sabato 30 luglio 2016

Chiacchiere librose: libri da riscoprire sotto l'ombrellone!


Buona serata Lettori, siamo arrivati ai giorni del grande esodo estivo, quelli da bollino nero sulle autostrade: spiagge, monti e mete esotiche vi aspettano (spero). 
State preparando i bagagli e non sapete che libro/i metterci dentro? In questo periodo tutti i giornali propongono liste di romanzi da leggere sotto l'ombrellone; titoli scelti tra le uscite più recenti, più o meno sempre gli stessi.

Vado controcorrente (che mi viene bene) e rispolvero per voi titoli che ho letto e recensito qui sul blog e che magari vi sono sfuggiti. Romanzi che potrebbero essere perfetti per una giornata di vacanza e che secondo me meritano, se ve li siete persi... è proprio il caso di rimediare!
Diciamo una lista di non-novità, da gustare sotto l'ombrellone, sdraiati su un prato, in cima a una montagna, dove volete!
Pronti? Ecco i primi:

☆☆ La donna dal taccuino rosso di Antoine Laurain. Un piccolo libro delizioso. Pieno di grazia e sentimenti, mai stucchevole. E' un romanzo per tutti, specialmente  per chi ha voglia di romanticismo, ma con un tocco di originalità. La recensione qui.


☆☆L'estate che ammazzarono Efisia Caddozzu di Marisa Salabelle. Un giallo, ma anche qualcosa di più. Il racconto pungente e acuto della vita e della morte di Efisia Caddozzu, se ancora non lo conoscete, vi stupirà. Consigliato a chi cerca un giallo originale e intelligente. La mia recensione qui.


☆☆6.41 di Jean Philippe Blondel. Piccolo romanzo-gioiellino. Incontrare il proprio ex dopo tanti anni, per caso, sul treno. Guardarlo negli occhi o scappare? Elegante, pungente, come solo i francesi sanno essere. Per i nostalgici, un libro sul tempo che passa, inesorabile, sui sogni, sulle occasioni che la vita ci offre o ci toglie. qui la recensione.


☆☆Correva l'anno del nostro amore di Caterina Bonvicini. Il mio romanzo preferito di questa autrice che sa incantare con uno stile tutto particolare. Un amore lungo una vita intera, due ambienti di provenienza tanto diversi, due persone che forse non sono destinate a incontrarsi nel momento giusto e a volersi bene davvero. Per nulla zuccheroso, a dispetto del titolo e della cover, questo libro dolce amaro è sicuramente da recuperare. Per saperne di più qui.


☆☆Il mistero di Oliver Ryan di Liz Nugent. Subdolo, manipolatore, violento: chi è veramente Oliver Ryan? Un noir deliziosamente crudele, che consiglio caldamente. La mia recensione qui.

☆☆L'Usignolo di Kristin Hannah. Se amate i romanzi ambientati durante la guerra, i grandi drammi, i grandi sentimenti, la storia della due sorelle Rossignol nella Francia occupata dai nazisti , vi incanterà. Attenzione, crea dipendenza! un vero page turner! Qui la mia recensione.
Che ne pensate? Avete letto questi libri? Cosa porterete in vacanza, i best seller del momento o titoli vintage? Fatemi sapere e buone vacanze a tutti! 

sabato 23 luglio 2016

Recensione: Un delitto quasi perfetto di Jane Shemilt (Ediz. Newton Compton; 2016).

