domenica 29 maggio 2016

Liebster Award 2016 : secondo round!



Buongiorno di pioggia Lettori! 
Un post veloce, sono stata nominata da Lucrezia alias _gaiman del blog Gaiman in the T.A.R.D.I.S. per il Liebster Award 2016. 
E' la mia seconda nomina per il premio-tag di quest'anno (grazieee!), ho deciso quindi di rimandarvi al post precedente per le informazioni sul Liebster e per le domande/risposte che mi riguardano (un click qui), in questo post risponderò alle 11 domande di _gaiman, che ringrazio tanto (e che spero di conoscere meglio prossimamente!).

Pronti? Via!


1. Quando eri piccolo/a, cosa volevi fare da grande?

Da piccola piccola volevo fare...il cow boy (sì, ero un tantino maschiaccio), poi è stato il tempo della veterinaria (e ci sono andata molto vicina!).

2. Se non facessi ciò che fai ora nella vita, dove saresti?
In un cottage nella campagna inglese con una famiglia numerosa, due cani e un cavallo!

3. Qual'è la tua peggiore paura?
La malattia e la solitudine, a braccetto. Allegria!

4. Hai appena vinto un biglietto della lotteria: cosa fai per prima cosa?
Mi compro il cottage inglese?!

5. Partiresti on the road con gente che conosci poco?
Lo avrei fatto a 20 anni, probabilmente; adesso non ho più l'età, ho i miei ritmi, la mia sacrosanta privacy. No, non potrei più farlo senza sbroccare.

6. Quale libro non saresti disposta a lasciarti alle spalle nemmeno se non avessi scelta?
Il mio libro coperta- di- Linus: Una donna e altri animali di Brunella Gasperini.

7. Se potessi vivere in un mondo letterario, quale sceglieresti?
Non riesco a sceglierne uno solo! a parte il fantasy e l'horror mi piace viaggiare in tanti mondi diversi: un tè con Jane Austin, un'indagine per omicidio con Thomas Lynley. Come si fa a scegliere?

8. Cosa fai per prima cosa la mattina appena ti alzi?
Sollevo le tapparelle..e controllo il meteo!

9. Qual è il tuo film preferito?
Uno solo? forse Blade Runner. Dopo di lui, cinematograficamente parlando, niente è stato più come prima.

10. Hai fratelli o sorelle? Se non li hai, li vorresti?
Ho un fratello più piccolo, avrei desiderato avere anche una sorella (possibilmente una sorella maggiore; mi sarebbe piaciuto avere una sorella più saggia che mi indicasse la strada e con la quale fare shopping, chiacchierare e fare cose da "donne" in generale!).

11. Cosa adori fare di più al mondo?
Leggere, ovviamente! E poi amo il mare e le chiacchiere fra amici.


Sarete stufi di sentirmi raccontare sempre le stesse cose! 
un bacio, Lettori.

Tessa

mercoledì 25 maggio 2016

Recensione: La pioggia prima che cada di Jonathan Coe (Ediz. Feltrinelli, 2007).

Il mio primo "assaggio" di Jonathan Coe, autore molto famoso che, per motivi imperscrutabili, ho lasciato per anni in libreria a prendere polvere. È stato grazie al consiglio di Lea (leggete qui), sua grande estimatrice, che mi sono decisa a conoscerlo. 

