mercoledì 30 novembre 2016

Recensione: Il rumore della pioggia di Gigi Paoli (Ediz. GIunti, 2016).

Cari lettori oggi vi propongo un romanzo giallo a tinte noir, opera d'esordio di un giornalista di lungo corso, per anni responsabile della cronaca giudiziaria della redazione fiorentina del quotidiano La Nazione, si tratta de Il rumore della pioggia di Gigi Paoli.

Qualche settimana fa, chiacchierando di libri e letture con Lea, una delle Due lettrici quasi perfette, ho scoperto questo romanzo, che Lea aveva appena iniziato. Sempre alla ricerca di un giallo che soddisfi il mio palato di ex lettrice compulsiva del genere, ho deciso di tuffarmi anch'io tra le pagine di questa storia ambientata in una Firenze cupa e piovosa.

Oggi, eccezionalmente a blog "unificati", potete trovare il nostro pensiero su questo romanzo, il mio qui sotto, quello di Lea seguendo questo link: 
Due lettrici diverse, opinioni diverse? Scopritelo con noi.

Il rumore della pioggia è un noir dal taglio giornalistico, l'autore si muove in un territorio a lui ben noto e propone un protagonista, Carlo Alberto Marchi, che di mestiere, non a caso, fa il cronista di nera per un noto quotidiano di Firenze. 
L'omicidio di un commerciante di oggetti di antiquariato religioso, in un bel palazzo signorile del centro città di proprietà della Curia, è il punto di partenza per un'indagine di giornalismo investigativo, e non solo, ambientata in una Firenze ben lontana da quella patinata e da cartolina che viene normalmente proposta ai turisti.
Un'indagine tradizionale, che si gioca tra le strade di una metropoli cupa e dai mille volti e il nuovo palazzo di giustizia, un mostro di acciaio, sgraziato e apparentemente così fuori luogo nella città simbolo e culla del Rinascimento: Gotham, così Carlo ha ribattezzato questa costruzione, dove lui e i suoi colleghi giornalisti passano ore e ore a caccia di notizie, ufficiali o meno, sui casi di cronaca nera cittadina. Dentro Gotham, Carlo si muove con sicurezza, e nei suoi corridoi claustrofobici e nei suoi uffici, lavorano magistrati, investigatori, rappresentanti delle forze dell'ordine: ovvero i tanti personaggi che avranno un ruolo ben preciso nella soluzione del caso del commerciante assassinato.
La storia c'è, e funziona. Paoli ci conduce piano piano alla soluzione, ci presenta, uno dopo l'altro, i protagonisti dell'indagine, punta i riflettori ora sull'uno ora sull'altro, ci mostra indizi, alibi e moventi. Ci invita a cercare l'assassino, insomma, come nel più classico dei gialli.
Lo fa con uno stile dal taglio giornalistico, come ho già scritto, piacevole e scorrevole, anche se alcune situazioni e alcuni personaggi risultano più azzeccati di altri. Il protagonista, ad esempio, giornalista e padre single di una figlia che si avvicina inesorabilmente all'età "difficile", è credibile e ben descritto, eppure, a mio avviso, non sempre riesce ad essere incisivo: il suo umorismo non è tagliente, a volte non centra il bersaglio, e non ha ancora quel "qualcosa di più ", capace di renderlo un personaggio speciale, in grado di fidelizzare i lettori in previsione di una serialità (annunciata dall'autore in una recente intervista).
Si tratta di un romanzo d'esordio, in definitiva, molto interessante, che mi ha colpita per la trama e per l'ambientazione; In attesa di un secondo capitolo. 
Non lo voto, in quanto libro d'esordio, ma merita sicuramente una piena sufficienza.
E Lea? Che ne pensa? L'umorismo di Carlo Marchi le sarà "arrivato"? Correte a scoprirlo!