Buongiorno Lettori, qui oggi piove, una pioggerellina fine portata da uno scirocco umido e appiccicaticcio. Continuano le mie vacanze fantozziane. 
Ho appena terminato un thriller che ha svolto egregiamente il compito di lettura stacca-neurone. Un romanzo poco impegnativo, scorrevole, facile da seguire, anche avendo la testa rivolta altrove. Eccovi la mia recensione semiseria (vi chiedo scusa, ma seria non mi veniva).
Parliamo di Un delitto quasi perfetto di Jane Shemilt, un thriller con un discreto ritmo, specie nella seconda parte, e un'ambientazione esotica che lo rende un pochino diverso dai molti titoli dello stesso genere che riempiono gli scaffali delle librerie, specialmente in questa stagione.
Emma e Adam sono due medici affermati, ginecologa lei, oncologo lui. Vivono a Londra in una bella casa con le loro due bimbe, Alice e Zoe, che praticamente vengono cresciute da tate e ragazze alla pari. Emma e Adam, diciamolo subito, non sono campioni di simpatia. Sono assorbiti dalle loro carriere in modo quasi patologico; lui è un precisino con la mania dell'ordine, lei, forse a causa dell'educazione ricevuta, è un' ambiziosa (e pure rosicona) in costante competizione con il marito e con il resto del mondo ( tu pubblichi una ricerca, io ne devo pubblicare due, perché sono migliore). La figlia più grande, Alice, risente del clima famigliare e inizia a dare qualche segno di scompenso emotivo, che rimane inascoltato.
Ad Adam viene proposto un prestigioso studio di ricerca in Botswana della durata di un anno: per riunire una famiglia che mostra palesi segni di cedimento, a lui pare un' idea genialissima. A me un po' meno, ma tant'è.
Emma è molto preoccupata per i risvolti negativi che l'anno sabbatico potrebbe avere sulla sua, di carriera (è anche un po' preoccupata per le bimbe, a onor del vero), ma una gravidanza inaspettata (più o meno, insomma, lei è ginecologa, fate voi) e la nascita del piccolo Sam, il maschietto che lei non riesce inizialmente ad amare come dovrebbe, la spingono a prendere la decisione di partire alla volta del Botswana con Adam. Lei immagina una vita alla Karen Blixen, immagina savane, foreste, una casa coloniale con piscina, una natura lussureggiante. Chiaramente immagina male, poveretta. Non fa i conti con il caldo estremo, il paesaggio brullo, la carenza d'acqua, il senso di isolamento (certo poteva aprire l'enciclopedia o cercare su wikipedia, prima di partire con un bimbo di due mesi, no?). Ma è solo quando Sam viene rapito dalla culla ad opera di sconosciuti, che Emma è costretta a fare i conti seriamente con la realtà di un paese dove nulla è come sembra. Un paese che accoglie ma insieme respinge, un posto dove lei pare non avere nemmeno un amico fidato (non era popolarissima neanche a Londra, peraltro). Mentre il rapporto col marito subisce il colpo di grazia e la figlia maggiore le si allontana sempre più, Emma, voce narrante, sembra finalmente prendere coscienza delle priorità della vita. Un finale rocambolesco rimescolerà le carte in tavola.
Un delitto quasi perfetto è un romanzo scorrevole, scritto con stile piuttosto essenziale, che fa egregiamente il suo dovere: intrattiene fino all'ultima pagina e può essere letto anche in condizioni estreme (sulla spiaggia, mentre un branco di ragazzini maleducati rischia di tramortirti lanciando sassi, in coda dal veterinario, mentre il tuo cane cerca di sbranare una nonnina e il suo criceto, ecc. ecc.), certo se cercate acuta introspezione psicologica, personaggi in cui immedesimarsi e una trama verosimile al 100%, allora potete tranquillamente cercare altrove.
Qui troverete un perfetto libro stacca-neurone.

Genere: rapimento in savana.
Pagine: 317.
Voto: 
  meno- meno.

giovedì 21 luglio 2016

Recensione: La figlia sbagliata di Raffaella Romagnolo (Ediz. Frassinelli, 2015).