La pioggia prima che cada, titolo bellissimo e azzeccato. Esiste la pioggia prima che cada? No, in teoria. Non è reale, ma a ben pensarci esiste uno stato d'animo, un senso di attesa e aspettativa, un momento di calma perfetta o di paurosa preveggenza, che precede la pioggia, sia essa una dolce pioggia primaverile o un violento nubifragio.
E proprio l'aspettativa, quella quieta attesa mista alla paura della rivelazione, a pervadere tutto questo grande romanzo al femminile, dove gli uomini sono decisamente relegati al ruolo di spettatori.
Zia Rosamond muore anziana e sola nel suo cottage nello Shropshire. Alla nipote Gill lascia una parte di eredità, ma anche un compito arduo: cercare Imogen, una parente che non frequenta la famiglia da anni, e consegnarle una serie di audiocassette che Rosamond ha registrato per lei, prima di addormentarsi per sempre.
Imogen non si trova, ogni appello e ogni ricerca sembrano vane; di lei esiste solo un lontano ricordo: una bambina bionda, non vedente. Ma sono passati decenni.
Spetta quindi a Gill e alle sue figlie ascoltare quelle cassette: ne esce la voce pacata di zia Ros, quasi un sussurro, che attraverso la descrizione di 20 fotografie, cerca di raccontare alla misteriosa Imogen la storia delle sue radici e di quella famiglia che non può ricordare.
In quei venti scatti, che Imogen non può vedere, sono racchiuse quattro generazioni di donne e mezzo secolo di storia famigliare. Ogni foto un evento, un ricordo, un luogo, un'epoca, tutto minuziosamente descritto, perché le parole devono arrivare là dove gli occhi spenti di Imogen non possono spingersi.
È una storia che non posso e non voglio raccontarvi, quella di Rosamond, Beatrix, Thea e Imogen, vi rovinerei la lettura, posso dirvi che è una storia amara, a tratti quasi crudele, ma in un certo senso inevitabile.
Un viaggio in un universo femminile popolato di madri, figlie, amiche di sangue, compagne. Un viaggio nella maternità negata, malata, violata: perché ci sono madri che non sanno amare i figli e donne che custodiscono nel cuore tonnellate di amore, ma i figli non li possono avere. 
Ci sono colpe che rotolano come massi, di madre in figlia, senza possibilità di redenzione, ci sono solitudini che sono una sorta di "colpa", come quella di zia Ros, donna leale e affettuosa, ma dalla sessualità inaccettabile per la società del dopoguerra.
È proprio la voce sommessa e calda di Rosamond la vera anima di questo romanzo; è una voce limpida, la sua, malgrado l'età e i tanti dolori e ci porta avanti e indietro nel tempo, da quando, bimba sfollata in tempo di guerra, stringe un patto di sangue con la cuginetta Beatrix, fino a quando, prossima alla morte, decide di ridare a Imogen quello che le è stato tolto. 
E noi lettori ci affanniamo con lei, immagine dopo immagine, per trovare un senso, una ragione comprensibile, una rivelazione che renda la storia di queste donne accettabile, forse anche giustificabile. Seduti accanto a Gill e alla sue figlie, aspettiamo che cada la pioggia, trattenendo il respiro. E alla fine, quando arriva, non troviamo le risposte sperate, non è pioggia, è una veloce, brutale grandinata e non abbiamo più il conforto dell'attesa.

Ci sono vite inevitabilmente tristi e Coe ce le racconta con sensibilità e lucidità, regalandoci un libro malinconico, toccante e magnificamente scritto, che mi ha catturata fin dalle primissime pagine. 
Sicuramente io e Mr. Coe ci incontreremo ancora, molto presto.
Consigliato a chi ama le atmosfere inglesi e i romanzi introspettivi.

"Sai, Thea, non esiste una cosa come la pioggia prima che cada. Deve cadere, altrimenti non è pioggia". Era un principio stupido su cui insistere con una bambina, e mi pentii di aver cominciato. Ma Thea sembrava non avere alcuna difficoltà ad afferrarlo, semmai il contrario - perché dopo qualche minuto mi guardò e scosse la testa con aria di commiserazione, come se stesse mettendo a dura prova la sua pazienza dover discutere di questioni del genere con una ritardata. "Certo che non esiste una cosa così," disse. "È proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale." 



Genere: Mammina cara.
pagine: 224.
Voto: 
              e mezzo!

lunedì 23 maggio 2016

La mia settimana Libosa 3.#8.

