittadina di Southport, fantasma di una località di villeggiatura sul Golfo del Messico che ha perso la sua attrattiva turistica decenni fa, la famiglia Campbell vive una quotidianità sospesa da quattro anni, dal giorno in cui il figlio primogenito, Justin, è uscito di casa con il suo skateboard ed è sparito nel nulla.
Un ragazzino di 11 anni che scompare, senza lasciare praticamente alcuna traccia. Cosa succede in una normalissima famiglia borghese quando una simile tragedia travolge come uno tsunami la quotidianità?
Succede che Eric, il padre, insegnante di storia e uomo mite, si rifugia in una routine che forse gli dà la parvenza di un'esistenza normale, tacita il suo senso di inadeguatezza continuando a tappezzare le strade di volantini con l'immagine del figlio, anche a distanza di anni dalla scomparsa, trascura il dolore della moglie, Laura, che al contrario, non fa nulla per nascondere lo strazio. 
E cosi, mentre lei passa le sue giornate in un centro per la cura e riabilitazione dei delfini malati, il figlio più piccolo della coppia, Griff, cresce cercando il proprio spazio in un mondo dove nulla è più come prima e dove l'ingombrante assenza di Justin riempie le stanze e l'anima del senso di colpa di chi è "sopravvissuto".
In questa spirale di dolore e di ottundimento dei sensi, quando ormai ogni speranza di lieto fine pare perduta, Justin viene ritrovato. 
E così, improvvisamente, l'assenza non è più protagonista, al suo posto il ritorno, la presenza. Semplice? No. 
Cosa succede in una famiglia quando un figlio sparito da quattro anni ritorna a casa? Quando il bambino che hai lasciato, si ripresenta adolescente, taciturno, enigmatico e poco incline a condividere quel vuoto di anni?
Succede che la paura non finisce e neanche il senso di colpa. 
Succede che i genitori si tormentano con domande che non osano fare "perché non ti ho trovato prima? Quali abusi hai subito? Ci vuoi ancora bene?". E Griff, sempre all'ombra di quell'ingombrante presenza-assenza, fa perfino fatica a confessare a Justin di essere diventato un bravissimo skater, in quei quattro anni, emulando un fratello perduto, che in skate invece adesso non va più.
In un'estate soffocante quanto l'atmosfera di Southport, paese di un'unica via principale, di motel chiusi, di gamberetti e ponti d'acciaio sospesi sulla baia, l'umidità appanna i finestrini delle auto e il ronzio dei condizionatori copre i sussurri della famiglia Campbell, che cerca disperatamente di ritrovare la serenità.
Impeccabile nel descrivere un Texas che non immaginiamo e un dolore che nessuno vorrebbe mai sperimentare, il romanzo non è stato per me una facile lettura. 
Ho atteso che succedesse qualcosa di sorprendente, che arrivasse un gesto liberatorio, un racconto chiarificatore, un confronto. La narrazione pareva promettere un momento di tensione, di redenzione da tanto dolore. Niente.
La storia, ben narrata e ben costruita, ci guadagna in realismo, ma in alcuni punti finisce col trascinarsi con un ritmo piuttosto lento. 
Un romanzo che consiglio a chi ama l'introspezione psicologica e non cerca l'azione o le forti emozioni. 

Genere: l'altra faccia del lieto fine.
Pagine: 464
Voto:                                                   
                                                               
 e mezzo

lunedì 4 aprile 2016

La mia settimana librosa 3. #6.

Buongiorno Lettori! ecco la rubrica (ormai a cadenza casuale) che vi aggiorna sui movimenti qui in Libreria.
Rispetto alla scorsa puntata ho:
-recensito il giallo Il corpo che affiora di Viveca Sten. Leggibile, senza infamia né lode, recensione qui.
-finito e recensito Adesso di Chiara Gamberale. Una delusione notevole, recensione qui.
-letto e recensito Correva l'anno del nostro amore di Caterina Bonvicini. Sorprende, ironico, consigliato! recensione qui.

Ho letto il giallo Ricordami così di Bret A. Johnston. Più che un giallo una (lunga) indagine psicologica sugli effetti devastanti del male nei rapporti e nelle dinamiche tra famigliari. Presto vi proporrò anche la recensione.

Sono trascorsi quattro anni da quando Justin è scomparso. Una tragedia che ha colpito l'intera cittadina del Texas nella quale viveva. È scappato? È stato rapito? È affogato nella baia? Mentre i Campbell non si dànno per vinti e continuano a cercare una risposta, quel che resta della famiglia sembra andare disperdendosi giorno dopo giorno. Poi, un pomeriggio, accade l'impossibile. Justin è stato ritrovato, dice la polizia, e pare stia bene. Ma le spiegazioni dietro il lieto evento sono tante, e talvolta non collimano. E dentro la famiglia restano ferite che difficilmente potranno rimarginarsi. Perché, forse, una volta che qualcosa ti è stato portato via non sarà mai più davvero tuo.
Sto leggendo Il tempo dell'attesa di Elizabeth Jane Howard; si tratta del secondo capitolo della saga della famiglia Cazalet (il primo capitolo, Gli anni della leggerezza, mi ha entusiasmata, recensione). Il romanzo è in uscita il prossimo 14 aprile, ringrazio di cuore Fazi Editore che mi permette di leggerlo in anteprima.

