venerdì 24 febbraio 2017

Chiacchiere librose: parliamo di serie TV? Ecco le mie preferite.



Buongiorno Lettori, oggi ho voglia di chiacchiere un po’ fuori dagli schemi! Non vi parlo di libri, ma vi racconto le mie serie tv preferite, un amore che ho fin dalla lontana giovinezza, quando preferivo starmene sul divano a guardare una puntata di Magnum P. I. o di Trapper John M. D. (non lo conoscete, lo so, come sempre sono antica! Era un progenitore dei medical drama moderni, spin off del più celebre M. A. S. H.) piuttosto che socializzare con "umani" della mia età. 

Diciamo che sono cresciuta a libri e telefilm e anche se da alcuni anni il tempo per questi ultimi è decisamente diminuito e non riesco più a seguirne tanti, sono/sono stata una fedelissima di alcune serie. 

Forse per deformazione professionale, forse perché vengo da una famiglia di camici bianchi, il genere ospedaliero mi ha sempre affascinato. Non sto a citarvi le millemila serie seguite, credo di non essermene persa nemmeno una, ho recuperato anche quelle anni ‘70, ma una, famosissima, è per me la serie per eccellenza. Si tratta di E. R. Medici in prima linea, medical drama che per la prima volta ha portato sullo schermo con realismo la vita in un grande pronto soccorso. Dal 1995, epoca del debutto in Italia e per ben 15 stagioni, E. R. mi ha tenuto buona compagnia, mi sono immedesimata nei suoi personaggi, ai tempi ero una neolaureata più abituata ai libri che ai pazienti veri, mi ha commossa, divertita e ho pure imparato qualcosa di utile! 
E.R. è una serie che è sempre riuscita a rinnovarsi, malgrado un cast in continuo cambiamento data la lunga serialità, ha lanciato nell'olimpo cinematografico il buon George Clooney, destinato a fare grandi cose, ma anche una giovanissima Julianna Margulies, che anni più tardi ho ritrovato, elegantissima e mostruosamente brava, nel legal The Good Wife. 


Ecco, The Good Wife, legal drama conclusosi lo scorso anno, dopo sette bellissime stagioni. Io non amo il genere, di solito il mondo legale non mi affascina, ma The Good Wife è stato una rivelazione. Alicia Florrick, la protagonista, con la sua storia privata tormentata, i suoi successi in aula, i suoi tailleur bon-ton e l'anima passionale e appassionata, mi ha conquistata. Di questo telefilm ho amato la sceneggiatura mai banale, e la bravura di tutto il cast, senza esclusioni, con una Margulies davvero strepitosa.


Un altro genere che mi piace molto è il family drama, che è un po’ lo specchio del mio amore per le saghe famigliari in ambito letterario. Sono cresciuta in una famiglia non molto numerosa e ho sempre sognato fratelli e sorelle più grandi, tavolate sotto il portico, litigi e riappacificazioni e nidiate di bambini che non si sentono mai soli, forse per questo le storie famigliari mi tentano sempre, tra le tante, la mia preferita in assoluto è Brothers & Sisters. 
In onda dal 2006 al 2011, la serie racconta le vicende della famiglia Walker, ovvero della matriarca Nora (una grandissima Sally Field) e dei suoi cinque figli, adulti e decisamente incasinati. Tra drammi, gelosie, lacrime e risate, Brothers & Sisters vanta un grande cast, dialoghi impeccabili e personaggi che ho amato tanto. 

Più casereccio e americano (apple pie, baseball e buoni sentimenti), ma comunque molto piacevole,  Parenthood, incentrato sulla famiglia Braverman; la serie, nel cast Lauren Graham e Peter Krause, tratta, tra gli altri, il tema dell'autismo in modo delicato ma molto credibile. Il team Braverman è decisamente promosso, con lacrime nell'episodio finale; non altrettanto si può dire della sua versione italiana dal titolo Tutto può succedere, andata in onda su Rai1 la scorsa stagione. 


