mercoledì 25 febbraio 2015

Recensione: Gli anni al contrario di Nadia Terranova (Ediz. Einaudi, 2015).

"Messina, 1977. Aurora, figlia del fascistissimo Silini, ha sin da piccola l'abitudine di rifugiarsi in bagno a studiare, per prendere tutti nove immaginando di emanciparsi dalla sua famiglia, che le sta stretta. Giovanni è sempre stato lo scavezzacollo dei Santatorre, ce l'ha con il padre e il suo "comunismo che odora di sconfitta", e vuole fare la rivoluzione. I due si incontrano all'università, e pochi mesi dopo aspettano già una bambina. La vita insieme però si rivela diversa da come l'avevano fantasticata. Perché la frustrazione e la paura del fallimento possono offendere anche il legame più appassionato. Perché persino l'amore più forte può essere tradito dalla Storia".

Nel 1977, quando Aurora e Giovanni si incontrano a Messina, io andavo alle scuole elementari e Nadia Terranova, l'autrice del romanzo, era probabilmente nella pancia della mamma. Aurora e Giovanni non rappresentano la nostra generazione: per me potrebbero essere i fratelli maggiori delle mie amiche (io in famiglia sono la più grande), per la Terranova i genitori.
Eppure la ricostruzione storica di questo romanzo è impeccabile nella sua linearità, colpisce il cuore e non solo.
Gli anni al contrario è la storia di un amore e di un matrimonio senza lieto fine, come tanti, ma è soprattutto la storia di due vite che finiscono impigliate nelle maglie della Storia, quella vera.
Sono gli anni di piombo, della violenza, del terrorismo, della droga, ma anche della voglia di cambiare il mondo; anni lontani che il romanzo racconta in punta di piedi, facendo affiorare, in chi quel periodo lo ha anche solo "sfiorato", ricordi vividi. 
Alla fine degli anni '70, la mamma raccomandava a noi bambini di stare attenti a tutto ciò che toccavamo per terra, nei prati, sotto le panchine, perfino nel parco giochi per bimbi: quelle piccole, maledette, siringhe erano ovunque, come i ragazzi, che a me parevano uomini fatti, stravaccati per terra, in gruppo o da soli, gli occhi persi o chiusi, nelle vene il veleno che uccide piano piano i sogni. Con le amiche spiavamo le festine dei fratelli più grandi, attirate ed incuriosite dalle chitarre, dalle camicie fiorate, dai jeans a zampa, dai libri e dalle sigarette; ci sembrano tutti così sicuri di sé, impegnati e "felici", ma noi eravamo solo bambini.
Più tardi arrivò la violenza, un'eco lontana per noi piccoli, ma pur sempre impressa indelebilmente nella nostra memoria. E così, mentre nel romanzo Aurora cerca di proteggere la figlia Mara da quel padre scavezzacollo che non mette mai la testa a posto e scompare per giorni con tipi poco raccomandabili, noi, seduti davanti alla tv, fissavamo confusi l'emblema del sangue e della lotta armata: il corpo straziato di Aldo Moro, rapito e poi ucciso dalle brigate rosse. 
Anni dopo, passate le stragi, i rapimenti, gli omicidi, mentre Mara nel libro cresce e Aurora cerca disperatamente di dimenticare, io, ormai prossima alla laurea, mi scontravo, per lavoro, con persone come Giovanni. Uomini e donne scampati a decenni di tossicodipendenza, i denti rovinati, il fisico minato, le famiglie ed i sogni distrutti alle spalle. Sopravvissuti ad un'epoca, ma destinati, in tanti, a soccombere alle malattie che i paradisi artificiali avevano subdolamente portato con sé. 
In poco più di 100 pagine di romanzo, Nadia Terranova racconta tutto questo: lo fa con uno stile asciutto, senza fronzoli, ponendosi assolutamente al di fuori della storia e dei personaggi. Non parteggia, non giustifica, non accusa: il suo è quasi un documentario in bianco e nero, sta a noi lettori mettere i colori, che siano quelli dei ricordi, delle idee o dell'immaginazione, poco importa.
Triste, ma consigliato.

Genere: racconto generazionale.
Pagine: 144
Voto: 


sabato 21 febbraio 2015

La mia settimana librosa 2. # 4

Buon weekend a tutti! post velocissimo per aggiornarvi sulle mie letture. 
Ho finito di leggere Chi manda le onde di Fabio Genovesi (qui la recensione), un libro originale e molto piacevole! 

