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Recensione : Tutta questa vita di Raffaella Romagnolo (ediz. Piemme, 2013)

Inizio con la recensione di un libro che ho appena finito di leggere e che mi è stato regalato per Natale da una cara amica, come me infaticabile lettrice.




Trama : A sedici anni tutto è da scoprire, la vita è ancora intera, possibile, e il futuro un'opportunità. Così anche per Paoletta, che di avere "tutta la vita davanti", però, non è entusiasta. Forse perché odia le frasi fatte o semplicemente perché è diversa dalle altre ragazze: detesta Facebook, legge Anna Karenina, filosofeggia su Harry Potter, invece delle sit-com guarda vecchi film, si ingozza di dolci infischiandosene della bilancia e allo shopping con le amiche preferisce di gran lunga le passeggiate silenziose con il fratello minore, Richi. O forse è proprio lui a renderla diversa: Richi ha dodici anni, le gambe così fragili che possono reggere solo pochi passi strascicati, un braccio difficile da controllare e una vita tanto più complicata davanti. Non parla molto, e quando lo fa, non sempre gli altri lo capiscono. Ma Paoletta sì; brevi frasi che hanno, per lei, il sapore della sincerità che manca nella villa di famiglia. Un'autentica prigione. Una tortura di menzogne, cose non dette, segreti pericolosi, da cui la ragazza scappa ogni volta che può. E insieme a Richi attraversa il confine, immaginario eppure così reale, che divide lo splendido giardino di casa loro dalle Margherite, il quartiere popolare, dove gli appartamenti sono modesti, le giostrine arrugginite e i padri non sono imprenditori di successo ma cassintegrati in difficoltà. E dove c'è Antonio, anche lui, a modo suo, diverso. L'unico, a parte Richi, che sa leggerle dentro e che l'aiuterà...



Sarò abbastanza laconica, come la protagonista del romanzo, Paoletta: il libro non mi è piaciuto. Lo considero un'occasione un pò sprecata per l'autrice che peraltro, mea culpa, non conoscevo (ma ho letto commenti molto lusinghieri sulla sua opera precedente "La Masnà").
Peccato, perchè dopo una partenza accattivante, con descrizioni argute della protagonista e della sua famiglia che mi hanno strappato più di un sorriso (la nonna sempre perfetta nei suoi mocassini pitonati, i capelli candidi acconciati in modo impeccabile, quasi a sfidare la legge di gravità, la madre algida, fissata con il conteggio calorico ed ossessionata dall'esteriorità, il padre poco presente e due figli "diversi", ciascuno a modo suo e poco integrati nel contesto sociale che li circonda, quello di un'opulenta alta borghesia "arrichita" dove l'apparire ad ogni costo e l'essere accettati dal "branco" costituiscono i pilastri della vita quotidiana), dopo un inizio promettente, dicevo, il libro si perde in una trama esile esile, con un intreccio narrativo poco sostanzioso.
Anche i personaggi perdono, nel corso della narrazione, verve e spessore emotivo, stemperandosi in figure piuttosto stereotipate (il papà ricco e corrotto, il ragazzo di umili origini troppo buono per essere vero, il portatore di handicap che parla a fatica ma quando lo fa dice solo grandi verità, la colf extracomunitaria saggia).
Paoletta, sedicenne goffa, "cavallona" e con qualche chilo in più, fronteggia una crisi famigliare che porterà una radicale trasformazione del suo mondo, verranno a galla verità nascoste nel passato, si creeranno nuove dinamiche in famiglia che le permetteranno di mettersi in gioco, crescere, accettare i propri limiti e quelli degli altri; scoprirà una nuova forza interiore e darà nuovo significato e fiducia al proprio ruolo di figlia, sorella e amica, trovando infine forse anche l'amore. 
Proprio nel finale il racconto mostra nuova energia narrativa, tanto da farti tifare per la nuova Paola e per la sua conquistata maturità. E' il racconto del "viaggio", di questa trasformazione da Paoletta a Paola, che risulta, a mio parere, un pò zoppicante e lacunoso (improvvisa e sincrona redenzione di mamma e nonna, vogliamo parlarne? la figura di Alberto, ragazzo di umili origini e molti talenti, personaggio che rimane evanescente, poco credibile ) .
Mi piacciono molto i romanzi di formazione, il genere young adult...ma forse nella lettura di questo libro sono stata penalizzata dal fatto di non essere più tanto young! volendo rimanere nel genere, ho letto recentemente ed apprezzato  "Il rumore dei tuoi passi" di Valentina D'Urbano e "L'estate del cane nero" di Francesco Carofiglio (romanzo di qualche anno fa), molto diversi tra di loro ma sicuramente caratterizzati da un certo spessore narrativo.
Mi ripropongo di leggere "la Masnà" e di commentarlo qui sul blog!
Tessa

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