Rimanendo in ambito di rapporti famigliari, di sangue e non, vi segnalo la serie This is us, attualmente in onda su Fox life (quasi in contemporanea con gli Stati Uniti). Trama molto particolare, che non vi svelo, perché secondo me è un telefilm da vedere senza spoiler, a scatola chiusa. Personalmente, per quello che ho visto, è la rivelazione della stagione. 


In mezzo a tante serie drammatiche, un po’ di sano trash diverte e intrattiene. Prendete Revenge (2011-2015), ad esempio, misto tra teen drama, thriller e soap opera, liberamente tratto dal romanzo Il conte di Montecristo. Improbabile e cervellotico, tra intrighi, gelosie e tradimenti, ma ottimo per serate divano-cioccolatini e neurone in modalità riposo. 


Altra serie virata al trash è Grey's Anatomy, arrivato quest'anno alla tredicesima stagione. Partito come medical drama incentrato sulla vita ospedaliera, ma soprattutto sentimentale, di cinque medici tirocinanti, Grey's è stato un mio grande amore. Frizzante, ben scritto, con un cast ben amalgamato, questo telefilm ha lanciato una coppia molto glamour e molto amata: Patrick Dempsey e Ellen Pompeo nel ruolo di Meredith e Derek. Confesso di esserne stata una fan accanita. Purtroppo, con il passare degli anni, la serie, decimata nel cast originale, non ha saputo rinnovarsi ed è diventata una sorta di soap opera con molto dramma e nemmeno un pizzico di quella verve che la contraddistingueva. Io sono fedele e continuo a guardarla, più per abitudine che per piacere. Nel ricordo delle prime cinque stagioni, assolutamente deliziose.



Non mi resta che terminare con una serie in costume, elegante e raffinata, sto parlando di Downtown Abbey, la saga dei conti Grantham, della loro famiglia, della servitù e della splendida dimora nello Yorkshire. Ma la conoscete tutti, o no? Se la risposta è no, correte a recuperare tutte le puntate, ne vale la pena, anche solo per ammirare le espressioni (e le battute) della divina Maggie Smith!



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Avete resistito fin qui? Bravissimi! Fate uno sforzo in più, aiutatemi a trovare nuovi telefilm, come potete vedere i miei preferiti sono quasi tutti arrivati al the end!
Alla prossima!




domenica 19 febbraio 2017

Recensione: Ultima la luce di Gaia Manzini (Ediz. Mondadori, 2017)

Buongiorno Lettori, oggi sono qui per parlarvi di Ultima la luce di Gaia Manzini, recentemente pubblicato da Mondadori, che ringrazio per la copia omaggio. 
Ultima la luce è un romanzo particolare, che racconta un viaggio simbolico, quello del protagonista Ivano, costretto da una serie di eventi, dopo la morte della moglie Sofia, a ripercorrere i momenti salienti del suo lungo matrimonio, mettendo in discussione il suo ruolo di marito e padre, in un percorso spesso doloroso verso una nuova consapevolezza e una sorta di "redenzione". 

Ivano è una brava persona, uno con la testa sulle spalle, ingegnere ora in pensione, ha dedicato la sua vita al lavoro, che lo ha spesso portato all'estero per lunghi periodi, è stato un marito di quelli all'antica, che ha demandato alla moglie qualsiasi decisione riguardante la gestione della casa e l'accudimento della figlia Anna. Sofia è stata il suo grande amore, ma anche la sua grande sconfitta. Perché Sofia, donna enigmatica e complessa, personaggio che pervade il romanzo anche da assente, non era tagliata per la vita borghese, confortevole ma ripetitiva, offertale dal marito. Lei, attraente e anticonformista, deve essersi sentita in gabbia nell'appartamento milanese da lei stessa arredato fin nei minimi particolari. Avrebbe voluto viaggiare, Sofia, avrebbe desiderato un’ esistenza piena e movimentata, come quella del cognato Lorenzo, spregiudicato imprenditore e dongiovanni. 
Sofia è rimasta a casa, Ivano ha preferito non vedere: il matrimonio è lentamente imploso. Lei, sempre più lontana e incomprensibile, ha sfogato le frustrazioni sulla figlia, lui, come spesso accade, non ha trovato il coraggio di prendere in mano la situazione prima che divenisse invivibile. Ha chiuso gli occhi e si è accontentato di una vita quieta e decorosa. 