Sto leggendo (l'ho quasi finito) Gli anni al contrario di Nadia Terranova. Questo romanzo rientra nel mio periodo "revival degli anni '60-'70", iniziato dopo la lettura di Quando tutto era possibile di Meg Wolitzer (qui la recensione). La storia raccontata da Nadia Terranova inizia alla fine degli anni '70 ed è...un pugno nello stomaco. Bella, struggente; a presto la recensione!

Messina, 1977. Aurora, figlia del fascistissimo Silini, ha sin da piccola l'abitudine di rifugiarsi in bagno a studiare, per prendere tutti nove immaginando di emanciparsi dalla sua famiglia, che le sta stretta. Giovanni è sempre stato lo scavezzacollo dei Santatorre, ce l'ha con il padre e il suo "comunismo che odora di sconfitta", e vuole fare la rivoluzione. I due si incontrano all'università, e pochi mesi dopo aspettano già una bambina. La vita insieme però si rivela diversa da come l'avevano fantasticata. Perché la frustrazione e la paura del fallimento possono offendere anche il legame più appassionato. Perché persino l'amore più forte può essere tradito dalla Storia.

Su cosa leggerò domani ho ancora le idee moolto confuse! mi piacerebbe un bel romanzone d'amore-ma-non-solo, tipo Kate Morton o Charlotte Link (la Link di qualche anno fa..non quella degli ultimi romanzi), ma di queste autrici ho letto tutto. Mi date un consiglio? Oppure potrei iniziare Le mille luci del mattino, ultima fatica di Clara Sanchez, che ho ricevuto grazie ad una serie di scambi. A dirla tutta...la Sanchez mi piace una volta su tre, non è una garanzia!
dai, consigliatemi!

Madrid. La luce si riflette sulle immense pareti a specchio del palazzo. Emma guarda dalla sua scrivania il mondo che si perde in quell'intenso bagliore. Fare l'impiegata in una grande azienda non è mai stata la sua aspirazione. Ma Emma deve ricominciare dopo il fallimento della sua storia d'amore e del sogno di diventare una scrittrice. Il posto di assistente è arrivato al momento giusto. Eppure quel lavoro non è come se l'aspettava. Il suo capo, Sebastiàn Trenas, passa le giornate a leggere libri: nessuna telefonata, nessuna riunione. Emma non riesce a spiegarselo, ma il suo sesto senso le suggerisce di non fare domande. Fino a quando, mettendo in ordine certe vecchie carte, smuove qualcosa che doveva rimanere nascosto. Da allora tutto cambia: Trenas perde la carica di vicepresidente e dopo pochi giorni muore. Emma si sente in colpa e ha paura di quello che le sta accadendo intorno. Perché nulla è come appare. E ora che due oscuri personaggi, due fratelli manager di successo, hanno sostituito il suo capo, la ragazza è convinta che i suoi sospetti siano fondati e che sia necessario scavare nel passato. Un passato che parla di bugie e segreti, di amori clandestini e di adozioni difficili. Solo in sé stessa Emma può trovare il coraggio per svelare il mistero. Perché c'è chi vuole che su ogni cosa ricada il silenzio. Un silenzio a cui Emma ha deciso di dare finalmente una voce.

venerdì 20 febbraio 2015

Segnalazioni! Lucrezia Lerro, Jolanda Buccella, Vittorio De Agrò.

Oggi, prima di parlare delle mie ultime letture, vi lascio 3 segnalazioni che sono arrivate in Libreria.
La prima è della casa editrice Mondadori e si tratta de Il sangue matto di Lucrezia Lerro (Mondadori, Libellule, 2015; pg.163).

