mercoledì 28 dicembre 2016

Recensione: Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout (Ediz. Einaudi, 2016).

Buongiorno Lettori, spero abbiate trascorso un natale tranquillo, e abbiate trovato serenità e tanti libri sotto l'albero! Oggi sono qui per raccontarvi una delle mie ultime letture, si tratta di Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout.

Due donne in ospedale, l'atmosfera è ovattata, la luce soffusa per non infastidire la malata, Lucy, febbricitante per un'infezione post chirurgica. Dalla finestra della camera la vista mozzafiato dei grattacieli di New York e seduta su una sedia scomoda, un po' imbarazzata, la madre di Lucy. Potrebbe sembrare un normale quadro famigliare, se non fosse che Lucy e sua madre non si vedono da decenni, da quando la figlia lasciò il minuscolo paese rurale del Midwest dove era cresciuta tra stenti e violenze e domestiche, fuggendo lontano per studiare e ricominciare una nuova esistenza.
Ed ora eccole ricongiunte, madre e figlia, vicine fisicamente in quella stanzetta d'ospedale, ma separate da una voragine di anni e silenzio durante i quali Lucy è diventata moglie, ha dato alla luce due bimbe ed ha intrapreso la carriera di scrittrice: una vita nuova di zecca, che non è peraltro riuscita a cancellare del tutto il passato. Di fronte a una madre che non è mai stata in grado di proteggerla né di prendere le sue difese, una donna invecchiata che si è presentata inaspettatamente al suo capezzale e che non trova di meglio, per riempire i silenzi ingombranti, che snocciolare pettegolezzi su vecchie conoscenze di quella comunità che la figlia ha abbandonato da anni, raccontando di famiglie in difficoltà, di donne tradite e di matrimoni infelici (da che pulpito!), Lucy reagisce nell'unico modo che conosce, non con la rabbia che il lettore si aspetta, ma con una malinconica tenerezza e un'incredibile desiderio di accettazione. Cerca quelle tre parole che insegue da una vita, quel "ti voglio bene" che sembra così difficile da pronunciare per entrambe.
Nei brevi capitoli di questo breve romanzo, passato e presente si intrecciano e si inseguono come il sonno disturbato e la veglia febbricitante di Lucy, in un racconto fatto di brevi dialoghi, lunghe pause, parole non dette e mute richieste. Le ore nella camera si trascinano lente, quiete, in un'atmosfera quasi sospesa dalla realtà, la monotonia delle giornate ospedaliere interrotta solo dal bisbiglio delle infermiere e dalla mano gentile del medico curante; e la Strout sembra adattare lo stile a questa ambientazione; gioca di sottrazione, con una prosa essenziale, laddove in altri romanzi, mi viene in mente Amy e Isabelle, pure incentrato sul rapporto madre figlia, stupiva per le descrizioni minuziose e la cura per i dettagli.
Mi chiamo Lucy Barton è un libro che si legge in poche ore: dialoghi a singhiozzo, pochi particolari, i riflettori puntati su queste due donne messe a nudo, sul loro rapporto (o non-rapporto) e sul potere salvifico del perdono, quello che permette alla fragile Lucy, la bambina povera e diversa, la donna in cerca di amore incondizionato, di voltarsi indietro senza rancori, e di pronunciare quelle parole, forse tardive, forse immeritate, che la renderanno libera, almeno dai fantasmi del passato.
"Mia nonna che chiama il mio nome e adesso non c'è più, le corse in bicicletta, Genny, i petali di rosa lanciati su un portone, i mici, sentirsi grandi all'età sbagliata, io che scappo via".


Personalmente ho apprezzato molto questa Strout "inedita", maestra come sempre nel raccontare i legami di famiglia, delicata nel tratteggiare due personaggi imperfetti e irrisolti, che cercano faticosamente il momento giusto per dirsi "ti perdono e ti voglio bene" (nonostante tutto).

Questo titolo rientra nella top-ten dei miei dieci romanzi favoriti dell'anno.

Genere: Il passato è una terra straniera.
Pagine:158.
Voto: 

venerdì 23 dicembre 2016

Chiacchiere librose: top-ten 2016. I dieci migliori libri letti nel 2016.