Il viaggio di Ivano nell'abisso di reciproci silenzi, ricatti e bugie, inizia con una vacanza a Santo Domingo, dove il fratello si è ritirato a vivere da anni, qui i primi nodi vengono al pettine e qui conosce l’ingenua e dolce Liliana; ma è solo al ritorno, fra le strade di una Milano invernale piena di un fascino antico, e accompagnato dalla figlia, che, districandosi in un labirinto di ricordi, rimpianti e sentimenti sopiti, Ivano riesce a ritrovare la strada, a cogliere e accettare l'essenza del vuoto che porta dentro. Un passo dopo l'altro, una bracciata dopo l'altra, come in piscina, l'unico posto dove il protagonista si lascia andare completamente, verso una nuova vita.

"Acqua, luce: era la vecchia litania che gli aveva insegnato suo padre per tenere il ritmo della respirazione. “L'importante però è non finire con l'acqua… ultima la luce! " era solito aggiungere ridendo". 

Questo romanzo sull'amore che può far male e sulla paternità, ha un’ atmosfera tutta particolare, quasi sospesa nel tempo; all'inizio non mi è stato facile calarmici, come non mi è stato facile capire il personaggio di Sofia, moglie e madre eccessiva, egoista, psicologicamente turbata. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per prendere le misure di questa storia borghese dolce-amara, ma una volta entrata nel "mood", ho imparato ad apprezzare i personaggi descritti a tutto tondo, sono rimasta affascinata da una Milano che diventa, pagina dopo pagina, protagonista assieme ad Ivano, Sofia e Anna. 
 
Un romanzo che ha il ritmo ipnotico di una nuotata in piscina, va letto rispettando i suoi tempi, bracciata dopo bracciata, godendosi i particolari, la prosa ricca, dettagliata, dove ogni parola ha un suo peso, la verità che si svela lentamente, ultima la luce. 

Genere: Un matrimonio borghese.
Pagine: 248.
Voto:
                                   
                                                                                  e mezzo.

mercoledì 15 febbraio 2017

Chiacchiere Librose: compleanni in ritardo e incontri speciali!



Cari Lettori, oggi ho voglia di chiacchiere, di raccontarvi gli ultimi mesi in Libreria, di festeggiare, un po' in ritardo, il compleanno del blog e un incontro tra blogger che considero un bel regalo che senza La libreria di Tessa non avrei mai ricevuto. 
In gennaio, silenziosamente, questo angolo virtuale ha spento la sua terza candelina; un traguardo che il giorno in cui ho pubblicato il mio primo post non avrei creduto di raggiungere. È stato, quello appena trascorso con voi Lettori, un anno emozionante, che non dimenticherò. Lo ricorderò come l'anno in cui reale e virtuale si sono avvicinati sempre più, fino a confondersi e mescolarsi l'uno con l'altro, l'anno in cui mi sono raccontata di più, vincendo il mio proverbiale senso del pudore, l'anno in cui ho raggiunto i 200 lettori fissi, quello in cui ho deciso di focalizzarmi quasi completamente sulle recensioni e sulle chiacchiere con voi, mettendo in pausa rubriche che, per mancanza di tempo, non riuscivo a pubblicare con cadenza regolare. 
Grazie alle recensioni e ai vostri commenti, che si sono fatti più numerosi, ho guadagnato la consapevolezza di quello che mi piace davvero dell'essere lit blogger (che parolone!) e cioè comunicare con voi in totale libertà, leggendo i libri che mi attirano, quando ne ho voglia, senza scalette e scadenze (ne ho già tante nella vita!). Per questo ultimamente ho praticamente smesso di chiedere omaggi alle Case Editrici (che tanto 9 volte su 10 non mi filano), mantenendo fissa solo la collaborazione con Mondadori, in particolare con Anna da Re, che con me negli anni ha mostrato grande pazienza. Non voglio fare la snob, eh, se mi dovesse capitare qualche bella occasione, qualche anteprima che desidero, sarò ben felice! Ma senza stress, senza corse, senza dover pregare in ginocchio l'ufficio stampa di turno (una cosa che mi imbarazza molto, lo so, son fatta male).
Quest'anno di blog ha avuto chiaramente anche i suoi momenti no; negli ultimi mesi, ad esempio, non sono riuscita a leggere e recensire quanto avrei voluto, ma soprattutto ho dedicato poco tempo a tanti blog amici, che mi piacciono, che seguo, ultimamente sempre più silenziosamente. Spero di rifarmi al più presto.
 