Il sangue matto è il grido che il corpo delle donne lancia a se stesso e agli uomini. È una continua domanda di maternità. Se i Monologhi della vagina hanno segnato un’epoca, ecco che queste pagine portano alla ribalta la voce sommersa delle donne, una impronunciabile verità che finalmente trova una poetica per rivelarsi. Monologhi pieni di energia, di disperazione e di forza, per affermare l’unicità del corpo femminile e il suo volubile, meraviglioso mistero. 
“Il sangue matto è l’ossessione per ogni pensiero distruttivo che mi assale in quei giorni che anticipano il mestruo. È la paura di impazzire in casa, al lavoro, per strada. Di perdere il controllo sul corpo, sui pensieri, sulla quotidianità, sul cibo. È il corpo che si macchia di rosso, il lutto, il fallimento di non riuscire a essere madri...” Le voci di tante donne diverse per età, sogni e desideri gridano da queste pagine intensamente poetiche. E ci rivelano che il solo rimedio per il sangue matto è l’amore.
Lucrezia Lerro (Omignano, 1977) è scrittrice e poetessa. Ha pubblicato i romanzi Certi giorni sono felice, La più bella del mondo, La bambina che disegnava cuori, Sul fondo del mare c’è una vita leggera e La confraternita delle puttane.

Ci sono poi due segnalazioni di autopubblicazioni:
  • Jolanda Buccella L'Erba Cattiva (Amazon 2015; pg. 439).

Angelica è una ragazza di quindici anni, vive un’esistenza serena accanto ai suoi genitori e alla sorella minore fino a quando dalla tranquilla isola di Ponza è costretta a trasferirsi nella frenetica Milano. La separazione improvvisa dalla sua amata isola e dagli affetti di una vita fa esplodere nella ragazza una fragilità emotiva che spazza via tutte le sue già precarie certezze adolescenziali, a Milano non riesce a sentirsi a suo agio, il cielo costantemente grigio della città, il traffico caotico e la gente fredda e distaccata ma soprattutto il nuovo liceo la catapultano in un mondo che non avrebbe mai voluto conoscere. Sin dal suo primo giorno nel prestigioso liceo classico Beccaria diventa bersaglio di una serie di estenuanti angherie da parte dell’Erba Cattiva, un gruppo di ragazze terribili capitanato da Jennifer una sedicenne cresciuta nella difficile periferia di Quarto Oggiaro allergica a qualsiasi tipo di autorità che non sia la sua. Le giornate di Angelica trascorrono nell’incubo costante dell’Erba Cattiva, le prepotenze che è costretta a sopportare da parte del gruppo diventano ogni giorno più pesanti, ben presto dal semplice attacco verbale si passa a quello psicologico con una pagina facebook sulla quale Jennifer e le sue seguaci si divertono a distruggere la sua immagine. È una guerra spietata e senza esclusioni di colpi, una guerra che ha il suo epilogo in una terribile aggressione fisica che costringerà Angelica a vivere le ore più angosciose della sua intera esistenza ma anche a rialzare la testa e a decidere finalmente di affrontare il problema che le ha distrutto la vita. Così scoprirà tante cose che i suoi occhi offuscati dalla disperazione non riuscivano a vedere come gli occhi innamorati di un ragazzo che è rimasto folgorato dalla sua bellezza sin dalla prima volta che l'ha vista ma che per timidezza e una serie di equivoci non è mai riuscito a confessarle i suoi sentimenti. 
Jolanda Buccella nasce a Oliveto Citra (SA) il 28 giugno del 1980, attualmente vive a Milano e si divide tra il lavoro e la scrittura la sua più grande passione. L’Erba Cattiva è il suo secondo romanzo pubblicato da Amazon a gennaio del 2015 nel quale tenta di affrontare con tatto e delicatezza il difficile tema del bullismo.

  • Vittorio De Agrò Amiamoci, nonostante tutto (ebook, youcanprint.it selfpublishing, 2015).

Si dice che l’amore non abbia età ed è proprio così per“Amiamoci,nonostante tutto”.

In un panorama rosa prevalentemente al femminile, ecco emergere storie dal cuore maschile, un cuore che, però, ha sempre bisogno della mano gentile di una donna per trovare la propria strada.
Storie diverse, età differenti, sentimenti ricchi di sfumature e modi d’essere, che nascono nella purezza di un bambino e si completano nella maturità dell’adulto.
Emozioni, commozione, sorrisi; la mente del lettore viaggerà nei ricordi, passeggerà nel presente e magari immaginerà un futuro, sempre all’insegna dell’amore.
Sarà Federico a condurci in questo percorso di gioia e ostacoli.Un giovane uomo, forse ancora immaturo, ma sicuramente diffidente nei confronti delle relazioni durature, che grazie ai racconti di un vecchio e saggio libro, riuscirà ad aprire il suo cuore...
Vittorio De Agrò è nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. E’ un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012.
Nel Gennaio 2013 ha aperto il blog:ilritornodimelvin.wordpress.com che è stato letto da 16 mila persone in 98 paesi nei 5 continenti.
Amiamoci,nonostante tutto” è il suo secondo romanzo. Ha pubblicato nel 2014 con Cavinato Editore International il romanzo autobiografico “Essere Melvin”.

