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Recensione: Terremoto di Chiara Barzini (Ediz. Mondadori, 2017).



Quando Mondadori mi ha presentato il libro d'esordio di Chiara Barzini, Terremoto, sono stata catturata dall'idea di un romanzo di formazione incentrato sulla storia di una sedicenne romana che si trova catapultata nella Los Angeles dei primi anni novanta, dove i genitori hanno deciso di trasferirsi per lavoro. Amo i romanzi di formazione e mi affascinava il fatto che l'autrice avesse vissuto la stessa esperienza della protagonista: un'adolescenza divisa tra Roma e la California, le grandi differenze sociali e culturali, il sogno americano, che per Chiara Barzini ha significato, tra le altre cose, la pubblicazione del suo romanzo d'esordio, scritto originariamente in inglese (titolo Things That Happened Before The Earthquake), negli States, dove ha riscosso un buon successo. 

Un romanzo con una storia appassionante alle spalle, sicuramente con più di uno spunto autobiografico: ero pronta a godermi la lettura e ad entrare nei panni di Eugenia, la giovane protagonista. 

Oggi, poche ore dopo aver girato l'ultima pagina del libro, mi dico che, al contrario, non ero pronta per nulla. Non ero pronta per l'infinita tristezza e per la violenza dei sobborghi di Los Angeles che ci vengono descritti (altro che miti brezze, mare e cieli perennemente azzurri), per la famiglia disfunzionale della protagonista, per il viaggio di Eugenia dentro una spirale di male, fisico, morale e culturale, in cui il buio pare avvolgere ogni cosa. 

Se dovessi dare un titolo a questa recensione direi che "il troppo è troppo e alla fine (per gusto personale) disorienta". 

Mi spiego meglio. Se da una parte ho apprezzato alcune tematiche, la differenza culturale, ad esempio, l'impatto con la scuola superiore americana, un'enorme struttura affollata e multietnica, messa in ginocchio dal fenomeno delle gang giovanili, tanto da proibire agli alunni di indossare vestiti di colori che potrebbero anche solo lontanamente richiamare  i gruppi di teppisti della zona, dall'altra parte ho trovato il viaggio di Eugenia esageratamente fuori dalle righe. 

Avrei voluto coccolare questa ragazzina sradicata dal suo mondo e sofferente a causa di un padre e di una madre così concentrati su se stessi, da lasciare la figlia completamente sola in un momento così delicato della sua vita; l'avrei abbracciata, dicevo, ma Eugenia ha cercato altre braccia e altri tipi di consolazione. Si è circondata di personaggi problematici e complicati, una piccola corte dei miracoli (c'è un ragazzo senza laringe, uno senza un orecchio, un secchione con sandali e calzini di spugna, una bellissima ragazza molto tormentata), e per rabbia, per paura, per immaturità, ha trovato un'unica via di comunicazione, il sesso. 

Forse è la mia non più verde età, forse non sono di vedute aperte quanto credevo, ma ho trovato alcune scene disturbanti. È un sesso frettoloso che non lascia nulla all'immaginazione, quello di Eugenia, in molti casi senza un briciolo di sentimento, un'arma di scambio, una ribellione che scivola nel cliché; Poi arriverà Deva, affascinante e selvatica, e sarà amore, di quelli che fanno male.

Nella presentazione del romanzo si legge:

"Chiara Barzini ci consegna un romanzo di formazione sofisticato e trasgressivo" 

Ma al giorno d'oggi la trasgressione si identifica ancora con il sesso? O con i partner scelti? Perché a me, più che trasgressiva, è parsa una storia estremamente triste, con una protagonista addolorata più che sensuale.

Terremoto è un libro che, come ho scritto prima, ha spunti interessanti, che fa muovere i suoi personaggi al centro di una natura palpitante e viva nel suo essere matrigna crudele. L'ambientazione tra la le valli e i sobborghi Californiani, e su una piccola isola del Mediterraneo, dove Eugenia trascorre l'estate, è, a mio parere, il punto di forza del romanzo. 
Il viaggio allucinato della protagonista verso una presa di coscienza di sé, dei propri limiti e delle proprie forze, è scandito da eventi naturali incontrollabili e da paesaggi incontaminati ed insieme spietati. L'alluvione, i boschi di Topanga, il deserto californiano dove si svolge un rave party, gli scogli inospitali delle Eolie, con gli animali mutilati dagli stenti e dai predatori, fino al terremoto che dà il titolo al libro (il terremoto di Los Angeles del 1994), e che diviene momento di riflessione e rivelazione: è la natura a ricordare costantemente alla protagonista la sua fragilità, ma anche la brutalità dell'essere umano, il più violento tra gli animali, capace di uccidere per il piacere di infliggere dolore (c'è una scena di violenza verso un animale francamente molto forte e fastidiosa). 

Terremoto è un romanzo d'esordio complesso per i molti temi trattati, è scritto con uno stile particolare e moderno, cupo e visionario, purtroppo, almeno per quanto mi riguarda, il risultato finale è penalizzato da qualche forzatura di troppo. La voglia di stupire e trasgredire appesantisce la trama e sottrae credibilità ai personaggi, specialmente nelle prime due parti del libro. Decisamente meglio la parte finale, dolce-amara e illuminata da un raggio di speranza.



L'autriceChiara Barzini è una scrittrice e sceneggiatrice italiana nata a Roma nel 1979. Ha vissuto e studiato negli Stati Uniti. Si è laureata in Letteratura e scrittura creativa alla UCSC, ha collaborato con varie riviste tra cui «Vogue», «Rolling Stone», «la Repubblica XL», «Vanity Fair» e «GQ». Terremoto (Mondadori, 2017) è il suo primo romanzo.



Commenti

  1. Preferisco soffrire con i libri di guerra, in quel caso mi pare che la sofferenza abbia un significato. Il vuoto pneumatico, la mancanza di affetto, il sesso come esplorazione del mondo...tutto questa mi getta nello sconforto e tutto sommato sono un'idealista e una sognatrice.
    Bella recensione Tessa!
    Lea

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    1. Idealista e sognatrice, mi piace, mi ci ritrovo! Bacio.

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    2. mi trovo d'accordo con Lea e la Bacci, e aggiungo che in quanto madre di una ragazzina che entra nell'adolescenza faticherei non poco a leggere un romanzo di questo tipo.
      Recensione stupenda :)

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    3. Grazie Chicca! Diciamo che non è un libro per adolescenti e forse neanche per mamme di adolescenti, anche se non c'è nulla di particolare, solo un'esagerata tristezza e demotivazione. Bacio.

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  2. Concordo con la mia socia: bella recensione, ben argomentata. Un libro che non fa per me.
    Un bacio

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    1. Forse siamo di una generazione troppo diversa e distante. Io ho fatto fatica a comprendere la protagonista. Andrà meglio la prossima volta. Bacio.

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  3. Potrebbe fare al caso mio, ma quel "troppo" mi scoraggia.
    Tu che dici?

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    1. Mentre lo leggevo un po' ti ho pensato. Per atmosfera e per il tormento dei personaggi, credo potrebbe piacerti. E forse il minore gap generazionale potrebbe aiutare a non avvertire il "troppo".

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    2. Ah, bene, bene.
      Gli darò la precedenza, grazie. :)

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