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Recensione: Un aereo senza di lei di Michel Bussi (ediz. Mondadori 2014)



Francia, 1980. In una notte di dicembre, appena prima di Natale, un aereo diretto a Parigi da Istanbul si schianta contro il Mont Terrible, nel Giura. Fra i rottami viene ritrovata una bambina di tre mesi, sbalzata fuori al momento della collisione. È l'unica sopravvissuta, ma a bordo le neonate erano due: si tratta di Lyse-Rose o di Emilie? Due famiglie - una ricca e potente di industriali, l'altra povera e sfortunata di ristoratori ambulanti - si fanno a pezzi per anni perché venga riconosciuta loro la paternità di quella che viene soprannominata dalla stampa francese la "Libellula", in un'epoca in cui il test del DNA non esiste ancora. La prima sentenza dà sorprendentemente ragione ai più poveri, ma i ricchi non si danno per vinti e assoldano un eccentrico investigatore che per diciotto anni cerca la verità. E quando finalmente la trova, la consegna in segreto nelle mani della ragazza ormai maggiorenne. Subito dopo, viene ritrovato cadavere nel suo studio. E lei scompare. Dai quartieri parigini a Dieppe, da Marne-la-Vallée al Giura, il lettore viene trascinato in una corsa affannosa e ricca di continui colpi di scena, fino all'incredibile finale. Quanto peso ha il destino in questa vicenda? Oppure qualcuno, fin dall'inizio, manovra tutti i protagonisti di questo dramma? "Un aereo senza di lei" è un thriller la cui trama è basata sulle false apparenze e sulla manipolazione del lettore, che fino alla fine si interroga sulla vera identità della neonata.


Questo è un romanzo del quale ho sentito parlare solo bene, da tutti, o quasi. Quindi sarà un mio problema, forse dovuto alla lettura in una settimana più incasinata del solito, se a me non è piaciuto e mi ha coinvolto poco o nulla.
La storia è originale, non esattamente credibile, ma originale. C'è una bimba che sopravvive (solo lei) ad un terribile disastro aereo, ci sono due famiglie che se la contendono: i ricchi, potenti, algidi e pure prepotenti da una parte, la famiglia umile e dignitosa dall'altra. La neonata non ha segni di riconoscimento e siamo in epoca pre DNA.
C'è uno strano investigatore privato, ingaggiato dai facoltosi, che insegue la verità per 18 anni, fino alla maggiore età della superstite e che viene folgorato (è il caso di dirlo) dall'intuizione giusta all'ultimo minuto, in zona cesarini. E' il diario di questo investigatore dai molti segreti, che ci racconta anno dopo anno, i retroscena del caso. 
E poi ci sono due fratelli (o fratellastri?) , la ricca (mattacchiona) ed il povero (ma buono)  che, diario alla mano, si improvvisano a loro volta investigatori in nome della verità.
Questi personaggi sono belli ma non ballano (opinione prettamente soggettiva), non mi hanno colpito, non mi ci sono identificata, li ho trovati privi di brio, a parte la sorella ricca e matta, una donna rimasta bambina nell'aspetto, che va in giro con una pistola e si comporta come un gangster (personaggio che a me, personalmente, è rimasto odioso, ancora la devo digerire). 
La sopravvissuta, ovvero colei che dovrebbe essere la vera protagonista, scompare "misteriosamente" a pagina 10, per ricomparire a giallo risolto.
L'intreccio principale è arricchito qui e là da insensati omicidi (messi un po' alla cavolo) ..et voilà il thriller è servito. C'è pure il classico colpo di scena finale!
In conclusione un giallo ben scritto che io ho trovato poco accattivante. Peraltro sono un caso unico, è piaciuto a tutti! :)



Commenti

  1. Ciao Tessa!
    Mah, questo libro non mi ispira molto, e sarò sincera ma è la prima volta che ne sento parlare u.u comunque non credo lo leggerò, non mi ispira abbastanza...

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