Questi romanzi (l'ultimo è una raccolta di racconti) toccano  decisamente molte corde e molti argomenti delicati, con stili, immagino, differenti. E' sempre un piacere segnalare autori esordienti o meno conosciuti! grazie per il tempo che vorrete dedicare a queste pubblicazioni.
A presto con la mia Settimana Librosa!

mercoledì 18 febbraio 2015

Recensione: Chi manda le onde di Fabio Genovesi (Ediz. Mondadori, 2015).


Chi manda le onde, ultimo romanzo di Fabio Genovesi, è una favola dolce-amara sulla ricerca della felicità: racconta sentimenti antichi ma propone personaggi molto moderni.

C'è la piccola Luna, ragazzina albina e pertanto "diversa", malgrado una spiccata intelligenza e sensibilità, c'è suo fratello Luca e l'amico Zot, orfano di Chernobyl, abbandonato dai genitori, dimenticato dall'ente benefico che lo ha portato in Italia e pure dalla "mamma affidataria"; lui, che parla come un anziano ed intona canzonette anni '50, è l'outsider per definizione e di questa storia è un po' il grillo parlante. Poi abbiamo la bellissima Serena, ragazza madre che pare non lasciarsi mai andare (anche perchè le volte che lo ha fatto...ne son successe delle belle!), Sandro, quarantenne che vive con la mamma che ancora gli organizza la vita, un paio di amici di Sandro, sfigati pure loro ed altrettanto figli dei nostri giorni e per chiudere in bellezza, c'è Ferro, ex bagnino astioso con la mania dell'invasione russa.
Un'armata Brancaleone di personaggi squinternati e surreali sbattuti qua e là dalle onde del mare della Versilia, quel mare che, come la vita, ogni giorno regala cose ma altrettante ne ruba.
Il romanzo li segue nel loro "naufragio", tra amori impossibili, lutti strazianti, statue di antiche civiltà, gite "fantozziane" , lezioni di catechismo tutte da ridere, lavori strampalati e.. un cadavere da nascondere. Si incontrano e si scontrano, i nostri protagonisti, si odiano e si amano, si prendono per mano aspettando l'onda perfetta che li porterà in salvo sulla terraferma.
E' una favola noir che tocca tanti argomenti: la diversità, il bullismo, la solitudine, la disoccupazione, gli uomini eterni peter-pan, le donne in costante lotta per i proprio figli, i nuovi ricchi, la perdita delle tradizioni, raccontati con tono sempre ironico ed affettuoso.
E' l'ironia la carta vincente di questo romanzo che alterna momenti di commozione e di riflessione "saggia" (magari un pelo buonista) a episodi comici e davvero inverosimili, senza mai perdere un acuto e tagliente senso dell'umorismo.
Personalmente non sono una grande fan dei racconti surreali ed ammetto di aver trovato la narrazione in alcuni punti un po' macchinosa, ma c'è davvero qualcosa di attraente ed originale in questo libro e nei suoi protagonisti. Qualcosa che mi fa venire voglia di leggere altro di questo autore che non conoscevo!*
Menzione speciale alla copertina azzeccatissima!

Genere: favola noir, la rivincita degli underdog.
Pagine: 391
Voto 
 e mezzo

*Qualcosa sull'autoreè nato a Forte dei Marmi nel 1974. Ha scritto i romanzi Versilia Rock City ed Esche vive, tradotto in dieci Paesi tra cui Stati Uniti e Israele, il saggio cult Morte dei Marmi eTutti primi sul traguardo del mio cuore, diario on the road della sua avventura al Giro d'Italia. Collabora con il Corriere della Sera e Glamour.

domenica 15 febbraio 2015

Recensione: Non è stagione di Antonio Manzini (Ediz. Sellerio, 2015).