È il settembre del 1939, le calde giornate scandite da scorribande e lauti pasti in famiglia sono finite e l’ombra della guerra è sopraggiunta a addensare nubi sulle vite dei Cazalet. A Home Place, le finestre sono oscurate e il cibo inizia a scarseggiare, in lontananza si sentono gli spari e il cielo non è mai vuoto, nemmeno quando c’è il sole. Ognuno cerca di allontanare i cattivi pensieri, ma quando cala il silenzio è difficile non farsi sopraffare dalle proprie paure. A riprendere le fila del racconto sono le tre ragazze: Louise insegue il sogno della recitazione a Londra, dove sperimenta uno stile di vita tutto nuovo, in cui le rigide regole dei Cazalet lasciano spazio al primo paio di pantaloni, alle prime esperienze amorose, a incontri interessanti ma anche a una spiacevole sorpresa. Clary sogna qualcuno di cui innamorarsi e si cimenta nella scrittura con una serie di toccanti lettere al padre partito per la guerra, fino all’arrivo di una telefonata che la lascerà sconvolta. E infine Polly, ancora in cerca della sua vocazione, risente dell’inevitabile conflitto adolescenziale con la madre e, più di tutti, soffre la reclusione domestica e teme il futuro, troppo giovane e troppo vecchia per qualsiasi cosa. Tutte e tre aspettano con ansia di poter diventare grandi e fremono per la conquista della propria libertà. Insieme a loro, fra tradimenti, segreti, nascite e lutti inaspettati, l’intera famiglia vive in un clima di sospensione mentre attende che la vita torni a essere quella di prima, in quest’indimenticabile ritratto dell’Inghilterra di quegli anni. E ormai è difficile abbandonarli, questi personaggi: con loro sorridiamo, ci emozioniamo e ci commuoviamo nel nuovo appassionante capitolo della saga dei Cazalet.
Passiamo alle entrate! 

Ringrazio Mondadori per la copia di Percoco di Marcello Introna, una lettura che mi incuriosisce parecchio.
Il mio nome sarebbe entrato nel linguaggio comune come "carta", "pane", "acqua" evocando terrore e morte. Io sono Franco Percoco e questa è la mia storia. 
In una Bari che si sta riprendendo lentamente dopo la Seconda guerra mondiale, la famiglia Percoco vive la sua esistenza borghese e illusoriamente irreprensibile. È solo tra le mura di casa, in via Celentano 12, che le apparenze crollano mostrando una realtà molto diversa. Vittorio, il maggiore dei tre figli, è in galera per cleptomania, Giulio, il piccolo di casa, è affetto dalla sindrome di Down e Franco, il protagonista della storia, sembra l'unico a non dare problemi. Il padre Vincenzo, ispettore delle ferrovie, è un debole rassegnato, la madre Eresvida una casalinga con l'ossessione dell'affermazione sociale che vuole vedere a tutti i costi il figlio professionista laureato. Nel castello fasullo che i Percoco hanno costruito Franco ha infatti il ruolo dello studente universitario modello, l'unico in grado di dare lustro al blasone familiare. La vicenda, ispirata a un fatto realmente accaduto, parte dall'adolescenza del protagonista, fino al terrificante epilogo in cui, agli albori del boom economico degli anni Cinquanta, tutte le inettitudini, compulsioni e paure di Franco Percoco esploderanno devastando la quiete di una comunità intera. Percoco è un romanzo d'esordio che coinvolge il lettore fin dalle prime battute, potente e cinematografico, scritto con voce personalissima e straordinariamente empatica.
Ringrazio invece Mr. Ink Diario di una dipendenza, che con la sua recensione mi ha convinta a recuperare un giallo che non conoscevo, si tratta di Sorella di Rosamund Lupton (2011), attualmente ripubblicato in edizione BEAT ad un prezzo abbordabile. 
Cinque anni separano Beatrice Hemming, la primogenita, da Tess, sua sorella. Cinque anni segnati dalla condivisione di un lutto incancellabile - la morte di Leo, il fratellino portato via da una malattia genetica - e da un abisso di forme di vita, personalità e aspetto fisico tra le due sorelle. Account director in un'agenzia newyorchese, con elegante appartamento nella Grande Mela, Bea è sempre stata la sorella matura e importante, la maggiore capace di sgridare la sorellina minore capricciosa e irresponsabile e di condurla sulla retta via. Tess, invece, è sempre stata una bellissima, impulsiva, solare creatura. Una ragazza impaziente di vivere che, in nome dei suoi sentimenti, non ha esitato un solo istante ad avventurarsi in una relazione clandestina con uno dei suoi tutor al college d'arte londinese in cui studia, un professore, per giunta, che ha quindici anni più di lei ed è sposato da tempo. Quando apprende, perciò, dalla madre che Tess è irrintracciabile al lavoro e a casa da ben quattro giorni, Bea prende il primo volo per Londra, ma non si angustia più di tanto. Certo, sua sorella è incinta e il tutor, il padre del nascituro, si è chiuso in un ipocrita "riserbo", tuttavia Bea sa che Tess non è una ragazza cosi avventata da mettere a repentaglio la sua vita e quella del suo bambino. Qualche giorno dopo che ha messo piede a Londra, una terribile notizia raggiunge, però, Bea. La polizia la informa di aver rinvenuto il cadavere di Tess a Hyde Park...
E infine...un romanzo che è sbucato fuori da una cassa di libri che giace tristemente in cantina ed è finito sul mio comodino, non penso lo recensirò (immagino non interessi a nessuno), ma lo leggerò sicuramente; il fascino dei romanzi ambientati negli anni '50/'60 nelle università americane per me è irresistibile!
Dottori di Erich Segal (Sperling & Kupfer 1989): storia di un gruppo di giovani studenti in medicina dell'Università di Harvard negli anni '60. Un vero polpettone che proprio non mi posso perdere!

Per oggi è tutto! e voi, cosa leggete? cosa bolle in pentola?