Cari Lettori eccoci qui al pazzo appuntamento delle letture in Libreria. 
In realtà è un periodo un po' fiacco e non sto leggendo tanto: colpa dei mezzi di locomozione famigliari. Pare che le nostre automobili abbiano deciso di rompersi contemporaneamente (eh, sì, anche la mia amatissima twingo non è messa bene), tanto che si è resa necessaria una decisione drastica: il cambio di almeno una delle due vetuste autovetture del nostro parco macchine. Più facile a dirsi che a farsi! Sono sommersa di preventivi, calcoli di cilindrate, numeri di Quattroruote e domande filosofiche (troppo lunga, troppo corta, sedile scomodo per la genitrice, il cane ci starà o no?). Giuro che se mi fanno provare un'altra macchina, esco di senno. Ecco dov'è finito il mio tempo libero.
Torniamo a noi, che sto divagando.
Rispetto alla scorsa puntata, ho:
Recensito: La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone. Molto carino, il mio pensiero qui.
Letto e recensito: Essere vivi di Cristina Comencini, un romanzo sorprendente! la mia recensione qui e Il sorriso lento di Caterina Bonvicini, altro libro che mi è rimasto nel cuore,  qui.
Letto: La vita secondo Banana di PP. Wong, un romanzo sull'integrazione razziale e sul difficile mondo degli adolescenti. Appena possibile vi lascerò il mio pensiero, stay tuned!
Sto leggendo un romanzo che mi sta piacendo tanto, si tratta de La pioggia prima che cada di Jonathan Coe, autore famosissimo che non avevo mai "sperimentato". Ho seguito il suggerimento di Lea del blog Due Lettrici quasi perfette che me ne ha tessuto le lodi, ho scelto un titolo a caso, e devo dire che sono contentissima di questo consiglio libroso. E' una delle cose più belle dell'essere blogger: curiosare nelle librerie altrui e scoprire nuove storie e nuovi viaggi. Quindi, grazie Lea!
La Zia Rosamond non è più. È morta nella sua casa nello Shropshire, dove viveva sola, dopo l'abbandono di Rebecca e la morte di Ruth, la pittrice che è stata la sua ultima compagna. A trovare il cadavere è stato il suo medico. Aveva settantatré anni ed era malata di cuore, ma non aveva mai voluto farsi fare un bypass. Quando è morta, stava ascoltando un disco - canti dell'Auvergne - e aveva un microfono in mano. Sul tavolo c'era un album di fotografie. Evidentemente, la povera Rosamond stava guardando delle foto e registrando delle cassette. Non solo. Stava anche bevendo del buon whisky, ma... Accidenti, e quel flacone vuoto di Diazepam? Non sarà stato per caso un suicidio? La sorpresa viene dal testamento. Zia Rosamond ha diviso il suo patrimonio in tre parti: un terzo a Gill, la sua nipote preferita; un terzo a David, il fratello di Gill; e un terzo a Imogen. Gill e David fanno un po' fatica a capire chi sia questa Imogen, perché prima sembra loro di non conoscerla, poi ricordano di averla vista solo una volta nel 1983, alla festa per il cinquantesimo compleanno di Rosamond. Imogen era quella deliziosa bimba bionda venuta con gli altri a festeggiare la padrona di casa. Sembrava che avesse qualcosa di strano. Sì, era cieca. Occorre dunque ritrovare Imogen per informarla della fortuna che le è toccata. Ma per quanti sforzi si facciano, Imogen non si trova. E allora non resta - come indicato dalla stessa Rosamond in un biglietto - che ascoltare le cassette incise dalla donna...
Entrate in Libreria:
Casa di Marilynne Robinson, è il secondo volume di una  trilogia di questa autrice premio Pulitzer (Trilogia di Gilead), il primo volume, Gilead, è nella mia libreria da anni, ma in lingua inglese. Ho trovato questa copia al mercatino dell'usato e non ho saputo resistere! 
Glory Boughton ha trentotto anni qandò una delusione amorosa la riporta nella natia Gilead per occuparsi del vecchio padre e della consunta casa avita. Il fratello Jack ne ha qualcuno di più allorché, pochi mesi più tardi, bussa alla stessa porta in cerca di un approdo per il suo spirito tormentato. Le braccia del patriarca si aprono ad accogliere il più amato dei suoi otto figli, il più corrotto, il più smarrito. Ma il suo cuore e la sua mente faticano a fare altrettanto. Nella versione robinsoniana di quella che l'autrice definisce la più radicale delle parabole evangeliche - capovolgendo, come fa, le nozioni di merito e ricompensa -, l'accento cade sul momento successivo a quello della festosa accoglienza: il momento del perdono, della piena reintegrazione nella casa del padre, laddove il limite umano si fa più invalicabile. Il terzo romanzo di Marilynne Robinson ci ripropone un mondo familiare: l'immobile cittadina agraria di Gilead, "fulgida stella del radicalismo" nella sarcastica rivisitazione di Jack; la metà degli anni Cinquanta, con i loro scontri razziali e la loro sedata quiescenza; il venerabile pastore presbiteriano Robert Boughton, ormai troppo stanco, e i suoi due figli più interessanti, la dolente Glory e l'oscuro Jack. Stesso luogo, tempo, personaggi del precedente "Gilead", dunque (compagno contiguo anziché sequenziale di questo "Casa"), ma diversa prospettiva a illuminare da un'altra angolazione più trascendente e insieme il più terreno dei temi: 'nostos', il ritorno a casa.
Buona ripresa di Marie Sabine Rogers, un romanzo che mi attira molto. 
Che cosa puoi fare quando la vita ti pone davanti ai tuoi limiti e hai tanto, troppo tempo per ripensare al passato, che ti appare una somma di errori e occasioni mancate ormai senza rimedio? Ecco a voi Jean-Pierre, sessantasette anni vissuti cinicamente e un presente da ricoverato per un incidente che non ricorda. Essere "il bacino della stanza 28" non migliora certo il suo carattere e Jean-Pierre ne ha per tutti: medici, infermieri, altri ricoverati e parenti che lo vengono a trovare... Eppure, è proprio quando la notte è più buia che l'alba si avvicina, e anche in ospedale, dove le ore sembrano durare dieci volte di più che nel mondo esterno, si può capire quello che conta davvero, si può ricominciare ad amare, anche se sempre con qualche riserva, perché, comunque, se si è stati scorbutici per più di mezzo secolo, non si può cambiare completamente...