Ho volutamente tenuto per ultimo il regalo più bello che La libreria di Tessa mi ha fatto e cioè l'opportunità di uscire dal mondo virtuale e conoscere persone che condividono la mia stessa passione. La primavera scorsa ho incontrato "dal vivo" Lea, una delle Due lettrici quasi perfette, una ragazza (dai, Lea, adesso non correggermi, siamo ancora ragazze!) deliziosa, con gusti letterari che sento molto vicini ai miei e un modo di concepire la vita che pure mi garba assai. Sabato scorso ho avuto il piacere di rivedere Lea e con lei questa volta c'erano due altre colleghe blogger, Stefania, detta la Bacci, l'altra Lettrice quasi perfetta e Laura La Libridinosa, da me soprannominata Soavissima per l'esuberanza che ha sempre mostrato nel propormi le sue millemila idee! 
L'occasione era ghiotta, la presentazione, qui a Verona, del nuovo romanzo di Lorenzo Marone, "Magari domani resto"; alla presentazione purtroppo non sono potuta andare, ma una merenda da me siamo riusciti ad organizzarla! E cosi sul divano della Libreria ci siamo trovati in otto. Io, Lea, Stefania con sua figlia, Laura con consorte e figlio e… il cartonato del romanzo di Lorenzo Marone, alto quanto me (non che ci voglia molto), scippato dalla Libridinosa dopo la presentazione e portato in giro per le strade della città come trofeo! 
Abbiamo passato un paio di ore in allegria, chiacchierando di libri ma anche di parenti, di case e molto altro. A proposito di parenti, la Bacci e La Libridinosa stanno tentando di mettere le basi per una futura liaison fra propri pargoli, che in effetti vanno molto d'accordo. Attenzione, potrebbero essere una coppia di consuocere davvero esplosive. Stefania e Laura, a parte gli scherzi, sono esattamente come le avevo immaginate, grande ironia e continue reciproche punzecchiature. Lea..è Lea, una certezza: guardateci in foto, non siamo ben assortite!? (quella alta un metro e un puffo sono io!).


Tra una fetta di torta e un tour del mio bagno, attrezzato con la poltrona della blogger (se vi siete persi questo pezzo, potete ritrovarlo qui), il tempo è volato e ci siamo lasciate con la speranza di poterci incontrare di nuovo quanto prima. Non riesco a pensare a un modo più bello di festeggiare questo angolo virtuale che piano piano sta crescendo con me! 

E' il momento di salutarvi e di ringraziarvi tutti per questi mesi trascorsi insieme. Grazie di cuore, a tutti voi, ai miei amati super Lettori, a chi mi consiglia letture, a chi mi scrive, a chi scambia titoli e romanzi, novità e chiacchiere! 
Vi abbraccio tutti 💔

domenica 12 febbraio 2017

Recensione: Il nido di Cynthia D'Aprix Sweeney (Ediz. Frassinelli, 2017).


