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Recensione: Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi (Ediz. Einaudi, 2015).

Non conoscevo Fausto Brizzi scrittore, associavo il nome alla sua carriera cinematografica di regista e sceneggiatore; Fausto Brizzi è il regista di  Notte prima degli esami, giusto per citare uno dei suoi  film più conosciuti.
Mi sono tenuta volontariamente alla larga da Cento giorni di felicità, il suo primo romanzo: chi mi segue sa che ho un limite personale nei confronti dei libri che parlano di malattia, specie se terminale. Ho voluto provare invece questa sua seconda opera, Se mi vuoi bene, dopo averne  letto tante recensioni positive.
Oddio, l'argomento non è che all'inizio mi entusiasmasse, si parla di un uomo di mezz'età affetto da depressione; ma mi sono dovuta subito ricredere!
La storia di Diego Anastasi, 45 anni, avvocato, divorziato, con due figli adolescenti complicati, una famiglia non proprio stile mulino bianco e una depressione nuova di zecca da fronteggiare, mi è piaciuta subito: un racconto pieno di humor, di tenerezza, molto vero e credibile nel dipingere i primi, confusi, passi nel mondo buio e solitario del male oscuro. Gli amici che non ti prendono sul serio, la famiglia che ti incita a stare allegro che passerà, il primo confronto con l'analista freudiano, che ti obbliga a ripercorrere le tappe dell'infanzia e adolescenza, perché lì, ti dice, si aggrovigliano i nodi dell'esistenza adulta, e poi, l'impatto con i farmaci. Brizzi ci racconta queste tappe di una "ordinaria" storia di depressione (ordinaria per la medicina, straordinaria per chi la vive) con mano leggera, col sorriso sulle labbra, prendendo spunto dalla tristezza del presente, per rivivere il passato del protagonista e la sua giovinezza negli anni '80. E' un racconto generazionale, almeno nella prima parte, in cui i 40-50 enni (generazione dell'autore..e mia) si potranno identificare, ricordando la musica, le mode, gli avvenimenti di una stagione indimenticabile della propria vita; è anche un racconto delicato e ironico di un' esistenza che ad un certo punto, senza preavviso, perde smalto e senso e sembra andare alla deriva, ed anche in questo molti si potranno rivedere e immedesimare, perchè la depressione è il male del secolo, e chi, arrivato all'età adulta, può dire di non aver mai provato momenti di buio? 
Un romanzo che fa sentire meno soli, che tratta con garbo un argomento così delicato: io già gridavo al miracolo! Ecco, in questa ottica, la seconda parte del libro ha un po' deluso le mie aspettative.
Una lettrice ha commentato su Amazon che Se mi vuoi bene è un "libro a due marce", ed è esattamente l'impressione che ho avuto anche io. Ad un certo punto la narrazione cambia ritmo e tono, in contemporanea Diego Anastasi cambia radicalmente strada, abbandona farmaci e psichiatra e trova, involontariamente, un metodo alternativo per uscire dal tunnel: incontra una persona saggia, che gli indica, fra le righe, l'unica via di guarigione, ovvero l'amore. Durante il percorso Diego rifletterà sulla differenza tra volere bene alle persone che ci circondano e fare loro del bene. Nel tentativo di "adoperarsi in modo attivo per i suoi cari", il nostro maldestro protagonista combinerà un sacco di guai, si ficcherà in situazioni buffe ed equivoche, con momenti esilaranti, ma anche piuttosto surreali. Ecco, la seconda parte del romanzo è molto cinematografica, si legge con piacere, ma perde di genuinità e originalità. C'è qualche dejà- vu e qualche frase fatta di troppo.
Un romanzo comunque scorrevole e molto piacevole, adatto a tutti.

Genere: commedia nostalgico-sentimentale.
Pagine: 256.
Voto: 
              e mezzo

Commenti

  1. Anch'io come te ero diffidente riguardo al Brizzi scrittore. Avevo letto la trama di "Cento giorni di felicità" e mi aveva colpito, ma ho aspettato un bel po' prima di acquistarlo (e alla fine mi è stato regalato XD).
    Non ho ancora letto questo secondo libro, ma dalla tua recensione posso dedurre che ha dei tratti simili col primo.
    Una cosa che mi ha colpito di Brizzi, e che vedo hai riscontrato anche tu, è il modo leggero e scanzonato con cui affronta anche tematiche importanti, come la depressione e la morte.
    "Cento giorni di felicità" infatti, pur essendo un libro sulla malattia, non la considera una fine, ma piuttosto un modo per rivoluzionare la propria vita, una seconda possibilità.
    A me è piaciuto tanto proprio per questo. Chissà se anche "Se mi vuoi bene" mi farà lo stesso effetto.

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    1. Sì, penso ti farà un effetto simile, perchè anche qui la malattia è trattata con coinvolgimento, senza pietismi e senza drammi, ma con umorismo. Certo..che l'amori curi tutto l'ho trovato un po' scontato, ma è solo la mia deformazione professionale che parla (su tutti gli altri argomenti sono romanticona, sulla malattia non riesco).
      Baci!

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  2. bella recensione! dopo aver letto il primo libro, ho apprezzato anche questo secondo lavoro di Brizzi...mi piace il suo modo di affrontare argomenti così complessi con un taglio ironico e non melodrammatico... nelle sue storie c'è effettivamente una componente più "teatrale", ma lo spirito di fondo mi è sembrato genuino :)

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    1. Penso leggerò anche il primo, ho un certo timore, ma probabilmente potrei superare il mio blocco!

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  3. Ciaooooo!! Non sono sparita...sono solo on vacanza :-)
    A me è piaciuto moltissimo questo libro, l'ho divorato, e mi sono già procurata il primo. È vero il libro è a due marce!!!! Sono contenta che tu l'abbia trovato gradevole :-)
    Ti abbraccio, a presto

    Smack

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    1. Ciao cara, ti ho intravista su fb in luogo ameno! beata te!
      Questo libro l'ho scelto dopo aver letto le vostre recensioni entusiastiche e devo dire non mi ha delusa!
      a presto!

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  4. Ciaooooo!! Non sono sparita...sono solo on vacanza :-)
    A me è piaciuto moltissimo questo libro, l'ho divorato, e mi sono già procurata il primo. È vero il libro è a due marce!!!! Sono contenta che tu l'abbia trovato gradevole :-)
    Ti abbraccio, a presto

    Smack

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  5. Ciao Tessa! Anche io ho letto solo il primo suo libro, e mi ha piacevolmente sorpreso! Certo, il suo lato "cinematografico" si fa sentire, ma il suo modo di trattare la sofferenza l'ho trovato molto positivo! Sono molto curiosa di leggere anche questo secondo volume, sulla depressione ho letto qualche anno fa il libro autobiografico di Veronica Pivetti, che se non ricorod male si intitola "Ho smesso di piangere"

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    1. Ciao! io recupererò il primo romanzo , di sicuro! com'è quello della Pivetti? non lo conosco.

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