Cari Lettori, ci siamo, è iniziato il conto alla rovescia che ci porta dritti dritti al giorno di Natale. Siete pronti? I regali impacchettati, l'albero decorato, il menu di pranzi e cene già definito? O siete gli irriducibili dell'ultimo minuto, ancora in alto mare?.
Il Natale quest'anno mi ha colto di sorpresa, gli ultimi mesi volati via senza quasi me ne accorgessi; ridendo e scherzando (si fa per dire) mi son ritrovata con in mano le statuine del presepe! Il mio mood non è esattamente natalizio, ma probabilmente da quando la mia famiglia non si riunisce più al mare per le festività, il Natale per me è un po' meno Natale (lo so, a tutti piace la montagna in questa stagione, a me piace il mare, sono strana).
Ma torniamo a noi e ai nostri amati libri; l'anno finisce ed è tempo di bilanci librosi. Eccomi qui con la mia personale top-ten dei romanzi letti nel corso di questo 2016 e non dimenticati. Gli imperdibili, insomma, almeno secondo il mio gusto! (Qui la classifica dello scorso anno).

Dieci romanzi di vario genere, alcuni recenti, altri meno, che vi presento in ordine sparso.

📗Il libro dei Baltimore di Joel Dicker. Probabilmente una delle mie letture preferite dell'anno. Bello, coinvolgente, meravigliosamente scritto; non è piaciuto a tanti, personalmente non lo dimenticherò. Una storia di amicizia, di legami famigliari e d'amore. Dategli una chance, soprattutto se amate le saghe famigliari "american style". Qui la mia recensione.

📗Una spola di filo blu di Anne Tyler e 📗Le cose cambiano di Cathleen Schine. I rapporti famigliari e la terza età, raccontati magistralmente in due romanzi molto diversi tra loro, ma ugualmente imperdibili. Struggente malinconia e verità nel primo, humor sottile e implacabile nel secondo. Due piccoli gioielli. Qui e qui le recensioni.

📗La via del male di Robert Galbraith. Terzo capitolo della serie che ha come protagonista il detective Cormoran Strike. Se non la conoscete non posso che consigliarvela caldamente: attualmente è la mia serie gialla preferita e questo romanzo in particolare è, per quanto mi riguarda, il miglior giallo letto nel 2016. Divertente, coinvolgente, ben scritto e con protagonisti irresistibili. Qui la recensione.

📗L'estate che ammazzarono Efisia Caddozzu di Marisa Salabelle. L'outsider, un giallo intelligente e ben scritto, tutto italiano. Non è conosciutissimo, ma merita una chance. Qui la recensione.

📗Il matrimonio di mio fratello di Enrico Brizzi. Altra "epopea" famigliare, questa volta tutta italiana. Il rapporto tra due fratelli molto diversi e sullo sfondo la nostra Italia dell'ultimo trentennio. Una storia bella e dolce-amara. Qui la recensione.

📗Correva l'anno del nostro amore di Caterina Bonvicini. Leggero, tagliente, intelligente: il mio romanzo preferito di questa autrice che nel 2016 mi ha tenuto buona compagnia. Leggetela, vi sorprenderà! Qui la recensione.

📗Confusione di Elizabeth Jane Howard. Terzo volume della saga inglese della Famiglia Cazalet. Nel corso del 2016 ho letto Il tempo dell'attesa (secondo volume) e Confusione: quest'ultimo è uno dei romanzi da podio dell'anno. Il primo volume, Gli anni della leggerezza, era nella top-ten del 2015, quindi non mi resta che consigliarvi di recuperare tutti i volumi e godervi i Cazalet e l'Inghilterra della prima metà del Novecento, non vi deluderanno. Il romanzo non l'ho ancora recensito, vorrei finire la saga e tirare le somme in un' unica recensione, ma trovate i primi volumi qui e qui, se volete farvi un'idea.

📗La pioggia prima che cada di Jonathan Coe. Un grande libro costruito su piccole cose, una vita intera raccontata attraverso alcune vecchie fotografie. Intelligente, commovente, ben scritto. Grazie a Lea che mi ha fatto conoscere questo autore. Qui la recensione.

