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Recensione: Divorare il cielo di Paolo Giordano (Ediz. Einaudi, 2018).


Divorare il cielo di Paolo Giordano è un romanzo impetuoso, carico di passioni e di emozioni, un romanzo dalle cui pagine ho fatto fatica a staccarmi, tanto che l'ultima delle tre parti in cui è divisa la narrazione, mi è "costata" una notte insonne. 


Quattro protagonisti, vent'anni di vita, dall'adolescenza alla maturità, dai grandi sogni alle grandi sconfitte, e ritorno. Un amore che sopravvive, intatto, agli anni, agli errori, alle assenze, alle mancanze. Divorare il cielo è questo e molto di più.

Bern, Nicola e Tommaso sono fratelli, anche se non di sangue: Nicola è figlio biologico di Cesare e Floriana, Bern e Tommaso figli adottivi. Sono cresciuti in una masseria pugliese, luogo dove Cesare, un po' guru un po' predicatore, ha creato una piccola comunità chiusa, dedita al lavoro della terra, alla preghiera, alla meditazione e allo studio delle sacre scritture. La masseria, luogo centrale della narrazione, con il patio, il frutteto, il tratturo che la divide dal mondo esterno e il grande gelso, è un giardino dell'Eden non ancora contaminato dal peccato, fino a quando l'adolescenza dei ragazzi non si palesa, all'improvviso. 

Bern, Tommy e Nicola valicano i confini della masseria, la loro voglia di esplorare il mondo è insaziabile, quella di trasgredire anche. È così che incontrano Teresa, la vicina della villa accanto. Studentessa torinese di buona famiglia, Teresa trascorre l'estate nella casa della nonna. Un bagno proibito in piscina, la curiosità, uno sguardo: Bern e Teresa si sfiorano, si attraggono, si piacciono. La passione divampa, è il peccato originale che entra nel piccolo Eden di Cesare. Sembra una cotta destinata a durare il tempo di un'estate, invece nulla sarà più come prima. 

Gli anni che seguono li viviamo attraverso il racconto, spesso sotto forma di ricordo, dei protagonisti, avanti e indietro nel tempo, fino a ricostruire il grande affresco di quattro vite inestricabilmente e drammaticamente legate fra loro.

Assistiamo, pagina dopo pagina, alla loro trasformazione, alla ricerca spasmodica di una libertà a lungo sognata, ma anche di un ideale da abbracciare e di radici cui aggrapparsi. Perché la gioventù è anche questo, volere tutto e il contrario di tutto, mordere la vita, cercare di addomesticarla, lasciarsene travolgere, arrivare fino al cielo. 

Passano gli anni, amici e amori vanno e vengono, la masseria diviene una comune di spiriti liberi ed ecologisti, niente regole, niente beni materiali, le battaglie ambientaliste, sempre più sofferte, sfociano nell'estremismo, la troppa libertà, senza una guida, diviene caos. Unico punto fermo, ma solo per noi "spettatori", il legame che lega Bern e Teresa. Un amore fatto di poche parole e di troppi silenzi, di tanti errori e di grandi ostacoli da superare, un amore che spesso fa male, ma che emoziona fino all'ultima pagina.

"Non era questa l'avventura che volevo, Teresa. L'avventura che volevo era con te".

Poi c'è la masseria, il luogo dove tutto si compie, il rifugio dove si ritorna sempre.

"Il sole aveva allentato la presa, adesso la luce era così avvolgente e perfetta da farmi desiderare che restasse uguale per sempre. Era l’ora in cui t’innamoravi senza scampo di quel luogo".

Divorare il cielo  è un romanzo di formazione ambizioso che tocca tanti temi (l'amore, il sesso, la diversità, le radici, la maternità, la religione, la natura, la famiglia, la morte), che sonda il lato oscuro e fragile dei protagonisti, duro come un pugno nello stomaco, realistico, a tratti, da far male. 
Un libro drammatico, ma anche poetico, potente e ipnotico. Da leggere.

Genere: Io ti salverò.  
Pagine: 430.
Voto: 
 e mezzo.

Commenti

  1. Recensione splendida e sentita, complimenti Tessa.
    Avevo già voglia di leggerlo, è già in mio possesso ma non so quando sarà il suo momento perché, lo ammetto, sono alquanto riluttante a rompere la tregua stabilita con "Il nero e l'argento", dopo l'odiata Solitudine.
    Grazie.
    A presto!

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    1. Grazie Cecilia! Questo romanzo è stato una sorpresa , anch'io non ho amato La solitudine e dell'autore non ho letto altro.Questo è un romanzo molto maturo, te lo consiglio :)

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  2. Anche questo titolo assolutamente da leggere. Me ne parlate tutti in modo entusiastico, non posso esimermi!
    Un abbraccio,
    Stefi

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  3. Di questo libro mi ispira molto l'ambientazione.

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    1. La Masseria e la terra rossa della Puglia, gli ulivi e il mare. Luoghi indimenticabili!

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  4. Finalmente leggo la tua bella recensione. Direi proprio che questo libro ci ha stregate.
    un saluto da Lea

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  5. Ho visto l'autore domenica scorsa ad Ogni cosa è illuminata (il programma fratello di Alle falde del Kilimangiaro) il quale ne ha letto un estratto e me ne sono innamorata. L'ho messo subito in lista

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    1. Cavolo, me lo sono perso! L'avrei ascoltato volentieri. Il romanzo lo consiglio vivamente, leggilo e fammi sapere cosa ne pensi!

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