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Recensione: Gli anni del nostro incanto di Giuseppe Lupo (Ediz. Marsilio, 2017)



Buongiorno Lettori, oggi vi parlo di una storia famigliare delicata e suggestiva, si tratta de Gli anni del nostro incanto di Giuseppe Lupo. 

Anni Sessanta, Milano, siamo in pieno boom economico, un fotografo immortala, in uno scatto rubato, una famiglia, padre, madre e due figli, che si dirige in vespa verso Piazza Duomo; sorridenti e ben vestiti, sembrano l'emblema di quegli anni pieni di luce e di nuove possibilità in cui tutto sembrava possibile, perfino conquistare lo spazio.

"La foto di quel giorno è ciò che rimane della nostra eternità".

Luigi detto Louis, il capofamiglia, giacca, cravatta e sguardo rivolto verso il futuro, è un emigrato che ha scelto Milano per realizzare i suoi sogni, per essere all'altezza "degli anni alti". Ha sposato Regina, parrucchiera di origini venete, che gli ha dato due figli, Bartolomeo detto Indiano, che nella foto ha sei anni, e Vittoria, che ha solo un anno, il visetto colmo di stupore in braccio alla mamma. C'è qualcosa di commovente in questa immagine di un'Italia che non c'è più, di una famiglia che, con sacrificio, si è lasciata alle spalle la povertà e ha inseguito il sogno di un' epoca "sbarluscenta" come la Milano di quegli anni: il posto fisso in fabbrica, un appartamentino a Lambrate, la vespa e poi la 500, i primi elettrodomestici, la cucina Salvarani, azzurra come quel quadratino di cielo di periferia sotto cui Louis e Regina crescono figli destinati a non soffrire fame e privazioni.

"...la famosa età sbarluscenta che abbiamo attraversato a bocca aperta, adulti e bambini, carichi di meraviglia e con il vento a riempirci la gola."

Qualcosa non è andato secondo i loro piani, visto che una ventina di anni dopo, nell'estate del 1982, l'estate dei mondiali in Spagna, Regina e Vittoria si trovano sole in ospedale. Regina ha lo sguardo perso e vuoto di chi ha perso ogni riferimento temporale, amnesia post traumatica l'hanno definita i medici, incitando la figlia Vittoria, divenuta giovane donna, a forzare i cassetti della memoria, nel tentativo di sbloccare i ricordi della madre. Che cosa ha provocato il black out improvviso? E dove sono il marito e il figlio, perché non sono al suo capezzale?.

Pagina dopo pagina, con quella foto in bianco e nero in mano, Vittoria ripercorre per la madre le tappe di una storia famigliare profondamente legata alle vicende economiche, politiche e sociali di un trentennio del nostro paese, dalle campagne alla città, dal miracolo economico all'austerity, dagli anni scanzonati della speranza  a quelli di piombo e sangue del terrorismo, passando attraverso il Sessantotto e la contestazione. Il sogno dei padri, il disagio dei figli, in un romanzo sulla famiglia e sul confronto generazionale delicato e dal finale toccante.
Un libro elegante, un racconto essenziale che non indugia in sentimentalismi forzati, ma arriva dritto al cuore. 
Consigliato.

Genere: com'è bello andare in giro con le ali sotto i piedi.
Pagine: 160.
Voto:

Commenti

  1. Sapevo che ti sarebbe piaciuto. Davvero adorabile.
    Sul tema, anche se molto più lungo, molto più denso, molto più napoletano, lo scorso anno di questi tempi avevo amato Palazzokimbo. :)

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    1. Palazzokimbo, ricordo la tua recensione! E infatti ce l'ho sul kobo. Chissà perché è poi rimasto lì, tra i libri che aspettano il loro momento.
      Gli anni del nostro incanto è un piccolo libro da ricordare (quella Salvarani azzurra mi è rimasta nel cuore, ma tu sei troppo giovane per ricordarti anche solo la pubblicità!)(sono quasi troppo giovane pure io, figurati!). Bacio.

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  2. Bella recensione, ma non è una novità. Penso potrebbe piacermi,
    baci lea

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  3. Ciao Tessa, questa recensione è proprio bella e questo libro sembra davvero valido. Non l'ho nemmeno mai sentito. prendo nota

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    1. Io l'ho scoperto grazie ad una recensione di Mr Ink ;) Segnalo, ti piacerà!

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