📗Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout. L'ultimo romanzo che ho letto; l'ho appena chiuso e non ancora recensito, ma ve lo consiglio spassionatamente: una madre e una figlia, la sofferenza e il perdono. Temi cari all'autrice, trattati in questo libro con una dolcezza particolare e in modo molto incisivo.   

Cari Lettori, siamo arrivati alla fine di questo post riassuntivo, che cosa posso dirvi ancora? Vi auguro un Natale il più sereno possibile, da trascorrere con le persone che vi sono care. Leggete e regalate libri: spero questa lista di romanzi possa esservi utile, magari per fare/farvi un regalo!
Buone feste. A presto 🎄
Roby-Tessa



lunedì 12 dicembre 2016

Recensione: Strawberry fields di Marina Lewycka (Ediz. Mondadori, 2008).

Buongiorno invernale Lettori, oggi vi parlo di un romanzo molto particolare, pubblicato qualche anno fa e letto su consiglio di mia cugina, si tratta di Strawberry fields di Marina Lewycka. 
Fragoloni rossi e filo spinato, copertina azzeccatissima ed emblematica per una storia che racconta di immigrazione e povertà, ma lo fa con tono leggero, pieno humor, strappando anche qualche sorriso.
Il campo delle fragole si trova tra le verdi colline del Kent, in Inghilterra, e i protagonisti sono raccoglitori stagionali, immigrati stranieri, che in Inghilterra inseguono i sogni o i bisogni più disparati. Due ucraini, tre polacchi, un malawiano, due cinesi, uno slavo e un cane: c'è chi cerca l'amore, chi il denaro, chi una sorella, chi un osso e un padrone da amare.
Il campo delle fragole li fa incontrare, ma ben presto per tutti loro inizia un viaggio on the road che li porta ad attraversare in lungo e in largo la "perfida Albione", sperimentando i lavori più disparati (e disgustosi) e la dura legge della strada, dove sopravvive il più forte e chi è disposto a fare più compromessi.
Il racconto è corale, tutti trovano un loro spazio, perfino il cane!
Originale il modo in cui l'autrice dà voce ai personaggi: solo l'ucraina Irina, che ben presto assieme al compatriota Andrij assume il ruolo di protagonista, racconta la sua esperienza in prima persona, per gli altri viene usata la terza persona e nel caso del giovane Emanuel, il malawiano, le emozioni vengono trasmesse dalle lettere sgrammaticate che il ragazzo scrive alla sorella.
Lo strano guazzabuglio di voci e sentimenti espressi in modi diversi, perfino Cane dice la sua alla fine di ogni capitolo, in qualche modo funziona, narrativamente parlando, specialmente nella prima metà del romanzo. Sorretto da un grande umorismo e da note di leggerezza anche quando gli avvenimenti sono drammatici, il romanzo, pur non rinunciando alla denuncia sociale, non perde mai il tono scanzonato. Viaggio a tratti picaresco, a tratti grottesco, nella vita di un gruppo scalcinato di extracomunitari, Strawberry fields è un romanzo che ha molti pregi e un difetto: nella seconda parte perde di verve mano a mano che i personaggi abbandonano il gruppo originario, ciascuno all'inseguimento del proprio sogno di felicità.
Capitolo dopo capitolo, la storia si focalizza su Irina e Adrij, la colta borghese e il silenzioso minatore, cambia registro, si trasforma in una storia d'amore e d'armi, decisamente meno originale e interessante. Un centinaio di pagine in meno e sarebbe stato perfetto.
Strawberry fields, in conclusione, è un romanzo interessante, intelligente e originale nello stile, pur con qualche pagina di troppo.


Genere: raccoglitori di fragole on the road.
Pagine: 376.
Voto:
 e mezzo.

martedì 6 dicembre 2016

Recensione: La coppia della porta accanto di Shari Lapena (Ediz. Mondadori, 2016).

Cari lettori, qualche settimana fa sono stata tentata da una recensione di Antonio D'Orrico, critico che stimo molto, nella quale si parlava con grande entusiasmo del giallo d'esordio di Shari Lapena, La coppia della porta accanto, recentemente pubblicato da Mondadori.

"...È un noir come deve essere un noir. Secco, pieno di suspense a ogni rigo, senza digressioni. È una percussione pura condotta senza distrazioni, tenendo il tempo giusto fino alla fine. Mi ha impressionato e mi è piaciuto..."


Potevo resistere al richiamo di un giallo così? Non ho resistito, come avrete intuito. 
La penso come D'Orrico? Questo libro ha mantenuto le alte aspettative che nutrivo nei confronti di un "noir secco e pieno di suspense"? Scopriamolo insieme.

L'inizio, pur non originalissimo, è gradevole e ha un buon ritmo. 
Anne e Marco sono una coppia giovane, apparentemente unita e benestante.
La loro vita viene sconvolta la sera in cui la figlioletta Cora, nata da pochi mesi, sparisce dalla culla della sua cameretta. In realtà la situazione è ben più complessa di come potrebbe apparire: la bimba infatti al momento del rapimento era sola in casa, mentre i genitori cenavano poco lontano, da una coppia di vicini poco inclini a ospitare neonati in casa propria. A dispetto di un baby monitor e di un regolare controllo della piccola ogni mezz'ora, la tragedia è dietro l'angolo e l'incubo di ogni genitore si trasforma in angosciosa realtà.
Agli amanti della cronaca, la situazione ricorderà il caso della piccola Maddy McCaan, rapita in Portogallo durante una vacanza, mentre i genitori cenavano nell'appartamento accanto a quello in cui lei dormiva.
Il rapimento in culla: spunto non proprio originale per un giallo (da La culla vuota di Mary Higgins Clark degli anni '80, al recente Un delitto quasi perfetto di Jane Shemilt), ma tutto sommato ne La coppia della porta accanto i primi capitoli scivolano via agilmente, grazie a uno stile essenziale e veloce e alla promessa di intrighi famigliari tutti da rivelare.
Peccato che andando avanti i personaggi non acquistino grande spessore, rivelandosi pian piano molto aderenti a cliché già sentiti: Marco, belloccio, ambizioso, a tratti ingenuo, a tratti mortalmente stupido; Anne, neomamma affetta da depressione post partum, e non solo, frustrata da un fisico non ancora tornato in forma e apparentemente poco capace di gestire la figlia; i genitori di lei, algidi e ricchissimi, palesemente scontenti del genero, lo sostituirebbero volentieri con un uomo più ricco e snob. Infine, ciliegina sulla torta, i vicini di casa poco amanti dei bambini, ma sicuramente amanti di una certa originalità in ambito sessuale: la vicina Cynthia, odiosa fin dalle prime battute, è l'amica che tutte noi non vorremmo avere, non a caso mi ha ricordato la protagonista del romanzo L'amica pericolosa di Paula Daly, provocante, sexy e senza scrupoli. Nessuno di questi personaggi mi ha colpita per originalità o per profondità psicologica, ma ho confidato fiduciosa nel ritmo e in qualche colpo di scena.
Delusione. A circa metà del libro una grossa parte del mistero viene risolta repentinamente, e a quel punto, secondo me, il romanzo inizia a soffrire: c'è un calo di tensione, malgrado il caso non sia concluso, c'è un tentativo un po' artificioso di ingarbugliare la vicenda, mentre i personaggi perdono progressivamente di credibilità, fino all'epilogo, decisamente inaspettato.
Il colpo di scena c'è, alla fine, anche se, per quanto mi riguarda, non è riuscito a rendere il romanzo indimenticabile.
La coppia della porta accanto è un giallo di impostazione classica, qualcuno lo ha definito noir, qualcuno ha parlato di giallo psicologico, altri ancora di domestic thriller; al di là delle etichette, io l'ho trovato uno di quei romanzo che si leggono in fretta, ma che lasciano molto poco a fine lettura: personaggi di poco spessore verso i quali non ho provato alcuna empatia, ambientazione non particolarmente curata, intreccio narrativo non sempre all'altezza. 
È un esordio che porta a casa la sufficienza, ma se cercate il thriller dell'anno, ammesso che esista, dovete cercare altrove.