Buonasera Lettori, oggi vi parlo di un romanzo molto particolare, che mi ha colpita come un pugno nello stomaco. Si tratta de La figlia sbagliata di Raffaella Romagnolo, un libro amaro, che parla di famiglia, di rimpianti e rimorsi e dell'incapacità di accogliere e accudire gli altri semplicemente per quello che sono. 
Una storia tosta, già lo avevo capito dalla bellissima recensione di Mr. Ink. Diario di una dipendenza (potete leggerla qui) , che mi ha convinto a comprare e leggere il libro subito; ma per quanto fossi "preparata", non ero pronta al vortice di follia e amore malato che la Romagnolo mette, letteralmente, in scena nelle pagine del suo romanzo.
L'inizio è potente. Immaginate un appartamento borghese, in una provincia qualunque del nostro paese. L'atmosfera vagamente dimessa, stanze e mobili che hanno visto tempi migliori: Ines Banchero la conosciamo lì, nel suo ambiente naturale, la casa dove per gran parte della sua esistenza ha fatto la moglie e la madre. Ha il viso sciupato, Ines, i vestiti da casa, i capelli non troppo in ordine, sta rassettando la cucina, un gesto abituale, di una routine che si trascina ininterrotta da più di quarant'anni. E nella stanza in fianco, senza nemmeno un gemito, silenziosamente come è vissuto, il marito Pietro Polizzi muore, stroncato da un infarto.
Passano le ore, i giorni: niente ambulanza, medici, gemiti e lutto, niente di quello che ci aspettiamo. La morte di Pietro porta con sé il tempo dei bilanci di una vita, si chiude un'epoca, e Ines deve prepararsi a fronteggiare i ricordi, i rimpianti, i dolori: è ora di aprire gli armadi e tirare fuori gli scheletri. 
Il silenzio diventa assordante, mentre Pietro Polizzi diventa rigido sulla sedia del salotto.
Era una bella ragazza Ines, capelli lucidi e curati, un talento per il disegno, forza di volontà da vendere e un'ambizione comune a molte donne della sua epoca: un marito, dei figli, un appartamento dignitoso. Riposti sogni e disegni nel cassetto, sposa Pietro, camionista silenzioso, che le promette stabilità borghese, ma soprattutto le lascia carta bianca nella gestione della casa e dei figli che verranno. Vittorio e Riccarda, il figlio maschio perfetto, la femmina sbagliata, a partire dal nome di battesimo. Lui, accudito amorevolmente e portato ad esempio, talento sportivo, studente brillante, un impiego come ingegnere che gli permette di stare vicino ai genitori; lei, mai all'altezza delle aspettative materne, imbronciata, solitaria, con una disdicevole passione per il teatro che la porta presto lontano. Riccarda, una piccola macchia nella trama linda di una famiglia all'apparenza quasi perfetta. Ma gli armadi sono aperti, ormai, e gli scheletri sono ingombranti, l'appartamento parla, racconta, sono le voci dei figli, di Vittorio e Riccarda, prima bambini e poi giovani adulti. E ci raccontano una storia ben diversa. 
Ecco, la famiglia quasi perfetta si sgretola pagina dopo pagina, fino a diventare un guscio vuoto. Una spirale di amore soffocante, asfissiante, nocivo quanto il silenzio pavido di chi preferisce fare finta di non vedere. Un cordone ombelicale che nutre i figli di sensi di colpa e di inadeguatezza, che strangola i talenti, i sogni e le ambizioni personali.
Raffaella Romagnolo in 170 pagine racconta, con abili e precise pennellate, una triste storia di infelicità famigliare. L'impianto è teatrale, la narrazione, dallo stile veloce e nervoso (fin troppo, per i miei gusti), in costante bilico tra realtà e follia, tra la versione di Ines e quella di Pietro, Vittorio e Riccarda, che si mescolano, si susseguono e contraddicono vicendevolmente in un un crescendo drammatico, fino all'epilogo.
La figlia sbagliata è un romanzo coraggioso e crudele, con personaggi irrimediabilmente "sbagliati", una storia a tratti angosciante, ma che non si può semplicemente abbandonare, mettere da parte. Ti entra dentro, assieme alla consapevolezza che di famiglie come quella di Ines e Pietro ce ne sono tante. Il mondo è pieno di madri ansiose e assillanti, di padri sottomessi che scelgono il quieto vivere, di figli più amati e più "bravi" dei fratelli.
È che a volte la buona volontà e le migliori intenzioni non bastano. E forse nemmeno l'amore, se non ti insegna a volare da solo.

Genere: Manuale del cattivo genitore.
Pagine: 170.
Voto: 
                 e mezzo.







martedì 19 luglio 2016

La Vita Segreta di una book blogger. Tag.



Buongiorno Lettori! oggi rispondo ad un simpatico tag sulla mia vita da book blogger: sono stata nominata da Eva del blog Eva Palumbo, che tra l'altro ha scritto cose bellissime sul mio angolo virtuale, quindi, con un po' di ritardo, eccomi qui a svelare tutti i miei segreti (non vedete l'ora eh, ditelo, lo so!).

                LA VITA SEGRETA DI UNA BOOK BLOGGER

1) Da quanto tempo sei nella blogosfera? 
Pare impossibile, e invece esisto e resisto da quasi tre anni. Non mi ero data traguardi quando ho iniziato, quasi per gioco, questa avventura, non immaginavo però di divertirti e affezionarmi così tanto a questo angolo virtuale. 

2) Quando pensi di "ritirarti"? 
L'ho ammesso molte volte, nel corso del primo anno ho avuto più volte la tentazione di mollare, ma adesso? adesso l'idea non mi attraversa il neurone, mi diverto troppo! Nella vita niente è certo, ma al momento non ho alcuna intenzione di andare in pensione!

