venerdì 26 febbraio 2016

Recensione: L'estate che ammazzarono Efisia Caddozzu di Marisa Salabelle (Ediz. Piemme, 2015).

Oggi vi parlo del romanzo d'esordio di Marisa Salabelle, L'estate che ammazzarono Efisia Caddozzu, un libro che mi è stato consigliato e prestato da mia cugina e che mi ha piacevolmente sorpresa. 
Estate 1994, Pistoia, due ragazzini scoprono per caso il cadavere di una donna in un fosso. La vittima, evidentemente morta in circostanze violente, indossa una minigonna, è pesantemente truccata e di costituzione robusta. 
Sardegna 1950, Efisia Caddozzu, figlia del maestro Gavino e della giovane Maria Rosaria, viene al mondo, aiutata dal forcipe, dopo un lungo travaglio.
Il ritrovamento del corpo negli anni '90 è lo spunto di partenza per questo thriller anomalo, che da un lato ci racconta le lente e lacunose indagini per l'omicidio della donna (per gli inquirenti rimarrà a lungo una sconosciuta non identificata), dall'altro ricostruisce la storia della vittima, Efisia Caddozzu, dalla nascita fino al giorno della sua tragica morte.
In ogni capitolo i due piani temporali corrono paralleli, alternandosi velocemente e aumentando nel lettore l'aspettativa e la voglia di scoprire come la povera Efisia sia finita in quel fosso con il cranio fracassato.
E così, mentre la narrazione prosegue speditamente e senza indugi, seguiamo le ipotesi investigative dei Carabinieri e di un giovane cronista: i primi paiono fermarsi alle apparenze e al pregiudizio per cui una donna in abiti succinti, truccata e di carnagione scura, deve per forza essere una prostituta nord africana, il secondo, alla ricerca dello scoop della vita, porta avanti ricerche personali di più ampio respiro, scandagliando l'ambiente in cui viveva e lavorava la vittima. 
Ma è la vita di Efisia ad entrare prepotentemente nel cuore dei lettori. Efisia, il cui unico segno distintivo, fin dall'infanzia, pare essere l'aspetto fisico: è brutta; lo era da bambina e da adolescente e con gli anni non è certo migliorata. Tracagnotta, con un seno spropositato, l'attaccatura dei capelli bassa e una poco femminile peluria sopra le labbra. Brutta, lo sa lei, lo sanno i genitori e gli amici, glielo ricorda ogni momento il mondo intero. Poco attraente e poco fortunata, Efisia, costretta a emigrare giovanissima sul continente, a Pistoia, con un padre arcigno e soffocante e una madre che la lascerà sola troppo presto. Non è nemmeno così simpatica, la nostra protagonista, ma ha un carattere forte, determinato ed è combattiva. 
Diventerà maestra, militerà in Lotta Continua, vedrà l'Italia cambiare, gli ideali socialisti e comunisti crollare, si avvicinerà al mondo del volontariato cattolico, spendendo una vita per gli altri, si accorgerà anche, verso la fine, che probabilmente non tutti meritano il suo aiuto, il suo tempo, la sua dedizione, cosa che la renderà irascibile, intrattabile e tristemente umana. 
Lucido, spietato, a volte crudele, questo romanzo è ben scritto e intrattiene, ma fa anche pensare, con intelligenza, fornendoci uno spaccato realistico e per nulla edulcorato degli ultimi 30 anni di storia del nostro paese. Immigrazione, razzismo, pregiudizi e solitudine, sono solo alcuni dei temi trattati, partendo da un fatto di cronaca nera, un femminicidio, simile ai tanti che ci vengono raccontati da televisione e giornali ormai quotidianamente.
Se proprio devo trovare un difetto, direi che nell'ultima parte la protagonista viene spinta dal suo malessere a comportamenti un filino esagerati, che non ho trovato tanto in linea col personaggio.
Ma questo poco o nulla toglie a un romanzo d'esordio davvero notevole, che merita decisamente di essere letto e che consiglio a tutti! 



lunedì 22 febbraio 2016

Recensione: Le convalescenti di Michèle Gazier (Ediz. Baldini & Castoldi, 2016).

Oggi tocca alla recensione del romanzo francese Le convalescenti di Michèle Gazier, ringrazio la casa editrice Baldini e Castoldi per avermi dato l'opportunità di leggere questo libro davvero particolare.

Saint-Libron è un località termale nel sud della Francia, di quelle che andavano di moda qualche decennio fa; oggi è un piccolo paese che vive dei fasti del passato, con una casa di cura e riabilitazione, un grande albergo, il mercato due volte settimana e il clima ovattato e decisamente demodé. 
È qui che si incontrano le protagoniste di questo insolito romanzo che parla di donne in crisi, di piccole grandi ossessioni, di paure e solitudini e che, a un certo punto, assume il ritmo concitato di un thriller. 
Lise e Oriane non avrebbero sicuramente mai fatto amicizia nella vita di tutti i giorni, fuori da Saint Libron. E invece si trovano, attratte da una strana forza, a cenare allo stesso tavolo nel centro di riabilitazione dove sono entrambe ricoverate. Cenare è una parola grossa. Diciamo piluccare e giocare a nascondere il cibo, dato che Oriane è una ragazzina scheletrica, affetta da disturbi alimentari e Lise una donna in crisi, malgrado un buon lavoro, fa l'insegnante, e un marito e un figlio che l'aspettano a casa.
Lise si sta riprendendo da un crollo nervoso, è una donna silenziosa e sulle sue, decisa a sfruttare il periodo di convalescenza per indagare sul suo presente e sul passato e capire cosa la rende così infelice e così poco attaccata ai suoi cari. Tutto in lei pare gridare "lasciatemi sola", eppure Oriane, ricca, viziata e triste, le si aggrappa con una foga e un bisogno di affetto che l'algida insegnante non sa rifiutare. E quando in paese arrivano Daisy, splendida signora di mezza età americana, costretta temporaneamente sulla sedia a rotelle e Maxime, il suo giovane e misterioso marito, l'atmosfera sonnacchiosa e stagnante è percorsa da una scarica elettrica. Perché anche Daisy, novella sposa e convalescente da un misterioso incidente stradale, pare trovare in Lise una confidente, mentre Maxime, soprannominato l'"uomo in nero", impeccabile e attraente, rompe i fragili equilibri instauratisi tra le protagoniste. Oriane lo desidera, come un capriccio, come desidera un padre premuroso, con tutta la fragilità della sua condizione e con tutto il menefreghismo di una bambina abituata ad ottenere ciò che vuole (a parte l'amore vero), mentre Lise ne rimane turbata, come se un fantasma del passato fosse improvvisamente ritornato a popolare i suoi incubi.

