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Recensione: L'estate del cane bambino di Mario Pistacchio e Laura Toffanello (Ediz. 66th and 2nd, 2014).


"Menego aveva quattordici anni, io, Michele e Ercole dodici, Stalino quasi, e il cane nero chissà. Era l’estate del 1961. Il nostro mondo di allora era fatto di morti che resuscitavano per uccidere pescatori ingrati, di velieri portatori di peste, topi e vampiri, di nuvole combattenti e cavalieri inesistenti. Era un tempo in cui le leggende erano vere, e se qualcuno ci avesse detto che non era possibile che un bambino si trasformasse in cane, ci saremmo stretti nelle spalle, infischiandocene". 

Inizia così, catapultandoci direttamente nell'atmosfera magica della prima giovinezza, L'estate del cane bambino, magnifico romanzo di formazione scritto a quattro mani da Mario Pistacchio e Laura Toffanello. 

Siamo a Brondolo, nel Delta del Po, vicino a Chioggia. Canali, orti, la laguna e il mare, un pugno di case, la chiesa, l'unico bar sotto il cui pergolato gli uomini si riuniscono a bere, giocare a carte e commentare ciò che accade in paese. 
È l'estate del 1961, l'aria è densa di umidità, soffocante, ma per cinque ragazzini alle soglie dell'adolescenza, l'atmosfera è quella festosa e piena di aspettative delle vacanze estive. Giornate infinite, tra partite di calcio, album di figurine da completare, corse tra i campi e lungo i canali.

Vittorio, Michele, Menego, Stalino ed Ercole hanno la spensieratezza dell'età in cui tutto sembra possibile e ci si sente invincibili. 
Non possono immaginare che quella sarà per tutti loro l'ultima estate dell'infanzia. 

"Non si invecchia un po’ alla volta. C’è un momento preciso, nella vita, in cui ti accorgi che è successo. È una certezza, e non contano gli anni che hai. Capita quando smetti di andare avanti e ti scopri a guardarti le spalle. Scruti il tempo che se n’è andato. Lì dietro sono rimasti i tuoi unici amici, i ricordi, l’illusione che niente possa mai finire davvero". 

Il momento preciso in cui tutto accade: un afoso pomeriggio di giochi in cui il fratellino di Ercole scompare. Al suo posto, come vuole una leggenda locale, compare un piccolo scodinzolante cane nero. Dov'è finito il bambino? Si è perso? E' fuggito? È stato rapito? Il mondo degli adulti "contamina" inesorabilmente e brutalmente l'estate e la fanciullezza dei protagonisti. 
Interrogatori, punizioni, sensi di colpa, diffidenza. È chiaro che nelle case di Brondolo si nascondono verità drammatiche e colpe innominabili, cala un silenzio colpevole ammantato di superstizioni arcaiche e di una religiosità bigotta che nulla ha a che vedere con la pietà umana e il perdono. 

Brondolo è pronto a sacrificare l'infanzia dei suoi figli, più e più volte. 

L'estate del cane bambino è un romanzo bello e crudele. Il lettore si ritrova spettatore di scene terribilmente brutali e violente, ma anche di momenti di grande tenerezza. Impossibile non indignarsi, altrettanto impossibile non lasciarsi andare ai ricordi delle estati dell'infanzia, ai giochi, agli entusiasmi, agli amici che credevamo sarebbero stati al nostro fianco per sempre. 

Così, tra dramma e nostalgia, commozione e rabbia, mi sono lasciata rapire dalle pagine di questa storia di formazione dai contorni giallo noir; ne ho amato lo stile narrativo, evocativo e pieno di poesia, l'ambientazione nella campagna veneziana e la perfetta ricostruzione della vita di un piccolo paese rurale del cattolicissimo veneto negli anni '60.

Non posso che consigliarvi questo libro che racconta la fine dell'innocenza, la rabbia, la solitudine, la vendetta, la ricerca della verità e infine il perdono.

Genere: Un silenzio che grida vendetta.
Pagine: 218.
Voto:
 e mezzo.

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