3) Qual è l'aspetto migliore dell'avere un blog? 
Senza dubbio la possibilità di conoscere persone con la mia stessa passione e quindi poter scambiare opinioni sulle nostre letture. Ogni mail che ricevo, ogni commento, per me è motivo di gioia e orgoglio! Anche vedere il blog trasformarsi progressivamente, mese dopo mese, in un posto sempre più simile a me, dove mi sento perfettamente a mio agio, e aver fatto tutto da sola..è una bella sensazione

4) Qual è l'aspetto peggiore dell'avere un blog? 
Sinceramente? Il blog per me è un passatempo, uno sfogo, un gioco. Non mi pongo traguardi, non mi stresso se non riesco a pubblicare un post nel giorno prefissato, non mi impongo tabelle di marcia. Quindi direi che non ci sono aspetti negativi (ammetto di aver avuto qualche patema per i pochi follower all'inizio, poi me ne sono fatta una ragione!). 

5) Un bookblogger che adori? 
Uno solo? farei torto a troppi. Posso citare tre blog che, tempo permettendo, amo seguire: Mr Ink Diario di una dipendenza, che scrive recensioni che sono piccoli racconti di vita, le ragazze di Due Lettrici quasi perfette che scrivono con grande umorismo, ma anche dando un taglio tutto particolare ai loro post, con spunti di riflessioni per nulla scontati e Laura La Libridinosa, che ancora mi mette un po' paura (lei è vippa!), ma che ha uno stile tutto suo, sintetico, molto genuino, a volte spietato!

6) Con quale blog ti piacerebbe collaborare? 
Con qualsiasi blog mi proponesse idee originali e valide, non mi pongo limiti!

7) Cosa ne pensi della comunità dei blogger letterari? 
E' una comunità enorme e molto variegata! Ogni blogger ha i suoi pregi e difetti, ci sono simpatie e antipatie, proprio come in qualsiasi comunità. In generale ciò che mi ha colpita di più in positivo è la continua voglia di evolvere, sperimentare, inventare rubriche, intrattenere, ce n'è per tutti i gusti davvero! D'altro canto il mondo dei lit blog ha anche le sue regole "non scritte", le sue piccole grandi invidie (dalle quali io cerco di tenermi lontana): proprio come nella vita di tutti i giorni! Il bello è che qui puoi scegliere!

8) Qual è il tuo segreto per avere un blog di successo? 
Ahaha, se qualcuno ha dei segreti da svelare per far diventare La libreria di Tessa un blog di successo..io sono qui che aspetto! A parte gli scherzi, penso che per avere visibilità e successo, sia necessaria una costanza che io in questo momento non posso avere. Ho i miei super Lettori, le mie recensioni e per ora mi va benissimo così!

9) E ora i tag 
Non taggo nessuno in particolare, so che molti blog che seguo hanno già risposto alle domande o non amano particolarmente i tag. Chiunque stia leggendo e voglia cimentarsi, facendo sapere qualcosa di più sul suo blog...si ritenga taggato! 

Siamo giunti alla fine, ringrazio ancora Eva e vi saluto! Alla prossima!

giovedì 14 luglio 2016

Recensione: Nel nome di mio padre di Viveca Sten (Ediz. Marsilio, 2016).

Buongiorno lettori, come procede la vostra estate? Siete già in vacanza o state sudando in città? Io sono al mare costretta a casa da un vento di scirocco appiccicoso e umido con nubi che non promettono nulla di buono (ehm, questo succedeva ieri, quando ho iniziato a scrivere il post, oggi c'è un maestrale che porta via!). Quale migliore occasione per parlarvi di un romanzo giallo perfetto per l'estate?

Si tratta di Nel nome di mio padre di Viveca Sten; forse il nome dell'autrice vi suona famigliare: il libro fa parte di una serie intitolata I misteri dell'isola di Sandhamn, di cui vi avevo parlato qualche mese fa in questo post.
All'epoca ero convinta che il primo titolo tradotto in italiano, Il corpo che affiora, sarebbe rimasto anche l'unico e quindi, malgrado avessi trovato lo stile dell'autrice e i personaggi piacevoli, non mi ero sentita di consigliarlo caldamente. Alla luce dell'uscita di Nel nome di mio padre, che ci riporta a Sandhamn e ci fa incontrare nuovamente il biondissimo Ispettore Thomas Andreasson e la sua amica d'infanzia, l'avvocato Nora Linde, mi sento di riproporvi la serie, che è sicuramente degna di considerazione. 