venerdì 25 novembre 2016

200 Lettori fissi! Un giveaway per ringraziarvi!

Buongiorno Lettori, come state? Io oggi sono qui per condividere con voi la mia felicità per aver superato i 200 Lettori fissi del blog. Un piccolo traguardo al quale ambivo dopo il primo anno di presenza nella blogsfera, ma che non arrivava mai! 
Ultimamente me ne ero quasi dimenticata, tanto che, quando qualche giorno fa ho buttato l'occhio sui Lettori Fissi, e ho visto comparire il numero 202, mi è preso un colpo!
Sono felice, e non solo per il numero in sé, che a molti sembrerà minimale, ma per il costante numero di visualizzazioni che accompagna i miei post, per i miei Super Lettori che commentano, scrivono, mi lasciano spesso preziosi suggerimenti e per questo angolo virtuale, che penso abbia ormai una sua identità unica e consolidata. Sono io, Tessa-Roby, quella dei colori pastello, dei voti basi, delle Converse (grazie Laura), dei romanzi un po' retrò, ormai mi conoscete.💗😊
Sono contenta, dicevo, e ho pensato quindi di organizzare qualcosa di speciale per voi, per i Super Lettori conosciuti e per i tanti che visitano il blog silenziosamente ogni giorno. 
Un regalo, che il Natale si avvicina e siamo anche in tema! Ecco quindi Il primo Giveaway della Libreria di Tessa


Accantonato per questa volta lo Sbarazzo (che tornerà in primavera), ho scelto alcuni romanzi che penso possano far felici i miei Lettori, cercando di spaziare un po' tra i generi. Eccoli qui:

📕 Antonio Manzini: Orfani bianchi (Chiarelettere, 2016).
📗 Carlos Ruiz Zafon: Il labirinto degli spiriti (Mondadori, 2016).
📘 Joel Dicker: Il libro dei Baltimore (La Nave di Teseo, 2016).
📙 Stephenie Meyer: The Chemist. La specialista (Rizzoli, 2016). 



Ho cercato di fare un mix tra romanzi che ho letto e mi sono piaciuti e nuove uscite, fresche di stampa (e ringrazio la mia bibliotecaria preferita, Lea, per la consulenza). Cliccando sul titolo, venite indirizzati al sito ibs dove troverete la trama e tutte le informazioni che vi servono per scegliere.
Il vincitore del giveaway potrà decidere un titolo tra questi e riceverà una copia cartacea tutta sua.

🍀Cosa bisogna fare per partecipare?
E' molto semplice, basta essere/diventare Lettori Fissi del blog, seguire la pagina FB che trovate a questo indirizzo  https://www.facebook.com/libreriaditessa/  (se non avete un account FB potete saltare questo step) e condividere l'evento sui vostri blog e social, se ne avete.
Una volta eseguiti questi semplici passi, lasciate un commento a questo post, segnalatemi il libro che vi piacerebbe leggere, il nome con il quale siete iscritti al blog e un vostro recapito mail..basta! 
Il vincitore verrà estratto a sorte tramite random.org. Le mie estrazioni shakerate, con i post it, il cane fra i piedi ecc., le lascio per lo Sbarazzo, oggi cerco di essere seria!
Avete tempo fino al 5 dicembre per iscrivervi! fatelo in tanti!
E ancora...GRAZIE!



lunedì 21 novembre 2016

Recensione: Tina di Alberto Torino (Ediz. Minimum Fax, 2016).

Oggi vi parlo di un romanzo di formazione che, complice la bellissima copertina, ho desiderato leggere fin dalla sua pubblicazione, si tratta di Tina di Alessio Torino.