Per oggi è tutto. Vi auguro buona settimana e buone letture!
Fatemi sapere cosa state leggendo :)

mercoledì 18 maggio 2016

Recensione: I segreti della casa sul lago di Kate Morton (Ediz. Sperling & Kupfer, 2016).

Buongiorno Lettori, oggi vi tengo compagnia parlandovi di un romanzo di cui ho atteso la  pubblicazione con ansia. Si tratta de I segreti della casa sul lago, ultima fatica di Kate Morton, autrice che personalmente trovo insuperabile nel creare romanzi carichi d'atmosfera, dove presente e passato si rincorrono e si incontrano in trame perfettamente costruite.
I segreti della casa sul lago non fa eccezione: giocato addirittura su tre piani temporali, il libro è una storia famigliare, un romanzo d'amore e dedizione dove i segreti e i rimorsi dei personaggi diventano protagonisti ed è insieme un giallo dall'intreccio intricato, che vi terrà incollati alle sue pagine. 
Nel 2003, Sadie Sparrow, poliziotta dall'adolescenza tormentata, si fa coinvolgere emotivamente fin troppo da un caso incentrato sull'abbandono di un minore; ostinata e poco propensa a seguire le regole, Sadie viene obbligata a prendersi un periodo di "ferie" e si rifugia in Cornovaglia, dove abita suo nonno. Un giorno, durante una passeggiata con i cani, Sadie si imbatte in un giardino incolto e lussureggiante, con un placido laghetto al centro. È il giardino di una casa signorile disabitata ormai da decenni, una dimora avvolta dal fascino dei fasti del passato, malgrado i segni inequivocabili dell'incuria e dell'abbandono.
Nel 1933, Alice Edevane ha 16 anni, scrittrice in erba, sta lavorando sul il suo primo romanzo e si è presa un gran sbandata per il giardiniere: la sua è un'adolescenza dorata, nella grande casa sul lago dove vive con i genitori e i fratelli, in Cornovaglia. Ma la serenità e la spensieratezza si interrompono bruscamente la notte in cui il fratellino Theo sparisce di casa, senza lasciare alcuna traccia dietro di sé. Il caso, malgrado lo spiegamento di forze, non verrà risolto e Theo non tornerà a casa.
La casa sul lago con il suo bellissimo giardino è il cuore del romanzo, qui le strade di Sadie e di Alice Edevane e della sua famiglia si incontrano e incrociano, in modi davvero impensabili, fino a un finale...incredibile? non trovo un aggettivo adeguato, leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate!
Devo ammettere che i primi capitoli mi hanno lasciato un po' perplessa, avendovi trovato alcuni elementi già letti in altri libri (la dimora silenziosa, disabitata, fascinosa e ancora completamente arredata, il giardino segreto, il lago ecc.), ma proseguendo con la lettura, la storia della famiglia Edevane, che la Morton ricostruisce facendoci viaggiare avanti e indietro nel tempo, dal 1913 ai giorni nostri, mi ha realmente coinvolta.
Ho apprezzato la capacità dell'autrice di costruire una storia così complicata, disseminata di piccoli indizi e raccontata attraverso i punti di vista dei diversi personaggi, mantenendo sempre saldamente in mano il filo della narrazione. 
Il romanzo è corposo e soffre, a mio parere personale, di qualche pagina di troppo; in particolare, il caso su cui investiga Sadie nel presente l'ho vissuto più come un riempitivo, un filler per accrescere l'aspettativa del lettore, che è invece concentrata sulla scomparsa del piccolo Theo Edevane in una notte d' estate di tanti anni fa e sui suoi tragici effetti.
A parte questa opinione personale, un centinaio di pagine in meno avrebbero snellito una trama già di per sé ricca, questo è romanzo che consiglio un po' a tutti per la sua storia malinconicamente romantica, per il giallo ben costruito che le ruota attorno, per la magica atmosfera sospesa tra presente e passato. I fan della Morton non rimarranno delusi. 

