A tutta Murgia! La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi (Ediz. Einaudi, 2017).



Buongiorno Lettori, oggi io e Lea del blog Due Lettrici quasi perfette vogliamo presentarvi una nuova rubrica che prende spunto dalla nostra comune ammirazione per la scrittrice Michela Murgia e per le sue segnalazioni letterarie all'interno del programma Quante storie, in onda su Rai tre. 

Inutile girarci intorno, la Murgia ci ha incantate per l'abilità nel raccontare i romanzi in modo chiaro e sintetico (che invidia!), scegliendo sempre le parole giuste, specialmente quando si tratta di consigliare letture un po’ particolari, magari non così note al grande pubblico. 
Il merito di aver scoperto il fascino intellettuale di Michela Murgia è tutto di Lea, che qualche tempo fa mi ha inviato i link dei video della sua rubrica. Ascoltando le belle parole dedicate al romanzo L'Arminuta di Donatella di Pietrantonio, che io e Lea consideriamo il miglior libro letto in questo 2017, sono capitolata anch'io, e così è nata la voglia di provare qualche titolo tra quelli consigliati e di condividere queste letture con voi Lettori, attraverso una rubrica tutta nostra di recensioni a blog unificati. Una rubrica nata dalle nostre chiacchiere librose serali, e che, prese dall'entusiasmo, abbiamo deciso di inaugurare oggi, con la doppia recensione di un romanzo intenso e doloroso. 
La rubrica si intitola “A tutta Murgia!” (grazie a Laura per il consiglio!) e Lea mi ricorda che ancora non abbiamo un banner per identificarla, ma arriverà presto anche quello (se qualcuno ci aiuta, che noi siamo parecchio imbranate).  
Speriamo che questa nostra idea vi piaccia e possa essere suggerimento per nuove letture e discussioni; alla fine di ogni recensione vi lasceremo il link del video di Michela (potrò chiamarla Michela? Lea la chiama La Divina, forse è più appropriato) dal quale abbiamo preso spunto. Ora cominciamo la nostra avventura con il primo Murgia-consiglio. Buona lettura!

La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi.

La notte ha la voce di Alessandra Sarchi, traduttrice, critica d'arte, scrittrice alla sua terza prova narrativa. È sua la voce narrante di questo romanzo durissimo, che non risparmia davvero nulla al lettore. 
Il giorno in cui Lea ha manifestato l'intenzione di leggere questo libro, sono stata un po’ titubante; quando la malattia, qualunque essa sia, diviene protagonista, io di solito giro alla larga. Forse è colpa del mio lavoro che mi mette quotidianamente faccia a faccia con l'infermità o forse è solo un limite personale, rimane il fatto che in letteratura, come al cinema, fuggo davanti a certe storie strappalacrime e mi irrigidisco al solo pensiero di una possibile strumentalizzazione del dolore. In questo caso, complice il consiglio di Michela Murgia, che ha sottolineato la grande potenza narrativa di questo romanzo, ho deciso di mettere da parte i pregiudizi e addentrarmi in questa storia buia, lasciandomi guidare dalla voce a volte ruvida, a volte fragile, dell'autrice. 

