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Recensione: Il regno degli amici di Raul Montanari (Ediz.Einaudi, 2015).

Il Regno degli amici raccoglie nella sua trama tutti gli elementi del romanzo di formazione: un gruppo eterogeneo di adolescenti, un'estate a Milano, in periferia, negli anni '80, una casa abbandonata sui navigli, l'amicizia, la violenza, il coraggio e la paura, le prime pulsioni sessuali e una ragazzina, stramba ma incantevole, che cambierà, involontariamente, la vita dei protagonisti.

E' l'agosto del 1982, l'Italia ha appena vinto i mondiali di calcio, Milano è deserta, afosa, grigia. Nicodemo, Demo, voce narrante, è rimasto in città a studiare per gli esami di riparazione, trascorre le sue giornate tra studio (poco) e scorribande con gli amici di sempre: Fabiano il bello, che già lavora come meccanico ed è lo "scafato" del gruppo, Elia detto il Profeta, ragazzone stralunato e sulle nuvole e Ric Velardi, un tipo intelligente e maturo, da poco unito al gruppetto.

I personaggi sono ben descritti e la prima parte del romanzo è interamente dedicata a loro, al loro cameratismo tutto maschile, alla scoperta e successiva "occupazione" di una vecchia casa diroccata sui navigli, che diventerà il Regno degli amici: qualche candela (rubata in chiesa), bibite, giornaletti porno, un po' di fumo e tanta musica anni '80 ascoltata su un radioregistratore Aiwa nuovo di zecca (il radioregistratore! io me lo portavo in auto, il mio, e ci ascoltavo Vasco Rossi andando in università. Altri tempi, ok, sto divagando). 
Il Regno è simbolo delle amicizie dell'adolescenza, totali, appassionate, incondizionate come quell'età fuggevole in cui tutto sembra possibile e immortale.
E poi? e poi arriva Valli, esile, grandi occhi verdi da cerbiatta, Valli pesca nel fiume e dorme su un albero; involontariamente ed ingenuamente irresistibile, la ragazzina rompe gli equilibri del gruppo, mentre l'amicizia scricchiola davanti al sentimento improvviso e destabilizzante del primo amore.
Ma Valli non è l'unica a varcare il confine del Regno, presto arrivano anche la violenza e la cattiveria e il romanzo si tinge di noir, la trama subisce una brusca accelerazione, in un rincorrersi drammatico di avvenimenti, tanto che non si può fare a meno di finire d'un fiato questo racconto che cattura davvero l'attenzione. 
Il destino si compie, l'età dell'innocenza è perduta per sempre; rimane un sapore dolce amaro e la sensazione di aver aperto, per un attimo, il cassetto della memoria e averne tirato fuori un ricordo di quella stagione inquieta e irripetibile che è stata la nostra adolescenza.
Un romanzo scorrevole, un racconto a tinte forti che non ha l'ambizione di approfondire i tanti temi scottanti che tocca, ma che intrattiene ed è adatto a tutti.
"Non ho mai smesso di pensare a lui, in questi anni in cui ho cercato inutilmente un amico. Forse uno dovrebbe rassegnarsi al fatto che la stagione dell’amicizia finisce nell’adolescenza. E questo mito che ti rimane appiccicato addosso, che sia possibile affrontare il mondo insieme e volersi bene e proteggersi e non tradirsi mai, e scoprire sul cammino tortuoso della vita le cose belle e quelle spaventose sapendo che l’altro è lí, che c’è sempre, che tu per lui arrivi prima di chiunque, perfino prima della sua ragazza – questo sogno invecchiato svanisce proprio quando ti accorgi che la donna è piú importante".

Genere: Stand by me sui navigli.
Pagine: 314.
Voto:
  

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