Genere: fascino old british.
Pagine: 518.
Voto: 
          meno!

sabato 14 maggio 2016

Liebster Award 2016. Discover new blogs.

Lettori, oggi sono qui per parlarvi di nuovo di Liebster Award, un premio-tag che ogni anno, in questa stagione, riempe i nostri angoli virtuali e che in questa edizione in particolare si prefigge lo scopo di dare voce ai blog con meno di 200 lettori. Ho sempre accettato volentieri di partecipare perchè è una bella occasione per farvi conoscere qualcosa di più su di me e sul mio posticino speciale.
Quindi, come sempre, andiamo con le regole.

Ringraziare chi ci ha premiato: ringrazio di cuore per avermi nominato Antonella del blog  If you have a garden and a library... che vi invito a visitare, se ancora non lo conoscete. Antonella è una persona gentile e molto disponibile (lo scorso anno le ho praticamente "rubato" il post sulla cookie policy), il suo blog è pieno di suggerimenti letterari molto originali..e quest'anno è riuscita perfino a farmi leggere due classici della letteratura russa (che io ho sempre guardato da lontano), grazie a un gruppo di lettura veramente ben organizzato. Anzi, le chiedo perdono, dato che il percorso non l'ho finito a causa la mia cattiva gestione del tempo libero.

Scrivere qualcosa sul blog che preferite: ecco, questa regola la salto subito (cominciamo bene). Come si può nominare un solo blog? impossibile e ingiusto. Seguo vari blog con una certa costanza e non ho alcuna intenzione di fare torto a qualcuno.

Rispondere alle 11 domande del blogger che ti ha nominato.
Vamos, ecco le domande di Antonella.
a. Qual è il tuo libro preferito?
Anche qui sono in difficoltà, un libro solo è difficile da indicare! se penso agli ultimi anni, dato che il preferito in assoluto è una scelta troppo complicata, mi viene in mente Quando tutto era possibile di Meg Wolitzer, un romanzo che racchiude in sè molti elementi che amo.
b. Ti piace andare al cinema?
Sono stata un'amante del grande schermo per molti anni. Ultimamente le cose sono cambiate, intanto perchè ho molto meno tempo di una volta, poi devo dire che con l'avvento dei cinema multisala, parte della magia del cinema per me è scomparsa. E, lo ammetto, sono diventata anche pigrissima!
c. Meglio comprare i libri o prenderli in prestito in biblioteca?
Compro i libri che mi interessano, quelli che terrò in libreria, gli altri titoli li prendo in prestito in biblioteca e faccio tanti "scambi" con un gruppo di amiche.
d. Cosa pensi del bookcrossing?
Io sono per la massima condivisione. Mi piace l'idea del bookcrossing, naturalmente bisogna vedere com'è organizzato. Purtroppo in giro ci sono tanti furbetti.
e. Ti piace appuntarti pensieri e cose su un diario?
Ahimè, io sono disordinata cronica, sono più un tipo da post- it sparsi in ogni dove :(
f. Che rapporto hai con i social?
Ne riconosco le grandi potenzialità, ne uso alcuni, ma non ne abuso
g. Perché hai aperto un blog?
Devo averlo già raccontato...è nato da una scommessa!
h. Qual è il tuo motto?
Non mi viene in mente un motto, ma cerco di ricordare sempre questa frase: "Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre". 
i. Tè o caffè?
Assolutamente tè!
l. Quali sono le tue passioni?
Oltre alla lettura, amo guardare le serie tv, qualche buon film e da sempre nutro un grande amore per il mondo animale (volevo fare la zoologa o la veterinaria).
m. Che cos'è per te la musica?
Il sottofondo perfetto delle mie giornate!

