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Recensione: L'educazione di Tara Westover (Ediz. Feltrinelli, 2018).



Tara Westover, autrice del controverso memoir L'educazione, è cresciuta in una numerosa famiglia di mormoni integralisti sulle montagne dello Utah. I genitori non l'hanno registrata all'anagrafe, non le hanno permesso di andare a scuola e ricevere un'istruzione scolastica e anche l'assistenza medica e le medicine tradizionali le erano proibite. Un'infanzia e un'adolescenza difficili, violente, estreme, dalle quali Tara si è affrancata grazie alla tenacia e all'aiuto di uno dei fratelli; autodidatta, è riuscita ad iscriversi al college, ha ricevuto un'istruzione e, dopo anni di sofferenza e indecisione, ha scelto la libertà.

Libertà di decidere della propria vita, innanzitutto, di voltare le spalle ai genitori e al luogo (amato) dove è nata e cresciuta, libertà di raccontare, in questo spietato romanzo autobiografico, la sua infanzia e adolescenza segnate da un padre tirannico e fanatico, da un fratello violento e da una madre incapace di accudire e proteggere i propri figli. 

Accusata di aver cavalcato l'interesse mediatico nei confronti di famiglie disfunzionali e fanatismi religiosi, e di aver confezionato scene di estrema, raccapricciante violenza appositamente per catturare l'attenzione dei lettori, la Westover ammette, in più punti del testo, di aver riportato nel romanzo la sua versione, il suo ricordo, a volte non concordante con quello di altri testimoni, di tanti avvenimenti scioccanti che hanno costellato la sua vita famigliare. 

Realtà o fiction? Poco importa, mi viene da dire, la storia è comunque potente e interessante dal punto di vista psicologico e sociale. E' il racconto, feroce e struggente, di una figlia alla spasmodica ricerca delle attenzioni e del perdono del proprio padre; fino a quando l'educazione non le spalanca gli occhi e le porte della libertà. 

Odio, amore, rabbia e rimpianto si susseguono, pagina dopo pagina, in questo romanzo, i ricordi si intrecciano, spesso senza apparente legame temporale, e dipingono un'esistenza di isolamento, superstizioni, imposizioni e divieti folli, in attesa di un’imminente fine del mondo. 

Non è "solo" una storia di fanatismo religioso, malgrado la famiglia Westover interpretasse il mormonesimo in maniera radicale, ma piuttosto la testimonianza di come un uomo con seri problemi mentali, in costante bilico tra depressione, paranoia, manie di persecuzione e deliri di onnipotenza, possa, grazie al silenzio ( complice? Impaurito?) della moglie, della comunità e delle istituzioni, rovinare la vita dei figli, finendo per perderli, in un modo o nell'altro, tutti. 

Questa è la storia di Tara, del suo dolore, della sua faticosa e lacerante rinascita. Una storia che mi ha un po’ ricordato quella di Teresa Ciabatti ne La più amata, il contesto sociale e culturale è diversissimo, ma si tratta in entrambi i casi di figlie alla ricerca d'amore, alle prese con padri e madri inadeguati nel loro ruolo di genitori. 

L'educazione è un romanzo che ho trovato interessante per i temi trattati, la narrazione è scorrevole anche se, come scrivevo prima, un po' disorganizzata, lo stile non riserva grosse sorprese, ma il messaggio, potente, arriva forte e chiaro. Lo conoscenza ci rende liberi.

Genere: Sopravvivere malgrado tutto.
Pagine: 380.
Voto:
 e mezzo.

Commenti

  1. Un po' sulla sua falsa riga, sotto Natale, avevo iniziato Il castello di vetro: forse era il periodo, ma lo avevo abbandonato perché annoiato. Avevo visto il film per scrupolo, poi, e neppure mi aveva convinto. Riprovo con la Westover, con un'altra forma di educazione, e con toni più forti, più per me. :)

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    1. È un romanzo strano, questo, mi ha colpito malgrado uno stile molto acerbo e una prima impressione da romanzone trash/pulp non esattamente nelle mie corde. Eppure.ha un suo perché.

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  2. Ciao Tessa,
    Tema forte e nn ricordo se fossi stata proprio tu ad anticiparlo tra le tue future letture, tanto che la sinossi non mi giunge nuova...
    Bello anche l'accostamento a La più Amata (che a me era piaciuto molto, nonostante la particolare struttura compositiva), anche se come hai precisato bene tu le condizioni di partenza sono molto diverse, seppur il doloroso risultato sia evidentemente lo stesso.
    Aggiungo fra le prossime letture.
    Un saluto e a presto, ciao, Marina

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    1. Ciao Marina, grazie! Come ho scritto a mr. Ink qui sopra, è un romanzo particolare. Lo stile dell'autrice non fa certo gridare al miracolo, ma la storia ha un suo perché, e il dolore di Tara arriva e colpisce. Come il silenzio, odioso, di chi non ha saputo proteggerla.

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  3. L'avevo già adocchiato, ma attendevo qualche recensione prima di acquistarlo.

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  4. A questo punto credo dovrò leggerlo. La chiarezza delle tue parole annulla le incertezze.
    Ciao da Lea

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  5. Ciao Tessa, ne ho sentito parlare da Nadia, proprio sul mio blog. E' un romanzo che mi fa paura, ma di quelli che credo vorrei leggere. Hai lasciato un bel punto di vista!

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