Credevo si trattasse di un romanzo con molteplici spunti autobiografici, invece mi è apparso subito chiaro che l'intento dell'autrice non era quello di far entrare il lettore nella sua quotidianità di donna, compagna e madre, costretta sulla sedia a rotella a seguito di un incidente stradale. La notte ha la mia voce racconta una storia in cui l'attenzione si focalizza sulla fragilità e caducità del nostro corpo, sui limiti che la vita ci impone e sul concetto di "prima e dopo".
Il prima è la bella ragazza ritratta in alcune vecchie foto, sorride, il senso di invincibilità e immortalità dei vent'anni negli occhi; il dopo è lo schianto, una notte, in macchina, il midollo spinale che si lesiona in modo irreversibile, lasciando le gambe immobili e insensibili. 
Il prima è la degenza in ospedale, l'intervento neurochirurgico, la mano del chirurgo che affonda nei tessuti, negli umori, che modifica l'anatomia di un corpo che pare violato due volte, dal destino e dal bisturi, è il periodo di riabilitazione, sospeso tra l'incredulità e la presa di coscienza che la vita è cambiata per sempre; il dopo è il ritorno a casa, "acculata sulla sedia", le scarpe col tacco buttate in fretta dall'armadio, il fisico prostrato, la mente piena di domande destinate a non ricevere risposta. 
E ancora, c'è una vita da disabile prima e dopo Giovanna, una donna che la protagonista incontra durante le sedute di fisioterapia e che cambierà il suo modo di approcciarsi ai propri limiti fisici. Giovanna, una voce "argentina" e sensuale che arriva prima del suo corpo, un corpo costretto all'immobilità dalla cintola in giù e privo di una gamba, ma sfrontatamente vitale. Giovanna, sinuosa, indipendente malgrado la menomazione, misteriosa, tanto da meritare il soprannome di Donnagatto, è un personaggio sfuggente e affascinante, quasi magico, che compare e scompare senza dare spiegazioni, che pungola la protagonista là dove le ferite dell'anima fanno ancora male, dove una rabbia inespressa ancora si alimenta di frustrazione e rimpianti. Giovanna è un'altra voce nella notte, una voce sexy che infrange qualsiasi tabù e supera qualsiasi barriera. 
"Alla Donnagatto mancavano un piede e un polpaccio, in cambio roba posticcia. Eppure lei, nella mia testa, camminava."
Prima dell'incontro con Giovanna, c'è una donna, la protagonista, che sopravvive, che dipende dagli altri, che non ha accettato la separazione dal corpo sano che tutti noi diamo quasi per scontato; dopo c'è una donna libera di urlare a quel mondo che la guarda dall'alto in basso, tutta la rabbia per una vita che non è quella scelta, immaginata e programmata quanto tutto sembrava possibile. E dopo la rabbia, forse, l'accettazione.

La notte ha la mia voce è un romanzo sorprendente e difficile, esente da qualsiasi buonismo e pietismo. Alessandra Sarchi sceglie "una lingua molto precisa, quasi chirurgica" che l'aiuta a "raffreddare la temperatura emotiva", sceglie di raccontare la sofferenza e la malattia quasi da un punto di vista anatomico e fisiologico. Non cita, se non un paio di volte, indirettamente, la sua famiglia, non accoglie il lettore nell'intimità della sua casa, ma lo mette quasi a disagio, non risparmiandogli i particolari più crudi del suo corpo malato, e un abisso di rabbia che pervade ogni pagina. 

A tratti freddo, a tratti struggente, questo libro dall'ambientazione notturna e dall'atmosfera sospesa, quasi irreale, non consola, ma insegna che nulla è scontato, che il viaggio della vita è fatto da continui cambiamenti, più o meno radicali, e che un giorno tutti ci troveremo faccia a faccia con i nostri limiti fisici. 

A noi il compito di non farli diventare limiti della mente.

"..McEnroe si alza dalla sedia e fa una cosa che mi appare incredibile: s’inchina col capo e col busto a se stesso, cioè all'immagine vittoriosa e giovanissima di sé che scorre nel filmato. McEnroe stava salutando un se stesso passato, morto. Era come se dicesse: sei esistito, sei stato quel campione ammirato da tutti. Ora che non sono piú te, ora che sono diventato un altro, ti ammiro anche io, ti riconosco per quel che eri. Ti rimpiango".

Un romanzo coraggioso e impegnativo. A Lea sarà piaciuto? Qui il suo pensiero, andate a scoprirlo!  

Genere: I limiti del corpo e dell'anima.
Pagine:165.
Voto: 
        e mezzo.

Qui il video della segnalazione di Michela Murgia.

Commenti

  1. che idea carina!!! ma perché a me non viene mai in mente nulla? come dicevano io e la Soavissima proprio ieri CAPRA CAPRA CAPRA!!!
    :)

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    1. Chicca! macchè capra, leggi con noi i Murgia-consigli! :)

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  2. Bellissima idea!!! Sicuramente vi seguirò, curiosa della vostra prossima lettura. Io invece leggerò "Svegliare i leoni" consigliato appunto dalla Murgia: A presto!

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    1. Anche noi abbiamo quel romanzo sul comodino, sarà bello confrontarci :)
      Grazie, un bacio.

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  3. Ciao Tessa, anche tu come Lea mi hai afferrata e spinta verso questo libro dal tema respingente, che nemmeno la mitica Murgia che adoro mi aveva convinta ad affrontare. Più volte in questi giorni ho notato il volume sempre decidendo di non farlo entrare tra le mura di casa mia. Però temo di perdere qualcosa a lasciarlo fuori...

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    1. Io non volevo leggerlo, sono contenta di averlo fatto, un po' come sfida personale, sicuramente è un romanzo importante, ma è anche molto disincantato e freddo in certe parti, se un po' ti conosco...secondo me non è un romanzo che ameresti.

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    2. Ti ringrazio per il consiglio, credo ti ascolterò!

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