Scrivere, a piacere, 11 cose di te.
O mamma, vi usciranno dagli occhi queste notizie su di me!
1. Non sottolineo, nè scrivo sulle pagine dei libri, sono più tipo da post it sparsi.
2. Ho un cane trovatello che si chiama Elia, ma che tutti chiamano Pulcione.
3. Sempre in tema "bestie", ho convissuto con quasi ogni sorta di animale, compresa una lumaca che si chiamava Birichina.
4. Non amo i libro d'amore zuccherosi.
5. Fino a qualche anno fa mi piacevano i romanzi lunghi lunghi, i mattoni, insomma. Da qualche tempo ho scoperto che, spesso, less is more (e mi piace di più).
6) Sono totalmente priva del dono della sintesi.
7) Sono stonata come una campana.
8) La mia anima è molto british  (tea cup and scones, cheddar sandwich, God save the Queen e tutto il resto), ma...
9) ..sogno di visitare gli Stati Uniti. 
10) Non indosso i tacchi neanche sotto tortura (malgrado sia alta un metro e un cacio).
11) Non sopporto la maleducazione (non sopporto molte cose, ma i maleducati sono in cima alla lista).

Premiare a tua volta 11 blog con meno di 200 followers.
Altra regola che purtroppo infrangerò, penso di non conoscere 11 blog con queste caratteristiche e non ho intenzione di nominare a caso, quindi, sperando di non fare torto a nessuno (e pregando i nominati di rispondere solo se la cosa è gradita, se non avete già ricevuto il premio-tag, se avete tempo ecc. Tranquilli, non mi offendo), nomino, in ordine casuale:

Formulare le 11 domande per i blogger che hai nominato.
a) Hai la possibilità di fare una domanda a un'autore/autrice, una domanda di qualsiasi tipo, che autore scegli e cosa gli/le chiedi?
b) Un libro, letto nell'ultimo anno, che ti ha stupito (in positivo o negativo).
c) Un libro che ti ha fatto piangere?
d) Cartaceo o digitale?
e) Il tuo personaggio di "carta" preferito?
f) Come nasce il nome del tuo blog?
g) Riesci a descriverti in 3 parole?
h) Dolce o salato?
i) Il tuo hobby (lettura a parte)?
l) Il tuo sogno nel cassetto?
m) Il romanzo che porteresti con te in un viaggio attorno al mondo?

Bene, anche per quest'anno il Liebster Award è andato! non mi resta che l'ultima regola!
Informare i blogger del premio ricevuto.

Ringrazio ancora Antonella per avermi nominata, spero di non avervi annoiati.
Un bacio a tutti!

martedì 10 maggio 2016

Recensione: Il sorriso lento di Caterina Bonvicini (Ediz. Garzanti, 2010).

Cari lettori, oggi vi racconto Il sorriso lento, di Caterina Bonvicini, autrice che ho conosciuto qualche settimana fa grazie al romanzo Correva l'anno del nostro amore che mi ha colpito per l'umorismo tagliente e lo stile semplice e diretto La mia recensione qui).

