sabato 28 novembre 2015

Cronaca semiseria di una delusione libresca. L'amica pericolosa di Paula Daly (Longanesi, 2015).

Lettori, dato che questo romanzo è piaciuto praticamente a tutti e ha ovunque recensioni molto positive, devo prendere atto che qualcosa tra me e lui non ha funzionato, forse era semplicemente un momento no. 
Cerco di raccontarvi, in maniera semiseria, perchè i personaggi e la storia non mi sono piaciuti.
Ah, bene, che bello. Iniziamo questo giallo, deve essere bellissimo. Ecco il Prologo. Una seduta di analisi, se capisco bene. Sì, sì, c'è una psichiatra con il suo assistito.
"Si alza dalla poltrona e va verso di lui, le dita sul primo bottone della camicetta. Lui chiude gli occhi, espira.
...Con dolcezza, gli prende la mano e se la posa sotto l’orlo della gonna, accompagnandola lungo la coscia, verso il pube."
Perbacco, la dottoressa! Che sia lei l'amica pericolosa?
Natty e Sean sono una coppia rodata, stanno insieme da anni, hanno due figlie adolescenti, un albergo nel Lake District che funziona bene, una bella casa. Hanno affrontato tante cose insieme, nel corso degli anni, uscendone apparentemente rafforzati; certo, il tempo è tiranno e Natty, che è una donna molto precisa, presa da mille incombenze di lavoro e dalla cura delle figlie, ha forse trascurato un pochino il marito. Lui, apparentemente, non si lamenta più di tanto.
Natty ha un'amica speciale, Eve, si conosco dai tempi del college e non si sono mai perse di vista, anche se Eve, che fa la psichiatra ed è affermata nel suo campo (ahia, mi sa che è proprio la tipa che seduce il paziente sul lettino da analista), vive negli Stati Uniti. Per farla breve, Eve è in Inghilterra per un congresso ed è attesa a casa di Natty per cena.
"Abbiamo già consumato due volte carne rossa, quindi la escludo. Per quanto riguarda i carboidrati, abbiamo già esaurito la dose settimanale di patate, riso e sandwich. Potremmo mangiare pasta, ma mi sembra una cena un po’ misera, tenuto conto che non vedo Eve da così tanto tempo. Preferirei prepararle qualcosa di speciale.
Alla fine opto per salmone allo champagne con contorno di asparagi e patate. La regola vorrebbe che le mangiassimo una volta sola a settimana, ma pazienza. Gli asparagi sono una primizia, e anche su questo dovrò fare un’eccezione: in genere compro esclusivamente prodotti di stagione e a chilometro zero". (Signore, che ansia questa donna).
Mi pare piuttosto chiaro che Natty non è solo "precisa", è maniacalmente precisa, più avanti l'autrice ci lascia intravedere un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (e, a occhio e croce, non è l'unica patologia psichiatrica da cui è affetta).
Purtroppo  le due amiche non riescono nemmeno a finire il salmone allo champagne, che una telefonata sconvolge la serata. La figlia di Sean e Natty si è sentita male durante una gita scolastica in Francia, Natty corre all'aeroporto per raggiungere la ragazza, mentre Eve si propone di rimanere a casa dell'amica per dare una mano a Sean (oddio, un brivido mi percorre la schiena).
La protagonista non fa nemmeno in tempo a varcare la soglia di casa, che la nostra intrepida psichiatra, armata solo un tanga leopardato e di una patologica sete di conquista, fa capitolare il caro Sean.
"La biancheria leopardata ha sull’uomo lo stesso effetto che ha il luccichio del metallo per la gazza: scatena una reazione istintiva e immediata, un comando che dalla retina si trasmette direttamente al pisello, bypassando la corteccia cerebrale." (il pisello di Sean ringrazia, corteccia cerebrale non pervenuta).
Sarebbe una banale storia di "alta infedeltà", se a questo punto i personaggi non cominciassero a reagire, secondo me, in modo totalmente inadeguato alla situazione.
Sean, che veste Armani e gira su una Maserati, decide su due piedi di fidanzarsi con Eve, e lo comunica alla moglie appena la poveretta rientra dalla Francia con la figlia convalescente; non è solo sesso, ma proprio amore, amore che i due vivono alla luce del sole, con Eve che diventa regina del castello, piazzandosi in casa dell'amica e comportandosi da matrigna con le sue figlie. Il tutto avviene praticamente nel giro di un nanosecondo, e la reazione di Sean (ah, l'uomo che ogni donna vorrebbe avere al fianco, quello che si rotola con la tua migliore amica mentre la figlia è in prognosi riservata), la sua spiegazione, scevra da rabbie, rancori o rimpianti è:
"Oh, Natty, mi dispiace tanto. Scusami...Sono innamorato di Eve". (innamorato? quest'uomo ha lo spessore intellettivo di una sogliola).
La versione di Eve, che ha l'ardore di andare a consolare l'amica, non è molto più convincente:
"voglio che tu sappia che non l’abbiamo fatto a cuor leggero. Voglio che tu ti renda conto che ti vogliamo bene, Natty. Che quello che ci è capitato ci ha stupito, ci ha colto di sorpresa. Non eravamo preparati." (perbacco, le vogliono davvero bene).
L'unica che, coerentemente con la situazione, sbrocca, è la povera Natty, che, dopo un momento di comprensibile sbandamento, reagisce o meglio over reagisce, combinandone di ogni. Si metterà nei guai, ma almeno avrà l'unica idea azzeccata di tutta la trama: cercare di capire chi sia veramente la donna che credeva amica. La sua ricerca rivelerà retroscena inaspettati, portandoci indietro nel tempo, agli anni dell'università, quando Natty e Eve si incontrano per la prima volta e quando la loro vita prende una piega inaspettata. Questa parte "investigativa" è decisamente la migliore del romanzo, peccato non sia, a mio avviso, sviluppata abbastanza.
L'autrice si sofferma invece volentieri sul "presente" dei protagonisti del triangolo amoroso e aggiunge carne al fuoco, presentandoci l'agente di polizia Joanna Aspinall, anche lei coinvolta in questa torbida storia di sesso, ricatti e comportamenti distruttivi. Joanna pare una persona simpatica e in gamba, ma rimane un personaggio senza spessore reale, di lei non sapremo nulla, a parte che vive con una zia e che deve sottoporsi a una mastoplastica riduttiva; particolare del tutto irrilevante, visto che non viene inserito in un contesto e non è funzionale alla vicenda (avrei preferito sapere se Joanna ha un ex, dei figli, nipoti, un cane, che mi importa delle tette?). Ma in questo caso c'è una spiegazione: la Spinall è già comparsa, ho scoperto, nel precedente romanzo dell'autrice, ambientato nello stesso paesino del Lake District. E' quindi un personaggio ricorrente. 
Non mi dilungo ulteriormente, avrete capito che la trama esile e poco convincente, ed i personaggi poco credibili, mi hanno delusa;  il finale è piuttosto frettoloso, ma in fondo non mi è dispiaciuto. Lascia un po' di voglia di sapere cosa succederà "dopo". Voglia, nel mio caso, non sufficiente per affrontare un eventuale secondo capitolo.
Natty, accetta il consiglio, lascia perdere quell'invertebrato di Sean! 