Buonasera Lettori, spero abbiate trascorso un week-end sereno, qui in Libreria ieri ci sono stati ospiti e si è chiacchierato (anche) di libri, ve ne parlerò presto in un post dedicato a questo incontro; oggi vi voglio invece raccontare un romanzo che mi è piaciuto molto, si tratta de Il nido, esordio letterario di Cynthia D'Aprix Sweeney. 
New York, i quattro fratelli Plumb, Leo, Jack, Bea e Melody, sono cresciuti in una famiglia alto borghese. Il padre Leonard senior, venuto a mancato da qualche anno, era un self made man, gran lavoratore, uomo previdente e assennato, la madre è una donna arida e poco affettuosa, più attenta alle apparenze che alla sostanza. I Ragazzi Plumb non sono stati allevati, probabilmente, in un nido famigliare accogliente e affettuoso, ma hanno sempre saputo di poter contare comunque su un nido, e cioè sul "tesoretto" che il padre ha messo da parte per loro, vincolandolo al compimento dei quarant'anni della figlia più giovane. 
Cresciuti tra gli anni settanta e gli anni ottanta, in un mondo in pieno fermento e cambiamento, ricco di possibilità ed eccessi, i giovani Plumb hanno scelto la propria strada con la sicurezza di un ampio paracadute pronto a salvarli in caso di bisogno. Leo, il primogenito, genio e sregolatezza, ha guadagnato e sperperato, creato e distrutto; Bea, promettente scrittrice, ha in qualche modo legato il proprio destino a quello del fratello maggiore; Jack ha fatto la bella vita, per poi trovare un compagno stabile e la piccola Melody, considerata dai genitori la meno dotata dei fratelli, ha sposato un uomo comune e dedicato la vita a crescere le sue due figlie gemelle.
Tutto normale, ma solo apparentemente; gli anni ottanta e le loro luci ormai alle spalle, nel presente, gli ex ragazzi Plumb annaspano per mantenersi a galla, piegati dalla crisi economica e aggrappati con le unghie ad un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità. Hanno sperperato denaro, chi per mantenere il proprio status sociale, chi per salvare la propria attività, chi per alimentare i propri vizi, lo hanno fatto spesso di nascosto dai propri compagni di vita, diventando prigionieri di mutui e debiti, ma soprattutto di inganni e bugie. Tanto, hanno sempre pensato, c'è il nido, il piano B, il tesoretto di papà. Alla vigilia dei quarant'anni di Melody, l'amara sorpresa: il nido è stato saccheggiato, in gran parte utilizzato per mettere a tacere uno scandalo che ha coinvolto uno dei Plumb, il più sregolato e il più affascinante, l'inaffidabile Leo. 

Cynthia D'Aprex Sweeney racconta, con tono pungente, una storia vecchia quanto il mondo: il rapporto tra fratelli quando di mezzo c'è un'eredità, quando all'affetto si mescolano risentimenti che hanno radici lontane e il legame del sangue è minato da gelosie e interessi economici. 

I Plumb sono viziati, incapaci di vivere una realtà che non è più quella delle certezze economiche della loro gioventù, questo li rende arroganti e spesso antipatici, tutti a parte Bea, probabilmente l'unica a non aver ereditato quel vizio di famiglia che si chiama avidità. Bea, piena di rimpianti e paure, semplice e genuina, è l'unica Plumb che ho amato fin da subito; pagina dopo pagina, ho imparato però ad apprezzare anche molti dei personaggi che ruotano attorno ai protagonisti, mogli, mariti, amici, ex compagni, vicini di casa. Un coro di voci che all'inizio mi ha spiazzata, troppi, ho pensato, troppo complicato seguire le vicende di tutti, specie quelle che, apparentemente, con il nido e con i Plumb poco o nulla hanno a che fare. Mi sono dovuta ricredere, nella parte finale del romanzo, infatti, ogni vicenda umana trova, incredibilmente, il suo incastro perfetto. E sono proprio quelli che dovrebbero essere i comprimari, a cambiare la sorte dei Plumb, a fare da contraltare alla loro avidità, dimostrando coraggio, empatia e buon senso. Nel valzer degli affetti di casa Plumb, vince chi trova il coraggio di fare un passo indietro, preferendo l'assenza a una presenza ingombrante, e chi apre il cuore al cambiamento, sia esso una nuova vita, una nuova casa, un nuovo amore. 
Perché spesso il nido più confortevole è quello più lontano dall'albero su cui siamo cresciuti. 
Cynthia D'Aprex Sweeney ci regala un romanzo elegante, dissacrante, amaro ma capace di momenti di grande delicatezza, dimostrandosi all'altezza di una trama complessa, giocata su più piani temporali e completamente basata sull'introspezione psicologica dei protagonisti. 
Ambientato in una New York cinica e in continua trasformazione, questo libro piacerà a chi ama le storie famigliari che scavano, senza alcun buonismo, nei meandri più oscuri dei rapporti "di sangue". 
Non lo voto, in quanto esordiente, ma personalmente l'ho trovato ben costruito e ben scritto, con personaggi credibili, che vi faranno arrabbiare, ma anche commuovere. 

giovedì 2 febbraio 2017

Recensione: Quando sarai più grande capirai di Virginie Grimaldi (Ediz. Mondadori, 2017).

