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Recensione: L'anno in cui imparai a raccontare storie di Lauren Wolk (Salani, 2018).


L'anno in cui imparai a raccontare storie di Lauren Wolk, è un romanzo di formazione al quale l'etichetta di "romanzo per ragazzi" va decisamente stretta.

È un libro che ricorda classici intramontabili, primo fra tutti Il buio oltre la siepe, al quale è stato paragonato dalla critica, che tocca temi attualissimi pur essendo ambientato in un'epoca, gli anni Quaranta, che sembra così lontana, un libro adatto e consigliato ad un pubblico di tutte le età, proprio perché la storia che racconta è di quelle che non temono il passare del tempo e delle mode. Come solo i classici sanno fare. 

L'anno in cui imparai a raccontare storie è l'anno in cui Annabelle, la giovane protagonista, saluta per sempre il mondo sicuro e protetto dell'infanzia. Travolta da eventi drammatici, Annabelle intuisce che a volte è necessario "raccontare storie", bugie a fin bene, per mantenere fede ai propri ideali, per assecondare quella voce interiore che le ripete insistentemente “fai la cosa giusta”. 

"L’anno in cui compii dodici anni, imparai che quello che dicevo e facevo era importante.
Così importante, a volte, che non ero sicura di volere un simile fardello sulle mie spalle.
Ma me lo accollai ugualmente, e lo portai come meglio potevo".

Tutto inizia con l'arrivo di Betty, una nuova compagna di scuola. Siamo in un piccolo centro rurale della Pennsylvania nel 1943, all'ombra delle due guerre mondiali, la vita di Annabelle scorre placida nella fattoria dove vive con la sua famiglia, una vita semplice fatta di piccoli lavori nei campi e nelle stalle, di mattinate a scuola e di giochi all'aria aperta. 
Betty irrompe in questa esistenza tranquilla e rassicurante, Betty è maleducata, è bugiarda, ed è, soprattutto, violenta e prevaricatrice. La piccola Annabelle diviene presto il suo bersaglio; tra odiosi atti di bullismo, ricatti e menzogne, la situazione diviene sempre più tesa, un'escalation destinata a portare ad un grave incidente. A questo punto l'intera comunità, scossa dai fatti, decide di fare chiarezza: gli adulti vogliono risolvere la situazione, in fretta, e trovare il colpevole, anzi, "un colpevole". Il loro sguardo inquisitore si posa subito su un reduce di guerra che, magro e taciturno, vive ai margini della comunità. 

Toby è strano e solitario, si aggira nei boschi e nelle campagne con tre fucili sulla schiena. È un "diverso", un estraneo: è il capro espiatorio perfetto. Ed è esattamente in questo momento che la coscienza di Annabelle inizia a gridare, con voce limpida e potente, "fai la cosa giusta"
La cosa giusta, per la nostra protagonista, è difendere Toby, con il quale ha instaurato un rapporto fatto di poche parole e di piccoli gesti gentili. Per amore di giustizia e seguendo il suo istinto, Annabelle sarà disposta a mentire, ad esporsi in prima persona e ad accettare, alla fine, le conseguenze delle proprie decisioni. 

Con uno stile pulito, essenziale e coinvolgente, Lauren Wolk ci regala un romanzo emozionante e una protagonista che affascina per il suo coraggio, per la sua determinazione, per il suo sguardo ingenuo ma al contempo limpido e determinato. L'anno in cui imparai a raccontare storie è un romanzo che parla di giustizia, di pregiudizio, di bullismo, di famiglia (bella e speciale quella di Annabelle) e di amicizia, che si rivolge ai giovani lettori, invitandoli ad avere il coraggio di ascoltare la propria coscienza, e a noi adulti, chiedendoci di ritrovare quella voglia di combattere per la giustizia, che troppo spesso rimane una prerogativa della giovinezza, l'età in cui tutti i sentimenti sono così intensi e puri da far male. 

Un libro triste, ma onesto e pieno di verità, un libro da non perdere. 

Genere: il coraggio di diventare adulti.
Pagine: 278.
Voto: 

Commenti

  1. Quella copertina, e poi le tue parole...
    Me lo regalerò, mi sa.

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  2. Bellissime parole! Sono tanto felice che ti sia piaciuto. Io lo vedo già come il vincitore del premio Andersen del prossimo anno.
    Lea

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  3. Ciao Tessa anche io ho letto questo romanzo e nonostante non abbia provato un notevole trasporto emotivo non posso dire lo stesso della trama e del messaggio che traspare . Un romanzo sicuramente da consigliare ai ragazzi che invita alla riflessione e ha molti spunti su cui confrontarsi e discutere.

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    1. Sì, è un romanzo che lascia un bel messaggio. Io ho amato molto il rapporto Toby Annabelle . E il finale mi lasciata con l'amaro in bocca. La letteratura per ragazzi mi stupisce spesso per la sua onestà, niente happy ending, nessuna pillola indorata (probabilmente se io avessi letto a 12 anni questo romanzo..avrei pianto un mese). Baci.

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  4. Molti libri per ragazzi sono molto più profondi di molti libri per adulti, lo dico sempre. Questo romanzo mi aveva attratto per la cover e in un secondo momento anche per la trama. Avevo già intenzione di acquistarlo, attendevo solo qualche recensione per vedere se sarebbe stato all'altezza delle aspettative. Sono felice di leggere che per te ha rappresentato una bella scoperta.

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    1. Sì, mi è piaciuto e molto e te lo consiglio! Devo ringraziare Lea di Due lettrici quasi perfette, me lo ha consigliato e poi regalato, un dono prezioso ;)

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    2. E' vero, i libri regalati sono i più preziosi. Complimenti a Lea allora1

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  5. oh ecco questo mi piace proprio. sai che mia figlia sta leggendo proprio il buio oltre la siepe? è altamente probabile che durante le vacanze estive glielo ruberò. poi chissà potremmo passare a questo!

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