lunedì 31 ottobre 2016

Recensione: Orfani bianchi di Antonio Manzini (Ediz. Chiarelettere, 2016).

Buongiorno Lettori, oggi vi parlo del nuovo romanzo di Antonio Manzini, Orfani bianchi. 
L'autore, noto per la serie gialla che ha come protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, si cimenta con un genere completamente diverso, raccontandoci una storia molto attuale, che ha come protagonista un personaggio femminile.

"Ho cominciato a pensare a questo libro conoscendo Maria, la signora che curava mia nonna – racconta -. Mi chiedevo che famiglia avesse, che cosa facesse suo figlio senza di lei".
"Spero che questo romanzo porti passione, sia capace di suscitare emozioni e faccia conoscere un problema enorme di cui noi italiani non sempre siamo consapevoli".
Ecco come nasce Mirta Mitea, immigrata moldava, che a Roma sbarca in qualche modo il lunario facendo la badante e occupandosi, se capita, della pulizia delle scale in alcuni condomini. 
Mirta è una delle tante donne straniere che vediamo ogni giorno per strada spingere carrozzine di anziani infermi o accompagnare vecchietti malfermi sulle gambe a fare la spesa o dal dottore. Molti di noi conoscono una Mirta, accudisce un nonno o un padre non più autosufficiente, fa le pulizie, stira e pensa a quello che si è lasciata alla spalle: una patria non più in grado di darle sostentamento, una famiglia che vive in povertà e dei figli ancora piccoli. Figli che crescono lontani, con parenti, se ciò è possibile, in orfanotrofi, nella peggiore delle ipotesi. Orfani bianchi, si chiamano questi bambini, che vivono in strutture il più delle volte non adatte alla loro crescita ed educazione, pur avendo almeno un genitore in vita. Un genitore che magari, come Mirta, non ha altra possibilità, se non quella di emigrare in un paese più ricco e trovare un lavoro dignitoso, con il sogno lontano di mettere via abbastanza denaro per ricominciare da capo e ricongiungersi. 
Questa è Mirta, giovane immigrata, e questa è la sua vita, tra lavori più o meno in regola, rimpianti, fatiche, pacchetti e soldi spediti in patria e l'abisso doloroso della lontananza da un figlio poco più che bambino, che cresce in un Internat (orfanotrofio) rumeno, forse dimenticandosi di lei.
Mirta è un personaggio descritto a tutto tondo, nei pregi e nei difetti, nelle ingenuità e nelle scaltrezze messe in atto per disperazione.
Rimasta per l'ennesima volta senza lavoro, Mirta riesce a ottenere (rubandolo letteralmente a una donna russa, in una guerra tra poveri senza quartiere) un posto da infermiera, per il quale non è qualificata, presso la casa di una ricca e algida famiglia romana. 
Deve accudire l'anziana Eleonora, una donna malata e capricciosa, e il rapporto tra le due non è certo semplice. Tra incontinenze, dispetti e dentiere che volano, le scene sono da antologia, con una Mirta che non fa mistero della sua rabbia verso gli italiani, un popolo che non ha voglia di accudire i propri vecchi, e verso la sua assistita, che la strema, e che pertanto tratta spesso in modo che non definirei certo delicato.
Sarà proprio Eleonora, in un momento di rara confidenza, a rovesciare il punto di vista, a parlare della sua solitudine e sofferenza e di una società, la nostra, che è cambiata tanto negli ultimi decenni, è progredita, ma ha perso il paracadute sociale della famiglia di un tempo, rifugio per vecchi e bambini.
"Nella disperazione siamo uguali".
È un mondo crudele e attuale, quello che racconta Manzini, dove i ricchi comandano e i poveri, sostanzialmente, si fanno la guerra per sopravvivere. Un mondo che oggi parla rumeno, russo, albanese, brasiliano o filippino, ma che un tempo era quello, italianissimo, delle vedove bianche, mogli dei nostri emigranti, o delle domestiche che andavano "a servizio" poco più che bambine.
Orfani bianchi è un romanzo pervaso di grande tristezza, la sua lettura non risulta pesante, ma pecca di un eccesso di dramma negli ultimi capitoli; lo stile è scorrevole, il personaggio di Mirta  è credibile e ben descritto, mentre i suoi datori di lavoro risultano, a mio avviso, un po' stereotipati nel loro cinismo e nel loro razzismo, e sono pertanto meno realistici.
In conclusione, un libro che tratta argomenti spinosi e "caldi" in questo periodo storico: integrazione, povertà, pregiudizio. Forse non ha la profondità e l'ampio respiro di un romanzo di denuncia sociale, ma fa pensare. 
Alla fine della lettura, il pensiero va alla solitudine di tutti quei bambini ai quali il destino nega l'affetto e la tenerezza della propria mamma.

