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Recensione: Percoco di Marcello Introna (Ediz. Mondadori, 2016).

Buongiorno Lettori, come state? Pronti per una nuova recensione? 
Oggi vi parlo di un romanzo che mi ha davvero colpita, si tratta di Percoco di Marcello Introna, nella nuova edizione Mondadori (il romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 2012 da un editore pugliese, con discreto successo locale); ringrazio di cuore la Casa Editrice per avermi dato la possibilità di avvicinarmi a un libro che altrimenti mi sarebbe sfuggito.
Basato su una storia vera, il romanzo ripercorre la tragica esistenza di Franco Percoco, protagonista della prima strage di famiglia dell'Italia del dopoguerra, accusato, processato e dichiarato colpevole di plurimi omicidi di efferata ferocia, compiuti in una notte di maggio del 1956 a Bari.
Cambia il mondo, cambia la morale comune, ma non cambia il lato oscuro della psiche umana, quello che rende alcune persone "mostri", capaci di mettere in atto gesti di violenza inaudita. Franco Percoco, un bel ragazzo moro, all'epoca ventiseienne, oggi sarebbe in televisione in prima serata almeno tre volte a settimana; criminologi, opinionisti, esperti del Ris, avvocati e chi più ne ha più ne metta, scandaglierebbero la famiglia Percoco e la mente dell'assassino alla ricerca di un come e di un perché, di un movente che renda il male più "comprensibile", ma che, nella maggior parte dei casi, è insondabile e del tutto irrazionale. Nel 1956 il giornale (La Gazzetta del Mezzogiorno) che pubblicò indiscrezioni sul caso uscite dall'aula del tribunale, vide ritirate dalle edicole, su scala nazionale, tutte le copie "incriminate" e fu accusato di oltraggio alla morale, mentre i giornalisti che si resero responsabili di tale oltraggio, vennero licenziati.
Cambiano i tempo, dicevo, ma le brutte storie di cronaca nera cambiano poco.
Marcello Introna, basandosi sugli atti del processo Percoco e con piglio giornalistico, privo di sbavature e totalmente esente da sentimentalismi, ci racconta una vicenda lontana nel tempo e forse dai più dimenticata. Lo fa da osservatore imparziale, astenendosi da giudizi morali, scrivendo una sorta romanzo documentario che, a mio avviso, funzionerebbe benissimo al cinema o sul piccolo schermo.
Ci fa entrare in via Celentano 12, un caseggiato borghese alla periferia di Bari, in un appartamento umile ma decoroso, dove i Percoco conducono un'esistenza fatta di lavoro, routine e pochissimo svago. Un padre mite e lavoratore, una madre esaurita e piuttosto assillante, tre figli: Vittorio in carcere per furti reiterati ed etichettato come cleptomane, Giulio "incarcerato" nel suo limbo di ragazzo affetto da sindrome di Down, e Franco, l'intelligente, il "normale", colui che nell'immaginazione della madre, riscatterà l'intera famiglia, farà carriera, si sposerà, le darà dei nipotini, vivendo quel sogno di normalità a lei precluso.
Sono le ambizioni e le pressioni famigliari che, a lungo andare, minano la mente di Franco? Franco, che potrebbe essere studente modello, ma che pur applicandosi, non riesce a rendere come dovrebbe, Franco che, sotto sotto, mostra un'indole da perdigiorno, che passa ore nei bordelli, che è un bugiardo patologico, attratto dal bello, dal costoso, dal ricco, ma molto meno dalla fatica e dalla perseveranza necessaria per ottenerli.
Franco, soggetto fin da giovane a lancinanti mal di testa, a instabilità emotive e spesso in cura per quello che un tempo veniva vagamente etichettato come "esaurimento nervoso". 
Franco il turco, il truce, l'esaurito: una vittima delle ambizioni altrui? Un carnefice senza attenuanti? Uno schizofrenico? O forse una miscela esplosiva di tutto ciò?
Fatto è che in quella notte del 1956, quando prende in mano un coltello e senza alcun rimorso apparente, compie l'indicibile, Franco Percoco è ancora, agli occhi del mondo, un bel ragazzo normale, non è uno studente brillante, ma è fidanzato con una brava ragazza e circondato da amici. 
E quel che accade dopo l'omicidio, getta una luce ancora più inquietante sul suo personaggio.
Io ve lo consiglio, questo romanzo a tratti davvero crudo, dall'atmosfera noir. Ricostruisce con intelligenza una pagina dimenticata di cronaca nera, che oggi risulta tristemente attuale.

Genere: "mostri" si nasce o si diventa?
Pagine:246.
Voto: 

Commenti

  1. Mmmh interessante. Grazie per la segnalazione ;)

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  2. Non lo conoscevo!! mi hai incuriosita da morire :-)

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    1. Se non me lo avessero proposto non lo avrei mai scelto! invece se si ama il genere è molto ben fatto. baci

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  3. Mi è piaciuta molto la tua recensione, ma il libro non è nelle mie corde. Per questa volta passo. ;-)
    un caro saluto da Lea

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    1. Non è per niente british! e decisamente non penso sia per te. Un bacio :)

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    2. E se lo dici tu mi fido. Ancora devo riprendermi dalla lettura dei Malavoglia. Ih ih ih
      Lea

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  4. Tessa appena ho letto il nome, o meglio il cognome, del protagonista, ho pensato che è molto frequente nella mia zona! Scorrendo ho poi intravisto Bari ed io abito in un paesino in provincia per cui ho esclamato: 'Ma guarda un po'!'
    Ovviamente non conoscevo questa storia e mi hai molto molto incuriosita, soprattutto perché molto vicina a me. Dovrò approfondire :)

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    1. Se ami il genere, come dicevo a Salvia, è ben fatto e ben scritto. Fammi sapere se decidi di leggerlo!

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