Il sorriso lento è un libro meno recente (2010) che mi è capitato tra le mani quasi per caso e che ho iniziato a scatola chiusa, senza nemmeno leggere tutta la sinossi: una cosa che mi succede piuttosto raramente. 
Morale della favola, il romanzo tratta di argomenti dai quali solitamente mi tengo alla larga (la malattia, la perdita), ma lo fa con un'energia e una vitalità che mi hanno confermato il grande talento di questa giovane autrice.
Grande protagonista, l'assenza
Il sorriso lento che si disegna e si schiude pian piano sulle labbra di Luisa è un'assenza che rende pesante il cuore di Clara, che di Luisa è la migliore amica.
Un'amicizia lunga e coltivata con cura, la loro, iniziata sui banchi di scuola e cresciuta negli anni, quella manciata di anni che il destino ha concesso a Luisa, alla sua vitalità, al suo sorriso lento. 
"Tutti conoscono l'amore, prima o poi. L'amicizia forse no. E' un privilegio meno diffuso. Anche se non era solo un privilegio, il nostro. Non era solo fortuna. Era tutto meritato sul campo: giorno per giorno, anno dopo anno."
Due adolescenti che sfidano il buonsenso e la sorte, in motorino, spinte da quel senso di immortalità che appartiene solo alla giovinezza. Due ragazze che si scambiano i vestiti, ma che anche baci poco convinti, appartamenti, progetti, serate di confidenze in cucina, perché il mio è anche tuo e il "noi" rende più forti.
E poi i primi amori importanti, la convivenza, il lavoro e quel gruppo di amici, sempre gli stessi, che come Clara e Luisa si sforzano di diventare adulti senza perdere quel meraviglioso senso di invincibilità. Poi i fidanzati diventano mariti e per qualcuno arrivano anche i figli. È la vita, quella in cui ciascuno di noi si può riconoscere, quella che a un certo punto, a tradimento, ti toglie i punti di riferimento e spegne per sempre il sorriso di Luisa.
È un'assenza che fa male e stordisce i sensi, quella che ci racconta Clara, dove i ricordi si mescolano, il prima e il dopo si sovrappongono, lasciando il lettore stranito ad ascoltare una storia tragica, che rotola fuori dalla bocca di chi la racconta, un fiume in piena di emozioni che sa di tante cose, ma non di fine. C'è una vitalità, una rabbia, una sensualità, un vissuto cosi profondamente vero e reale, che ho dimenticato la mia personale allergia ai romanzi strappacuore che descrivono la malattia o la morte.
Nella seconda parte del libro la voce di Claudia lascia il posto a quella di Ben: anche lui ci racconta la sua esperienza di perdita. E il registro cambia completamente, perché tanto Claudia è viva, dirompente, sconclusionata, tanto invece Ben, anziano direttore d'orchestra inglese, è preciso, freddo ed egoista o forse l'egoismo è semplicemente prerogativa della sua età. 
Ben affronta la malattia e la morte di Anna, giovane cantante lirica e sua ex moglie, con l'egocentrismo (o il realismo spietato?) che contraddistingue tutta la sua esistenza: Lui protagonista, Lui sulla scena con i riflettori puntati. Eppure, la giovane talentuosa artista italiana, Ben, a modo suo, l'ha amata; più delle donne che l'hanno preceduta e sicuramente più della compagna destinata a prenderne il posto. Amore, gelosia, sensi di colpa: i suoi bisogni prima di tutto.
"Non ho il tempo di piangere nessuno, io. Sono troppo vicino alla fine."
Mentre le storie di Claudia e Ben si incrociano e si toccano il tempo necessario a condividere l'assenza e a scoprire modi inconciliabili di convivere con essa, il romanzo si fa graffiante, l'umorismo tagliente e amaro, molto più simile, nello stile, a quello dei romanzi più recenti dell'autrice. 
Il confronto tra i due mondi dei protagonisti, il loro vissuto interiore e la loro elaborazione del lutto, è un'idea che ho trovato vincente dal punto di vista narrativo, ben costruita e senza sbavature.
Il Sorriso lento è un romanzo coraggioso, di grande onestà intellettuale; racconta con trasporto e sensibilità un tema difficile e lo fa senza cadere nella trappola del buonismo melodrammatico, dell'inverosimile, del già sentito.
Lo stile è forse meno lineare e maturo rispetto a Correva l'anno del nostro amore, ma ho trovato la storia davvero coinvolgente. 
Provare per credere! (ecco, magari evitate di leggerlo nei periodi in cui sentite bisogno di leggerezza).

Genere: Strappacuore con ironia.
Pagine: 212.
Voto: 


giovedì 5 maggio 2016

Recensione: Essere vivi di Cristina Comencini (Ediz. Einaudi, 2016).