Non è stagione di Antonio Manzini è un giallo di impostazione piuttosto classica, con un buon mix di azione e caratterizzazione dei personaggi. Non conoscevo l'autore, sono stata attirata dalla bella copertina (Sellerio ci azzecca quasi sempre, in fatto di copertine) con un orso polare sotto la neve, pipa in bocca e sci in spalla: originalissima per un romanzo giallo. Ho scoperto, leggendo la quarta di copertina, che questo è il terzo romanzo di una serie che ha come protagonista il burbero e caustico vicequestore Rocco Schiavone; probabilmente iniziare dal terzo capitolo non è stata una gran furbata, ma tant'è...ormai avevo già il libro aperto e pronto per la lettura.
Il romanzo è scorrevole e, come dicevo, dosa bene tutti gli ingredienti. La trama è abbastanza solida, intricata il giusto e ben portata a termine, la storia principale si mescola con una vicenda del passato, fino ad un finale aperto e d'effetto. Lo stile è lineare, senza fronzoli, con dialoghi ironici ed acuti che ho molto apprezzato. I protagonisti, specie Schiavone, vicequestore trasferito forzatamente, per motivi disciplinari, da Roma ad Aosta, ma anche i suoi colleghi della questura, sono ben caratterizzati, anche se in alcuni casi sfiorano la macchietta (la coppia di poliziotti scarsamente dotati in fatto di neuroni, i "Derege", si rendono protagonisti di scenette comiche degne di una rivista di varietà).
Schiavone è un bel personaggio, pungente nello humor, malinconico il giusto, l'uomo ha decisamente un suo perchè, eppure anche lui, in alcuni punti del romanzo, scivola nel "troppo", perdendo un po' di credibilità. Va bene essere cani sciolti ed insofferenti alle regole, ma escogitare costantemente azioni intricatissime per eludere le normali procedure investigative, alla lunga risulta inverosimile e noioso (possibile che Schiavone non possa mai, dico mai, aspettare un mandato ufficiale? deve sempre sfondare qualche finestra o inventare qualche prova falsa?).
Rocco Schiavone mi ha dato un altro problemino, leggevo il libro...e mi veniva in mente la faccia di Luca Zingaretti nel commissario Montalbano, versione televisiva degli omonimi, celebri, romanzi di Andrea Camilleri. Un Montalbano in loden e clarks (tanto Zingaretti lo puoi vestire come vuoi, sempre figo è!), circondato da montagne e non dal bel mare di Sicilia, ma le similitudini ci sono e sono innegabili. Le si può trovare nel protagonista ed anche nelle dinamiche con i colleghi: i Derege sono, ad esempio, la versione gemellare di Catarella, piantone pasticcione di Montalbano.
In conclusione, una buona lettura che non mi ha fatto gridare al miracolo.
Vi lascio la trama, per chi volesse farsi un'idea più precisa.
C'è un'azione parallela, in questa inchiesta del vicequestore Rocco Schiavone, che affianca la storia principale. È perché il passato dell'ispido poliziotto è segnato da una zona oscura e si ripresenta a ogni richiamo. Come un debito non riscattato. Come una ferita condannata a riaprirsi. E anche quando un'indagine che lo accora gli fa sentire il palpito di una vita salvata, da quel fondo mai scandagliato c'è uno spettro che spunta a ricordargli che a Rocco Schiavone la vita non può sorridere. I Berguet, ricca famiglia di industriali valdostani, hanno un segreto, Rocco Schiavone lo intuisce per caso. Gli sembra di avvertire nei precordi un grido disperato. È scomparsa Chiara Berguet, figlia di famiglia, studentessa molto popolare tra i coetanei. Inizia così per il vicequestore una partita giocata su più tavoli: scoprire cosa si cela dietro la facciata irreprensibile di un ambiente privilegiato, sfidare il tempo in una corsa per la vita, illuminare l'area grigia dove il racket e gli affari si incontrano. Intanto cade la neve ad Aosta, ed è maggio: un fuori stagione che nutre il malumore di Rocco. E come venuta da quell'umor nero, un'ombra lo insegue per colpirlo dove è più doloroso.

