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Recensione: Amy e Isabelle di Elizabeth Strout (Ediz. Fazi; 2010).

Buongiorno Lettori, oggi, come promesso sulla pagina Facebook, cerco di raccontarvi la mia esperienza di lettura di Amy e Isabelle di Elizabeth Strout. Di questa nota e pluripremiata autrice, ho letto, tempo fa, il romanzo I ragazzi Burgess, del quale, devo ammettere, ho un ricordo piuttosto "tiepido". 
Una copia di Amy e Isabelle, libro d'esordio della Strout pubblicato nel 1998, mi guardava intensamente dallo scaffale della libreria della casa al mare dove sto trascorrendo le vacanze, con quella magnifica copertina, una riproduzione di un quadro di Edward Hopper, dell'edizione Fazi. Malgrado un certo timore, ho deciso di affrontare la storia di queste due donne, e sono stata immediatamente rapita e catapultata negli anni '60, a Shirley Falls, provincia americana, un paese come tanti, un fiume, una grossa fabbrica, il quartiere residenziale, le casette tutte uguali. Qui, in un piccolo appartamento claustrofobico, vivono, sole, Amy e Isabelle, figlia e madre, che a Shirley Falls sono approdate molti anni fa, quasi per caso e hanno finito per restare, pur senza mettere vere radici.

Amy, la figlia adolescente, lo sguardo spesso rivolto verso il basso, i bei capelli biondi ondulati che molti le invidiano, Isabelle, la madre ancora giovane, che in nome della rispettabilità ha soffocato la propria femminilità, abolito i piccoli piaceri della vita, chiudendosi in un'esistenza giocata tutta in difesa, rigida, diffidente.
Le conosciamo in un'estate torrida, Amy e Isabelle, l'aria stagnante, l'atmosfera pesante, specchio perfetto del loro rapporto difficile.
È successo qualcosa, qualcosa di drammatico si è insinuato nella vita statica di madre e figlia, lo cogliamo subito, fin dalle prime battute del romanzo. L'inverno e la primavera che hanno preceduto questa calda estate, nascondono segreti che verranno lentamente svelati nel corso della narrazione.
Ci tiene sulle spine, la Strout, ci rende impazienti di sapere, conoscere, giudicare, ed è probabilmente lo stesso sentimento che cova dentro le due protagoniste. 
La loro incapacità di comunicare è quasi angosciante, il loro rapporto un "filo nero" che le lega fin troppo strette, un filo che Amy percepisce spesso come soffocante, ma che Isabelle non è disposta ad allentare, e viceversa. Un cordone ombelicale che nessuna delle due ha il coraggio di recidere sul serio, perché Amy e Isabelle non sono solo madre e figlia, ma, nella loro solitudine, sono, l'una per l'altra, l'unico orizzonte emotivo conosciuto.
Chiuse tra le pareti dell'ufficio dove Isabelle lavora da sempre come segretaria e dove Amy ha trovato impiego estivo, circondate da un microcosmo di donne dalle vite più o meno complicate, madre e figlia si sfiorano senza toccarsi, gridano in silenzio tutta la loro frustrazione. Perché nei mesi precedenti a questi torridi giorni, la "piccola" Amy ha conosciuto la forza prorompente dell'amore e dell'attrazione sessuale. Un sentimento nei confronti di un uomo sbagliato, sotto molti punti di vista, che l'ha resa vulnerabile, l'ha fatta soffrire e coperta di vergogna, ma che, allo stesso tempo, l'ha fatta sentire per la prima volta attraente, desiderabile e in qualche modo forte. E Isabelle questo non può sopportarlo, non che Amy voli libera e provi quelle sensazioni che lei si è preclusa per proteggere quella stessa figlia, nata e cresciuta senza un padre accanto. Lei, che ha fatto della morigeratezza e della freddezza un credo, che non si è più concessa di essere donna, regalandosi, come unico pensiero scalda cuore, una platonica venerazione per il suo capoufficio, uomo sposato, distratto e di pochi talenti. Lei, la rigida Isabelle, come può perdonare alla sua bambina di essere cresciuta?
L'unica possibile redenzione, ci racconta la Strout, la via d'uscita dalla palude emotiva di Isabelle, è l'amicizia con altre donne, sentimento che, pure, ha evitato per anni. Con loro, con la materna e morbida Fat Bev e la fragile, tormentata Dottie, la protagonista riscopre la condivisione e l'accoglienza e forse, in futuro, anche il coraggio e la capacità di essere madre e insieme donna. Tutto quel che sappiamo, alla fine, è che quando la pioggia lava via l'afa e i rimpianti da Shirley Falls, la nuova stagione si profila carica di promesse.
Amy e Isabelle è un romanzo straordinariamente vero, che racconta la provincia americana pre-rivoluzione sessuale, ma soprattutto indaga il rapporto madre figlia, addentrandosi fin nei meandri più scomodi e tormentati. Eppure ciascuno di noi troverà qualcosa di sé nelle protagoniste, riconoscerà qualcosa di già vissuto e sperimentato. Potere di una prosa che mi ha stregata: vivida, evocativa, minuziosamente descrittiva, ogni parola ha il suo peso e la sua ragione.
Un romanzo triste, malinconico, a tratti claustrofobico, come sa esserlo la grande letteratura americana, ma con un'apertura di speranza nel finale. Un romanzo che scorre via, apparentemente senza grandi accadimenti, ma che sicuramente muove qualcosa dentro il lettore, lascia un segno.
Grazie a Amy e Isabelle ho scoperto la grande capacità narrativa di Elizabeth Strout.
Un libro che consiglio caldamente, non è una lettura leggera, ma è una Bella Lettura.


Genere: Donne nella provincia americana.
Pagine: 474.
Voto:
 più!































Commenti

  1. La Strout devo assolutmaente leggerla...
    E, mi sa, qualsiasi libro io prenda, sarà un gran libro. :)

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    1. Questo è, secondo me, un gran libro. Di quelli che in alcuni punti ti irritano, ti soffocano..ma che non potresti abbandonare. De I Burgess ho un ricordo meno entusiasmante, forse dipende dalle tematiche e dai personaggi. Baci xxx

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  2. Mi ritrovo in pieno nelle tue belle parole. La sua è letteratura con la L maiuscola.
    Un abbraccio da Lea

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    1. Sì, concordo. E il prossimo sarà Lucy Barton :)

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  3. Già so che lo amerò pazzamente, perché delle tue recensioni io mio fido tanto quanto della Fazi e della Strout! A parte gli scherzi, io amo molto questa autrice. Se questo romanzo ti è piaciuto prova a leggere Olive Kitteridge...io l'ho amato molto, anche se è un pugno allo stomaco. Come la grande narrativa americana, racconta la vita così com'è senza condirla,senza abbellirla, senza porre l'accento su nulla che non sia il fluire della vita stessa.
    Paola

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    1. Troppo buona Paola! Sono sicura che questo libro ti piacerà tanto. E' una storia che ti entra dentro.
      Ti abbraccio.

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  4. Mi hai fatto venire voglia di leggerlo subito!! Metto in lista, grazie Tessa

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  5. Mrs. Strout mi sta girando intorno da un po' e questa mi sembra proprio una delle occasioni migliori per conoscerla. Segno in lista (che spero non avrà il sopravvento su di me)!
    Bellissima recensione, come sempre.
    Baci, Stefi

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    1. Grazie Stefi, segna, segna! sul resto della produzione di Mrs Strout non posso dire, ma questo vale la pena di leggerlo!
      baci.

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  6. Ciao, nuova iscritta:) Bellissima recensione, mi hai messo su ancora più desiderio di leggere questa autrice (sulla mia libreria c'è Olive Kitteridge, che prende polvere da quasi un anno - shame on me). Adesso però voglio leggere anche Amy e IsabellexD

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  7. Bellissima recensione.
    Il romanzo è superlativo,grande scrittura,piacere assoluto,invito costante a riflettere anche sulle proprie relazioni e reazioni.
    Gli uomini escono sufficientemente bastonati in questo romanzo in cui le donne rivelano la loro grande forza di fronte alla vigliaccheria e superficialità di un certo tipo di maschio.

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  8. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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