Buonasera Lettori, oggi vi parlo di Essere vivi, l'ultimo lavoro di Cristina Comencini. Scrittrice, regista, sceneggiatrice, la Comencini è un'artista poliedrica che personalmente, dal punto di vista letterario, conoscevo poco; questo romanzo, dalle poche pagine e dalla copertina accattivante, regalo di un'amica, mi ha letteralmente catturata dalla prima all'ultima pagina, tanto da farmi passare un notte insonne di lettura compulsiva, con buona pace delle mie occhiaie.
Essere vivi parla di amore incondizionato ma anche condizionante, parla di nascita e rinascita, del "prima" e del "dopo". Lo fa attraverso la storia di Caterina, che da bimba ha conosciuto la malattia, gli abusi, la povertà materiale e affettiva e che poi ha incontrato Graziella, la sua mamma adottiva, donna apparentemente fortissima, che ha dedicato buona parte della sua vita a strapparla dal buio del "prima" e a costruirle un "dopo" degno di una favola. L'ottimismo con cui Graziella affronta la "ricostruzione" di Caterina è dirompente, quasi ingombrante, non lascia spazio a dubbi o a tentennamenti, soprattutto chiude a doppia mandata la porta che si affaccia sul passato della figlia. 
Spronata, curata, amata, Caterina cresce, guarisce, studia, mette su famiglia, eppure la felicità, quella vera, le sfugge. Insofferente e irrisolta, si cruccia di non riuscire ad amare in modo incondizionato la donna che l'ha cresciuta, mentre i pochi ricordi della sua vita precedente la rendono costantemente divisa in due. Anche Graziella, una volta consegnata alla figlia la vita adulta che le ha faticosamente cucito addosso, si trova senza uno scopo, senza una missione in cui mettere tutta se stessa. Il vuoto interiore la porta ad allontanarsi dalla famiglia e a intrecciare una relazione totalizzante con un artista dalla vita piuttosto tormentata. 
Nel "dopo" di Graziella c'è il sentimento totalizzante per Sebastiano e la morte, che li vede uniti in circostanze misteriose, in una camera d'albergo in Grecia; nel viaggio di Caterina per il riconoscimento ufficiale del corpo della madre, c'è un complicato percorso interiore in cui l'esigenza di ricordare e fare pace con la memoria della sua prima infanzia, va a braccetto con l'accettazione di una figura materna, quella di Graziella, molto più complessa e sfaccettata di quanto Caterina avesse mai immaginato.
In questo viaggio intimo e doloroso, che non ha nulla di razionale, se non la voce del marito che l'attende in Italia con i figli, la storia della protagonista si intreccia con quella di Daniele, il figlio di Sebastiano. 
Riservata e schiva lei, impetuoso, iperattivo e senza filtri (a livello quasi patologico) lui, i due sperimentano, nei pochi giorni trascorsi insieme, una strana alchimia, un sentirsi vivi, che passa attraverso l'accettazione delle proprie radici e dei propri buchi dell'anima e la consapevolezza che nessuno, nemmeno la madre animata dalle migliori intenzioni, può cancellare il tuo "prima" e importi un "dopo".
Tutto è iniziato in quella vacanza, quando io ho scelto di abitare il tuo mondo e tu di lasciarlo. Non importa se ci sono voluti anni, era già tutto lì. Avremmo dovuto buttare giù il muro che ci divideva solo apparentemente, come ora, in questa stanza, perché in realtà avevamo la stessa morte nel cuore.
Questo romanzo, breve e totalmente giocato sulle emozioni più intime dei protagonisti, è scritto con uno stile nervoso, urgente, dove ogni parola pare affilata, tagliente, ogni morbidezza abolita, qualsiasi forma di ironia inimmaginabile. Questi sono elementi che di solito non mi mettono a mio agio, nella lettura: le storie troppo cupe, i personaggi nevrotici, non fanno per me.
Eppure il racconto di questo rapporto madre-figlia, di queste due donne imperfette, una che soffoca l'altra di amore zelante e totalizzante, l'altra che affoga nella colpa di non riuscire a ricambiare il sentimento, mi ha ipnotizzato. Ho trovato la prima parte coinvolgente e vera, un pugno nello stomaco in certi punti, mentre la seconda parte, quella dell'incontro con Daniele, è forse meno realistica, ma a quel punto ero totalmente presa e ho perdonato senza problemi qualche lacuna narrativa e qualche comportamento-pensiero per me troppo irrazionale dei personaggi.
Un romanzo particolare, che forse non piacerà proprio a tutti, ma che mi sento di consigliare, specie a chi ama gli autori italiani.

Genere: vite al bivio.
pagine:166.
Voto: