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Recensione: Ashford Park di Lauren Willig (Ediz. Fabbri, 2013).

Qualche post fa vi avevo parlato di due romanzi di Katherine Webb (qui), e li avevo paragonati ai libri di alcune autrici che amo molto, Kate Morton in testa. Ecco, Ashford Park di Lauren Willing viene etichettato in rete come appartenente al genere "Morton"; non lasciatevi ingannare, purtroppo questo romanzo non ha quel "qualcosa" in più, si lascia leggere, ma nella parte centrale è noioso, ci sono i classici due piani temporali, ma il racconto e i personaggi del presente mancano di mordente e sono piuttosto stereotipati; decisamente migliore la parte ambientata agli inizi del Novecento in Inghilterra e successivamente in Kenya.
Inghilterra, inizi del Novecento. Le torri di Ashford Park dominano il paesaggio per miglia e miglia. In quella dimora immersa nella campagna inglese, dove la nonna Addie è cresciuta dopo aver perso i genitori, si nasconde il segreto delle radici di Clemmie, giovane avvocato newyorkese. Per diventare socio dello studio legale in cui lavora ha dovuto rinunciare a tutto il resto. L'unica consolazione rimane l'anziana nonna Addie, la sua confidente, la sua sola certezza. Almeno fino a quando, da brandelli di conversazione, inizia a sospettare che il passato dell'adorata nonna nasconda uno scandalo inconfessabile. Attorno a Clemmie, determinata a ricostruire le proprie origini, rivive il mondo ormai scomparso di Ashford Park: la timidezza di Addie, ragazzina impacciata dai boccoli castani, così sbagliati in mezzo alle chiome bionde di una famiglia che non è la sua; il debutto di Bea, la bellissima, sofisticata e capricciosa cugina, e il suo primo, infelice matrimonio; l'amore per lo stesso uomo, che piomba come un tornado a sconvolgere il loro legame e trascinerà i loro destini nei circoli della dissoluta Londra postbellica, fino alle piantagioni di caffè di Mombasa, dove un'orribile tragedia le attende, nel caldo soffocante della notte africana. Una saga familiare che esplora la rivalità tra due donne forti e indipendenti e le terribili scelte richieste dall'amore.

Le vicende di Eddie e Bea, cugine quasi sorelle, la vita nella cupa Ashford Park e la rivalità che piano piano si insinua nel loro rapporto, fino a sfociare nel finale a sorpresa, sono piacevoli da leggere, ma la trama non lascia intendere quanta parte del romanzo sia incentrata sulla nipote di Eddie, Clemmie, avvocatessa newyorkese, un personaggio che mi ha lasciata piuttosto indifferente. A zonzo per le strade della Grande Mela e di Londra, alla scoperta di un passato famigliare che le è completamente oscuro (e del quale non le è evidentemente importato nulla fino ai 30 anni, visto che non ha idea neanche di dove sia nata la nonna), ma anche (e soprattutto) di un fidanzato che la sopporti, Clemmie manca purtroppo dello spessore necessario a rendere interessante la parte del romanzo a lei dedicata.
Un libro che si lascia leggere, ma di cui si può fare a meno. 

Genere: mai fidarsi della cugina bella!
Pagine:494.
Voto: 
          e mezzo

Commenti

  1. peccato sembrava promettente dalla trama.
    bentrovata Tessa, è un piacere rileggerti,.

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    1. Grazie Chicca :) cerco di smaltire gli arretrati, chissà se ci riesco!

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  2. Non ho mai letto la Morton, quindi evito questo mentre - al solito - mi riprometto di leggere l'originale. :)

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