Genere: La lontananza.
Pagine:256.
Voto: 
                                       

domenica 23 ottobre 2016

Chiacchiere Librose: I migliori romanzi della bella stagione!


Buongiorno Lettori, oggi vi propongo due chiacchiere librose! 
Qualche settimana fa vi avevo parlato di alcuni romanzi- delusione finiti nell'apposito cestone durante l'estate (qui); oggi, giornata uggiosa, freddina e quasi invernale, voglio invece ricordare con voi le migliori letture dei mesi passati, tanto per fare un po' il punto della situazione e riassumere, per chi si fosse perso qualche recensione, la mia personale classifica dei libri da non perdere.
Mi sono riguardata i post da giugno fino ad oggi, e devo dire che, a mente fredda e col senno di poi, a parità di votazione finale alta, alcuni titoli sono rimasti più impressi di altri. Andiamo a scoprire quali e perchè.


Equivoci e bugie di Joanna Cannon: per la grande capacità dell'autrice di ricostruire uno spaccato della vita della provincia inglese degli anni '70 e per due piccole protagoniste che mi hanno rubato il cuore. Recensione.

Beate noi di Amy Bloom: perchè anche a distanza di mesi lo ricordo come un libro sorprendente, drammatico ma anche frizzante, triste ma ironico. Anche in questo caso due protagoniste che, nel bene e nel male, si sono conquistate un posto speciale nella mia classifica personale. Recensione.



La figlia sbagliata di Raffaella Romagnolo: perchè ancora non riesco a staccarmi di dosso la claustrofobia dell'appartamento in cui è ambientato, e ancora ho davanti gli occhi l'immagine della protagonista nell'ultima scena. Un romanzo drammatico e forte, un pugno nello stomaco che non si scorda facilmente. Ha preso un voto forse più basso degli altri, ma la sua è la storia che mi è rimasta più impressa. Recensione.

Amy e Isabelle di Elizabeth Strout: uno dei più acuti e profondi ritratti del rapporto madre-figlia letti negli ultimi anni. Un libro che ha bisogno del giusto momento e del suo tempo, ma ne vale la pena. Recensione.



Diversi modi per ricominciare di Jon McGregor: si può raccontare una vita tramite degli oggetti comuni? Sì, a questo autore riesce benissimo; ecco il romanzo outsider, iniziato per puro caso e decisamente coinvolgente. Recensione.

Le cose cambiano di Cathleene Schine: per l'incredibile vitalità della protagonista, per i dialoghi arguti, per la capacità di raccontare la terza età con ironia e verità. recensione.



Confusione di Elizabeth Jane Howard: perchè il terzo volume della saga della famiglia Cazalet è decisamente all'altezza dei primi due e io sono ormai innamorata delle vicende di questo clan terribilmente british! Presto la mia recensione!

La via del male di Robert Galbraith: dalla mamma di Harry Potter, un giallo classico con due protagonisti strepitosi. E' il terzo capitolo di una serie e mi è piaciuto più dei precedenti (che già avevo amato). Da non perdere. Recensione.


Ecco i miei romanzi preferiti dei mesi estivi, li avete letti? li conoscete?
Tirando le somme mi sono resa conto che c'è solo un romanzo italiano nella mia classifica personale, così come c'è solo un giallo; la maggior parte di questi libri racconta storie di famiglia, di rapporti tra generazioni diverse o storie di amicizia.  Il fatto che ci sia solo un titolo italiano penso sia del tutto casuale (leggo volentieri romanzi nostrani e di solito mi piacciono molto), mentre la predominanza di un genere su altri, credo sia lo specchio dell'evoluzione dei miei gusti di lettrice: qualche anno fa questa lista sarebbe stata piena di thriller e sicuramente non avrei apprezzato pienamente un romanzo sulla terza età. 
Per oggi è tutto, alla prossima!

martedì 18 ottobre 2016

Recensione: Ciò che disse il tuono di Adamo Dagradi (Amazon self-publishing; 2016)

Cari Lettori, oggi il compito è particolarmente arduo, ho intenzione di parlarvi del romanzo che mio fratello Adamo ha da poco auto-pubblicato su Amazon. Recensire un parente è difficile, l'effetto marchetta è quasi scontato, ma se un pochino avete imparato a conoscermi, qui sul blog, penso avrete capito quanto sia esigente in fatto di letture. E dato che non amo stroncare, specie esordienti o giovani scrittori, di solito mi limito a non recensire ciò che non mi convince del tutto. 
Invece oggi sono qui, abbastanza sicura che, al di là dell'affetto che mi lega all'autore, questo romanzo possa regalare qualche ora di buon intrattenimento e piacevole scrittura.

"Ciò che disse il tuono, quella notte, venne udito da tutti. Ascoltato da pochi. Compreso da quasi nessuno."


Ciò che disse il tuono è un thriller-noir ed il seguito ideale de La felicità dei cani, primo romanzo di Adamo, pubblicato da Mursia nel 2009: stessa ambientazione, stessi protagonisti: i due libri raccontano storie investigative perfettamente auto-conclusive, ma inizialmente destinate alla pubblicazione come una serie con personaggi ricorrenti. Purtroppo, Ciò che disse il tuono e i suoi diritti sono rimasti bloccati per anni su qualche scrivania della Casa Editrice, e solo oggi riemergono dal dimenticatoio sotto forma di auto-pubblicazione.
Mi sto dilungando, come al solito, torniamo al romanzo.
Ambientato in una grande città portuale (il riferimento a Genova è ben riconoscibile tra le righe), con i vicoli stretti, schiacciati tra le colline e il mare, teatro di traffici illeciti di ogni tipo e rifugio di una variegata e pittoresca umanità, il libro racconta le vicende personali e lavorative degli uomini del  XX distretto di polizia, focalizzandosi sull'Ispettrice Della Rebbia e sul Commissario Orlando, protagonisti anche de La felicità dei cani.
Jelena Della Rebbia, donna testarda e determinata dal passato difficile, è alla ricerca della sorella Alessandra, tossicodipendente sparita nel nulla da qualche mese; il commissario Eugenio Orlando, invece, uomo pacato con una famiglia ingombrante alle spalle, pare alla ricerca di una stabilità emotiva che, nell'estate torrida in cui la storia è ambientata, sembra fin troppo irraggiungibile.
La detective di ferro e il suo capo apparentemente senza ambizioni: una strana coppia, legata da grande stima e lealtà reciproca. La ricerca di Alessandra li condurrà a investigare su un traffico di film pornografici, un'ambiente senza regole, dove trafficanti di sesso a buon mercato sfruttano la disperazione dei deboli, venendo a propria volta sfruttati da chi sta un gradino più in alto nella catena alimentare del crimine. 
Mentre i caruggi della città vecchia paiono letteralmente trasudare calore e umidità e incendi dolosi bruciano la spazzatura che uno sciopero dei netturbini ha lasciato per le strade, i nostri protagonisti, assieme a una ciurma di comprimari ben caratterizzati, si scontrano e incontrano un'umanità dolente, portata alla deriva dalla povertà, dal pregiudizio, dalla mancanza di ideali o semplicemente dall'avidità. Il tutto sotto lo sguardo inquietante e indagatore di un uomo che viene da lontano e che è in cerca di giustizia.
Ciò che disse il tuono è un romanzo che trova nell'ambientazione e nei personaggi il suo punto di forza. C'è qualcosa di suggestivo e vivo nella descrizione di questa Genova, nei suoi vicoli angusti che corrono verso il mare, così come nei protagonisti e nelle loro umanissime debolezze. C'è un po' di Blade Runner, un po' di buon vecchio hard boiled, perfino un po' di western, condito da alcune situazioni tragicomiche al limite del grottesco: Ciò che disse il tuono è un romanzo moderno con tanti richiami ai classici, è un libro che tratta argomenti forti e lo fa con un linguaggio crudo (fin troppo a volte), uno stile molto personale e un buon ritmo narrativo. Lo sguardo di Adamo nei confronti del suo mondo fittizio è disincantato, ma al contempo poetico, è amaro ma venato di speranza. Personalmente è stato emozionante scoprirlo.

Se amate le storie di detective dalle tinte noir, vi invito a passare qualche ora in compagnia degli uomini e delle donne del XX Distretto.

In attesa del tuono, della pioggia liberatoria, quella che lava via lo sporco, dentro e fuori.



                                               (foto dal web)


lunedì 10 ottobre 2016

Recensione: Breve storia di due amiche per sempre di Francesca Del Rosso (Ediz. Mondadori, 2016).

Buongiorno Lettori, oggi vi parlo di un romanzo che parla di amicizia e delle gioie e dolori del diventare "grandi"; si tratta di Breve storia di due amiche per sempre di Francesca Del Rosso, un libro dalla bella copertina e dalla trama davvero accattivante, specie per chi, come me, ama particolarmente le storie di amicizia. 
Il romanzo, appena pubblicato da Mondadori, che ringrazio come sempre per la copia omaggio,  è stato accolto molto favorevolmente ed è stato già recensito positivamente da colleghe blogger del cui gusto mi fido molto: malgrado queste premesse, devo ammettere che, pur trovando il romanzo scorrevole e di piacevole lettura, personalmente non mi ha convinta totalmente. Cerco di spiegarvi il perché. 
Tessa e Clara sono state, negli anni dell'adolescenza, migliori amiche. Amiche come lo si è a 15-20 anni, complici e legatissime, in barba alla provenienza da classi sociali e ambienti diversi (i genitori di Clara sono benestanti e piuttosto snob) e a due caratteri per certi versi opposti. Clara, apparentemente molto sicura di sé, accentra le attenzioni altrui, è dominante e un po' manipolatrice, Tessa è più timida, forse più ingenua. Il loro rapporto, fatto di confidenze, lettere piene di punti esclamativi e cuori, piccole grandi gelosie, è quello che gran parte di noi ha sperimentato durante gli anni del liceo, quello che sembra destinato a durare per sempre, ma che in realtà spesso "sbiadisce" col passare degli anni; nel caso delle nostre protagoniste si spezza bruscamente e senza spiegazioni, il giorno in cui Clara decide di scomparire senza motivo apparente. 
È Tessa, voce narrante, a raccontarci il suo legame adolescenziale con Clara tramite flashback, ed è sempre Tessa la protagonista indiscussa della prima parte del romanzo. Tessa è diventata donna, ha un figlio adolescente, il sogno nel cassetto di scrivere un romanzo, una vita piena, ma un matrimonio che scricchiola sotto il peso di un' infedeltà appena scoperta. Malgrado tutti questi pensieri, o forse a causa di essi, Tessa sembra non darsi ancora pace per l'antica amicizia perduta. Cerca Clara sui social network e in rete (alzi la mano chi non l'ha mai fatto!), le sembra di scorgerla tra la folla che cammina per strada, sente il bisogno urgente di confidarle le sue pene matrimoniali. C'è qualcosa di esasperato, a mio avviso, nella sua ricerca dell'amica perduta e qualcosa di ingenuo e irrisolto nel suo personaggio. 
In un crescendo di rimpianti e ricordi dolce-amari, misti alla rabbia per essere stata abbandonata e ignorata per tanto tempo, Tessa decide di forzare il destino e fa in modo di incontrare "casualmente" Clara, che è diventata una bella e ricca donna in carriera. L'incontro tra le due, dopo tante pene e tanta attesa, in circostanze che non vi racconto per non rovinarvi la lettura, mi ha lasciata vagamente perplessa, se non altro perché Clara è esattamente lì, dove Tessa sapeva di poterla trovare, a portata di "mano" e telefono. 
Le due protagoniste riprendono a frequentarsi, anche con i rispettivi mariti, e si creano nuove dinamiche tra loro: Clara è sfuggente, misteriosa e poco incline a raccontarsi, Tessa è alla ricerca spasmodica di spiegazioni, di scuse e di un nuovo inizio. Ancora una volta le loro necessità affettive non sembrano combaciare; ma i ruoli sono destinati a mutare, grazie anche a un luogo speciale e al ricordo di un tempo più ingenuo e spensierato. Finale con una sorta di flash-forward a sorpresa, molto cinematografico. 
Breve storia di due amiche per sempre è un romanzo che scivola via velocemente, che parla di emozioni universali, lo fa con uno stile semplice e scorrevole, ma le due protagoniste, nelle quali non sono riuscita a immedesimarmi, e qualche forzatura narrativa, non mi hanno convinta al cento per cento.

Genere: Amica mia..non ti lascio andare via!
Pagine:201.
Voto: 
 meno.

venerdì 7 ottobre 2016

Recensione: L'anno senza estate di Carlos Del Amor (Ediz. Nord, 2016).

Buongiorno Lettori, oggi vi parlo di un romanzo che mi ha piacevolmente stupito, si tratta de L'anno senza estate, del giornalista televisivo spagnolo Carlos Del Amor.
Cosa fareste se vi trovaste per le mani le chiavi di tutti gli appartamenti dell'edificio dove vivete? Se fosse estate e aveste la sicurezza di essere l'unico inquilino dello stabile? Usereste quelle chiavi, aprireste le porte e sbircereste nelle vite dei condomini? E, ancora, vi basterebbe un'occhiata a stanze silenziose, mobili impolverati e a qualche foto di famiglia, per capire davvero la storia di chi ci abita?
Ecco lo spunto da cui prende vita questo il romanzo, che ho trovato nell'insieme piuttosto affascinante.
Io, probabilmente, non avrei avuto il coraggio di usare quel mazzo di chiavi, il nostro protagonista, un giornalista televisivo e scrittore a corto di ispirazione, invece, inizia una sistematica visita agli appartamenti della bella e signorile palazzina dove vive, in Calle de Alcalá a Madrid. Sembra quasi di vederla, leggendo: le scale imponenti, la portineria, il cavedio che si affaccia sul cortile interno, il vecchio e rumoroso ascensore.
È un agosto afoso, l'estate, che secondo le previsioni di alcuni mesi prima non doveva, meteorologicamente parlando, arrivare, è invece scoppiata, e ogni notte il nostro giornalista apre di nascosto la porta di un appartamento, piano dopo piano, affacciandosi sulla vita, spesso solitaria e dolorosa, di quei coinquilini che lui conosce solo superficialmente.
Quello che può carpire dai suoi sopralluoghi notturni è chiaramente solo una piccola, lacunosa, parte della vera storia degli abitanti della casa; ecco perché ad ogni capitolo narrato in prima persona dal protagonista, ne segue uno, in terza persona, in cui vengono raccontate, in modo più dettagliato, quelle esistenze che le bizzarre incursioni non autorizzate riescono solo a sfiorare.
Questa dicotomia tra "apparenza" e "realtà" messe a confronto, mi ha molto colpito. Un'idea davvero ben costruita.
Fra tutti gli appartamenti violati, è la casa di Simon, al quinto piano, a esercitare sul nostro giornalista un fascino irresistibile. Simon, da quasi trentanni, ricorda la moglie Ana pubblicando su di un quotidiano, nell'anniversario della sua morte prematura, accorati messaggi d'amore e nostalgia. Ana e Simon, i due giovani e innamorati inquilini del quinto piano di sinistra: la loro è una storia dai contorni oscuri, gelosia, passione e un amore che nemmeno la morte di lei, in circostanze sospette, caduta da una finestra del palazzo, forse suicida, è riuscita apparentemente a spezzare.
C'è un mistero che aleggia attorno a quella tragedia, e il protagonista è intenzionato a indagare e a scriverne - o riscriverne - la storia. È così che realtà e fantasia, verità e supposizioni, si intrecciano e diventano protagoniste della seconda parte del romanzo. 
L'anno senza estate è un libro decisamente scorrevole, piacevole, con una trama ben architettata. Lo stile è asciutto, veloce, dal taglio quasi giornalistico, non si perde in fronzoli, anzi, in alcuni punti lascia il Lettore con la voglia di sapere qualcosa di più sui tanti personaggi che abitano in Calle de Alcalá.
In conclusione, un romanzo con una bella atmosfera, che consiglio a tutti.

Genere: Chi ha spalancato quella finestra?
Pagine: 266.
Voto: 
 e mezzo.

lunedì 3 ottobre 2016

Liebster Award 2016. Terzo round!

Eccoci qui a parlare ancora di Liebster Award! Quest'anno il premio virtuale è dedicato ai blog piccolini e questa è la mia terza nomination. Ho fatto incetta di Liebster e la cosa non può che farmi felice.
Dato che questo è il terzo post che pubblico riguardante il premio, vi rimando a quello originale ( qui) per conoscere i miei segreti di blogger; oggi ringrazio tanto Serena del blog Pistacchi di carta per avermi scelta (il suo è un angolo virtuale che non conoscevo, ma che ho sbirciato in questi giorni ed è molto carino!) e rispondo alle sue domande. 
Pronti, via!

Cosa rappresenta per te il tuo blog?
Il blog è un modo per condividere le mie letture e le cose che amo con persone che hanno le mie stesse passioni. Con il passare del tempo è diventato anche un prezioso alleato: mi ha permesso di conoscere Lettori accaniti come me, che sono entrati a far parte della mia quotidianità, almeno di quella virtuale!
Se potessi incontrare un autore chi sceglieresti?
Uno solo?! Non è facile scegliere, ma se potessi vorrei incontrare la mia giallista preferita, Elizabeth George, e vorrei chiederle come le è venuta in mente la sciagurata idea di "far fuori" uno dei miei personaggi favoriti, rovinando, ahimè, la serie dell'Ispettore Lynley.
Prendi in prestito i libri o devi averne per forza una tua copia?
Prendo in prestito, scambio, semino libri dove posso. Un titolo che a me non ha fatto impazzire magari piacerà a qualche altro lettore, lo farà felice, quindi non ho problemi a lasciarlo in biblioteca o in qualche scaffale di book crossing.
Come scegli i libri da leggere?
Seguo i consigli di colleghe blogger fidate, mi guardo intorno in libreria o leggo le classifiche di vendita, on line o sui giornali; come tanti vengo attratta da certi titoli o da certe copertine, ma se non conosco l'autore non compro mai prima di aver letto la trama! Se si tratta di autori collaudati, invece, compro spesso anche "a scatola chiusa".
C'è un libro della tua infanzia che ha segnato particolarmente la tua vita da lettore?
Non sono stata una lettrice precoce, quindi non parlerei proprio di infanzia, posso dire che verso i 12 anni ho letto i libri di James Herriot e ho scoperto che la lettura è un'arma fortissima contro la solitudine e la noia. Poco dopo è arrivata Brunella Gasperini e ho capito che non avrei mai più potuto stare senza un libro sul comodino!
Se la tua vita fosse un libro quale sarebbe?
Ho una vita molto tranquilla, ma mi piacerebbe un'esistenza avventurosa stile Shantaram (mi piace sognare, non costa nulla!).
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Sogno irrealizzabile: avere una casa in campagna (possibilmente in quella inglese) con almeno due cani e un cavallo, se vogliamo stare più con i piedi per terra, mi piacerebbe volare negli Stati Uniti.
Ebook o cartaceo?
Entrambi, ultimamente leggo molto digitale, anche a causa di alcuni problemi alla vista (eh, l'età!).
Qual è un libro dal quale non ti potresti mai separare?
Chi mi segue lo sa, mi ripeto: Una donna e altri animali di Brunella Gasperini.
Come pensi si possa diffondere l'amore per la lettura?
Parlandone, insegnando ai bambini a leggere per divertimento, organizzando eventi locali, accessibili a tutti..e diminuendo il prezzo dei libri!
Con che criterio è ordinata la tua libreria? (Ordine alfabetico, per colore, per editore, ecc)
Ehm, la mia libreria è come me, disordinata! alcuni scaffali sono vagamente ordinati per autore o per genere (gialli assieme a gialli ecc), altri per dimensioni (edizioni economiche, superpocket ecc. tutte in una Billy Ikea), nel resto vige il caos!

Ecco fatto, ringrazio ancora il blog Pistacchi di carta, alla prossima!