In una buia sera di novembre, una ragazza di vent’anni scompare misteriosamente dalla piccola isola di Sandhamn al largo di Stoccolma, un paradiso naturale di spiagge e boschi, famoso per lo storico circolo velico e le regate, con un accogliente villaggio di case in legno che si affacciano sulle acque del Mar Baltico. La bella stagione è ormai finita, chioschi e locali sono sigillati con robusti lucchetti, e sull’isola è rimasta solo una manciata di persone, in attesa che le giornate si facciano più luminose. Dalla centrale di Nacka, l’ispettore Thomas Andreasson torna ai luoghi dell’infanzia per partecipare alle ricerche, complicate dall’infuriare di una violenta tempesta di pioggia e vento, ma è tutto inutile. Di Lina Rosén non c’è più traccia. Qualche mese dopo un gruppo di bambini, giocando nel bosco, scopre un sacco che affiora dalla neve. Contiene resti umani. Potrebbero appartenere a Lina? Anche Nora Linde in quei giorni si trova a Sandhamn con i figli. Il suo matrimonio è in crisi e lei ha bisogno di riflettere, ma i tragici eventi che scuotono l’arcipelago hanno il sopravvento. Ora sente di dover dare un contributo alle indagini, in nome dell’antica e profonda amicizia che la lega a Thomas; e in nome della sua innata curiosità di avvocato che non si accontenta di stare semplicemente a guardare. L’assassino potrebbe trovarsi ancora sull’isola e non sembrano esserci piste a cui aggrapparsi. A Thomas e Nora non resta che scavare nel passato e ripercorrere le storie di una piccola comunità che ha custodito per anni avvenimenti drammatici.

Questo nuovo romanzo, rispetto al precedente, è decisamente più strutturato nella parte "gialla", che ruota attorno alla tragica scomparsa di un'adolescente, mentre le vicende private dei personaggi ricorrenti, che pur hanno un ruolo importante nel racconto e costituisco il filo d'unione tra i vari titoli della serie, rimangono in secondo piano rispetto all'indagine. La narrazione alterna due piani temporali, presente e passato, e questo vivacizza il ritmo del romanzo, che è scritto in modo scorrevole e si legge piacevolmente fino all'ultima pagina.
Fra segreti, ripicche e gelosie vecchie cent'anni, Viveca Sten ci riporta in quell'arcipelago da favola, che già aveva vividamente descritto ne Il corpo che affiora, e ci racconta una storia che ha origini lontane, in un'epoca in cui le isole dell'arcipelago erano abitate perlopiù da pescatori abituati a una continua lotta per la sopravvivenza. Ma che legame c'è tra il ragazzino timido e vessato da un padre padrone nel passato e la ragazza di buona famiglia scomparsa nel presente?
Scopritelo con questo giallo nordico dal buon ritmo e dall'ambientazione molto curata e originale. Lo stile ricorda quello di Camilla Lackberg, se amate il genere, Nel nome di mio padre non vi deluderà.
Una serie gialla che vale la pena provare.

Genere: Omicidi in paradiso parte 2.
Pagine: 410.
Voto:
 e mezzo!

domenica 10 luglio 2016

La mia settimana librosa 3.#10. Libri, mare, bagagli.

Buongiorno Lettori! sono approdata nella mia amata Liguria, che per me è "casa", dato che qui sono cresciuti entrambi i miei genitori. Spero di godermi un po' di mare e tanti libri!
In un giorno e mezzo di spiaggia ho visto molta gente parecchio abbronzata (lampade o eterni weekend al mare?), ho sentito molti gossip e ritrovato le stesse facce di sempre, purtroppo non ho beccato nemmeno un Lettore, nessuno e-reader, nessun tascabile, nessun "romanzo dell'estate". Che sia un brutto segno?
Vi saprò dire.
Intanto torniamo a noi. Dall'ultima puntata ho letto e recensito:
-La terza moglie di Lisa Jewell, ottima lettura da sotto l'ombrellone, tanto per rimanere in tema. La mia recensione qui.
-Il treno per Tallinn di Arno Saar, un giallo classico che consiglio a tutti. La mia recensione qui.
-Beate noi di Amy Bloom, la storia picaresca (e anche tenera) di sue sorelle molto diverse, nell'America degli anni '40. Consigliato, qui trovate il mio pensiero.
-Una specie di felicità di Francesco Carofiglio, un romanzo "ni" di un autore che in passato mi ha dato grandi soddisfazioni. Peccato.
Ho letto Nel nome di mio padre di Viveca Sten, un giallo nordico che fa parte di una serie e che presto vi racconterò.
Ho iniziato e cestinato (o sospeso la lettura a data da destinarsi) parecchi libri negli ultimi 10 giorni. Colpita e affondata da un grave blocco della Lettrice. Ne hanno fatto le spese Terra inesplorata di Lin Enger, romanzo di formazione noir, non male, ma troppo cupo e un po' lento, l'ho lasciato dopo averne letto metà, una cosa che mi succede raramente, ma proprio non riuscivo ad andare avanti, troppo buio, troppo gelo, troppa neve. L'ho messo in stand by.
Cestinato forever, invece, Tre volte noi di Laura Barnett, una storia alla sliding door, che prometteva grandi emozioni. Sinceramente l'inizio è anche carino, ma l'idea di rileggere la stessa vicenda d'amore in tre versioni differenti (come sarebbe andata se si fossero baciati, e se invece fossero stati troppo timidi o se, per loro somma sfortuna, avessero entrambi mangiato pasta al pesto con tanto aglio?), mi ha presto frenata. No, in questo momento sono troppo malmostosa perchè la vicenda mi incuriosisca.
Vi risparmio altri romanzi gettati dopo poche pagine.

Sono felice di annunciarvi che il blocco è sparito appena ho avuto tra le mani un libro che ho desiderato tanto in questi mesi; si tratta di Tutte le donne di, di Caterina Bonvicini, che mi sto veramente gustando!
È la vigilia di Natale. Intorno alla tavola ci sono sette donne. Tutte le donne della vita di Vittorio, e lo stanno aspettando. Ma lui non arriva. Manda solo un enigmatico messaggio. Poche parole che rendono ancora più perturbante la sua assenza. Perché per ognuna di loro, in modo diverso, lui è il centro di un mondo: c’è la madre e c’è la sorella, ci sono la moglie, l’ex moglie e l’amante, la figlia adulta e la figlia adolescente. Il vuoto che lascia un uomo può diventare molto affollato. Ritrovare se stesse è allora necessario, vitale, indispensabile. Bisogna farlo insieme, avere il coraggio di appoggiarsi l’una all’altra. Bisogna accettare che un amore che si voleva assoluto è invece frammentario e condiviso. Condiviso proprio con quelle donne per cui si prova astio e rancore. Eppure anche da questi sentimenti può nascere un’inattesa complicità, una solidarietà finora sconosciuta. Forse solo così la lontananza di Vittorio può diventare un’occasione per guardare le cose in modo nuovo. In questa commedia ironica e spietata, costruita come un giallo, anche la persona a noi più vicina può svelare all’improvviso un lato che agli altri sfugge. Caterina Bonvicini torna con un romanzo che è un piccolo capolavoro di stile. Un affresco in cui ogni particolare vive di luci e di ombre. Una storia appassionante in cui l’assenza di un uomo dà finalmente voce alle donne della sua vita. Tutte le donne di è un libro sull’amore, sulla famiglia, sulle sovrastrutture che la società impone. Perché sentirsi liberi di essere se stessi è una lunga conquista, che può arrivare quando meno te l’aspetti.

Che romanzi ho portato con me al mare e new entry in Libreria.
Mai come in questi ultimi due anni mi sono resa conto di quanto l'ereader abbia cambiato la mia vita di lettrice. I nostri (noi famiglia) esodi estivi sono sempre stati fantozziani assai, tra animali, bagagli sempre più pesanti e voluminosi e ultimamente, ahimè, apparecchi elettromedicali ingombranti. Un tempo io avevo una valigia interamente dedicata ai libri. La scelta dei romanzi per l'estate iniziava settimane prima della partenza, che poi, se sceglievi male, erano dolori! poi c'erano i romanzi già letti che portavo a mia cugina. Una quantità di spazio e fatica notevole. I romanzi digitali hanno veramente rivoluzionato il sistema di lettura in vacanza, non qualitativamente, ma quantitativamente. Sono partita col mio kobo bello carico, per non parlare di tutti i titoli stipati in cloud. Questo non escluderà sortite nell'unica libreria di questo ameno posticino, qualche buon cartaceo da regalare e regalarsi, ma l'ansia da valigia di libri, almeno quella, non c'è più!
Non so che cosa leggerò dopo la Bonvicini, ma vi segnalo due omaggi di CE che ho prontamente preparato nel kobo.
Tra le infinite cose di Julia Pierpont, omaggio di Mondadori.

