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A tutta Murgia! Svegliare i leoni di Ayelet Gundar-Goshen (Ediz. Giuntina, 2017).

Buongiorno Lettori! Oggi, per la rubrica A tutta Murgia! (non sapete cos'è? leggete leggete qui), io e Lea del blog Due lettrici quasi perfette vi parliamo di Svegliare i leoni dell'autrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen. 

Svegliare i leoni è un romanzo molto particolare per ambientazione e temi trattati, una storia dura e senza redenzione che all'inizio mi ha catturato con il suo ritmo da thriller, affascinandomi con le sottili dinamiche che legano i suoi protagonisti, ma che poi, pagina dopo pagina, non sono riuscita ad amare quanto avrei voluto, e ora vi racconto perché. 
Eitan Green è un brillante neurochirurgo, un uomo moralmente integerrimo, un buon marito e un padre affettuoso. Siamo nel sud di Israele, a  Beer Sheva, dove il deserto lambisce i quartieri residenziali dalle linde villette. Una notte il dottor Green, finito il turno in ospedale, decide di fare una corsa sul suo fuoristrada nuovo, la luna è piena nel cielo sopra le dune di sabbia deserte. È in quel momento che accade l'impensabile, un tonfo, un rumore sordo, un uomo di colore a terra agonizzante, Eitan Green, il dottor Eitan Green, che per professione salva vite, prende atto di aver investito un immigrato, e che le sue condizioni sono gravissime, incompatibili con la sopravvivenza; in quel momento in cui il cuore batte all'impazzata e i pensieri pure, il protagonista compie la scelta che cambierà la sua esistenza. Risale in macchina e torna a casa. 

"...una vita intera a guidare con scrupolo, a studiare medicina, a portare la spesa delle vecchiette uscite dal supermercato, o quell'unico momento? Quarantun anni di vita contro un minuto, eppure sentiva che quel minuto conteneva ben più dei suoi sessanta secondi, come un segmento di DNA contiene in sé l’intero genere umano".

Cosa accade a una persona perbene dopo una scelta così drammatica, quali e quanti altri momenti oscuri si nascondono tra le pieghe di un'esistenza apparentemente cristallina come quella di Eitan Green? Quanto ha pesato, sulla sua decisione di non prestare soccorso, il fatto che la vittima fosse un uomo di colore, un immigrato eritreo, si scoprirà poi, probabilmente un clandestino, il cui cadavere potrebbe non essere rivendicato da parenti o amici? L’autrice nella prima parte del romanzo dà voce a queste domande e rende la situazione più complessa e provocatoria contrapponendo al personaggio di Eitan, pieno di ombre e contraddizioni, due protagoniste femminili di grande forza, la moglie di Eitan, Liat, donna di buonsenso e poliziotta tutta d'un pezzo, che si troverà ad indagare sul caso dell'uomo investito nel deserto, e la misteriosa bellissima Sirkit, la moglie dell'eritreo, che si presenterà a casa Green dopo il tragico incidente, intenzionata a ricattare Eitan in cambio del silenzio. Sarà un ricatto morale che non prevede banconote, ma qualcosa di molto più difficile da offrire.

Liat, Sirkit, Eitan, una sorta di triangolo di cui l'uomo costituisce il lato debole e confuso, lacerato tra il senso di colpa e il disgusto che prova per quel mondo disperato e clandestino che Sirkit gli sbatte in faccia, vergognosamente affascinato dalla pelle vellutata e dai modi sicuri della donna dagli occhi fieri che osa sfidarlo con lo sguardo. 

Il romanzo inizialmente scorre veloce e affascina per il clima di bugia, ricatto e tensione emotiva che scorre tra i personaggi, per il senso di disagio che il lettore prova nei confronti delle scelte e delle reazioni, spesso assai poco etiche, di Eitan, per il racconto dell'immigrazione clandestina in Israele, un paese che immaginavo dai confini blindati e che invece si trova a fronteggiare un esodo di persone disperate che si trascinano stancamente da un deserto all'altro, solo per approdare in un paese ricco ma dilaniato da enormi conflitti sociali, politici e culturali. 
Quando il ritmo incalzante delle prime cento pagine lascia il passo ad uno studio chirurgico e sempre più minuzioso delle personalità dei protagonisti, la tensione narrativa inizia però a calare e i personaggi sembrano perdersi in un loop di domande senza risposta e di comportamenti che si reiterano stancamente. Anche lo stile dell'autrice, che in generale ho trovato solido, ricco ed evocativo, sembra, in questa parte centrale, appesantirsi troppo e divenire ridondante. 
Un peccato, perché poi il romanzo, grazie a una serie di colpi di scena e a un'atmosfera sempre più opprimente, ove nulla è come sembra, riguadagna ritmo, fino a un finale inaspettato e disincantato, assolutamente in linea con la storia narrata. 

Svegliare i leoni è un libro dal quale mi aspettavo molto e che, forse per questo, mi ha convinta solo a metà. Cupo e disilluso, mi ha fatto riflettere, arrabbiare ma, ahimè, anche un po’ sbadigliare.

E ora, se non lo avete ancora fatto, correte a leggere il pensiero di Lea (qui).
Arrivederci al prossimo Murgia-consiglio!

Genere: Eitan Green, leone o pecora?
Pagine: 318.
Voto:
 più.

Commenti

  1. Mi pare proprio che il nostro pensiero sia lo stesso! Mi conforta assai.
    Bacio da Lea

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    1. Eitan Green: il nostro idolo :)
      La prossima volta andrà meglio!

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  2. Ciao Tessa aspettavo il tuo pensiero e come immaginavo non corrisponde al mio. In parte mi ritrovo in quello che hai detto ma nel mio caso il finale ha dato un senso a tutto è mi ha fatto amare l'intera storia dalla prima all'ultima pagina! Rispetto il tuo pensiero... il bello della lettura è anche quello di confrontarsi con opinioni diverse. Quale sarà la vostra prossima Murgia lettura? Un bacio!

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    1. Il finale è molto bello e molto vero. Tutta la storia è interessante e crudele, purtroppo la parte centrale è davvero troppo cervellotica per me (forse è anche un mio limite, io ho i piedi molto piantati per terra). Comunque ben negano i gusti e i confronti! Il bello della lettura è proprio quello! Baci.
      ps) Sai che ancora non abbiamo scelto la prossima lettura! Surprise, surprise!

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  3. io credo che non sia una lettura adatta a me, per tante cose, sia per il tema che per la dinamica. sarà per il prossimo :D

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    1. magari verrà il momento anche per questo, Chicca, l'idea di base è molto interessante! Un bacio.

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  4. Credo che non faccia al caso mio. Mi sembra un romanzo molto particolare e non proprio nelle mie corde. Ho però voluto leggerti per farmene un'idea più precisa, avendolo visto molto in giro ultimamente. Buone letture! ;)

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    1. Eccomi in ritardissimo a risponderti! Come scrivevo a Chicca, l'idea è bella e fa riflettere, il finale è molto particolare, lascia a bocca aperta, peccato per quelle pagine davvero di troppo!

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  5. Questo è un libro non facile da digerire, Eitan rappresenta il lato oscuro dell'essere umano, le debolezze e l'egoismo.
    Mi ha colpita la tua perfetta analisi del triangolo, hai colto nel segno.
    Ho amato molto il libro per la sua profondità e mi ha spinta a chiedermi :" anch'io custodisco quella belva dormiente in me?" Paura....

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    1. Credo che quel tipo di paura, specie in questi tempi così violenti e senza freni, alberghi in tutti noi. A me ha colpito Eitan, in negativo, chiaramente, forse il fatto che sia un medico mi ha reso il personaggio insopportabile. Se è vero che tutti abbiamo paura del lato oscuro, è anche vero che Eitan ha un lato oscuro "spropositato"! Bacio.

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