mercoledì 25 novembre 2015

Chiacchiere librose: le mie serie giallo-thriller preferite.

Un post un po' diverso oggi! parliamo di gialli - thriller, un genere che amo molto, e più precisamente di serie con un protagonista ricorrente. Paola, un'amica della Libreria, mi ha chiesto pochi giorni fa un consiglio a tale riguardo e ho pensato che poteva essere una buona idea per quattro chiacchiere librose.
C'è stato un periodo della mia vita, quando facevo i tirocini in ospedale, in cui leggevo quasi solamente gialli, una specie di dipendenza, dovuta, immagino, al fatto di avere pochissimo tempo da dedicare alla lettura e alla necessità di storie adrenaliniche, facili da leggere tra un turno e l'altro o durante le notti insonni al lavoro.
Il genere ha sempre esercitato su di me un gran fascino, fin da ragazzina;; tra le mie prime letture ricordo infatti tanti romanzi classici del genere: protagonisti Miss Marple, Hercule Poirot, Ellery Queen.
Adesso, che leggo un po' di tutto, ho ancora una certa predilezione per i romanzi gialli di stampo piuttosto classico (non sono amante delle storie particolarmente truculente, ho avuto un periodo in cui ero tutta "corpi smembrati, sangue in ogni dove, molto splatter", ma non è durato molto) e mi piace ritrovare nei libri gli stessi personaggi, seguirne le vicende umane e professionali.
Ecco quindi, in ordine sparso, le mie serie preferite.

Peter May e La trilogia dell'Isola di Lewis. Avvincente, magistralmente ambientata nelle Ebridi scozzesi, con un protagonista credibile e molto umano. Una delle migliori serie degli ultimi anni, a mio gusto. L'autore ha scritto svariati romanzi, con diversi protagonisti, c'è una serie ambientata in Cina, ad esempio, ma non sono riuscita a leggerla, mentre la Trilogia di Lewis la consiglio caldamente (più notizie qui).

Elizabeth George e la serie dell'Ispettore Lynley. Siamo al 19° capitolo di questa saga che, fra alti e bassi, rimane la mia preferita. Gialli caratterizzati da una fine indagine psicologica e con protagonisti ai quali sono ormai affezionatissima (recensione ultimo romanzo qui).

Robert Galbraith (aka Rowlings) e la serie dell'Investigatore Cormoran Strike. In Gran Bretagna è appena uscito il terzo capitolo di questa serie che mi ha entusiasmata con il primo romanzo, un po' meno con il secondo. Protagonista stropicciato e cupo, ma irresistibile; idem la sua assistente Robin. Da seguire (recensione primo romanzo qui).

Gianrico Carofiglio e la serie dell'Avvocato Guido Guerrieri. Non è proprio un giallo classico, ma un legal thriller, genere che di solito mi annoia abbastanza, ma le indagini e le arringhe dell'Avvocato Guerrieri mi piacciono un sacco. Un protagonista tutto italiano, molto umano, e un'ambientazione nella magica città di Bari, città natale e tanto cara all'autore. La serie si compone di 5 romanzi, io vi consiglio spassionatamente i primi tre (Testimone inconsapevole, Ad occhi chiusi, Ragionevoli dubbi).