Un romanzo breve, quasi un racconto, delicato, fragile come i suoi protagonisti.
Tutto si svolge nel breve tempo di una vacanza estiva a Pantelleria. Tina ha 8 anni, i modi da maschiaccio, il fisico acerbo e spigoloso, tanto quanto quello della sorella Bea è femminile e già "sbocciato". Le due ragazzine si trovano sull'isola con la madre e vivono il più classico dei riti di transizione: l'Estate, quella con la "E" maiuscola, quella che segna il confine tra l'età dei giochi e dell' inconsapevolezza e quella, più turbolenta, delle prime domande esistenziali e delle prime pulsioni.
Circondata da un microcosmo di strampalati vacanzieri, Tina, tra una battuta di caccia alle meduse con il retino e un ozioso pomeriggio in terrazza, ci lascia intuire il dolore che prova per il grande assente del suo agosto isolano: il padre, che solo qualche mese prima ha preferito alla moglie l'amante ben più giovane.
Su questa assenza, che si apre davanti a Tina come una voragine, come un tuffo proibito, nel vuoto, dai Faraglioni che ogni giorno osserva dalla riva, si costruiscono, uno dopo l'altro, quasi impercettibili, i piccoli grandi avvenimenti che segneranno la fine dell'infanzia. Ecco l'amicizia con Andre, un separatista corso che si è rifugiato sull'isola a causa di guai giudiziari, e quella strana attrazione, ancora ingenua e fragile, per una bellissima nuotatrice francese. Ecco, ancora, l'inspiegabile fastidio per le attenzioni che la mamma riserva a Charles, canadese portato a Pantelleria dalla malinconia e dalla solitudine, e sotto sotto, il bisogno di una figura maschile di riferimento e la paura dell'abbandono.
Questa è l'estate di Tina, al termine della quale niente sarà più come prima.
La narrazione di Alessio Torino è essenziale, non aspettatevi spiegazioni, introspezioni psicologiche o descrizioni minuziose: gli eventi e i moti d'animo sono appena tratteggiati, una serie di acquerelli estivi, con i colori del cielo e del mare, sta al lettore leggere tra le righe, collegare i personaggi, ricostruire le storie tramite i pochi indizi che l'autore semina qua e là. 
Tina, Bea, la mamma, i vacanzieri e gli abitanti dell'isola, non ci è dato sapere il loro passato e anche il futuro rimane un punto di domanda. Tutto pare iniziare e finire sull'isola, regna un senso di sospensione e di attesa che spiazza, fino al finale, che arriva fin troppo presto e che personalmente mi ha lasciato addosso una sensazione di incompiuto. Un racconto piacevole, ma troppo criptico per i miei gusti.


Genere: Crescere, che fatica.
Pagine: 139.
Voto:
 


giovedì 17 novembre 2016

Recensione:L'estate fredda di Gianrico Carofiglio (Ediz.Einaudi, 2016).

Buongiorno Lettori, oggi vi parlo dell'ultimo fatica di Gianrico Carofiglio, L'estate fredda, romanzo che vede come protagonista il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, già conosciuto in Una mutevole verità (2014, Einaudi)

Che Gianrico Carofiglio sia stato uno dei miei scrittori del cuore, lo sapete un po' tutti, così come, se seguite il blog, sapete quanto i suoi ultimi lavori mi abbiano lasciata, per vari motivi, piuttosto indifferente. Purtroppo, mi trovo a dover confermare questa tendenza.
L'estate fredda è un romanzo che inizia bene, riportandoci indietro nel tempo fino all'estate del '92, a Bari, una stagione climaticamente fredda, ma rovente dal punto di vista delle stragi di mafia. È l'estate, ci ricorda la Storia, in cui vengono trucidati Borsellino e Falcone, negli stessi mesi il maresciallo Fenoglio si trova ad esser testimone di una guerra sanguinosa e intestina all'interno del clan malavitoso più influente della città, guerra che culmina con il rapimento del figlio, poco più che bambino, del capo clan.
Pur non amando particolarmente, per mio gusto personale, le storie di mafia, devo dire che i primi capitoli del romanzo mi sono piaciuti; ho gradito l'ambientazione a Bari, marchio di fabbrica di Carofiglio, il personaggio di Fenoglio, un piemontese trapiantato in Puglia, uomo colto, introspettivo, malinconicamente umano e anche l'indagine sul rapimento prometteva bene.
Poi, l'amara delusione. Ecco farsi avanti un pentito, è il giovane antagonista del capo clan, colui che è sospettato di aver iniziato la guerra all'interno dell'organizzazione: è disposto a "cantare", pur di ottenere protezione per sé e per la propria famiglia. E il romanzo si arena, almeno per quanto mi riguarda, nelle sabbie mobili di un lungo interrogatorio che ricostruisce le attività criminali del collaboratore di giustizia e fornisce una sorta di riassunto degli usi e costumi delle cosche mafiose, dal linguaggio alle modalità di affiliazione. Tutto questo nella lingua volutamente impersonale del verbale di confessione. Pagine di "burocratese", in soldoni, che ho personalmente trovato noiosissime, anche nei contenuti, spesso non necessari ai fini dell'indagine principale.
Quando il romanzo riprende la forma di racconto tradizionale, ahimè, io ero già piuttosto disamorata e irritata, e l'indagine del nostro Fenoglio, peraltro parca di colpi di scena, non è riuscita a ricatturare la mia attenzione. Ho finito il romanzo con fatica, e in conclusione, conoscendo le potenzialità dell'autore, ne sono rimasta delusa.
Carofiglio scrive bene, questo è indubbio, ma la scelta stilistica del verbale non paga, almeno per quanto mi riguarda, e anche il personaggio cede, verso la fine, a un filosofeggiare un filino troppo compiaciuto per i miei gusti.