Kay ha undici anni quando rientra a casa e il portiere del palazzo le consegna un pacco: «Per mamma» dice, prima che le porte dell'ascensore si chiudano. Ancora in corridoio, Kay si rigira la scatola tra le mani e fantastica che sia un regalo per il suo compleanno. Non c'è niente di male a dare una sbirciatina. Ma quando la apre, la scatola contiene solo carta, tanti fogli ammucchiati come biglietti della lotteria: "Cara Deborah, questa lettera riguarda Jack ... Ho cominciato ad andare a letto con tuo marito a giugno dell'anno scorso…", mail su mail, parole vergognose e seducenti. Kay chiude la scatola, entra in casa facendo finta di niente. Cosa c'entrano tutte quelle cose con la sua vita? Un segreto bruciante per una ragazzina. Quando il fratello Simon, quindici anni, arriva a casa, Kay lo chiama in camera sua e gli consegna la scatola. Simon legge, un foglio dopo l'altro: grazie per ieri … quando hai premuto la mia mano sul tuo collo… legge fino a quando ne ha abbastanza. Schiaccia i fogli nella scatola, solleva il mento e grida: «Mamma!». Crash! La vita della famiglia Shanley va in frantumi. Con un incipit vertiginoso Julia Pierpont ci racconta quello che accade agli adulti – a Jack, un artista di grido, e a sua moglie Deb, che si è lasciata alle spalle una carriera di ballerina per dedicarsi ai figli e al matrimonio – quando scoprono di non conoscere affatto la persona che amano e capiscono che la loro vita non è per niente quella che avevano immaginato di vivere. E cosa accade ai ragazzi quando fronteggiano l'immensa libertà del mondo degli adulti che li esclude e li rende furiosi, e con quella libertà fanno i conti a modo loro, con le vite che nonostante tutto vanno avanti.

La valle delle bambole di Jaqueline Susann, omaggio di Sonzogno.

Le tre ragazze, che arrivano dalla provincia americana, approdano a Manhattan per cercare fortuna. E, a loro modo, la trovano: una recita nei musical di Broadway, un’altra lavora nella pubblicità, la terza riesce a sposare un attore-cantante famoso. Poco per volta, però, la buona sorte le abbandona. E allora, per tirare avanti, l’unica consolazione restano le “bambole” ovvero, nel gergo di quegli anni, le pasticche che servono a trovare un po’ di pace o di eccitazione. Finché anche quelle non si trasformano in uno strumento di autodistruzione… Pubblicato nel 1966, La valle delle bambole di Jacqueline Susann fu uno dei più clamorosi casi editoriali della letteratura americana, arrivando a vendere nel mondo oltre 30 milioni di copie (come Via col vento). Al grande successo contribuiva l’aura scandalosa di una prosa che metteva in scena, con linguaggio schietto, storie d’amore e di sesso, ma che, soprattutto, intercettava i cambiamenti nei costumi di massa. L’autrice era un’esordiente non più giovanissima, eppure incantava poiché riusciva a toccare, con voce autentica e senza autocensure, i temi brucianti della vita delle donne: il piacere, il lavoro, l’amore, il matrimonio. Non è dunque strano che oggi figure influenti come Gloria Steinem e Lena Dunham abbiano incoronato il libro di Jacqueline Susann come un classico della cultura pop. Un classico che oggi, a cinquant’anni di distanza, ha ancora molto da dire.

Vi lascio con due cartacei che ho messo nello zainetto e che intendo leggere durante queste vacanze. Sono i romanzi che mi ha regalato Lea, una delle Due lettrici quasi perfette, quando ci siamo incontrate a Verona, qualche mese fa. Quelli non potevo proprio lasciarli a casa!

                                                                                                                                                                                                                          
Alla prossima!

martedì 5 luglio 2016

Recensione: Beate noi di Amy Bloom (Ediz. Fazi, 2016).

