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Recensione in anteprima: La casa di Parigi di Elizabeth Bowen (Ediz. Sonzogno, 2015).

Oggi vi lascio il mio pensiero su un romanzo in uscita il prossimo 8 ottobre per Sonzogno, collana Bittersweet, si tratta de La casa di Parigi, considerato il miglior lavoro di Elizabeth Bowen (1899-1973), una delle più importanti autrici della narrativa irlandese del Novecento.
Sonzogno ce lo ripropone in una veste tutta nuova e per la prima volta in Italia in versione integrale.
Si tratta di un classico della letteratura, pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1935, che mi ha colpito per la sua modernità, complice probabilmente l'ottima traduzione. 
Un libro da leggere con calma, gustandone ogni frase, ogni pensiero, ogni descrizione: siamo davanti ad una prosa così evocativa e intensa, da rendere immagini e sensazioni palpabili e nitide davanti agli occhi del lettore.
In una livida alba invernale del dopoguerra, Henrietta, 12 anni, sbarca alla Gare du Nord. Ad attenderla una conoscente di sua nonna, Naomi Fisher, che l'ospiterà durante la breve sosta a Parigi: Henrietta viene da Londra ed è diretta verso il sud della Francia. La Parigi che l'accoglie è fredda e malinconica e la casa dove sarà ospite per la giornata, quella di Madame e Mademoiselle Fisher, sembra inghiottirla fin da subito nella sua atmosfera cupa e polverosa. 
La signora Fisher giace malata in un enorme letto al piano superiore e tutto nella casa sembra ruotare attorno alla sua figura manipolatrice e meschina. Naomi, sua figlia, è una donna quasi invisibile, completamente in balia degli umori materni e chiaramente a disagio davanti alla piccola ospite che, viceversa, è apparentemente piuttosto sicura di sé e puntigliosa. In questo clima, magistralmente descritto parola dopo parola, tanto da provocare nel lettore un senso di claustrofobia e di incombente tragedia, Henrietta incontra Leopold, un ragazzino timido e introverso che proprio quel giorno è ospite delle Fisher in attesa di incontrare la madre biologica che l'ha abbandonato alla nascita.
I due bambini e la casa borghese che li accoglie per qualche ora, sono indimenticabili protagonisti della prima parte del romanzo, quella che ho preferito, intitolata "Presente".
Nella seconda parte, "Passato", si torna indietro sul piano temporale di 10 anni per raccontare le origini di Leopold. Protagonista diviene Karen Michaelis; giovane bella, ricca e talentuosa, Karen è un'amica inglese di Naomi Fisher e all'epoca sono entrambe in procinto di sposarsi. Naomi è promessa a Max, un enigmatico impiegato di origini ebraiche, Karen a Ray, bello, ricco e ben inserito socialmente. Naomi è grigia, Karen è un sole destinato a splendere, ma il destino e una fugace stretta di mano in un assolato pomeriggio estivo, sparigliano le carte e innescano una passione destinata a rovinare molte vite.
Non è stato facile per me venire a capo di questa seconda parte, la prosa si fa infatti meno lineare, il racconto, palesemente immaginario, forse frutto della fantasia di Leopold, si svolge in un'atmosfera onirica, mescolando riflessioni a dialoghi concitati, mentre gli avvenimenti si susseguono senza un preciso riferimento temporale. 
La terza ed ultima parte del libro ritorna al "Presente" e rappresenta la chiusura del cerchio: è pomeriggio inoltrato ed è l'ora dei saluti, nella Casa di Parigi nulla è mutato, apparentemente, ma Leopold e Henrietta hanno acquisito una nuova consapevolezza sul mondo pieno di segreti e tradimenti degli adulti.
I due si separano alla Gare de Lyon, dove Henrietta sale sul treno che la porterà dalla nonna nel sud della Francia, mentre Leopold si avvia verso un futuro incerto e tutto ancora da immaginare. E' un addio impacciato che lascia spazio solo ad un ultimo gesto di cameratismo e tenerezza.
La casa di Parigi è un romanzo che affascina con i suoi contrasti, Henrietta e Leopold sono bambini che si comportano e pensano non certo con l'innocenza della fanciullezza, si feriscono vicendevolmente con chirurgica precisione e ragionano come adulti, ma con sapienti particolari l'autrice li riporta nel mondo infantile e bisognoso di certezze che appartiene alla loro età: uno scimmiotto di pezza dal quale non ci si può separare, un abbraccio, un pianto sconsolato. Nulla è prevedibile nel mondo della Bowen, dove le madri custodiscono segreti terribili e manipolano le figlie tramando in silenzio e sempre in silenzio soffrono i tradimenti e le debolezze delle figlie fino a morirne. E' un mondo borghese che tenta in ogni modo di salvare le apparenze e che trova nella casa delle Fisher la sua migliore rappresentazione: ordinata, claustrofobica, silenziosa, con la carta da parati "opaca rossa con le strisce ombreggiate ad arte, tanto da sembrare vere e proprie sbarre", una casa di bambola che più che un nido rassicurante si trasforma in prigione.
Un romanzo d'atmosfera che gli amanti dei classici non possono lasciarsi sfuggire.

Commenti

  1. Pensavo di leggerlo, ma poi ho cambiato idea per leggere Florence Gordon...Non avrei dovuto cambiare idea!

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    1. Florence Gordon non l'ho letto, questo è decisamente un classico, molto bello nelle parti dove ci sono i ragazzini protagonisti, troppo visionario per me nella parte centrale.

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  2. Lo leggerò sicuramente, prossimamente :)

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    1. Fammi sapere cosa ne pensi! come vedi ci sono pareri discordanti.

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  3. L'ho iniziato e mollato...la noia ha prevalso.

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    1. Ho avuto la tua stessa opinione, però ho tenuto duro fino alla fine ;)

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    2. Ho avuto la tua stessa opinione, però ho tenuto duro fino alla fine ;)

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    3. Cuore, l'hai trovato noioso da subito? a me la prima parte è piaciuta tanto, l'ho trovata moderna (per essere un romanzo degli anni '30) e scritta davvero bene, la seconda parte mi ha messo in difficoltà, come Claudia ho tenuto duro e sul finale si è ripreso!

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  4. Mamma che bella recensione, Tessa :) :) Complimenti, ancora una volta sono felice di leggerti sempre. Un bacio!

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    1. ma grazie! mi fai arrossire. Sono contenta ti sia piaciuta :)

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  5. Molto bella questa recensione!
    A me il libro è piaciuto veramente molto anche se alcuni comportamenti dei personaggi principali adulti mi sono sembrati un po' assurdi. Ma tutto sommato è un grande romanzo.

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    1. Grazie! anche a me il libro è piaciuto, con l'eccezione di alcuni momenti nella parte centrale; sono contenta tu sia passata nel mio angolino :)

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