venerdì 3 marzo 2017

Recensione: L'Arminuta di Donatella Di Pietrantonio (Ediz. Einaudi, 2017).



Ci sono incontri fortunati che nascono per caso e lasciano dentro emozioni difficili da spiegare. Qualche giorno fa, curiosando tra i libri in classifica sul sito ibs, ho incontrato lo sguardo penetrante e indagatore de L' Arminuta, nella bella cover Einaudi dell'omonimo romanzo di Donatella di Pietantonio. 
È iniziata così, assolutamente per caso, la mia avventura con questa storia potente e bellissima. Una storia che in questi giorni ho consigliato a tutte le mie amiche lettrici, e che Lea, una delle Due Lettrici quasi perfette, ha accolto con l'entusiasmo che la contraddistingue. Abbiamo finito il romanzo a poche ore di distanza l'una dall'altra, e oggi, a blog unificati, vi lasciamo la nostra recensione. 

Una ragazzina di tredici anni bussa alla porta di un appartamento sconosciuto, in un paese altrettanto sconosciuto. Della sua vita precedente, a parte pochi bagagli, non porta con sé nulla, nemmeno il nome di battesimo, lei per tutti diventa, da subito, l'Arminuta, ovvero "la ritornata", in dialetto abruzzese. Ritornata a casa, dai genitori che l'hanno messa al mondo, ma che dopo pochi mesi hanno rinunciato a lei, affidata e cresciuta da parenti senza figli, in una città sulla costa. Una vita borghese, con quelli che credeva essere mamma e papà, una vita normale, una casa a pochi passi dal mare, le scuole, le amiche, le lezioni di danza. 
E poi, all'improvviso, i genitori "adottivi" decidono, senza spiegazioni, di rispedirla laddove l'avevano "presa". 
Potete immaginare una situazione più dolorosa per un'adolescente? Sradicata, rifiutata per ben due volte dalle persone che avrebbero dovuto accudirla e proteggerla, l'Arminuta viene catapultata in una quotidianità fatta di stanze sovraffollate, degrado e fame. E' la quotidianità di una famiglia, la sua famiglia naturale, dove si parla solo dialetto, dove si fatica a mettere in tavola pranzo e cena, dove un padre taciturno e manesco e una madre non certo accogliente, allevano una nidiata di figli che crescono abbandonati a loro stessi, abituati a cavarsela da soli fin dalla più tenera età. 
L'Arminuta ci racconta la paura, la delusione, il rancore e l'incapacità di adattarsi ad un ambiente che le è totalmente estraneo, come estranea è la donna che mai riuscirà a chiamare mamma. 

"La parola mamma si è annidata nella mia gola come un rospo che non è più saltato fuori.
Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza.
È un vuoto persistente, che conosco ma non supero".

"La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure".

Privata di quelle che credeva le proprie radici, tradita dalla madre che l'ha cresciuta, l’Arminuta trova nella sorellina Adriana, trecce scompigliate e sguardo pungente, l’unica vera fonte di calore umano. Adriana pare riconoscere a pelle la diversità di questa sorella che non sapeva di avere, intuisce l’intelligenza, la caparbietà nello studio, l’educazione, doti innate e forgiate nella sua vita precedente, e le protegge dall'ironia sprezzante e dalla cattiveria dei fratelli, dei compagni, dei compaesani. Lei, così piccola, ma allo stesso tempo così adulta, custodisce la diversità dell’Arminuta come un bene prezioso, creando con lei un rapporto solido e leale, una complicità commovente fatta di piccoli gesti e grandi sogni per il futuro.

"..Nella complicità ci siamo salvate."

L'Arminuta è un breve romanzo che ha in sé una grande forza narrativa. Il lettore viene subito catturato da questa storia senza tempo, trasportato in un mondo dal sapore antico, dove tradizioni, credenze popolari, superstizioni, brutalità e arretratezza si mescolano, lasciando spazio, malgrado tutto, a una sorta di silenziosa dignità. 
Donatella di Pietrantonio, abruzzese, classe 1963, ci racconta l’Abruzzo degli anni settanta con le sue contraddizioni, e lo fa con una storia ruvida e amara, che indaga con grande intelligenza nei meandri più oscuri della genitorialità, mettendo in scena la più ancestrale delle paure: l'abbandono. 
Lo stile è essenziale, preciso, asciutto ma mai distaccato, la lingua evocativa parla direttamente al cuore. Ne risulta un piccolo gioiello, un libro intenso e senza sbavature, che riesce a intrappolare in ogni frase, con abilità chirurgica, emozioni forti e universali, raccontando i vinti dalla vita, gli egoisti, i codardi, ma anche la grande forza di chi non demorde e combatte per un'esistenza migliore. 

Per le emozioni che mi ha dato e per lo slancio che ho provato verso la protagonista, questo romanzo merita per me il voto più alto (caso più unico che raro!). 
Siete curiosi di sapere se Lea lo ha apprezzato quanto me?! Basta andare qui per scoprirlo!

Genere:Madri e Sorelle.
Pagine: 162
Voto:

20 commenti:

  1. Mi colpisce, l'argomento di questo libro, ma mi mette anche un'angoscia non da poco. Ma viene spiegato poi perché la ragazzina è stata rifiutata?
    Me lo segno, ma devo aspettare il momento giusto per affrontarlo.

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    1. Ciao Paola, il libro tratta un tema spinoso, c'è molta miseria, ma anche tanta forza nella protagonista, se ci ripenso non riesco a definirlo tristissimo né straziante. Sì, alla fine i nodi vengono al pettine. E' una bella storia, non puoi perderla!

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  2. Ti ringrazio veramente tanto per avermi fatto scoprire questo libro!
    Lea

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    1. Ed io ringrazio te: è stato bello leggerlo insieme!

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  3. Sembra veramente interessante l'argomento trattato in questo libro!
    Voglio assolutamente leggerlo!
    Un bacio

    Nuovo post sul mio blog!
    Se ti va ti aspetto da me!
    http://lamammadisophia2016.blogspot.it

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    1. E' un libro che consiglio spassionatamente!

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  4. Prima di passare da te sono passata da Lea. Che dire, avevo intenzione di non comprare altri libri almeno per un pochino ma...dovrei trasolocare, andarmene via da qui! Bellissima e toccante recensione Tessa, come sempre.

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    1. Grazie Paola, questo romanzo mi ha lasciato davvero tanto, non posso che consigliartelo (e poi è una storia tutta al femminile!).

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  5. oh ma perché scrivete recensioni così belle? ma perché comprate libri così interessanti? io non riesco più a starci dietro!!! XD accidenti!!!

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    1. Chicca cara..questo non puoi perdertelo! Grazie, un bacio.

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  6. Non lo conoscevo prima che ne parlassi tu.
    Voglio! Oltretutto è brevissimo. :)

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  7. Tessa hai letto un piccolo gioiellino...che bello scoprire letture poche conosciute e questo titolo lo segno! Lo voglio leggere e penso che possa piacermi! Grazie, ora corro da Lea!!!

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    1. Grazie a te! Sono sicura che questo romanzo conquisterà molti lettori in futuro, è davvero bello e te lo consiglio spassionatamente!

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  8. Amo l'Abruzzo, è la mia seconda casa, ho laggiù affetti importantissimi per me, come apprezzo le parole che hai usato per riconfermare che questo libro fa per me. Grazie a te e Lea.

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    1. Grazie Cuore, sono sicura che ti piacerà e anche tanto!

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  9. mi ha molto colpito questa recensione =) complimenti davvero =)
    ti seguo e mi farebbe piacere se anche tu lo facessi =)

    http://lucia2506.blogspot.it/

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    1. Grazie di esserti fermata nel mio angolo virtuale, passerò da te sicuramente!

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  10. Ho finito adesso il libro e sono venuta a cercare recensioni in rete, è la prima volta che capito qui, mi complimento con te per la recensione che coglie, al contempo, la complessità delle cose narrate e la elaborata semplicità espressiva nel raccontarle. E' un libro intenso e calibrato, in cui i personaggi, anche alcune di quelli minori, cercano di vivere al meglio quello che la vita ha riservato loro, commettono errori ma cercano anche di limitarne gli effetti in qualche modo, l'importante è il tentativo di comprensione e l'eventuale accettazione successiva. Per i rapporti veri l'importante è il riconoscersi tra persone anche nelle diversità, al di fuori dei legami di sangue.
    Ciao

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    1. Grazie Maria, hai ragione è un libro intenso, triste,ma allo stesso tempo pervaso dalla grande forza di chi non si arrende. Una lettura davvero preziosa.

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