Camilla Lackberg e la serie di Erika Falck e del marito, l'Ispettore Patrick Hedstrom . Ambientati nell'incantevole paesino svedese di Fjallbacka, sono gialli a "conduzione famigliare": l'Ispettore di polizia e la moglie giornalista super impicciona. Sempre scorrevoli, con grande studio psicologico dei personaggi, e una particolare attenzione per eventi del passato (quasi sempre si svolgono su due piani temporali), sono gli unici gialli nordici che non mi deludono (quasi) mai. Sono 8 volumi, più un libro di racconti brevi appena pubblicato in Italia.

Peter Robinson e la serie dell''Ispettore Banks. Gialli molto british, con un protagonista credibile e vecchio stampo, purtroppo in Italia ne sono stati tradotti solo tre; a me piacciono, hanno forse un ritmo un po' lento, ma meritano. Il primo romanzo della serie, forse il più noto, è Il camaleonte.

Lars Kepler e la serie dell'Ispettore Joona Linna. Ispettore nordico dagli occhi di ghiaccio, Joona Linna è protagonista di romanzi un pochino meno psicologici e con più azione rispetto agli altri della mia lista, ma ha indubbio fascino; la serie si compone per ora di cinque capitoli (per saperne di più qui).

Queste sono le serie che negli ultimi anni ho seguito con più interesse; non sono di certo le uniche, sono stata fan di Patricia Cornwell e della sua anatomopatologa Key Scarpetta, ma ho smesso di leggerla quando i personaggi hanno cominciato a resuscitare (tipo Beautiful), ho amato i primi romanzi con protagonista Alex Cross, creato dalla penna di James Patterson, ma alla lunga mi hanno stufato, mi sono piaciuti i crudelissimi primi due episodi della serie di Jack Caffery di Mo Hayder (per stomaci forti), ma ho trovato illeggibile il seguito. Insomma, mi affeziono, ma non posso essere fedele a tutti!
E voi? seguite qualche serie? avete suggerimenti? non siate timidi, fatemi sapere.

lunedì 23 novembre 2015

Recensione: La gemella silenziosa di S.K. Tremayne (Ediz. Garzanti, 2015).

Buongiorno Lettori, questa gelida giornata invernale sembra perfetta per lasciarvi le mie impressioni su La gemella silenziosa di S. K. Tremayne, thriller dai contorni paranormali, che ha affascinato i lettori di mezzo mondo.
A Sarah piace il silenzio assoluto della sera che avvolge l'isola di Skye. Le piace muoversi piano nella penombra e accarezzare delicatamente i biondi capelli della sua bambina di sette anni, Kirstie, che si è appena addormentata. Mentre osserva le sue manine che stringono il cuscino, Sarah ripensa a quando quelle mani si stringevano a quelle, identiche, della sorella gemella Lydia. Niente le distingueva: stesse lentiggini, stessi occhi azzurro ghiaccio, stesso sorriso giocoso. Ma, un anno prima, Lydia è morta improvvisamente e ha lasciato un vuoto così grande che ha costretto Sarah e la sua famiglia a fuggire da tutto e da tutti su quell'isola nel mare della Scozia. Lì, tra scogliere impervie e cieli immensi, Sarah sente che lei, la bambina e suo marito Angus potranno forse ritrovare la serenità. Eppure, mentre si avvicina l'inverno, Kirstie è sempre più strana. Diventa silenziosa, riflessiva, stranamente interessata a cose che prima non amava. Sempre più simile a Lydia, la gemella scomparsa. Quando un giorno si scatena una violenta tempesta, Sarah e Kirstie rimangono isolate. Nel buio, col solo mugghiare del vento ad ascoltarle, Kirstie alza gli occhi e sussurra: "Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io". Sarah è devastata e il tarlo del dubbio comincia a torturarle l'anima. Cos'è successo davvero il giorno in cui una delle gemelle è morta? È possibile che una madre possa non riconoscere sua figlia?
La Gemella silenziosa è un romanzo page turner, di quelli che una volta iniziati non riesci a chiudere fino alla fine, questo è sicuramente il suo pregio più immediato. Ma è davvero il thriller dell'anno, il romanzo "indimenticabile" promesso da pubblicità e critica? Ni. E vi racconto perché.
Sarah e Angus hanno perso da alcuni mesi una delle proprie figlie in circostanze tragiche. Kirstie e Lydia erano due gemelle omozigote, perfettamente identiche, praticamente indistinguibili se non per alcuni aspetti caratteriali. Ed ora la biondissima Kirstie è rimasta sola. Sarah è una mamma angosciata e distrutta, Angus un padre dilaniato dai dubbi e taciturno, che affoga il dolore alzando un po' troppo il gomito. E, a peggiorare la situazione, Kirstie comincia a comportarsi in modo misterioso e a sostenere, in alcune circostanze, di essere in realtà la sorella Lydia.
Famiglia distonica con bambina inquietante, la prima parte del romanzo è interessante ed ansiogena al punte giusto. Tante sono le domande che si accavallano: i genitori hanno seppellito e pianto la figlia sbagliata? Un terribile errore? Oppure Kirstie è malata, psicologicamente segnata dalla perdita della gemella, tanto da cercare di assomigliarle sempre di più? Certo questa creatura che appare dietro ogni angolo, cambiando personalità da un momento all'altro, sembra davvero "posseduta" e fa leva sulle nostre paure più ancestrali. Insomma, un'ansia notevole! E via via che la narrazione procede, cresce la tensione anche tra i genitori, si intravedono segreti inconfessabili, sospetti e accuse silenziose.
In questo caos emotivo, Sarah e Angus decidono forse di rivolgersi a un bravo psichiatra? Si confidano le proprie paure e dubbi? No. Impacchettano le loro cose e si trasferiscono su un'isola privata e disabitata delle Ebridi, in un cottage da ristrutturare: manca l'acqua potabile, il riscaldamento, e la tradizione celtica lo vuole pure infestato da spiriti; in più, per raggiungere la terraferma, si può scegliere se solcare il mare spesso burrascoso e gelido o aspettare la bassa marea e attraversare a piedi una distesa di fango e sabbie mobili.
Ah, dimenticavo. Sta arrivando l'inverno e i cellulari non prendono. Il panorama però è meraviglioso.
Una situazione talmente surreale e inverosimile, da togliere pathos alla vicenda, che rimane comunque scorrevole e dal ritmo sostenuto.
Viste le premesse, non è difficile indovinare come e dove si svolgerà la "scena clou" del romanzo, che apre le porte ad un finale a mio gusto deludente. Alcuni nodi vengono al pettine, alcuni segreti svelati, ma il quesito centrale rimane, in fondo, senza risposta.
In definitiva, se cercate un romanzo che vi tenga svegli un paio di notti, se amate le atmosfere cupe e le storie con un pizzico di paranormale, leggetelo, non vi deluderà. Se invece preferite una storia credibile e personaggi con cui empatizzare, lasciate perdere. Malgrado il tanto dolore e la solitudine che sicuramente li tormenta, Sarah, Angus e la gemella silenziosa, risultano troppo inquietanti e irresponsabili per potersi davvero immedesimare in loro. 
Menzione speciale al cane di casa, l'unico ad aver capito tutto, e all'atmosfera delle Ebridi scozzesi, che aggiunge fascino alla trama.