Oggi cercherò di raccontarvi la mia esperienza di lettura del romanzo Beate noi (titolo originale, Lucky Us) di Amy Bloom, recentemente pubblicato da Fazi Editori.
Beate noi è un libro che non mi aspettavo, che all'inizio ho davvero faticato a capire, ma che poi, una volta entrata nel mood, mi ha totalmente catturata. È stato un po' come andare sulle montagne russe: ho avuto momenti in cui la discesa mi pareva inaffrontabile (ed ero pronta, prontissima, a scendere e far volare il libro nel cesto delle delusioni), ed altri, a distanza di poche pagine, in cui invocavo un altro giro e pure un bastoncino di zucchero filato!
Tutto questo preambolo per dirvi che questo romanzo ha bisogno dei suoi tempi, è come un puzzle in cui non ci si raccapezza fino a quando non si è trovato e incastrato l'ultimo tassello. Allora, solo allora, si riesce ad avere una visione d'insieme e a chiudere perfettamente il cerchio.
Abbandonate le metafore ispirate, veniamo al romanzo.
L'incipit è fulminante:
"Quando la moglie di mio padre morì, mia madre disse che era il caso di metterci in macchina e andare a vedere se a casa sua ci fosse qualcosa per noi".
Lei, la narratrice, è una ragazzina e si chiama Eva. Siamo nel 1939 e la sua vita fino a quel momento è stata piuttosto ordinaria, fatta eccezione per un padre, attraente e squattrinato, spesso assente e una madre, cameriera, che, come possiamo dedurre, non è una principessa di savoir faire. Ma in Beate noi nulla è come sembra e l'esistenza ordinaria va in frantumi quando Eva si rende conto della doppia vita del padre, della bella casa dove lui abitava con la defunta moglie (legalmente sposata) e dove, spaesata, conosce la sorellastra Iris, bella, talentuosa e cresciuta negli agi.
Come ciliegina sulla torta, la mamma di Eva decide di andare a farsi un giretto e non ritornare mai più.
Eccole dunque, Eva e Iris, costrette alla convivenza ma impensabilmente affiatate. Eva, introversa, occhialuta, sempre con un libro in mano, Iris, bella, superficiale e con un grande sogno: Hollywood e il cinema. 
Ed eccole in viaggio, le due ragazze, dal cuore dell'Ohio a Hollywood, lontano da quel padre troppo spesso bugiardo e disonesto.
Un viaggio picaresco e strampalato, il loro, fatto di molte tappe e molti incontri. A Hollywood, Iris conoscerà una certa fama, scoprirà anche, durante una festa lesbo tutta opulenza, nani in turbante e belle figliole nude, la sua omosessualità, entrerà in un ambiente torbido, nel quale lei, ragazza di provincia, non ha alcuna chance di sopravvivere (lo ammetto, a questo punto sono stata tentata di mollare). Aiutate da un truccatore delle dive di origine messicana, Francisco, e riaccolto il padre, ormai al verde e a corto di bugie, Eva e iris attraversano di nuovo il paese e puntano a New York, dove intendono ricostruire una nuova vita.
È nella grande mela, spazzata dai venti di guerra, dalla diffidenza e dalla caccia alle spie tedesche, ma anche dai grandi contrasti sociali, che il destino delle sorelle si ingarbuglierà fino all'inverosimile, per poi giungere alla resa dei conti.
Iris, la bella, incontrerà il grande amore e in suo nome trascinerà la sorella più giovane in una serie di comportamenti sconsiderati, perfino inverosimili, lasciando quasi sempre che sia Eva a pagarne le conseguenze. Ed Eva, quella "non bella" delle due, quella che è rimasta nell'ombra della sorella, col naso nei libri ma nemmeno un soldo per finire il college, ad un certo punto diventa protagonista assoluta. È lei il sole di questa storia, la parte buona, lei quella in grado di arginare le falle che si aprono continuamente in una vita apparentemente per nulla fortunata. 
Fortuna ce n'è poca, se ci si ferma alla prima impressione, altroché Beate noi! É solo verso la fine che il significato del titolo mi si è chiarito. 
Beate, sì, Eva e Iris, fortunate, la prima di avere ogni volta la forza, il coraggio e la sfacciataggine di reinventarsi, la seconda di aver incontrato Eva, la sorella che non sapeva di avere e che le ha cambiato la vita.
Fortunate, in un modo tutto americano di concepire la vita, dove non è mai troppo tardi per ricominciare, per affrancarsi e ottenere perdono. 
Pensavo fosse un romanzo incentrato sull'amore fra sorelle, invece, messo a posto l'ultimo tassello del puzzle, ho capito che sono gli incontri, piccoli e grandi, avvenuti durante il viaggio ad essere protagonisti, a rendere Eva e Iris doppiamente fortunate. Sono le persone che ci accompagnano per tratti più o meno lunghi di strada, a fare la differenza. Francisco, la cantante jazz Clara, il piccolo Danny, la signora Torelli. Teneteli a mente, questi nomi, perché ciascuno di loro giocherà un ruolo importante nella storia che state per leggere.
Una storia fatta di quotidianità estenuante, di eventi buffi o drammatici, di lunghe lettere, di stralci di Storia vera e di tanta musica in sottofondo. Un labirinto dove a volte perderete l'orientamento, ma abbiate fede: alla fine, ne sarà valsa la pena.
Consigliato.
«Tuo padre dice che sei quella intelligente».
«Non quella carina», dissi. Ero mortificata.
«Oh, ma per quello basta un po’ di trucco», replicò lei.

Genere: On the road.
Pagine:276.
Voto: