martedì 22 luglio 2014

La mia settimana librosa # 14. Sotto l'ombrellone!

Settimana marina, finalmente il sole (e la pioggia, vista l'estate pazza!) della mia Liguria.
Parliamo di libri. 
Ho letto alcuni romanzi che non mi hanno convinto del tutto.
Mi sono scordata di fidanzarmi con te di Laura Tait e Jimmy Rice è stato una delusione notevole, era il mio "libro da spiaggia" di punta, l'ho finito a fatica ( qui la recensione).
Innocenti bugie di Lesley Lokko è un romanzone sull'amicizia fra 3 ragazze molto diverse fra loro, dall'adolescenza all'età adulta. Per lui un NI, l'idea di partenza mi piaceva, ma ho trovato lo svolgimento  piuttosto prolisso e schizoide: focalizzato troppo su alcuni personaggi e troppo poco su altri, tanta, troppa, carne al fuoco. Lettura leggera, proprio di spiaggia, ma sicuramente c'è di meglio (non vale i soldi che costa, per fortuna io l'avevo preso in biblioteca).
La misura della felicità di Gabrielle Zevin è breve romanzo che tutti hanno recensito positivamente, è estremamente leggero, non per i temi trattati, ma per lo svolgimento esile esile. Una favola molto americana (il riscatto, l'amore, la paternità, l'amicizia) dai personaggi troppo buoni per essere credibili. E' comunque un racconto che si legge d'un fiato, piacevole. A presto la recensione.

Ho appena iniziato a leggere Giochi d'ombra di Charlotte Link, un'autrice che negli anni mi ha dato più di una soddisfazione (e pure qualche sòla, come direbbero a Roma). E' un giallo. Speriamo incontri il mio gusto (particolarmente difficile sotto il solleone).
Sul comodino pronti per la lettura ho:
Il sentiero delle stelle di Amy Brill , La fortuna dei Wise di Stuart Nadler e Il Buio oltre la siepe di Lee Harper, un classico che non ho mai letto per intero.



A presto! buona lettura a tutti!

lunedì 21 luglio 2014

Recensione 6.41 di Jean Philippe Blondel (ediz. Einaudi Stile Libero big 2014)


-Mi scusi, c’è qualcuno di fianco a lei? – Tutte quelle frasi idiote che pronunciamo ogni giorno. Io scuoto la testa e sospiro, per far vedere quanto mi disturba. Sposto la borsa e adesso mi concedo di guardarlo in faccia. 
Disastro.

Un uomo ed una donna sul treno affollato di pendolari che porta a Parigi, il treno delle 6.41 del mattino. Il caso vuole che si siedano vicini, gomiti e ginocchia quasi a sfiorarsi, i due si scrutano con la coda dell'occhio, ma evitano che gli sguardi si incontrino davvero.
Cècile e Philippe si riconoscono, anche se non si vedono da anni; costretti ad una imbarazzante vicinanza, durante il tragitto in treno, si studiano e si chiedono come dovrebbero comportarsi: salutarsi e ricordare i "bei" tempi andati? continuare ad ignorarsi ? alzarsi e cambiare posto?
Sì, perchè i due, ormai più vicini ai cinquanta che ai quaranta, da ragazzi hanno avuto una storia..che non è esattamente finita bene. Philippe era il bello del liceo, ricco e viziato, un po' bamboccione, Cècile una ragazza anonima, nè bella, nè ricca, nè brillante, il loro amore improbabile si è consumato tra un festino di fine liceo ed un disastroso viaggio a Londra. Troppo giovani, immaturi e diversi, i due si sono detti addio in una camera d'albergo e non si sono mai più incontrati. Eppure, a distanza di anni, c'è ancora un sentimento, la rabbia di allora si mescola al rimpianto, il senso di colpa alla malinconia del tempo che passa. L'imbarazzo tra di loro sa di cose non dette, ed ha il gusto agrodolce dei bilanci di una vita.
La bella ed algida Cècile, ora imprenditrice di successo ed il trafelato ed appesantito Philippe, impiegato insoddisfatto (curioso il destino!), hanno tempo fino all'arrivo alla Gare de l'Est per gestire i ricordi e trovare il coraggio di mostrare l'uno all'altra quello che sono diventati.
6.41 è un romanzo breve che mi è piaciuto tanto, un piccolo gioiello di eleganza; elegante la copertina, la prosa, la minuziosa descrizione dei personaggi, la storia molto europea e vagamente esistenzialista. Nessun pragmatismo, nessun sentimentalismo o buonismo, senza peraltro cadere nella noia.
E' un romanzo maturo, che sonda emozioni universali, ma sicuramente più comprensibili al lettore adulto, quello che incontrando un vecchio amore deve fare i conti con le rughe in più sul viso, i capelli in meno, il filo di pancia, i figli, i matrimoni e tutti i segni di una vita.


sabato 19 luglio 2014

Recensione: Mi sono scordata di fidanzarmi con te di Laura Tait e Jimmy Rice (Ediz. Bookme 2014)

Che delusione!!
Lui: bello, serio, preciso, ordinato e affascinante quanto basta. Lei: tutta curve e battute sferzanti, con spruzzata di lentiggini. Vivono in una piccola città della campagna inglese, si conoscono da sempre, sono amici del cuore e sono fatti l'uno per l'altra, ma non lo sanno, o meglio, non hanno mai avuto il coraggio di confessarselo. Tra varie occasioni mancate, gli anni passano, Holly e Alex prendono strade diverse, ma la vita ha in serbo una sorpresa. Undici anni dopo, sulla soglia dei trent'anni, si rincontrano a Londra. Ed è l'appuntamento con il destino. Una commedia romantica per tutte le sognatrici che non hanno mai smesso di credere al cuore.
Questo libro finirà di diritto nelle delusioni libresche! Ne avevo letto ottime recensioni sia su amazon uk. sia su goodreads ( nei paesi anglosassoni l'ebook è uscito qualche mese fa). Tutto faceva pensare ad un libro leggero e godibile, perfetto come lettura da spiaggia: due ragazzi che si conoscono da sempre, che si perdono di vista, che si incontrano dopo anni, l'amicizia che diventa amore sotto il cielo di Londra. Mi ero messa in testa (ogni tanto me la faccio e me la dico) che fosse un romanzo un po' stile Un giorno di David Nicholls, uno scrittore che amo e che di amori se ne intende ( e qui mi fermo un attimo per consigliarvi i titoli meno noti di Nicholls, La scelta di Brian ed Il sostituto, veramente ben scritti e godibili). Mi piaciucchiava anche la copertina coi disegni naive.
Mi sono scordata di fidanzarmi con te (pessima "traduzione" del più azzeccato The best thing that never happened to me) è invece decisamente un brutto libro. E lo è per tanti motivi: è banale, pieno di luoghi comuni (l'amico del protagonista cafonissimo e fissato col sesso è un personaggio degno delle peggiori commedie hollywoodiane anni '80, il gruppo di trentenni costantemente al pub a sbronzarsi..pure), scritto in modo davvero infantile (non sono riuscita a trovare un pensiero sviluppato degnamente in più di due righe) e con dialoghi disarmanti (la quarta di copertina parla di umorismo, evidentemente io ho perso il mio humor per strada). La protagonista, Holly, non ha nessun appeal, non è simpatica e  visto il tipo di vita che conduce, neanche tanto intelligente, non è un personaggio in cui immedesimarsi (neanche per sbaglio), un pochino meglio il protagonista maschile, Alex, che viene almeno tratteggiato in maniera meno superficiale.
Il libro è scritto a quattro zampe (ehm, lapsus, mani) da Laura Tait e Jimmy Rice, i capitoli si alternano, offrendoci il punto di vista di lui e di lei, ma la trama e lo svolgimento mancano di verve, di ironia intelligente, ed il libro non decolla, ma si schianta, o fa schiantare il lettore, ancor prima del finale (non entusiasmante).
Da evitare.
 e mezza

giovedì 10 luglio 2014

La mia settimana librosa # 13

Settimana librosa random, è passato un sacco di tempo dall'ultimo post di questa rubrica. Sono anche molto indietro con le recensioni, ma si sa, in estate saltano molti buoni propositi!
Bando ai convenevoli, libri letti, in lettura, nuove entrate!
In questo periodo ho letto Jean Philip Blondel  6.41, veramente bello, un gioiellino. Un breve romanzo sui sentimenti umani, compresi quelli meschini, che di solito non si raccontano. Molto convincente e maturo.
Lucy Dillon Il rifugio dei cuori solitari è invece l'esatto opposto del precedente. Si legge piacevolmente perchè i pesonaggi (umani e pelosi) suscitano simpatia ed empatia, ma il romanzo cade troppo spesso nella trappola del buonismo e dell'immaturità dei sentimenti. Tutto è bene quel che finisce bene...non riuscirò più a guardare un cane di razza basset hound senza pensare al Bertie combina guai del libro!
Gianrico Carofiglio Una mutevole verità. Amo Carofiglio (anche suo fratello Franceso), ma gli ultimi romanzi sono "ni". Gianrico si cimenta con un giallo classico, costruisce un bel personaggio, ma la storia gialla in sè è davvero poca cosa.
Ho letto anche il breve Ti ricordi la casa rossa?, di Giulio Scarpati (attore di fiction e teatro, noto per il personaggio di  Lele di Un Medico in famiglia). Negli ultimi anni molti personaggi del mondo dello spettacolo hanno pubblicato racconti sulla propria infanzia, sui ricordi di gioventù (da Verdone con La casa sopra i  portici, ai più noti romanzi di Guccini, i Dizionari delle cose perdute). Scarpati parte dalla necessità di riempire i vuoti della memoria della madre, affetta da alzhaimer, con i propri ricordi di infanzia e fanciullezza. Bella la prima parte, la casa rossa delle vacanze, i fratelli, i primi amori, il ricordo affettuoso di una donna forte e volitiva; peccato il libro diventi, in seguito, una mera descrizione della carriera teatrale e televisiva di Scarpati. Tenerezza e commozione si stemperano in un pizzico di auto celebrazione di troppo.




Sto leggendo Innocenti bugie di Lesley Lokko, autrice piuttosto sconosciuta (almeno a me), ma molto prolifica! questo romanzo racconta la storia di 3 amiche, dall'adolescenza...all'età adulta. Per ora niente male!
Riguardo alle letture future..non so. Tempo permettendo (oggi la temperatura è più autunnale che estiva) sarò sotto l'ombrellone ed ancora non mi sono organizzata! qualche consiglio? cosa leggete voi quest'anno in vacanza??
a presto
Tessa

giovedì 3 luglio 2014

Recensione: I ricordi della casa sul lago di Rosie Thomas (ediz. Leggereditore, 2012).

Un segreto di famiglia nascosto fra le pieghe di uno scialle di ineffabile bellezza. Una foto ingiallita dal tempo che ritrae quattro donne e le unisce con un filo invisibile, un viaggio che cambierà la vita di Mair per sempre. Il richiamo di una terra lontana, e nulla sarà più come prima. Al di là dell'oceano, in uno spazio in cui i confini del tempo si perdono, c'è la valle del Kashmir, con i suoi volti e i suoi colori, le sue storie e la speranza di una nuova vita. Per scoprire la verità, Mair dovrà tessere i fili di una storia troppo a lungo taciuta, facendone riaffiorare il finale perduto. Un romanzo che intreccia due generazioni di donne, superando i limiti dello spazio e del tempo, per restituire al lettore l'affresco esotico e avventuroso di una terra magica.

Questo romanzone (517 pagine), che mi è capitato per caso tra le mani, è stato una piacevole sorpresa! Ero partita con molti pregiudizi, pensando al solito sentimental- harmony con dialoghi spiazzanti (sono molto schizzinosa quando si parla di libri di questo genere) ed invece ho trovato un romanzo piacevole e ben scritto.  
Prescindendo dall'orrida e fuorviante copertina, che mi aveva fatto pensare ad una scontatissima storia sentimental-zuccherosa (donnina scollacciata in penombra, sinceramente potevano fare di meglio, considerando la trama), il romanzo è qualcosa di più di una semplice storia d'amore. Ambientato nella regione del Kashmir, in India, paese dalla storia politica ed economica travagliata, ma dalla bellezza incontaminata, il romanzo gioca su due piani temporali, il presente, quello di Mair, una ragazza moderna, che ancora non ha trovato la sua strada nel mondo, ed il passato, quello di Nerys, nonna di Mair, moglie di un missionario nell'India coloniale degli anni '40.
Passato e presente si sfiorano continuamente, pagina dopo pagina ed il viaggio di Mair, alla ricerca delle proprie radici, si trasforma nel racconto vivido della storia di Nerys, delle sue amiche Myrtle e Caroline, del misterioso Reiner e della piccola Zhara. C'è sì l'amore, ma non necessariamente felice e scontato, c'è l'amicizia, la maternità, un'accattivante ricostruzione storica della vita coloniale in India, un po' di tragedia ed un pizzico di suspance.
Il romanzo non è esente da scivoloni narrativi, specie nella parte ambientata ai giorni nostri, dove ci sono alcune forzature, ma è indubbiamente una lettura piacevole; ricorda, nella costruzione, alcuni libri di scrittrici più "famose" e pubblicate in Italia, quali  Rachel Hore e Kate Morton. 
L'autrice, Rosie Thomas, ha una discreta bibliografia, peccato da noi sia stato tradotto solo questo romanzo!


        e mezzo