Un romanzo spiazzante, completamente giocato sul monologo interiore delle protagoniste, dove paura, malattia, sogni e realtà si mescolano continuamente, in un disordine che ben riflette il caos emotivo di queste tre donne. 
Un romanzo quasi completamente privo di dialoghi, ma che riesce ciononostante a mantenere un discreto ritmo narrativo, più lento all'inizio, decisamente concitato verso la fine, quando, come ho già detto, la storia acquista le caratteristiche di un thriller dal finale hitchcockiano. 
Un romanzo dallo stile asciutto, che non fa nulla per mettere il lettore a suo agio, ma lo disorienta con personaggi complicati e irrisolti, che, malgrado la tangibile sofferenza interiore, non riescono a suscitare pena, tenerezza o affetto, rivelando in più di una occasione il loro lato più egoista ed oscuro.
Per chi ama le atmosfere francesi, un po' noir e un po' rétro.

sabato 20 febbraio 2016

Chiacchiere librose: i romanzi delle grandi passioni.

Cari Lettori, da qualche giorno avevo voglia di fare quattro chiacchiere con voi! dopo avervi parlato di amore, amicizia, famiglia e aver fatto incursione nel mondo delle librerie (trovate i post qui), mi sono resa conto di aver "lasciato fuori" alcuni titoli che ho amato e che non rientrano strettamente in nessuna di queste categorie: sono quei libri in cui c'è l'amore, l'amicizia, la famiglia, i grandi sentimenti insomma, mescolati in quantità variabile, a volte con l'aggiunta di un pizzico di mistero. 
Pronti? 
Nel solito ordine sparso:

Il giardino dei segreti di Kate Morton. Potevo non citare la Morton? lei è maestra nel raccontare i sentimenti umani senza mai scadere nel melenso, anzi, avendo spesso l'abilità di sondare nei recessi bui dell'anima, ma senza esagerazioni. I romanzi di Kate Morton sono tutti "godibili", ma Il giardino dei segreti per me è il più bello, un perfetto mix di sentimenti e mistero, abilmente giocato su più piani temporali. Se non l'avete letto..fateci un pensiero!

La biblioteca dei segreti di Rachel Hore. Un'autrice che ho citato più volte; anche lei, come la Morton, gioca con i piani temporali, l'ambientazione inglese e il mix sentimento, mistero, indagine sul passato. La biblioteca dei segreti è un romanzo che ho letto qualche anno fa e che ricordo con piacere, ha un'atmosfera particolare, c'è il diario di un eccentrico astronomo e una misteriosa costruzione nella campagna; la Hore non ha il rigore narrativo della Morton, ma i suoi romanzi sono tutti piacevoli (eccetto La figlia del decoratore, l'ultimo, che è noiosissimo).

Senza guardarsi indietro di Lesley Pearse. Questo romanzo non è sicuramente un capolavoro, metto le mani avanti. In certi punti è davvero un'americanata, con i personaggi "tagliati con l'accetta" (termine che usa una mia lontana parente, glielo rubo perchè rende bene l'idea), ma la storia di Matilda, da fioraia al mercato del Covent Garden a colona del selvaggio Far West (per non parlare del resto), mi ha davvero tenuta incollata alle sue pagine. Mr Ink di Diario di una dipendenza lo definirebbe un guilty pleasure, io non trovo termine migliore!

I ricordi della casa sul lago di Rosie Thomas. Due generazioni di donne, ambientazione esotica, una sciarpa come filo d'Arianna. Un romanzo poco conosciuto che a me è piaciuto molto. L'avevo recensito qui. Non lasciatevi ingannare dalle apparenze, provatelo!

La donna delle rose di Charlotte Link. Ecco un'altra scrittrice che non potevo non citare! Charlotte Link spazia dallo storico al thriller, dalla storia d'amore al noir, con grande capacità narrativa e con personaggi sempre azzeccati. I suoi romanzi mi sono piaciuti quasi tutti (gli ultimi tre, in ordine di pubblicazione, sono forse i meno riusciti), ma La donna delle rose è quello che ricordo con maggior piacere. Ambientato sull'isola di Guersney, la storia si divide tra il presente e l'epoca dell'occupazione tedesca delle Isole del Canale, durante la seconda guerra mondiale. Da leggere!

Il muro invisibile di Harry Bernstein. Questo romanzo poteva benissimo rientrare tra le storie famigliari (l'autore ha scritto altri tre romanzi che ne sono il seguito ideale), visto che che me ne sono dimenticata quando ho scritto il post apposito e visto che si parla anche di amore e di amicizia, lo segnalo oggi. Io l'ho trovato delicatissimo, malgrado i temi affrontati. E' la storia di una famiglia ebrea polacca che vive in una cittadina industriale del nord dell'Inghilterra, dove un muro invisibile divide cristiani e ebrei. Diverse usanze, diverse tradizioni, ma uguale miseria. E l'amore? conosce muri invalicabili? Non lasciatevi fuorviare, non è un libro terribilmente triste. E' un bel libro e basta!

Ritorno a Tara Road di Maeve Binchy. Questa Binchy è come il prezzemolo, ve la cito sempre. Questo perchè, secondo me, i suoi romanzi migliori rimangono poco conosciuti e lei troppo spesso etichettata come semplice autrice "rosa". Questo è un bel romanzo, dal quale è stato tratto anche un film, un romanzo sulla voglia di ricominciare di due donne e su due case che...non ve lo racconto. Provatelo! (lo trovate in biblioteca o nei mercatini dell'usato, credo non ci siano ristampe recenti).

Strane creature di Tracy Chevalier. Il mio libro preferito di questa famosissima autrice, maestra nel genere romanzo storico. Ambientato nel 1811, in un villaggio sulla costa inglese, racconta la storia delle sorelle Philpot e dell'amicizia con Mary, umile figlia di un ebanista, affascinata dalla ricerca di reperti fossili e destinata, con i suoi ritrovamenti, a influenzare la moderna paleontologia. Un argomento non proprio facile, che la Chevalier riesce a rendere affascinante, mescolando storia e fiction e creando personaggi femminili indimenticabili.

Siete stufi? io un po' sì! e rimangono ancora un bel po' di titoli, quindi per oggi mi fermo qui, ma ci sarà sicuramente un'altra puntata di Chiacchiere librose dedicata alle grandi passioni! 
Stay tuned!












mercoledì 17 febbraio 2016

Recensione: I frutti del vento di Tracy Chevalier (Ediz. Neri Pozza, 2016).

Salve Lettori! 
Oggi vi parlo dell'ultimo atteso romanzo di Tracy Chevalier, I frutti del vento
L'autrice, che ho apprezzato in molti dei suoi celebri romanzi di ambientazione storica, ci porta questa volta nel selvaggio West, raccontandoci una storia di frontiera, dove personaggi realmente esistiti e inventati si mescolano intelligentemente in un libro scorrevole, ma a mio parere davvero molto cupo.

Ma partiamo dall'inizio. 
Lo sapevate che nella metà dell'Ottocento, in Ohio, ai coloni "bastava" piantare 50 alberi da frutto per ottenere la concessione governativa sulla terra e divenirne padroni? James Goodenough è ossessionato dal traguardo dei 50 meli, meli che ha piantato in una terra inospitale e acquitrinosa, meli che cura e ama più dei suoi numerosi figli e della moglie Sadie. 
La prima parte del romanzo racconta la grama vita dei Goodenough nella Palude Nera. A paragrafi alterni è la voce di Sadie, querula e rancorosa, a descriverci una quotidianità di violenze verbali e fisiche e una povertà che lascia il lettore con un costante gusto amaro in bocca. I Goodenough sono fuggiti dal Connecticut per cercare fortuna, hanno viaggiato faticosamente verso l'Ovest, solo per finire impantanati in un luogo dimenticato da dio, dove il loro viaggio si è concluso, non perché avessero raggiunto la meta, ma per l'impossibilità fisica a continuare. 
Non sono coloni alla conquista di sterminate praterie, come quelli spesso descritti dal cinema e dalla letteratura, eroi romantici e pieni di abnegazione. No, i Goodenough sono sudici, incattiviti, alcuni di loro sono indolenti e manipolatori. James e le sue mele, Sadie e la sua acquavite; mentre i figli muoiono di febbre malarica e la palude cerca di riguadagnare la terra che le è stata strappata col sudore. 
In questo quadro desolato, gli unici della famiglia che risvegliano un po' di tenerezza sono i figli più piccoli, Robert, occhi d'ambra, silenzioso e sveglio, Martha, fragile e buona d'animo. Mentre a casa Goodenough si litiga per un torsolo di mela, un personaggio realmente esistito, John Chapman, pioniere dell'ambientalismo americano, compare nel racconto, riportandoci a una dimensione storica poco conosciuta. E che sorpresa per me scoprire che questo John, che percorreva le terre ostili in canoa, armato solo di una Bibbia e di piantine da frutto da trapiantare, altri non è che il Giovannino Semedimela protagonista di un cartone Disney, eroe di una filastrocca della mia infanzia!
Ma sto divagando. 
La realtà è, lo ammetto, che questa prima parte del romanzo mi è risultata particolarmente indigesta. Per l'atmosfera buia, per la claustrofobia, per la piccolezza d'animo di Sadie e James, per le continue vessazioni esercitate sulla piccola Martha, che proprio non sono riuscita a perdonare.
Per fortuna il romanzo cambia presto ambientazione e protagonista. Con un balzo temporale, che lascia spazio a qualche vuoto narrativo, troviamo il piccolo e silenzioso Robert ormai adulto, uomo in fuga dalla Palude Nera e dal passato. Cavalca verso ovest, Robert, verso le praterie che i genitori non sono riusciti a raggiungere, e poi ancora più a ovest, sulle montagne e fino in California. Cow-boy, cercatore d'oro, uomo di fatica, Robert vive senza legami, fino all'incontro con con William Lobb (altro personaggio realmente esistito), botanico e studioso di piante e fiori, uomo che, in qualche modo, gli cambierà la vita. 
Sono le piante, chiaramente, il filo conduttore del romanzo e della vita di Robert, dai meli importati dal Connecticut e piantati nella palude, alle gigantesche sequoie della California, per poi tornare ai semi di mela che la piccola Martha, ormai donna, porterà con sé nella sua ricerca del fratello. In un cerchio che si chiude, perfettamente.
I frutti del vento è un romanzo che si legge d'un fiato (ammetto un po' di noia nelle descrizioni botaniche), ben scritto, reso interessante dall'inserimento di tanti personaggi realmente vissuti in quei luoghi e in quell'epoca, gli manca solo...un po' di cuore. 
Ecco, l'ho detto. Se la storia, alla fine, commuove anche un po', gran parte dei personaggi non riesce a suscitare grande empatia. E chi la suscita, mettendo in mostra la propria umanità, sembra destinato alla fragilità, alla malattia o ad una parte troppo marginale nella trama. Anche Robert è un eroe anti eroe, che fatica ad amare e farsi amare; lui, con i semi di mela in tasca e la mente sempre rivolta alla fuga. 
Non ci resta che sperare che la mela, nel suo caso, sia caduta lontano dall'albero (velenoso) dei Goodenough.
Vi ricordo che questa copia del romanzo è oggetto dello Sbarazzo in corso sul blog e che tutti potete partecipare per vincerla! (qui i dettagli).

Genere: Storia di un West poco conosciuto.
Pagine: 249.
Voto: 
               e mezzo.

sabato 13 febbraio 2016

La mia settimana librosa 3. #3.

Eccomi qui, come promesso, con il riassunto dei libri letti, in lettura e pronti sul comodino. Non aggiorno la rubrica da ben più di una settimana, ahimè, quindi ci sono un sacco di novità!
Rispetto all'ultima puntata ho letto e recensito questi romanzi:
Noi due e gli altri di Fionnuala Kearney, un ottimo romanzo d'esordio. Recensione qui.
L'Usignolo di Kristin Hannah, un vero page turner! Recensione qui.
La rancura di Romano Luperini, una storia famigliare davvero particolare. Recensione qui.
La vita segreta e la strana morte della signorina Milne di Andrew Nicoll, un giallo in anteprima, uscirà il libreria il prossimo 25 febbraio (grazie Sonzogno!). Recensione qui.

Ho appena finito di leggere Un'ora sola di Marco Bosonetto. Un romanzo che ho iniziato a leggere quasi per caso (una lunga attesa fuori casa, l'ebook caricato nell'ereader, una trama che mi attirava) e che mi ha tenuto buona compagnia negli ultimi giorni. Non ho ancora deciso "quanto" mi è piaciuto, ve lo scriverò presto, ma ho trovato strano che sia stato così poco pubblicizzato. 
Andrea aspetta la figlia quindicenne nel parcheggio di una discoteca, in una notte di gennaio. Nonostante il gelo scende dall'auto per ingannare l'attesa. Lì vicino c'è una donna infreddolita, come lui. Una sconosciuta. Nasce una conversazione imbarazzata, di circostanza, sulle sigarette, i figli che ritardano. Poi Laura riconosce Andrea ed è come se il tempo facesse un salto indietro di trent'anni, al 1982. Andrea, il compagno di scuola delle medie, "intelligente e profondo". Laura, la ragazzina arrivata in provincia da Milano, diversa da tutte le altre, capace di tenere testa ai bulli della scuola, di giocare a calcio con i maschi, di far innamorare perdutamente Andrea. Ma anche Federico. La loro sarà un'amicizia straordinaria, sempre in bilico su qualcosa di più, che attrae e nello stesso tempo intimorisce i tre ragazzi. Finché qualcosa spezza la felicità dell'estate più bella della loro vita, dell'Italia campione del mondo, separandoli. Trent' anni dopo, il destino offre ad Andrea e Laura un'altra possibilità? O gioca loro un brutto scherzo? "Quella donna è pericolosa", dice Anita, la figlia di Andrea. Le è bastato captare pochi sguardi fra quei due adulti all'uscita dalla discoteca per capire che le cose per la sua famiglia non saranno più le stesse.
Sono pronta a iniziare I frutti del vento di Tracy Chevalier (e sono contenta come una pasqua, dato che è una delle mie autrici preferite). La copia che leggerò sarà poi in Sbarazzo, in attesa di un altro fortunato lettore! (cos'è lo Sbarazzo? ecco qui).
Nella prima metà del XIX secolo James e Sadie Goodenough giungono nella Palude Nera dell'Ohio dopo aver abbandonato la fattoria dei Goodenough nel Connecticut. La legge dell'Ohio prevede che un colono possa fare sua la terra se riesce a piantarvi un frutteto di almeno cinquanta alberi. Una sfida irresistibile per James Goodenough che ama gli alberi più di ogni altra cosa, poiché gli alberi durano e tutte le altre creature invece attraversano il mondo e se ne vanno in fretta. In quella terra, dove gli acquitrini si alternano alla selva più fitta, James pianta e cura con dedizione i suoi meli. Un frutteto che diventa la sua ossessione; la prova, ai suoi occhi, che la natura selvaggia della terra, con il suo groviglio di boschi e pantani, si può domare. La malaria si porta via cinque dei dieci figli dei Goodenough, ma James non piange, scava la fossa e li seppellisce. Si fa invece cupo e silenzioso quando deve buttare giù un albero. Finché, un giorno, la natura selvaggia non della terra, ma della moglie di James, Sadie, esplode e segna irrimediabilmente il destino dei Goodenough nella Palude Nera. Romanzo che si iscrive nella tradizione della grande narrativa americana di frontiera, "I frutti del vento" è un'opera in cui Tracy Chevalier penetra nel cuore arido, selvaggio e inaccessibile della natura e degli uomini, là dove crescono i frutti più ambiti e più dolci che sia dato cogliere.
E ora passiamo alle new entry.
La prima è un omaggio della casa editrice Baldini Castoldi, che ringrazio, ed è un romanzo francese dalla trama molto particolare.
Michèle Gazier Le convalescenti.
Saint-Libron, nel Sudovest della Francia, ospita un centro di riabilitazione fisica e psicologica. È lì che si incontrano Lise, insegnante trentacinquenne, sposata con un figlio di due anni, che vi si rifugia dopo un esaurimento nervoso, alla ricerca di solitudine e nuovi stimoli che la vita sembra averle tolto, e Oriane, giovane parigina di buona famiglia, sofferente di disturbi alimentari, che trova in Lise una compagna di viaggio e un'amica. Questo fragile rapporto, tuttavia, viene messo a dura prova nel momento in cui conoscono Daisy e suo marito Maxime. Mentre Daisy, una simpatica americana temporaneamente costretta su una sedia a rotelle, vorrebbe approfondire il rapporto che comincia a legarla alle due donne più giovani, Maxime, uomo misterioso e affascinante, cerca di isolarla dal mondo. Oriane, sensibile al fascino di quest'uomo più grande di lei, vorrebbe scoprire di più sulla coppia; Lise, invece, refrattaria alle lusinghe dell'ambiente ricco e sofisticato a cui appartengono, preferisce rimanerne distante. Ma quando Oriane rimarrà intrappolata nelle maglie del mistero che avvolge Maxime, Lise non potrà più limitarsi a guardare. La solidarietà, ovvero quell'empatia che nasce fra donne che non si conoscono, ma che si riconoscono nel disagio di vivere e negli errori di percorso, la cura di sé, l'analisi psicologica, fanno di questo romanzo un'originale riflessione sulle forme dell'amicizia nell'universo femminile.
Anche i prossimi due titoli sono omaggio di una casa editrice, si tratta di Mondadori (come sempre, grazie Anna!) che propone:
Il bambino magico di M. Paola Colombo:
Questa storia inizia in una notte africana, sotto l'albero delle parole. Qui, dove di giorno gli uomini del villaggio si raccolgono per ragionare, nel buio crepitante di lampi un bambino di cinque anni stringe al petto un fagotto. Il bambino si chiama Gora, è figlio di Ibrahima Diop il lottatore e, tra le braccia, regge un neonato con la pelle bianca come il latte di capra. È uno zeruzeru: un africano albino. Una sventura. Un bambino magico. Ma per Gora è soltanto Moussa, suo fratello. Il villaggio di Marindo-Ta, una manciata di capanne e campi di arachidi nel cuore della savana, custodisce il segreto del figlio bianco. Tra le lezioni alla scuola coranica e le scorribande al vecchio recinto, Gora e Moussa crescono inseparabili: un bambino nero e la sua ombra bianca. Ai loro giochi selvaggi si unisce Miriam, che preferisce le corse sfrenate alle bambole di stracci. È testarda, disobbediente e visionaria. Miriam è il primo amore, vissuto con la convinzione assoluta dei bambini, accompagnato dalla promessa folle dell'indissolubilità: insieme, noi tre, sempre. Miriam è il desiderio che spinge a infrangere i divieti, che allarga l'orizzonte delle avventure, oltre il perimetro del villaggio, oltre il confine dell'Africa e dell'infanzia. Fino all'Europa, all'Italia, alle strade di una Milano distratta, dove, ventenni, approdano come migranti, stranieri, ultimi tra gli ultimi. Nel loro sguardo si specchia un'Italia sognata come l'El Dorado che si svela nelle sue contraddizioni, ostilità, solitudini, ma che è anche capace di gesti inattesi di immaginazione e generosità. Con voce limpida e ispirata, Maria Paola Colombo attinge alla potenza del mito e all'incanto della fiaba per raccontarci una vicenda attualissima. E ci conduce nel cuore meraviglioso e combattuto di ogni uomo in cammino verso la felicità: lì, dove siamo fragili e diversi, lì è la fonte segreta del nostro più grande potere.
L'uomo del futuro di Eraldo Affini:
A quasi cinquant'anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani, prete degli ultimi e straordinario italiano, tante volte rievocato ma spesso frainteso, non smette di interrogarci. 
Eraldo Affinati ne ha raccolto la sfida esistenziale, ancora aperta e drammaticamente incompiuta, ripercorrendo le strade della sua avventura breve e fulminante: Firenze, dove nacque da una ricca e colta famiglia con madre di origine ebraica, frequentò il seminario e morì fra le braccia dei suoi scolari; Milano, luogo della formazione e della fallita vocazione pittorica; Montespertoli, sullo sfondo della Gigliola, la prestigiosa villa padronale; Castiglioncello, sede delle mitiche vacanze estive; San Donato di Calenzano, che vide il giovane viceparroco in azione nella prima scuola popolare da lui fondata; Barbiana, "penitenziario ecclesiastico", in uno sperduto borgo dell'Appennino toscano, incredibile teatro della sua rivoluzione. Ma in questo libro, frutto di indagini e perlustrazioni appassionate, tese a legittimare la scrittura che ne consegue, non troveremo soltanto la storia dell'uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. Affinati ha cercato l'eredità spirituale di don Lorenzo nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi egli fosse, lo trasfigurano ogni giorno: dai maestri di villaggio, che pongono argini allo sfacelo dell'istruzione africana, ai teppisti berlinesi, frantumi della storia europea; dagli adolescenti arabi, frenetici e istintivi, agli italiani di Ellis Island, quando gli immigrati eravamo noi; dalle suore di Pechino e Benares, pronte ad accogliere i più sfortunati, ai piccoli rapinatori messicani, ai renitenti alla leva russi, ai ragazzi di Hiroshima, fino ai preti romani, che sembrano aver dimenticato, per fortuna non tutti, la severa lezione impartita dal priore.
Questo non è un romanzo che avrei scelto in libreria, credo, ma il bello della collaborazione con le CE è proprio questo: avere l'opportunità di avvicinarmi a generi che non mi appartengono, per poi scoprire che magari mi stavo perdevo qualcosa di prezioso!
E siamo arrivati all'ultimo arrivato (vi siete assopiti? coraggio, ho quasi finito). Finalmente è mio! cosa? il seguito di Shantaram, uno dei miei romanzi preferiti di sempre, parlo de L'ombra della montagna di Gregory Roberts, che corteggiavo dall'istante della sua pubblicazione, che mi ero impuntata di non comprare perchè volevo leggerlo, data la mole, in digitale, ma in digitale non è uscito. Insomma, mi son fatta le mie paranoie e poi..ho ceduto. Devo solo trovare il modo per sfogliarlo rannicchiata sotto il piumone, possibilmente muovendo solo la punta dell'indice, come quando uso il mio fido kobo. Ci riuscirò?
"Un unico sbaglio può appiccare il fuoco a una foresta nel cuore, oscurando ogni luce...": così comincia quest'opera. "Shantaram" ha come protagonista Lin, il "filosofo che ha smarrito l'integrità nel crimine", il fuggiasco divenuto a Bombay un "uomo della pace di Dio" in grado di allestire ospedali per mendicanti e di stringere relazioni pericolose con la mafia indiana. Ne "L'ombra della montagna" perduto nella giungla urbana di amore, morte e resurrezione dell'immensa metropoli indiana, Lin è alle prese con la Grande Ombra che si abbatte, improvvisa, sulla sua esistenza, su quella delle sue donne, Lisa e Karla, e dei suoi amici più cari. Dopo la morte di Khaderbhai, il gangster-saggio che lo ha eletto a suo allievo, Lin si ritrova, in compagnia di Abdullah e di altri membri della vecchia organizzazione, nella Sanjay Company, la società criminale diretta dall'ambizioso Sanjay Kumar. In una delle scorribande in compagnia di Vikram, si imbatte in Concannon, uno straniero come lui, un irlandese dell'Ulster con uno scintillio spavaldo, quasi un presagio minaccioso negli occhi. Quell'incontro è l'errore destinato a oscurare ogni luce. Concannon non conosce, infatti, compassione. Per essere sincero con sé, per non fingere ciò che non è e non può, deve essere insensibile a tutto e a tutti, e seguire il suo destino, la sua "follia marziale" che lo spingerà a scatenare una guerra sanguinosa tra la Sanjay Company e la banda degli Scorpions...

Alla prossima puntata!

mercoledì 10 febbraio 2016

Lo Sbarazzo #3. Grazie Super Lettori, vi regalo un libro!

Buongiorno Lettori!
Come vi avevo annunciato sulla pagina di FB, è tempo di sbarazzo! quest'anno volevo chiamarlo giveaway o in qualche altro modo più glamour, ma poi ho pensato che sbarazzo mi piace un sacco come idea e poi i libri in palio non sono tutti "nuovi", quindi, a costo di veder partecipare i miei soliti quattro Lettori più affezionati, lo sbarazzo rimane sbarazzo!
Qualche giorni fa la pagina facebook de La Libreria di Tessa ha superato i 200 "mi piace" e il blog ha da poco compiuto gli anni. E quindi...grazie! grazie a quelli che ormai chiamo i miei Super Lettori, che commentano sempre, che seguono il blog con affetto, che discutono, consigliano, chiedono consigli.
Vi regalo un libro, a voi e a tutti i lettori interessati. 

Come al solito mi aiuterete a fare un po' di ordine negli scaffali della mia libreria (ehm, ordine è una parola grossa). I titoli che vi propongo quest'anno sono:

Peter Robinson, Il camaleonte: primo romanzo tradotto in Italia della serie dell'Ispettore Alan Banks. Per chi ama i gialli classici ambientati in Inghilterra. Il libro è usato, a casa siamo tutti amanti del genere, per cui è stato letto e riletto. Lo regalo, su suggerimento di una Lettrice, ad appassionati del thriller made in England. 
Erik Valeur, Il settimo bambino: caso editoriale dello scorso anno, thriller nordico che è piaciuto a molti; A me questo libro non è piaciuto particolarmente, ma come potete vedere dalla fascetta, questa copia è nuova di zecca (ho l'ebook e mi hanno regalato anche il cartaceo). Penso possa trovare qualcuno che lo apprezzerà più di quanto lo abbia fatto io.
Tracy Chevalier, I frutti del vento: l'ultimo romanzo della nota autrice de La ragazza con l'orecchino di perla. E' appena uscito in Italia, io lo sto leggendo, vi regalo la mia copia.
Geraldine Brooks, L'isola dei due mondi: ecco un'altra scrittrice che adoro! Premio Pulitzer e autrice di Annus Mirabilis e de I custodi del libro. L'isola dei due mondi è l'ultimo romanzo pubblicato in Italia (2011) e a me è piaciuto molto. 
A questi libri che vedete in foto, aggiungete anche una copia di Io prima di te, di Jojo Moyes, un romanzo che non ha bisogno di presentazioni, penso. In occasione della prossima uscita del film tratto da questa storia strappalacrime, regalo, a chi non lo avesse letto, una copia nuova di una recente edizione. Una ghiotta occasione per chi volesse mettersi in "pari".

Cosa dovete fare per partecipare allo Sbarazzo? 
☆☆Essere lettori fissi del blog (i lettori affezionati controllino comunque la loro iscrizione, ultimamente blogger ha anticipato le pulizie di primavera). Diventare lettori fissi è semplice, quando aprite il blog, nella pagina iniziale (qui), in alto a destra c'è un riquadro con i lettori fissi, basta cliccare su "unisciti a questo sito" e seguire le istruzioni (se avete problemi potete contattarmi)(questa spiegazione è per le mie amiche poco social e poco informatiche).
☆☆Mettere un "mi piace" alla pagina FB de La Libreria di Tessa qui  (se non avete un profilo facebook potete saltare il passaggio).
☆☆Condividere l'iniziativa sui vostri social e blog, se vi va!
☆☆Lasciare un messaggio di risposta a questo post, ditemi che libro, fra quelli in palio, vorreste leggere e raccontatemi qualcosa di voi. Troppo vago? allora parlatemi del vostro romanzo preferito o del vostro personaggio del cuore!

Sceglierò 2 vincitori a mio insindacabile giudizio (ahaha), forse ci sarà un'estrazione con i post it, come lo scorso anno! fidatevi di me ;)
Avete tempo fino al 15 marzo
Ricordatevi di lasciare la vostra mail nel commento (o di essere in qualche modo reperibili sui social) e anche il nome/i con cui siete iscritti al blog.

Buono sbarazzo a tutti!!
Tessa

lunedì 8 febbraio 2016

Recensione in anteprima: La vita segreta e la strana morte della signorina Milne di Andrew Nicoll (Ediz. Sonzogno, dal 25/02/2016 in libreria).

Oggi sono felice di proporvi una recensione in anteprima. Si tratta de La vita segreta e la strana morte della signorina Milne di Andrew Nicoll, in uscita il prossimo 25 febbraio per Sonzogno, che ringrazio per l'opportunità. 
Nulla è come sembra a Broughty Ferry, tranquillo paesino sulla costa scozzese. Jean Milne, ad esempio, è una matura zitella che vive sola in una lussuosa villa di ventitré stanze (quasi tutte chiuse) ed è, per i suoi concittadini, un modello di rispettabilità. Eppure, quando viene trovata brutalmente assassinata nella sua abitazione con i piedi legati e il cranio fracassato, l’immagine pubblica, che così a lungo ha resistito, comincia a incrinarsi. Chi può avere ucciso in maniera tanto feroce una signora così riservata? E perché, di colpo, conoscenti e testimoni diventano elusivi e reticenti? E chi è l’uomo che, su carta violetta, le ha scritto, alla vigilia dell’assassinio, una lettera a dir poco personale? La notizia del crimine si diffonde rapidamente per tutta la Gran Bretagna, suscitando nei lettori delle gazzette una curiosità così morbosa che la polizia si sente subito sotto pressione: bisogna trovare un colpevole e bisogna trovarlo in fretta, anche a costo di qualche procedura non proprio scrupolosa. A indagare, con i più moderni ritrovati della scienza investigativa (siamo nel 1912), viene chiamato da Glasgow l’ispettore Trench, un esperto per i casi più difficili, affiancato dall’attento sergente Frazer, agente della polizia locale. Man mano che i due scavano nella vita della signorina Milne, i segreti della sua esistenza vengono a galla. E alla fine sarà uno shock per tutti. Basato su una storia vera, e ricostruito grazie a una meticolosa ricerca negli archivi della polizia e nei giornali dell’epoca, questo caso viene riaperto con sapiente talento narrativo e tocchi di britannico humour.
Tratto da un evento di cronaca realmente accaduto, siamo nel 1912 in un piccolo paese scozzese, Broughty Ferry, oggi sobborgo della città di Dundee, il libro racconta le indagini per l'omicidio della signorina Milne, anziana eccentrica ritrovata cadavere nel salotto della propria casa. 
L'efferato omicidio è a tutt'oggi rimasto insoluto, Andrew Nicoll ce lo ripropone basandosi su una minuziosa ricerca nei documenti d'epoca e presentandoci una personale risoluzione del caso, quanto romanzata essa sia..starà al lettore deciderlo.
Vi dico subito che l'approccio a questo libro non è stato dei più facili: considerata l'ambientazione e il tragico fatto di cronaca da cui la storia prende spunto, immaginavo un giallo classico molto serioso, aspettavo anche, un po' ingenuamente, un protagonista che mi conducesse per mano fino alla soluzione dei tanti misteri legati al brutale fatto di sangue (un Hercule Poirot o una miss Marple, insomma, dato che la critica, nel presentare questo libro, ha scomodato più volte la regina del mystery Agatha Christie).
Non ero preparata allo stile del sergente Frazer, voce narrante della vicenda. Scozzese ruvido e di poche parole, John Frazer inizia a raccontarci il "fattaccio" con un'ironia noir molto british e vagamente surreale. L'impressione è stata un po' quella di trovarmi a teatro, il cadavere della signorina Milne,  ormai piuttosto freddo, al centro della scena,  i personaggi che le si affollano intorno, io sono seduta in galleria, un po' distante; è una rappresentazione, questa, della quale mi sfugge qualcosa. Siamo nel 1912 e siamo in Scozia, probabilmente la lingua, i modi di dire, il gergo "dialettale", non aiutano a farmi sentire parte degli avvenimenti; la traduzione è ottima, ma forse non rende l'ironia originale.
Anche i protagonisti, ben descritti, risultano un po' teatrali: c'è il comandante Sempill, ottuso e di vedute ristrette, lui vuole un colpevole da mandare sulla forca e, sopra ogni cosa, vuole fare carriera, è un personaggio davvero detestabile; c'è poi l'Ispettore Trench, imponente, ragionevole, compassionevole, lui è il poliziotto buono; e infine il nostro narratore, il sergente Frazer, sempre un po' defilato, quasi sottotono, ma dall'intelletto fino. 
Man mano che il palcoscenico si anima di tante comparse, nobildonne, servette, spazzini, albergatori e cacciatori di dote, la narrazione acquista ritmo e il romanzo diviene, a mio avviso, decisamente scorrevole. Così ci troviamo a seguire le tracce di un tal Mr. Walker, il colpevole designato e perfetto, assistiamo a confronti, a interrogatori, a indagini compiute alla vecchia maniera, senza alcun supporto scientifico (altroché RIS e DNA !) e con evidenti falle investigative. 
Fino al colpo di scena finale, inaspettato, per certi versi sconvolgente.
Andrew Nicoll è convinto di aver trovato il tassello mancante del puzzle, quello che individua il vero colpevole. A me rimane qualche dubbio su questa indagine lacunosa e sulle conclusioni dell'autore, ma temo che l'unica che potrebbe rivelarci la verità, si sia portata con sé per sempre questo e ben altri segreti (leggere per credere). 
Un giallo dall'atmosfera e dallo stile particolare, che si legge agevolmente e che consiglio. Non raggiunge una votazione più alta perchè non è riuscito a coinvolgermi totalmente. 

Genere: Un attizzatoio e vecchi merletti.
Pagine:352.
Voto: 
                e mezzo.

giovedì 4 febbraio 2016

Recensione La rancura di Romano Luperini (Ediz. Mondadori, 2016).

Buonasera Lettori, oggi vi racconto le mie impressioni su La rancura, il romanzo di Romano Luperini recentemente edito da Mondadori.
Devo fare una doverosa premessa, Romano Luperini è un noto studioso e critico letterario, è docente universitario, autore di testi scolastici, di saggi, dirige due riviste di critica della letteratura. Il professor Luperini è, insomma, uno scrittore di grande spessore e cultura. Mi sono accostata al suo libro con una sorta di timore reverenziale e mi appresto a recensirlo ben consapevole di non avere i titolo per commentarne prosa e stile; vi lascio dunque quelle che sono le mie impressioni personali e mi faccio aiutare dall'autore, riportando alcuni dei suoi commenti al romanzo.

Rancura. La parola – rocciosa, ruvida, restia a dichiararsi – è usata da Montale per descrivere il sentimento che ogni figlio prova, in forme diverse, nei confronti del padre, per misurarsi con lui, per comprenderlo, per raccoglierne l'eredità spesso scomoda.

Un romanzo sul rapporto, spesso conflittuale, fra padri e figli, raccontato attraverso gli uomini di tre generazioni, ma anche (e soprattutto) uno spaccato della storia italiana, dal fascismo al governo Berlusconi, passando attraverso gli anni della contestazione e del terrorismo.
La rancura, storia di tre uomini molto diversi fra loro, in tre contesti sociali e politici differenti, si divide in tre parti ben distinte: Memoriale sul padre, Il figlio, Il figlio del figlio.
Ognuno di questi capitoli, autonomi dal punto di vista narrativo, ha un suo stile, un suo linguaggio, un suo protagonista, ma un unico comune denominatore: "l’eterna contesa fra padri e figli, la rancura che li contrappone dall’Edipo dell’antica Grecia al Montale degli Ossi di seppia che appunto impiega questa parola (“rancura”) per dire il rapporto che li unisce e li divide".
Il Memoriale sul padre racconta la vita di Luigi Luppi; figlio di contadini toscani, unico in famiglia ad aver ricevuto una certa istruzione, Luigi diventa maestro elementare, si innamora, si sposa, viene travolto dal corso della Storia, si trova in Istria alla firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943, diviene comandante di una brigata partigiana e protagonista di un capitolo sanguinoso e complesso del primo conflitto mondiale (i crimini di guerra dei generali italiani, le lotte tra partigiani italiani e jugoslavi, la tragedia delle Foibe). Rientrato a casa alla fine del conflitto, Luigi fatica ad adattarsi alla quotidianità della vita civile. Ossessionato da alcune dinamiche famigliari, geloso, silenzioso e "ingombrante": è così che il figlio Valerio, ancora bambino, vive il ritorno del padre dal fronte, un padre che non imparerà mai a conoscere veramente.
Questa prima parte del romanzo viene definita da Luperini una sorta di docu- fiction, dove alla precisa ricostruzione storica, si mescolano elementi inventati; lo stile è asciutto ed essenziale, a tratti una cronaca di eventi bellici, ma si addolcisce nelle descrizioni e nei ricordi della casa e della famiglia natale di Luigi, dove la narrazione assume la forma di memoriale.
La seconda parte, Il figlio, racconta la storia di Valerio adulto; docente universitario e militante comunista, Valerio attraversa la contestazione e gli anni di piombo, altro momento delicato e sanguinoso della storia del nostro paese, sorretto dalla fede nei propri ideali e dalla volontà di creare un nuovo partito rivoluzionario di sinistra. Ad esso Valerio consacra gran parte della sua vita, sacrificando famiglia e affetti. Ma la fine delle ideologie rivoluzionarie è dietro l'angolo e i sogni di una generazione vengono bagnati dal sangue delle stragi terroristiche di una nuova guerra civile.
Questa parte, chiaramente autobiografica e narrata in prima persona, viene definita dall'autore un'auto-fiction, dove eventi realmente accaduti a Luperini, si mescolano ad altri "inventati o ricostruiti grazie a documenti d'epoca". Lo stile in questo capitolo è più incalzante, serrato, a volte non è semplice trovare un nesso temporale o casuale tra gli avvenimenti raccontati, alcuni personaggi appaiono e scompaiono, lasciando al lettore la voglia di saperne qualcosa di più; interessanti, ad esempio, alcune figure femminili, ma il loro ruolo rimane ai margini della trama. La vita personale dei protagonisti è decisamente in secondo piano rispetto a quella politica; 
La terza parte, Il figlio del figlio, è un racconto in terza persona, dallo stile più semplice, ambientato nel 2005. Marcello, figlio di Valerio, ha quarant'anni, vive a Londra e torna in Toscana per svuotare la casa in collina che il padre, mancato da poco, aveva scelto come buon ritiro. 
Sono i tempi di Berlusconi, del terrorismo islamico, del Grande Fratello che impazza in televisione. Marcello è figlio di una generazione che non conosce, né riconosce, gli ideali politici del padre, tanto meno la povertà, la fatica, i giorni eroici del nonno. Lui, figlio di divorziati, cresciuto in una famiglia allargata, con le idee ancora confuse sul futuro lavorativo e affettivo, pare, in definitiva, il più curioso e propenso a voltarsi "indietro". Fotografie, lettere, poesie e diari del padre: nei confronti delle pagine ingiallite dal tempo, prova il rancore del bambino trascurato dal padre, dell'adolescente mai altezza delle aspettative, ma anche la curiosità e la voglia di capire, conoscere. C'è fastidio in lui ma anche attrazione nei confronti di una generazione così distante dalla sua.
Nel suo complesso, La rancura è un romanzo che ho trovato interessante dal punto di vista storico, ne ho apprezzato l'accuratezza e il cambio di stile e linguaggio che caratterizza i tre racconti e ben inquadra i tre personaggio: le passioni e l'impegno dei padri e dei nonni, l'incertezza e la mancanza di prospettive del figlio.
Proprio il realismo che contraddistingue lo stile narrativo, d'altro canto, ha costituito per me un limite, non sono riuscita a provare grande empatia per i protagonisti e ho trovato la narrazione a tratti fredda. La seconda parte, fra tutte, è quella che mi è risultata più difficile.
Qualche giorno fa ho recensito il romanzo di Kristin Hannah, L'usignolo, ambientato durante il secondo conflitto mondiale, l'ho definito un romanzo per il grande pubblico, più preciso nel descrivere i sentimenti che non nella ricostruzione storica. Ecco, La rancura è l'esatto opposto: un romanzo molto curato e accurato, dalla prosa colta, destinato a lettori consapevoli.