Genere: Confessioni in commissariato.
Pagine: 352.
Voto:              
  meno-meno.
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domenica 13 novembre 2016

Chiacchiere Librose: cronaca semi-seria della nascita e pubblicazione di un post.


Cari Lettori, oggi voglio raccontarvi come nascono i miei post e le mie recensioni. In questi anni di permanenza nella blogsfera ho imparato a conoscere alcune colleghe e il loro preciso e metodico lavoro di blogger. C'è chi fa liste come se non ci fosse domani, chi ha una meravigliosa stanza librosa dedicata (ma lei è vippa, è avanti in tutti i sensi, vero Soavissima?), chi programma i post con lungimiranza, secondo cadenza ben precise. Ecco, io ho tentato di adeguarmi a queste buone abitudini, davvero, ci ho provato. Ho liberato una scrivania, mi sono fornita di agenda, ho pensato a una tabella di marcia: tutto inutile. Rimango una disordinata e precaria prestata alla rete!
La voglia e l'ispirazione per scrivere le mie recensioni mi colgono nei posti/ momenti più strani, e di solito, come ora, quando sono lontana dal computer o quando il suddetto pc è ubicato in un posto troppo affollato e rumoroso per i miei neuroni. Il mio cervello per lavorare ha bisogno di quiete, ragione per cui le mie elucubrazioni letterarie vedono spesso la luce sul mio cellulare, nascono come bozze di email che limo e correggo nel corso magari di una giornata, tra un'incombenza e l'altra, e poi mi auto-invio (la volpe informatica!). Quando il post ha preso forma, di solito quasi definitiva, poggio le mie reali terga davanti al computer e apro l'odiato blogger, dove non mi resta che impaginare, aggiungere i voti e le immagini. Non sempre le cose filano come vorrei...e si vede! Ma le stranezze mica finiscono qui. Sarebbe troppo bello. Già, perché poi c'è il momento pubblicazione e non è cosa così semplice e scontata. 
Dovete sapere che io abito, con il fedele peloso Pulcione, in un appartamento e al piano di sopra vivono i miei genitori, che come sapete, non sono proprio pimpantissimi: in pratica la mia vita è un continuo su e giù per le scale. Non devo nemmeno pagare la palestra, pensate che fortuna! 
Ma sto divagando, come sempre. Due appartamenti, dicevo, probabilmente costruiti per un esperimento della Nasa, dato che per quanti gestori io abbia testato e quanti modem si siano avvicendati, il segnale wifi risulta forte e chiaro solo in due stanze, e in casa mia la stanza prescelta (non certo da me, ma da qualche legge fisica sconosciuta) è..il bagno. Quando voglio evitare di rimane intrappolata in qualche discussione erudita di mio padre ( che è completamente sordo e legge solo classici pesantissimi) o nei monologhi Kafkiani di mia mamma, che è logorroica più di me e mi rintrona di parole, non mi resta che il bagno al piano di sotto, dove ho sistemato una poltroncina Ikea, e dove, con il fido Pulcione accasciato ai miei piedi, pubblico i miei post. 
Io ho provato a diventare una blogger più seria e professionale, giurin giurello, ma proprio non ci riesco. 
Ecco, se incontrate una pazza che cammina correggendo una bozza di email che poi si auto-inoltrerà, sono io che creo! E se venite a casa mia e notate una poltrona in bagno, sappiate che quella è la mia postazione lavorativa preferita.


venerdì 4 novembre 2016

Recensione: Il libro dei Baltomore di Joel Dicker (Ediz. La nave di Teseo, 2016).