Buongiorno lettori, oggi vi racconto il romanzo di una scrittrice francese, Virginie Grimaldi, che ha riscosso un grande successo in patria e che è stato pubblicato in Italia da Mondadori, che ringrazio per la copia omaggio, lo scorso 24 gennaio. Si tratta di Quando sarai più grande capirai, un libro che ci parla di amore, perdita e terza età. 
Julia, psicologa in un centro estetico di Parigi, subisce nel giro di pochi mesi una serie perdite e lutti davvero pesanti: l’amata nonna colpita da ictus, il padre morto improvvisamente, un fidanzato che non è in grado di starle vicino nel momento del bisogno. Depressa e sola, decide di scappare da Parigi e accettare un incarico temporaneo presso la casa di riposo Le tamerici, nella cittadina balneare di Biarritz, affacciata sull'Oceano Atlantico. Qui incontra un gruppo di arzilli vecchietti, ben lontani dallo stereotipo dell'anziano rancoroso e poco propenso alle novità, che nel corso di qualche mese le cambierà la vita. 
Non dovete aspettarvi un libro serioso e drammatico, piuttosto una sorta di Bridget Jones che incontra gli ottuagenari di Cocoon, quelli che traevano, nell'omonimo film, beneficio e ringiovanimento dopo l'immersione in una piscina "speciale".
Julia infatti è una pasticciona, protagonista di continue gag, a volte esilaranti, a volte un po’ forzate: è il tipo che nel cuore della notte esce di casa per sgominare dei sospetti malviventi armata di pigiamone di pile e coltello senza lama, il tipo che rimane bloccato dal colpo della strega facendo ginnastica per la terza età, che ha paura degli squali perfino in piscina, che cerca disperatamente l'amore ma ha troppa paura di soffrire per accoglierlo. 
Gli ospiti de Le tamerici, invece, sono un gruppo variegato di anziani assolutamente inarrestabili: a dispetto dell'età anagrafica non più verdissima, di deambulatori e dentiere, i vecchietti sono decisamente più vitali della loro psicologa Julia, per non parlare della sottoscritta, che al loro confronto pare pronta per il sarcofago! I nostri protagonisti sono ben decisi a sfruttare tutto il tempo che hanno ancora a disposizione, fra un bagno nell'oceano gelato, una fuga alla Thelma e Louise con indosso delle parrucche, qualche spinello fumato in compagnia e sbalzi ormonali degni di un teenager. Si innamorano, i vecchietti, si divertono insieme, consolano Julia, che immancabilmente durante le sedute con loro si commuove, e, naturalmente, le dispensano la saggezza di chi ha imparato a cogliere l'attimo senza paura di soffrire. Chissà, magari con l'aiuto degli ospiti de Le Tamerici, la nostra psicologa pasticciona troverò anche la forza di aprire il cuore a un nuovo sentimento. 
Quando sarai più grande capirai è romanzo che, come ho già scritto, pur partendo da una situazione triste e drammatica, quella della protagonista, mantiene un tono leggero e fa dell'umorismo il suo biglietto da visita. Forse, per quelli che sono i miei gusti, anche troppo. 
Non fraintendetemi, il libro è scorrevole e piacevole, strappa sorrisi e alcune riflessioni degli ospiti della casa di riposo sono sagge e vere, ma altre situazioni risultano, a mio avviso, un po’ forzate e prevedibili, e il risultato finale vagamente stucchevole. 

In conclusione si tratta di una commedia dal buon ritmo, ricca di dialoghi veloci, di personaggi positivi e di ottimismo, il finale è decisamente a sorpresa, ma   l'insieme manca di quel pizzico di realismo graffiante, che per me fa la differenza. 
Intrattiene durante la lettura, ma non mi ha lasciato molto una volta finito.
Una lettura adatta a tutti per qualche ora di svago.