Genere: giallo- noir con ambientazione montanara.
Pagine:317
Voto 

mercoledì 11 febbraio 2015

La mia settimana librosa 2. # 3

Buongiorno a tutti! che succede qui in libreria? vediamo....
Ho finito di leggere Nella mente dell'ipnotista di Lars Kepler (recensione) e La dittatura dell'inverno di Valeria Ancione (recensione), il primo mi ha divertito, senza essere all'altezza dei precedenti (serie dell'Ispettore Joona Linna), per il secondo si è reso necessario un periodo di "digestione" (ho letto il romanzo provando un continuo senso di irritazione nei confronti della protagonista).
Sto leggendo Non è stagione di Antonio Manzini un giallo edito da Sellerio che mi ricorda molto un Montalbano ambientato tra i monti valdostani (lo so, sembra assurdo, ma è così). Molto humor, per ora, trama gialla un po' leggera. Vi saprò dire di più!
C'è un'azione parallela, in questa inchiesta del vicequestore Rocco Schiavone, che affianca la storia principale. È perché il passato dell'ispido poliziotto è segnato da una zona oscura e si ripresenta a ogni richiamo. Come un debito non riscattato. Come una ferita condannata a riaprirsi. E anche quando un'indagine che lo accora gli fa sentire il palpito di una vita salvata, da quel fondo mai scandagliato c'è uno spettro che spunta a ricordargli che a Rocco Schiavone la vita non può sorridere. I Berguet, ricca famiglia di industriali valdostani, hanno un segreto, Rocco Schiavone lo intuisce per caso. Gli sembra di avvertire nei precordi un grido disperato. È scomparsa Chiara Berguet, figlia di famiglia, studentessa molto popolare tra i coetanei. Inizia così per il vicequestore una partita giocata su più tavoli: scoprire cosa si cela dietro la facciata irreprensibile di un ambiente privilegiato, sfidare il tempo in una corsa per la vita, illuminare l'area grigia dove il racket e gli affari si incontrano. Intanto cade la neve ad Aosta, ed è maggio: un fuori stagione che nutre il malumore di Rocco. E come venuta da quell'umor nero, un'ombra lo insegue per colpirlo dove è più doloroso.

New entry in libreria.
Ho ricevuto in omaggio proprio ieri da Mondadori (che ringrazio!) il nuovo romanzo di Fabio Genovesi, Chi manda le onde. E' un autore che personalmente non conosco, quindi sono molto curiosa di "provarlo". Voi lo conoscete?
Ci sono onde che arrivano e travolgono per sempre la superficie calma della vita. Succede a Luna, bimba albina dagli occhi così chiari che per vedere ha bisogno dell'immaginazione, eppure ogni giorno sfida il sole della Versilia cercando le mille cose straordinarie che il mare porta a riva per lei. Succede a suo fratello Luca, che solca le onde con il surf rubando il cuore alle ragazze del paese. Succede a Serena, la loro mamma stupenda ma vestita come un soldato, che li ha cresciuti da sola perché la vita le ha insegnato che non è fatta per l'amore. E quando questo tsunami del destino li manda alla deriva, intorno a loro si raccolgono altri naufraghi, strambi e spersi e insieme pieni di vita: ecco Sandro, che ha quarant'anni ma vive ancora con i suoi, e insieme a Marino e Rambo vive di espedienti improvvisandosi supplente al liceo, cercando tesori in spiaggia col metal detector, raccogliendo funghi e pinoli da vendere ai ristoranti del centro. E poi c'è Zot, bimbo misterioso arrivato da Chernoyl con la sua fisarmonica stonata, che parla come un anziano e passa il tempo con Ferro, astioso bagnino in pensione sempre di guardia per respingere l'attacco dei miliardari russi che vogliono comprarsi la Versilia. Luna, Luca, Serena, Sandro, Ferro e Zot, da un lato il mare a perdita d'occhio, dall'altro li profilo aguzzo e boscoso delle Alpi Apuane.

            Per oggi è tutto!
                                      un bacione xxx

sabato 7 febbraio 2015

Recensione: La dittatura dell'inverno di Valeria Ancione (Ediz. Mondadori, 2015).

Scrivere questa recensione non è facile, per niente. Il romanzo d'esordio di Valeria Ancione, La dittatura dell'inverno, racconta una storia solo in apparenza “romantica”. In realtà la lettura tratta numerosi temi spinosi e solleva un sacco di quesiti (ed un sacco di reazioni, lo ammetto, non sempre positive). 

Leggere La dittatura dell'inverno è un po' come fare sesso senza preliminari (in senso figurato).
Non si lascia grande spazio ai preamboli quando, poco dopo l'inizio del libro, Nina, moglie di Michele, con cui gestisce brillantemente tre librerie e madre di 5 figli, incontra in piscina Eva. Eva è giovane, bella, intelligente..ed attratta da Nina. Non fa nulla per nasconderlo, lo dichiara apertamente, da subito. Nina, che di anni ne ha 40 (i fatidici anta!), una vita piena, anche troppo, è consapevole dell'attrazione che vibra nell'aria; forse pensa di poterla gestire, si illude di poterlo fare, ma scherza col fuoco e non fa il passo indietro che la cautela imporrebbe. Così il gioco di incontri, sguardi, sfioramenti, prima casuali, poi intenzionali, va avanti, ben lasciando intendere che l'amica del cuore diverrà qualcosa di più.
Si arrovella, Nina, su un amore che non era contemplato nella sua esistenza di moglie innamorata e sposata da molti anni con l'uomo che mai, nel corso della narrazione, metterà in discussione.
Pensa ad Eva, al significato di un sentimento che trascende il genere sessuale, ma non si pone la domanda che personalmente io mi sarei aspettata: “perchè tradisco Michele?”, indipendentemente da “con chi” lo tradisco. Per noia? per curiosità? per sentirmi amata ed attraente (ecco la crisi degli anta)?
Perchè se l'amore ti coglie di sorpresa è lecito non porsi troppe domande, ma se la tua vita “ordinaria” va avanti, tra torte, librerie, tate fedeli, bimbi da crescere, adolescenti da capire ed un marito (uomo quasi perfetto) verso il quale provi comunque un'innegabile attrazione...il problema “sto tradendo”, in qualche modo te lo devi pur porre.
Quando poi, lontana dalla piccola, coraggiosa Sara, che viceversa pare aver compreso la potenziale distruttività di un amore "impossibile", Nina cerca qualcosa (conferme sul suo essere attraente? sulla sua inclinazione sessuale?) in due personaggi piuttosto tristi, il Direttore ed il Professore...allora la confusione diventa massima (pure con una punta d'irritazione da parte mia). Niente preliminari per questi incontri fugaci, furtivi e decisamente senza amore.
Sarà poi vero che una mente libera deve poter esplorare ogni tipo di sentimento, per poi, liberata, “tornare a casa”? O non è piuttosto una forma di egoismo dare per scontato che a casa, nel frattempo, non sia accaduto nulla di irreparabile?
" I due uomini sono ancora presenti nella mia vita e sto cercando di capire pure come chiudere questo capitolo. Anche loro hanno aggiunto qualcosa all'idea che ho di me. Non sono state avventure negative, le definirei esplorative, ed anche a questo non riesco ad affibbiare il nome "tradimento". D'altronde quante persone avrei tradito? Michele, Eva e in più questi due uomini? non è possibile...."
Nella bella copertina di questa edizione, si vede una donna, dentro una vasca, allo specchio, circondata dal verde di un bosco; non so perchè ho subito pensato ad una moderna Biancaneve, poi, man mano che leggevo il romanzo, mi è venuta in mente un'attraente e vanitosa regina che chiede allo specchio ossessivamente “chi è la più bella del reame?”.

Mi è piaciuto lo stile caldo ed affettuoso dell' autrice quando racconta del suo rapporto con i figli, della quotidianità, del marito, delle vacanze al mare; è evidente un richiamo autobiografico che rende solida la narrazione. Nel racconto della storia tra Nina e Eva, ed ancora più nei momenti con il Professore ed il Direttore, lo stile mi è parso meno convinto e decisamente meno frizzante.
In conclusione, un esordio coraggioso, una storia atipica, a tratti “impopolare”, che lascia spazio a molte interpretazioni ( e chiaramente questa recensione è solo la mia personale interpretazione dei sentimenti della protagonista).


venerdì 6 febbraio 2015

Recensione: Nella mente dell' ipnotista di Lars Kepler (Ediz. Longanesi, 2015).

Nella Mente dell' ipnotista è il quinto romanzo della serie che ha come protagonista l'Ispettore Joona Linna, personaggio inventato e raccontato a quattro mani dai coniugi svedesi Ahndoril, sotto lo pseudonimo di Lars Kepler.
Ho letto tutti i capitoli della serie e personalmente i miei preferiti sono La testimone del fuoco e L'uomo della sabbia, rispettivamente terzo e quarto romanzo della saga.
Chi legge il blog avrà capito che io amo i gialli con struttura piuttosto classica, dove l'introspezione psicologica dei personaggi ha più spazio rispetto alla sola azione (adoro Elizabeth George...il che dice tutto!). I romanzi di Lars Kepler stravolgono un po' questa mia predilezione, c'è qualcosa di attraente e misterioso nelle avventure, spesso rocambolesche, di Joona Linna: c'è un esubero di inseguimenti, colpi di scena e lotte corpo a corpo, che viene peraltro mitigato dal tratteggio delicato di questo ispettore sui generis, di poche parole e pervaso da una vena malinconica molto "nordica".
Nella mente dell'ipnotista ci riporta in Svezia a pochi mesi dallo sconvolgente finale de L'uomo della sabbia (che chiaramente non vi racconto) e ci ripropone la figura di Erik Maria Bark, ovvero il medico specialista in ipnotismo post traumatico che ha dato il titolo al fortunato romanzo d'esordio della "ditta" Kepler (L'ipnotista, 2010, da cui è stato tratto anche un film).
Il dr. Bark e tutta una serie di personaggi, vecchie conoscenze e new entry, ci portano con loro dentro la spirale del male, della gelosia perversa e della morte, inseguendo fino all'ultimo respiro (è proprio il caso di dirlo) un serial killer feticista e voyeur, che spia le sue vittime prima di ucciderle senza pietà.
Non mi dilungo a raccontare la trama, vi lascio solo le mie impressioni.
Il romanzo ha un intreccio corposo, eventi e personaggi si agitano in modo adrenalinico e spesso lo fanno contemporaneamente in luoghi diversi, rendendo la narrazione non molto lineare. Il libro scorre via veloce, ma dalla metà in poi gli autori si fanno prendere un po' la mano dall'entusiasmo ed il romanzo diventa quasi un film (o un videogioco), dove lunghissime sequenze d'azione, con inseguimenti, sparatorie, pugni, spranghe e mosse di Krav maga , finiscono per rendere davvero inverosimile la storia (Joona Linna e soci risorgono sempre, anche dopo ferite letalissime per qualunque comune mortale).
Gli autori cadono più volte nella trappola del "troppo", un troppo che non riesce peraltro a rovinare il divertimento della lettura. Un libro così ogni tanto ci può stare (adesso ridatemi Elizabeth George, please!). 
Del tutto a sorpresa il finale!

Genere: giallo thriller ad alto tasso di testosterone.
Pagine 585
voto 



lunedì 2 febbraio 2015

Delusioni libresche #3

Mi sono accorta che questa rubrica sui libri deludenti langue da tempo (come i tomi buttati nel mio famoso cestone-delle-delusioni). Ho giusto il tempo di rimediare con un post lampo!

☆☆Il premio come libro più deludente della scorsa stagione va a "Mi sono scordato di fidanzarmi con te" di Jimmy Rice e Laura Tait (l'ho citato più volte, qui la recensione). Attenzione, non è il libro più brutto del 2014, ma quello sul quale avevo grandi aspettative, alimentate dalle critiche inglesi ed americane, e che, di conseguenza, mi ha deluso di più. Un romanzo inutile, con dialoghi imbarazzanti.


☆☆Lo strano caso dell'apprendista libraia di Deborah Meyler. Altro romanzo che mi ha deluso, malgrado le buone critiche che si trovano in rete, malgrado un inizio accattivante ed una copertina graziosa! Strano caso? apprendista libraia? mumble mumble. In effetti c'è una libreria, un posto dove si dispensano buoni consigli e perle di saggezza, ma di strani casi proprio non se ne vedono: c'è la storia banalotta di una donna molto lagnosa che, ahinoi, si innamora di un uomo egoista (e forse pure un tantino schizofrenico) che la tratta in maniera indicibile, senza riuscire peraltro a scollarsela di torno. Personaggi trasparenti, trama zoppicante, finale inesistente. 

☆☆Le cose che sai di me di Clara Sanchez. Alcuni romanzi di questa autrice spagnola mi sono piaciuti, ricordo, ad esempio, "Entra nella mia vita" ed il più noto "Il profumo delle foglie di limone". "Le cose che sai di me", invece, mi ha delusa. Noioso e poco credibile, dovrebbe raccontare la paura dell'invisibile, l'ansia del dubbio su tutto quello che ci circonda, il tutto acceso dalla profezia di una sconosciuta...ma la tensione narrativa io non l'ho colta ed i protagonisti mi sono sembrati francamente antipatici!


Intanto questi...gli altri alla prossima puntata!