Genere: Chiamate l'esorcista.
Pagine:307.
Voto: 

venerdì 20 novembre 2015

La mia settimana librosa 2. #24.

Buongiorno Lettori, oggi vi racconto le mie letture.
Ho finito da poco Le conseguenze dell'odio di Elizabeth George, in questo mese ne ho parlato in lungo e in largo, sarete anche stufi. Per chi si fosse perso la recensione, eccola qui.
Sto leggendo La gemella silenziosa di S.K. Tremayne; un romanzo che aspettava da un po' sul comodino in attesa del momento giusto. Che dire, sono a metà lettura e la voglia di scoprire cosa c'è dietro tutte le stranezze e i segretucci dei personaggi è tanta. Decisamente un page turner.
A Sarah piace il silenzio assoluto della sera che avvolge l'isola di Skye. Le piace muoversi piano nella penombra e accarezzare delicatamente i biondi capelli della sua bambina di sette anni, Kirstie, che si è appena addormentata. Mentre osserva le sue manine che stringono il cuscino, Sarah ripensa a quando quelle mani si stringevano a quelle, identiche, della sorella gemella Lydia. Niente le distingueva: stesse lentiggini, stessi occhi azzurro ghiaccio, stesso sorriso giocoso. Ma, un anno prima, Lydia è morta improvvisamente e ha lasciato un vuoto così grande che ha costretto Sarah e la sua famiglia a fuggire da tutto e da tutti su quell'isola nel mare della Scozia. Lì, tra scogliere impervie e cieli immensi, Sarah sente che lei, la bambina e suo marito Angus potranno forse ritrovare la serenità. Eppure, mentre si avvicina l'inverno, Kirstie è sempre più strana. Diventa silenziosa, riflessiva, stranamente interessata a cose che prima non amava. Sempre più simile a Lydia, la gemella scomparsa. Quando un giorno si scatena una violenta tempesta, Sarah e Kirstie rimangono isolate. Nel buio, col solo mugghiare del vento ad ascoltarle, Kirstie alza gli occhi e sussurra: "Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io". Sarah è devastata e il tarlo del dubbio comincia a torturarle l'anima. Cos'è successo davvero il giorno in cui una delle gemelle è morta? È possibile che una madre possa non riconoscere sua figlia?
Ho una marea di romanzi da leggere che mi guardano dagli scaffali della libreria (e che vi ho segnalato nelle puntate precedenti della rubrica), al momento non so quale sarà la mia prossima lettura; di solito scelgo all'ultimo minuto, a seconda dell'ispirazione e dell'umore . 
Vi segnalo l'unica entrata libresca della settimana, si tratta de L'amante giapponese di Isabel Allende, un'autrice che ho molto amato, ma che ultimamente mi ha un po' deluso. Spero che questo romanzo sia un "ritorno alle origini" e proponga qualche bel personaggio femminile, in puro stile Allende. Vedremo.
Alma Belasco, affascinante pluriottantenne, colta e facoltosa, decide di trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Lark house, una residenza per anziani nei pressi di San Francisco. In questa struttura, popolata da affascinanti e bizzarri anziani di diversa estrazione sociale, stringe amicizia con Irina, giovane infermiera moldava, di cui presto si innamorerà il nipote Seth Belasco. Ed è ai due giovani che Alma inizierà a raccontare la sua vita, in particolare la sua grande storia d'amore clandestina, quella con il giapponese Ichi, figlio del giardiniere dell'aristocratica dimora in cui ha vissuto, nonché compagno di giochi sin dalla più tenera infanzia. Sullo sfondo di un paese attraversato dalla seconda guerra mondiale, con le taglienti immagini di una storia minore - quella dei giapponesi deportati nei campi di concentramento -, si snoda un amore fatto di tempi sbagliati, orgoglio malcelato e ferite da curare, ma al tempo stesso indistruttibile, che trascende ogni difficoltà e vive in eterno nel cuore e nei ricordi degli amanti.

Per oggi è tutto. E voi? cosa leggete?

giovedì 19 novembre 2015

Recensione: Le conseguenze dell'odio di Elizabeth George (Longanesi, 2015).

Oggi vi parlo de Le conseguenze dell'odio, il nuovo romanzo di Elizabeth George, 19° capitolo della serie dell'Ispettore Lynley.
Se seguite il blog già sapete quanto io ami questa serie di gialli e i suoi protagonisti, che seguo ormai da anni. Come vi avevo raccontato nella recensione del romanzo precedente (qui), Elizabeth George, da qualche anno a questa parte, ha preso una decisione risultata molto impopolare tra i fan dell' Ispettore Thomas Lynley (e del suo braccio destro, il Sergente investigativo Barbara Havers): ha deciso infatti che i personaggi dei suoi romanzi dovevano evolvere e maturare e ha pensato che una serie di avvenimenti tristi, se non proprio tragici, potesse aiutare in questo senso.
Risultato: protagonisti cupi e tormentati e, quel che è peggio, portati dalle proprie storie personali a comportarsi come cani sciolti, spesso separati nelle loro investigazioni, tanto da far molto rimpiangere quella strana coppia così affiatata: l'investigatore forte e gentile dal sangue blu e il suo sergente arruffato e sbrigativo, allergico a qualsiasi regola.
Ogni volta che esce un nuovo romanzo di Elizabeth George, il mio dubbio non è tanto se "sarà scritto bene", l'autrice in questo è una garanzia, ma se "Lynley e Barbara saranno tornati (in loro)?".
Bene, andiamo a vedere!
Non c'è pace per l'ispettore di New Scotland Yard Thomas Lynley. che, reduce dalla difficile indagine condotta in Italia, si trova a scavare tra i segreti, i risentimenti e i rimorsi di una famiglia segnata da un lutto terribile: un suicidio che, ogni giorno di più, rivela risvolti agghiaccianti. costringendo Lynley ad affrontare i suoi stessi, dolorosissimi fantasmi, in quello che si annuncia come il caso più complesso della sua carriera. La vita non sorride nemmeno al suo storico braccio destro, Barbara Havers, che attraversa una profonda crisi personale e profossionale. Sperando di aiutarla a ritrovare la sicurezza e lo smalto di un tempo, Lynley accetta di affidarle un caso che Barbara stessa si è trovata tra le mani: la morte in circostanze sospette di una scrittrice nota per le sue posizioni a favore del femminismo. Per risolvere l'enigma, Barbara parte per il Dorset, dove, dietro una facciata incantevole di villaggi pittoreschi, distese di colline erbose e scogliere bianche a picco sul mare, scopre un mondo di tradimenti, incontri clandestini e amori trasformati in gabbie da cui è impossibile fuggire ...
Le conseguenze dell'odio è un giallo dove l'indagine psicologica è la vera protagonista. Tutto inizia con la morte in circostanze piuttosto sospette di una nota scrittrice femminista, Clare Abbott; il caso viene affidato a Barbara Havers, le cui quotazioni a New Scotland Yard sono ai minimi storici a causa delle sue ripetute insubordinazioni. Per Barbara si tratta forse dell'ultima possibilità di ritrovare se stessa e tenersi stretto il lavoro che tanto ama, parte quindi con Winston Nakata (altro personaggio ricorrente nella serie) alla volta del Dorset, dove viveva la vittima. Lynley sarà il suo supervisore e seguirà le indagini che parallelamente si svolgeranno a Londra. 
Il romanzo, avrete capito, è ancora una volta Havers centrico, e per quanto io apprezzi il personaggio, personalmente avrei tanto voluto rivedere i protagonisti lavorare assieme.

Fin da subito i riflettori si puntano sulle persone più vicine alla famosa scrittrice morta, la sua editor Rory e la sua assistente personale Caroline, donna difficile e "matriarca" di una famiglia problematica. 
Entriamo quindi nella vita di un gruppo di persone e scopriamo, passo dopo passo, emozioni e segreti inconfessabili che diventano i veri protagonisti di una vicenda sempre più torbida e ingarbugliata. La George ci racconta di donne forti e manipolatrici e di uomini spesso deboli, incapaci di prendere decisioni definitive. Tra tradimenti, ambiguità e ricatti, costruisce un intreccio narrativo complesso ma avvincente; certo, il romanzo è piuttosto corposo, ed essendo quasi totalmente basato sulla chirurgica ricostruzione delle storie personali di un numero ristretto di personaggi, ci sono, nella seconda parte, dei momenti in cui la tensione cala assieme alla palpebra del lettore, ma nell'insieme la storia è scorrevole. Bello e amaro il finale.
La George è tornata quella di un tempo? Ni. 
Non ho apprezzato, ad esempio, il modo di esprimersi scurrile e malizioso, con continue allusioni di tipo sessuale, di Barbara Havers, specialmente durante lo svolgimento delle attività investigative. Non sono certo una lettrice che si sconvolge davanti a un linguaggio colorito, ma in questo caso mi è sembrato del tutto fuori contesto e gratuito. Non vorrei che il personaggio di Barbara finisse per diventare una specie di macchietta, costantemente sopra le righe.

A Lynley tocca una sorte migliore, sembra tornato l'uomo affidabile di un tempo, certo il suo apporto all'indagine è minimo. E si sente.
Ancora presente all'appello l'inutile e pure antipatica Isabelle Ardery. Cara Elizabeth, quando la facciamo fuori?

Genere: Arsenico & vecchi rancori.
Pagine: 574 
Voto:            


domenica 15 novembre 2015

Recensione: Il libro dei ricordi perduti di Louise Walters ( Ediz. Corbaccio, 2014).

Il libro dei ricordi perduti di Louise Walters è un romanzo che ho letto durante l'estate, quando, tramortita dal gran caldo (e da una serie di sfighe), mi sono data anime e corpo alla lettura di un genere di libri che, da sempre, trovo coinvolgente e "confortante". Si tratta, come vi ho già raccontato, di quei romanzi, spesso ambientati in Inghilterra in cottage di campagna, grandi dimore o case sul mare, dove la narrazione si alterna tra le emozioni del presente e i misteri o i ricordi del passato. Qui e qui trovate le recensioni di alcuni titoli appartenenti alla categoria e letti nel periodo estivo.

Il libro dei ricordi perduti è rimasto colpevolmente nella pila dei libri letti e non recensiti, e non perchè io lo abbia trovato brutto o scritto male, anzi, ma principalmente perchè, pur essendo un romanzo con tutte le carte in regola per piacermi tanto (ad iniziare da una cover molto accattivane e curata), non mi ha particolarmente emozionata.


Roberta lavora nella libreria Old and New. I libri per lei hanno un suono e un odore tutto loro e, soprattutto, parlano: raccontano storie che vanno oltre quelle stampate e Roberta ama riporli con cura negli scaffali e raccogliere le foto, le lettere e le cartoline che trova nascoste all’interno di quelli usati. Un giorno il padre le porta una valigia con dei vecchi libri di Dorothea, la nonna di Roberta, e lei trova una lettera firmata dal nonno Jan, che apparentemente non sembra avere molto senso. È indirizzata a Dorothea, che da due anni vive in una casa di riposo, ma contiene elementi che non coincidono con quello che Roberta ha sempre saputo della famiglia del padre. Cercando di dare un senso a quelle parole e all’oscuro segreto che custodiscono, Roberta rivive la tormentata storia d’amore della nonna ai tempi della seconda guerra mondiale senza rendersi nemmeno conto che sta mettendo ordine nella sua stessa vita. Lei, che ama guardare nelle vite degli altri, adesso è costretta a guardare nella propria e ad aprirsi agli altri mettendo a nudo la sua sensibilità, il suo dolore, la sua rabbia. Adesso vuole conoscere la verità, vuole dipanare ogni dubbio e vivere pienamente la propria vita senza la zavorra di cose non dette, passioni mai dichiarate, segreti che possono restare intrappolati dentro di noi.
Roberta e Dorothea, nipote e nonna, due donne molto diverse che in comune hanno un accidentato percorso verso la felicità. Roberta, che trova conforto nei vecchi libri e nei sentimenti altrui per non affrontare la propria fame di affetto e la paura di non essere all'altezza di riceverlo, Dorothea, che, più impulsiva, compie una serie di scelte coraggiose per l'epoca in cui vive (gli anni della seconda guerra mondiale), scelte difficili, a volte estreme, per le quali dovrà pagare spesso dolorose conseguenze, ma che affermeranno la sua indomabile natura di donna e madre.
Mi sono affezionata a Roberta, libraia timida dal passato cupo, al suo collezionare i bigliettini e le dediche trovate nei libri usati, quasi a coccolare i sentimenti degli altri, trascurando i propri. Anche l'ambientazione in una libreria londinese (ancora librerie, libri, libraie! avevo detto la mia in questo post) è, per una volta gradevole e funzionale alla storia. E allora? direte voi. 
Allora, stranamente, la storia di Dorothea, quella ambientata nel passato, non mi ha preso. Non sono riuscita a capire il suo personaggio, che in certi atteggiamenti mi è parso esagerato e perfino egoista. L'autrice mette molta carne al fuoco, tratta molti temi, ma non riesce a lasciare il segno, ad approfondire, a catturare completamente l'attenzione del lettore. Qui mi fermo per non togliervi il gusto della sorpresa, non posso parlare di Dorothea e del suo bel soldato innamorato...senza raccontare davvero troppo.
In conclusione un buon romanzo, che intrattiene, ma che non mi ha conquistata del tutto. 

Genere: Venti di guerra e di passione.
Pagine: 298.
Voto: 

venerdì 13 novembre 2015

Recensione: Tutto quello che siamo di Federica Bosco (Ediz. Mondadori, 2015).

Buongiorno Lettori, oggi qui è una giornata umida e nebbiosa e io mi concedo una breve pausa per parlarvi di Tutto quello che siamo, il nuovo romanzo di Federica Bosco. 
Si tratta di un romanzo young adult, un genere nel quale, come sapete, non mi sento di solito particolarmente a mio agio, ma che ho voluto provare anche per curiosità nei confronti dell'autrice, una scrittrice nota, che io ancora non conoscevo.
Marina ha 19 anni e una vita non facile. Una mamma che se n'è andata troppo presto, un padre padrone, il sogno di frequentare l'Accademia di Belle Arti lasciato nel cassetto per evitare che il fratellino venisse cresciuto dalla "matrigna", e la scelta di andare a lavorare per non gravare sul padre pronto a rinfacciarglielo. Si sente peggio di Cenerentola: profondamente sola, incompresa e armata solo di una bella dose di ironia, ma senza nessuna Fata madrina all'orizzonte che venga a salvarla. L'amore è qualcosa a cui, ovviamente, non ha mai neanche pensato, e comunque l'unico ragazzo che le interessa, spocchioso studente del terzo anno, che vede tutte le mattine al bar dove lavora (giusto davanti all'Accademia, tanto per farsi del male!) sembra non accorgersi di lei. Fino al giorno in cui i loro sguardi si incrociano...
Il romanzo è molto scorrevole e schiaccia decisamente l'occhio ai lettori più giovani, che si troveranno sicuramente a fare il tifo e a immedesimarsi nella protagonista Marina, una diciannovenne triste e cupa (Meredith Grey docet!) e nei suoi amici. 
In Tutto quello che siamo ci sono tutti i piccoli grandi drammi e la confusione di quell'età che spesso è bella solo nei ricordi; c'è il bisogno di essere amati e accettati in famiglia per quello che si è, la ricerca della propria strada nel mondo, l'amicizia vissuta in modo totalizzante e generoso, l'amore e i suoi dubbi. E in questa storia abbiamo anche un padre rigido e poco affettuoso, una mamma scomparsa troppo presto, una matrigna insopportabile, un fratellino da difendere e due ragazzi che creano non poco scompiglio: uno è bello, dannato e molto poco affidabile, l'altro...è tutto da scoprire.
Scritto con stile semplice e giovanile, il libro racconta le emozioni dell'adolescenza in modo pulito, a momenti quasi ingenuo. 
Un romanzo che piacerà ai più giovani, che mi ha intrattenuta piacevolmente alcune ore, confermandomi, peraltro, di essere una lettrice un po' troppo disincantata per il genere young adult.

"Chiunque vi dica che avere diciannove anni sia una cosa fantastica è un imbecille. E lo dice perché non si ricorda com'era avere quell'età. Non si ricorda come ci si sente a essere costantemente arrabbiati, confusi e diversi."

Voi avete letto gli altri romanzi dell'autrice? leggerete questo? vi piace il genere young adult? (oggi sono in vena di domande).

lunedì 9 novembre 2015

La mia settimana librosa #2. 22.

Buona settimana Lettori! 
Oggi vi racconto i movimenti in Libreria di questo ultimo periodo; letture tranquille, senza grandi novità, perchè la grossa novità in casa l'ha portata la cicogna! no, tranquilli, non ho partorito alla mia venerabile età, ma ho salutato emozionata l'arrivo del mio primo nipotino, un cuccioletto tenerissimo al quale auguro tanta felicità...e un sacco di buone letture (sarà un lettore, con i suoi geni non può non esserlo!).
Torniamo a bomba.
Ho letto e recensito (qui) L'estate del bene e del male di Miranda Beverly Whittemore, una lettura intrigante, a parte il finale un po' troppo soap opera. 
Ho letto e presto recensirò Tutto quello che siamo di Federica Bosco, young adult tutto italiano che mi ha fatto sentire parecchio vecchia! 
Sto leggendo Le conseguenze dell'odio, ultimo romanzo di Elizabeth George, l'ho appena iniziato, quindi non mi sono ancora fatta un'idea. Spero non mi deluda perchè, come sanno anche i muri, io amo la serie dell'Ispettore Lynley creata da questa autrice.
La presentazione di questi due libri, se vi interessa, la trovate qui.
Per quanto riguarda le entrate, ve ne segnalo due:
Le bugie degli altri di Kimberly McCreight, un thriller psicologico del quale ho letto buone recensioni; inoltre, il primo romanzo di questa autrice, La Verità di Amelia, mi aveva favorevolmente impressionata. 
"Non ce la faccio". Quando supera il nastro giallo della polizia, Molly Anderson cerca di prepararsi a ciò che si troverà davanti agli occhi: il corpo di un bambino appena nato, abbandonato nei boschi che circondano la cittadina di Ridergale, nel New Jersey. "Non ce la faccio", si ripete, cercando di scacciare dalla mente le immagini di una tragedia che continua a tormentarla. Tuttavia il suo ruolo di giornalista le impone di mettere da parte i sentimenti personali e osservare i fatti con freddo distacco. Non accade spesso che Ridergale sia coinvolta in un caso di cronaca nera, e questa è l'occasione che lei aspettava da tempo. Perciò si getta a capofitto nel lavoro e, durante le ricerche, s'imbatte in un articolo di vent'anni prima, riguardante un ragazzo morto nel luogo esatto in cui è stato scoperto il neonato. Convinta che non si tratti di una coincidenza, Molly decide di indagare, tuttavia ben presto si renderà conto che riportare alla luce quella vecchia storia è come spargere sale su una ferita aperta nel cuore della cittadina. Perché lei non è l'unica a convivere con un passato doloroso. E alcuni nascondono segreti molto pericolosi...
Gli ospiti paganti di Sarah Waters, autrice che ho amato in Ladra qualche anno fa.
Londra, 1922. La città porta ancora i segni della recente guerra: sono molte le cose che hanno bisogno di essere ricostruite, restaurate, molte le ferite da sanare, molti i cuori da riscaldare. Una madre e una figlia, i cui uomini di famiglia son stati portati via dalla guerra, sono costrette ad affittare alcune stanze della loro casa per sbarcare il lunario. Gli ospiti paganti sono una coppia di sposi, che con la loro allegria e sensualità portano una ventata di aria fresca nelle polverose stanze dell'appartamento. Ma anche turbamento. I rumori, i passi, gli incontri in bagno, sul pianerottolo, la condivisione della vita quotidiana: un'intimità con estranei a cui le due donne non sono più abituate. Lo scenario cambia velocemente, molti fatti accadono nel vecchio appartamento che sembrava destinato a una vita fatta di piccole abitudini e di noia: un amore inaspettato e travolgente; una misteriosa aggressione; e da ultimo un omicidio.

E' tutto per questa settimana! 
E voi, cosa leggete? 

martedì 3 novembre 2015

Recensione: L'estate del bene e del male di Miranda Beverly Whittemore (Ediz. Sonzogno, 2014).

Oggi vi parlo di un libro molto particolare, si tratta de L'estate del bene e del male di Miranda Beverly Whittemore. 
Dopo aver letto recensioni piuttosto discordanti su questo romanzo, descritto come gotico e con una protagonista non esattamente simpatica, L'estate del bene e del male mi faceva, lo ammetto, un po' paura. E' rimasto infatti nella pila dei libri da leggere per alcuni mesi, in attesa del momento giusto.

Mabel Dagmar e Eve Winslow sono compagne di stanza al college. Mabel studia grazie ad una borsa di studio, viene una famiglia umile e problematica e nel suo passato c'è qualcosa di oscuro che pesa come un macigno; ciliegina sulla torta, Mabel è bruttina e sgraziata. Eve, al contrario, è bella, bionda, ricca e lunatica, la sua famiglia è potente e apparentemente perfetta. 
È la storia più vecchia del mondo: la bella e la bruttina, la ricca e la povera, le due ad un certo punto diventano amiche e Mabel ha la possibilità di trascorrere l'estate a Winloch, la meravigliosa tenuta estiva dei Winslow, un insieme di cottage sparpagliati in un bosco affacciato su un lago del Vermont. 

Winloch accoglie Mabel ed il lettore in un abbraccio invitante ed insieme soffocante. Una natura lussureggiante e matrigna fa da sfondo alla vita privilegiata dei Winslow; sorridenti, sportivi e bianco vestiti, novelli Kennedy dei giorni nostri, Eve e famiglia rappresentano per Mabel la possibilità di riscatto da un'esistenza mediocre, un traguardo economico, sociale, ma anche affettivo. Arrampicatrice sociale e ficcanaso? Mabel è entrambe le cose, ma non è poi così antipatica come credevo, perché nella sua ossessione di diventare "una Winslow", iniziata ancora prima della fatidica estate, ho letto più volte la necessità, molto umana, di essere accettata, di cancellare un passato pesante, una famiglia modesta e fredda, quei chili di troppo che la rendono goffa e insicura. Ma i cottage di Winloch nascondono scheletri paurosi, e così, tra una nuotata, una festa, un bacio inaspettato, Mabel, l'outsider, si trova impelagata in un intreccio di perversioni, omertà e bugie in cui nessuno, ma proprio nessuno, è escluso.
Ho apprezzato il romanzo fino a tre quarti circa. Mi è piaciuto lo stile dell'autrice, una prosa ricca, personale e scorrevole, mi è piaciuta l'atmosfera soffocante ma al contempo seducente che ha saputo creare, e il fatto che per gran parte della narrazione il Male rimane sussurrato, una voce, un accenno, un tarlo, un'attesa di rivelazione che crea aspettativa e curiosità. Fin quasi all'ultimo non viene apertamente svelata l'entità, la portata di tutto il marcio che si nasconde dietro le staccionate bianche di Winloch. 
Ahimè, il finale e le verità su cui si alza il sipario sono purtroppo grossolane e pasticciate. C'è un po' troppo di tutto, in una virata alla Beautiful che personalmente non ho gradito particolarmente.
In conclusione un buon libro, molto scorrevole e intrigante, peccato per l'ultima parte un po' troppo fuori dalle righe. 

Genere: Paradiso Perduto (in tutti i sensi).
Pagine:411.
Voto:                         
                             
              e mezzo.